La Kodak non è nuova a notizie bomba, con i vari annunci di problemi finanziari che fanno preoccupare da parecchio tempo specialmente gli appassionati della fotografia analogica. Però letteralmente di bombe si parla questi giorni, visto che la Kodak ha ammesso di aver utilizzato per anni un piccolo reattore nucleare e di conservare tutt’ora una piccola quantità di materiale radioattivo.
Si tratta di una modesta quantità, circa 1500gr, decisamente insufficienti per costruire qualsiasi tipo di ordigno esplosivo. Ha però sollevato la preoccupazione di alcuni scienziati americani, che temono rischi per la popolazione, dato che il materiale radioattivo è conservato in un’edificio a Rochester, New York. I ricercatori di Kodak tranquillizzano comunicando che il tutto è autorizzato dalle autorità competenti e sono state prese tutte le precauzioni del caso.
Incuriosisce tuttavia quale possa essere la reale utilità di un piccolo reattore nucleare. La Kodak dichiara che era stato utilizzato per testare alcuni materiali. Ma quali materiali fotografici dovevano resistere a radiazioni nucleari? Forse erano le pellicole vendute all’esercito statunitense per documentare i test nucleari, oppure alla NASA per attrezzature da inviare nello spazio profondo?
Via | CNN
Oggi non ho nessuna voglia di tornare con i piedi per terra e un gran bisogno di guardare le cose con un certo distacco, molto meglio continuare ad osservare il pianeta dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), e il moto delle stelle con Don Pettit e il team di Expedition 31.
Il chimico, ingegnere di volo e astronauta NASA ha fotografato lo spettacolo stellare che state guardando, rendendo psichedelici anche lampi e nubi temporalesche (le macchie luminose nella parte inferiore dell’immagine). Il tutto è stato ottenuto grazie ad una lunga esposizione e la combinazione di 18 immagini digitali, scattate il 16 marzo 2012 con una telecamera all’interno della ISS, in orbita a circa 240 miglia dalla Terra.
“My star trail images are made by taking a time exposure of about 10 to 15 minutes. However, with modern digital cameras, 30 seconds is about the longest exposure possible, due to electronic detector noise effectively snowing out the image. To achieve the longer exposures I do what many amateur astronomers do. I take multiple 30-second exposures, then ‘stack’ them using imaging software, thus producing the longer exposure.”
Per un bel viaggetto spaziale on line trovate anche la gallery raccolta da Expedition 31 sin dal lancio. Per seguire le ‘tracce’ delle stelle basta una passeggiata su Tumblr.
Via | NASA/Don Pettit - Discovery
Continuando ad orbitare nello spazio e a guardare la terra da altezze vertiginose, sposto l’obiettivo di nuovo sull’acqua, rilevata, fotografata e documentata per dieci anni dal satellite Aqua, inviato nello spazio dalla NASA il 4 maggio 2002.
Fotografie sorprendenti, realizzate grazie alla capacità del satellite di cogliere una vasta gamma di radiazioni visibili e infrarosse, misurando il vapore acqueo nell’atmosfera, e un elemento versatile come l’acqua in tutte le sue forme ed evoluzioni.
Questa gallery ospita una parte degli scatti selezionati dall’Earth Observatory della NASA per festeggiare i dieci anni di dati raccolti dal satellite, pescando tra fenomeni meteorologici eccezionali, tanto catastrofici quanto suggestivi.
Senza alcun bisogno di salire sull’astronave, o appartenere ad alcuna specie extraterrestre, da un punti di vista decisamente privilegiato potete guardare l’eruzione dell’Etna del 28 ottobre 2002 o quella che il 12 maggio 2010 ha scaldato le terre ghiacciate del vulcano Eyjafjallajökull, il vorticoso uragano Irene del 26 agosto 2011, o il disastro che ha devastato l’ecosistema del Golfo del Messico il 25 aprile 2010…
Via | Earth Observatory NASA
La terra vista dallo spazio continua ad offrire punti di vista inediti, e se il collage della Blue Marble fornito dalla Nasa ha fatto storia, ad arricchire la gamma del presente provvede il singolo scatto di 121 megapixel realizzato dal satellite meteorologico russo “Elektro-L“, in orbita geostazionaria a 36.000 km sopra l’equatore.
