
Se vi piace viaggiare con le immagini, visitare paesi lontani, e guardare da vicino esistenze completamente diverse dalle vostre, consiglio di vagare senza meta nel portfolio di Joey Lawrence aka Joey L.
Giovane (tanto giovane), ma dallo sguardo acuto e molto sensibile al linguaggio del corpo e dei particolari, un’immagine dopo l’altra, dai reportage ai ritratti, seguendo Joey L avrete modo di compiere un’ampia esplorazione geografica, insieme ad un percorso antropologico ricco e coinvolgente.
Non riuscirete a fermarvi tanto facilmente, ma rischiate di arrivare lontano, lontano …

Linee, curve, cerchi, angoli, sono costanti in ogni scatto del giovane fotografo e graphic designer Alexandru Axon, ancora di più nella recente serie fotografica, in mostra con Spokes alla 591 Photograph Gallery di Stoccolma, fino al 7 marzo.
In questo caso, alle evidenti costanti grafiche del paesaggio urbano in bianco e nero, si aggiungono anche quelle di ombrelli e raggi di ruota di bicicletta, scovati con la sua Nikon D300 in sette diverse città, da Amsterdam a Bucharest (la sua città), da Londra a Barcelona.

Cosa rende notevole un ritratto? Il modo nel quale ci guarda o come si guarda dentro? Quello che dice di se o di noi? Le sensazioni che evoca quando lo guardi o quelle che scatena successivamente?
Sono giunta al giovane fotografo belga Bagrad Badalian seguendo Debby, per un sacco di ragioni riconducibili alle domande che ho appena posto, ma nel suo portfolio di sperimentazioni fotografiche trovate nell’album DeviantArt, Flickr e Behance, ho trovato molte altre immagini e sensazioni sulle quali riflettere.

Negli ultimi tempi le immagini di Haiti hanno mostrato o ‘risentito’ degli effetti del sisma, ma anche prima del disastro geologico Haiti non era un paradiso per molti suoi abitanti.
Nonostante il nostro immaginario sui carabi sia spesso condizionato dagli slogan vacanzieri dei tour operator, le popolazioni della regione vivono in condizioni di estrema povertà, con tutto quello che ne consegue.
Condizione documentata da molti punti di vista, da reporter e fotografi freelance come la giovane belga Alice Smeets, giunta ad Haiti per mostrarne il ‘volto umano’.
Nei panorami quasi cinematografici di IN:LANDS realizzati da Wayne Mitchelson, c’è tutta l’influenza esercitata sul giovane fotografo inglese da autori come Franz Kafka, J.G Ballare o Samuel Beckett, ma anche delle pellicole di David Lynch, Ridlet Scott e Alfred Hitchcock, come dall’estetica di Edward Hopper e Gregory Crewdson.
Le immagini realizzate da Wayne Mitchelson per l’esame finale del BA Fine Art, partono da uno schizzo, proseguono con l’esplorazione delle idee e delle capacità dell’autore e culminano nella sperimentazione di nuove tecniche di stampa e rifinitura, raggiungendo risultati davvero apprezzabili.
Il progetto che potete ammirare on line nel suo portfolio e nella saatchi-gallery, oltre a farlo diplomare con lode, ha vinto il theprintspace photography competition. Nell’immagine Ancient Methods.
Il Colectivo Nómada è nato nel 2008 in Costa Rica con la volontà di restituire un’identità fotografica alle diverse culture della terra, e i giovani fotografi che ne fanno parte offrono un punto di vista davvero interessante in proposito, per questo vi invito ad esplorare il loro portfolio e il blog.
Cosmos Maya, del giovane polacco Jan Adamski che vive da tutta la vita in Costa Rica, per esempio, si concentra sulla grande spiritualità della cultura Maya, in stretto contatto con il ciclo vitale della terra e della natura, sopravvissuta in Messico e Guatemala anche alle ingerenze e alle repressioni della chiesa Cattolica, grazie alla forza e la volontà di tramandarsi qualcosa che va ben oltre il potere e alla guida spirituale del “Aj’qij’”.

I sogni non dovrebbero mai avere confini ne limiti di età, nonostante questo molti anziani sono abbandonati a se stessi o dimenticati in luoghi poveri di tutto quello che serve ad un essere umano per continuare a sentirsi vivo.
Io ho avuto la fortuna di vivere in una famiglia unita, la cosa più lontana dalla perfezione ma unita soprattutto nei momenti di crisi, e mia nonna è stata con noi fino alla fine nonostante la malattia debilitante, purtroppo questo non succede molto spesso, qui come altrove.
Dream Within Bounderies del giovane fotografo Khaled Hasan, molto sensibile alla condizione degli anziani del Bangladesh, ne è la prova. Il reportage è bellissimo ed emotivamente coinvolgente, come interessanti sono tutti i progetti del giovane fotografo, ai quali consiglio di dare uno sguardo.
Si fa un gran parlare di lavoro minorile nei paesi in via di sviluppo, lavoro che serve a far arricchire imprenditori e sfruttare manodopera troppo giovane per poter persino desiderare qualcosa di diverso.
Un lavoro disumano, che purtroppo sembra meno spregevole quando non lo vivi o guardi da vicino, fino a quando gli occhi abituati a guardare altrove non ‘vedono’.
Alex Masi ha guardato sotto la pelle delle concerie Indiane, nel labirinto di edifici fatiscenti e malsani di Jajmau, una zona industriale con un’elevata concentrazione di attività considerate illegali, nei pressi della povera e popolosa Kanpur.
Continua a leggere: Productive Lives di Alex Masi. Uno sguardo sotto la pelle delle concerie indiane

Zhang Peng è un giovane fotografo e pittore cinese estremamente interessante, le sue giovanissime ‘bamboline’ cresciute troppo in fretta a causa di ogni genere di pressione sono tanto belle e intense quanto macabre, e non riesco a reprimere la repulsione per il ‘genere umano’ che mi assale guardandole.
Marcell, Playground, Pond, Last Night Train o Untitled, della giovane grafica e fotografa polacca Roksana Micał, sono piccoli esperimenti, inizi di qualcosa che continua a crescere fuori dalla fotografia, storie che aspettano solo di essere raccontate.