Ogni scatto di elevata risoluzione, deve la sua sfumatura cromatica alla capacità del satellite di rilevare 4 differenti lunghezze d’onda, interpolando le tre lunghezze d’onda della luce visibile con quella infrarossa, responsabile delle tonalità arancioni della vegetazione.
Il video in time lapse che state guardando raccoglie quindi le evoluzioni della terra insieme a molte di queste immagini, scattate ogni 30 minuti in un arco temporale che va dal 14 al 20 maggio 2011. A cambiare ovviamente non è il pianeta ma solo la nostra percezione.
Nel calendario delle feste comandate, quella di oggi è una delle poche sentita da tutti, perché tutti abbiamo una mamma, salvo non crediate nella storie di cavoli e cicogne, e perché tutti da lei abbiamo ricevuto il dono più bello, la vita.
Questo indipendentemente dal rapporto che avete con vostra madre, o dal grado di ‘attaccamento’ che avete sviluppato con quel seno che non dispensa solo latte, non a caso oggetto-soggetto delle moderna Madonna col Bambino fotografata da Martin Schoeller per la copertina del TIME di questa settimana.
Per il resto i modi di fotografare una madre sono tanti quanti i modi di festeggiarla. Pinterest mostra i frutti del suo Mother’s Day Catalogue Photo Contest 2012, LIFE ha tirando fuori il suo album vintage delle mamme famose, quelle di Awkward Family Photos sono diventate addirittura eCard per un’applicazione dedicata.
Io continuo a preferire la foto della mia mamma che ho trovato anni fa in un vecchio cassetto, con lo sguardo nocciola perso su un campo verde, la macchina rossa di papà sullo sfondo, e la mano sul pancione.. la prima foto dove io e lei siamo insieme. Sono certa che per tanti è lo stesso, così come il nostro modo di fotografarle, dice tanto del legame che abbiamo con chi ci ha regalato la vita e nella maggior parte dei casi l’ha anche riempita di amore, attenzioni e manicaretti, come quello che mi aspetta tra un po’.
Foto | TIME
Se vi fate spaventare dai prezzi delle nuove Leica, magari dell’ultima versione con sensore monocromatico, converrete però che sono nulla a confronto delle folli cifre che girano sul mercato del collezionismo. Proprio ieri è stato registrato il record della fotocamera più costosa, una Leica venduta per 2.160.000 Euro in Austria.
La vendita è stata effettuata dalla casa d’aste WestLicht, che non è nuova a questi record. Pochi mesi fa avevano registrato una vendita record per Euro 1.320.000, che a sua volta superava una vendita record del Gennaio di quest’anno, chiusa a “soli” $ 492,500.
La fotocamera venduta ad oltre due milioni di Euro non è ovviamente una Leica qualsiasi. Si tratta infatti di uno dei soli 25 pezzi realizzati nel 1923 per testare il mercato, due anni prima della nascita ufficiale del noto marchio tedesco. La Leica “0-series no.107″ è perfettamente funzionante e completa di quasi tutti gli accessori originali. Purtroppo non è stato comunicato il nome del ricco acquirente: sarei oltremodo curioso di sapere chi è disposto a spendere cifre simili nel collezionismo fotografico.
Deliziosamente bizzarra, nel suo cappottino trapuntato celeste, sciarpa optical e basco nero, Gilda Todar (classe 1927) è al primo ruolo da protagonista dell’eclettico You & Me On A Sunny Day di Rocky McCorkle, International Exposure Awards 2011.
Tanti scatti realizzati tra il 2007 e il 2011, un libro, un lungometraggio “statico e silente”, che inquadrano questo bizzarro personaggio diviso tra quotidianità invasa di ricordi, flashback del suo defunto consorte e una sorta di thriller psicologico, interessato alla “malleabilità della memoria e l’impatto che i media hanno sulla nostra vita”.
Se il finto spot della Snap Instagram ha fatto riflettere su una fotocamera capace di coniugare i pregi di Polaroid con quelli dell’app. Instagram, altri hanno iniziato a elaborare l’idea. Il team di ADR Studio ha addirittura sfornato il concept design della Instagram Socialmatic Camera!
Un gioiellino che strizza l’occhio al passato (di Polaroid) tenendo ben presente il futuro (di Instagram), con 16 GB di Memoria; Wifi e Bluetooth, schermo touchscreen 4:3; un obiettivo per gli scatti e uno per webcam, lettura QR code, filtri 3D; Zoom ottico; Flash Led; stampante interna con carta da foto Instagram; cartuccie di 4 colori e un InstaOs 1.0 che guarda al futuro dell’ultimo gemellaggio tra Instagram e Facebook.
Ovviamente è ancora solo un’idea, anche se le elaborazioni grafiche sono eloquenti e un apparecchio del genere non avrebbe grossi problemi a trovare la sua nicchia di mercato, facendo leva su passioni vecchie e nuove. Un giocattolo certo, ma voi ci giochereste?
Foto | ADR Studio

Se i 36 mpx della D800 secondo voi sono tantissimi, resterete sicuramente impressionati dalle specifiche della fotocamera digitale progettata dallo SLAC National Accelerator Laboratory (USA). Il progetto LSST (Large Synoptic Survey Telescope), recentemente approvato, prevede la costruzione di una mastodontica fotocamera del peso di 3 tonnellate con un sensore da 3200 megapixel; per ovvi motivi tecnici e di costi non sarà stampato su di un unico wafer di silicio ma su 189 elementi che saranno poi affiancati al fine di formare il più grande sensore digitale mai realizzato, il render in copertina che mostra un uomo a fianco del sensore non lascia dubbi sulle dimensioni. Chiaramente siamo di fronte ad una fotocamera per usi scientifici e più precisamente un telescopio che sarà installato sul monte Cerro Pachón (Cile), la costruzione inizierà nel 2014 ma già oggi sono iniziati i lavori preliminari per realizzare uno degli specchi del telescopio, per garantire la sufficiente luminosità, avere il giusto cerchio di copertura e un adeguata risolvenza il diametro dello specchio primario sarà di ben 8,4 metri.
Il telescopio ogni settimana fotograferà l’intera volta celeste visibile e tutti i dati saranno stoccati in un archivio pubblico che permetterà ai ricercatori di tutto il mondo di analizzare ed elaborare le fotografie per le proprie ricerche di astronomia e fisica. Se come me avete sempre problemi di storage potete consolarvi con questa notizia: la mole di dati generata da questo telescopio da 3,2 gigapixel è stimata in circa 6 milioni di gigabyte ogni anno!
Via | SLAC News Center
Provate ad indovinare quale sia l’articolo più letto di sempre su Clickblog. No, non si tratta dell’ultima ammiraglia di Canon o Nikon. Non si tratta neppure dell’ennesima discussione sull’iPhone o sulle Leica. Si tratta invece di un articolo del 2007 che parla del negozio online San Marino Photo. A quanto pare ci sono sempre lettori interessati a questo articolo, ma in base alle nostre indagini la vera ragione è che San Marino Photo sembra avere numerosi clienti in difficoltà.
Infatti nell’articolo in questione troviamo commenti che a partire dal 2010 sono stati lasciati da clienti che lamentano ritardi nelle consegne, difficoltà di comunicazione, problemi con le richieste di rimborso. Se andiamo poi a cercare in rete troviamo dovunque reclami simili. Basta infatti dare un rapido sguardo alla pagina Facebook del negozio per trovare decine di clienti che chiedono più o meno insistentemente informazioni sullo stato delle spedizioni degli articoli pagati anche mesi prima. Community di opinioni come ciao! riportano giudizi davvero poco lusinghieri.
Cercando tra i forum troviamo ancora conferme della brutta situazione. Su photo4u.it c’è un topic dedicato all’affidabilità , dove San Marino Photo è l’unico ad avere riportate più esperienze negative che positive. Ovviamente tutti questi dati devono essere presi con le dovute distanze. Infatti un cliente soddisfatto spesso non lascia feedback, mentre un cliente deluso spesso si “vendica” parlando male del negozio dovunque gli capita.