
Lo scorso anno vi avevamo raccontato delle disavventure finanziarie di Annie Leibovitz che rischiavano di farle perdere le sue case ed i diritti su tutte le sue foto.
A salvare la fotografa è arrivato un fondo di investimenti, Colony Capital, che ha ripagato tutti i debiti
Annie Leibovitz rischiava di perdere le sue 4 case e i diritti di tutti i suoi scatti ma e’ stata salvata da un fondo d’investimento che le consentirà di mantenere i diritti sulle proprie opere, ma gestirà la sezione finanziaria del suo lavoro.
In pratica ogni attore di questa vicenda si concentrerà su quello che sa fare meglio. La Leibovitz fare foto e Colony Capital a farle fruttare al massimo.
Foto | art_es_anna
Via | Wsj

Se vi trovate a passare per Milano consiglio di non perdere lo scorcio di storia della fotografia italiana, esposto al Centro Internazionale di Fotografia FORMA con La fotografia in Italia. 1945-1975 Capolavori dalla collezione Morello.
Una carrellata di immagini portentose dalla collezione Morello, che restituiscono la storia della fotografia insieme a quella dell’Italia, dall’immediato secondo dopoguerra alla metà degli anni Settanta.
Un’Italia fotografata da Gianni Berengo Gardin, Carlo Bevilacqua, Paolo Bocci, Piergiorgio Branzi, Giuseppe Bruno, Alfredo Camisa, Calogero Cascio, Elisabetta Catalano, Carla Cerati …
La fotografia in Italia. 1945-1975 Capolavori dalla collezione Morello

Mentre i rapidi progressi della tecnologia digitale diventano obsoleti altrettanto velocemente, c’è chi guarda alle tecniche antiche per sperimentare nuovi punti di vista sul presente, e perché no sul futuro.
Penso al fotografo di base a Parigi Martin Becka, e alle immagini della Dubai ‘retrofuturistica’, raccolte in “Dubai, Transmutations” edito da The Empty Quarter Dubai & Baudoin Lebon Parigi, in edizione limitata di 1000 copie (135 Euros)
Immagini scattate con una fotocamera del 1857, stampate con il procedimento messo a punto da Gustave Le Gray circa 160 anni fa, che in uno strano connubio tra antico e moderno rendono una città dinamica e all’avanguardia come Dubai fuori dal tempo, e le sue architetture futuristiche una sorta di archeologia anacronistica. Un punto di vista davvero intrigante sul “passato, presente e futuro” della fotografia.

Sovente mi capita di soffermare l’attenzione su soggetti marginali, poco eclatanti, quotidiani. Gli stessi che devono essermi sfuggiti chissà quante altre volte prima…
Questa peculiarità mi ha fatto amare da subito le immagini di William Eggleston, apprezzato per il suo pionieristico uso del colore ma anche per quello che lui stesso ha definito fotografare “democraticamente”.
Quello che rende particolari e interessanti le foto di cortili, stazioni di servizio, barbeque, o tricicli di Eggleston, che trovate on line sul sito raccolte in libri e monografie, è proprio quello che è in agguato nella normalità, anche quel ‘pericolo’ in anticipo sulle suggestioni linciane, senza parlare del punto di vista che mette in campo, quello di una “mosca in volo”.
La poetica della fotografia democratica di William Eggleston

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Fino al 7 febbraio scorso il FORMA di Milano ha ospitato la mostra Passaggi, figure, paesaggi e il viaggio nel paesaggio italiano di tre grandi fotografi, dalla Sicilia di Franco Fontana alle dalle Alpi di Giorgia Fiorio, passando per la pianura padana di Ferdinando Scianna.
L’esplorazione del paesaggio italiano affidata ai tre fotografi italiani da Snam Rete Gas, rappresenta una sorta di mappatura non solo geografica, che si sposta dalle immagini solari e spesso colorate della terra siciliana, al bianco e nero delle vette alpine.
Si va dai metanodotti siciliani che trasportano il gas che arriva via mediterraneo dall’Algeria e dalla Libia, alla frontiera dalle alte vette alpine di Tarvisio e del Passo Gries, da cui partono i metanodotti che trasportano in Italia il gas proveniente dai giacimenti della Russia e del Nord Europa.

È morto Felice Quinto il famoso fotografo della Dolce Vita degli anni sessanta che ispirò, insieme ad altri fotografi d’assalto come Rino Barillari e Tazio Secchiaroli, il personaggio di Federico Fellini a cui era legato da amicizia.
La sua fine è giunta a causa di una polmonite che lo ha stroncato a Rockville, dove si era ritirato a vivere dopo essere andato in pensione nel 1993, tra piantine di peperoncino e basilico in un vicinato in cui pochi conoscevano la sua precedente vita patinata.
Il suo trasferimento negli Stati Uniti è avvenuto tre anni dopo il film sulla Dolce Vita per amore di Geraldine del Giorno, una professoressa americana, conosciuta durante una mostra a Venezia.
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Molti dei ritratti presenti in questa slide, scattati dallo scomparso Irving Penn, animeranno la retrospettiva Irving Penn Portraits, ospitata dalla National Portrait Gallery di Londra, dal 18 Febbraio al 6 Giugno 2010, e dal Palazzo delle Esposizioni di Roma, dal 1° luglio al 19 settembre 2010.
Un’occasione da non perdere per guardare da vicino e da un punto di vista spesso inconsueto o privato, i ritratti di personaggi che hanno influenzato la cultura, la politica, l’economia o lo sport del secolo scorso.
Da Truman Capote a Salvador Dali, da Christian Dior a Duke Ellington, da Rudolf Nureyev a Al Pacino, da Grace Kelly a pablo Ricasso, da Edith Piaf a T.S. Eliot … immortalati dal grande Irving Penn e provenienti dalle collezioni più importanti del mondo.

Gigi Soldano è uno dei fotografi di moto più famosi e con più esperienza.
I nostri colleghi di MotoBlog hanno avuto la possibilità di intervistarlo fra una sessione di test e l’altra sul circuito di Sepang. Gigi ha raccontato il modo rocambolesco con cui ha intrapreso questa professione che era anche un gran passione.
Racconta di come si lavorava venti anni fa e di come le cose siano cambiate con l’arrivo del digitale. Ci sta anche una piccola critica verso le nuove leve di fotografi che conoscono tutto dal punto di vista tecnico, ma sono un po’ carenti da quello artistico.
Via | MotoBlog
Senza luce siamo persi ma i blackout oltre a stuzzicare paure e fobie, insieme alla coscienza, fanno luce su molti aspetti della nostra esistenza. Impossibile cancellare il ricordo di quello che ha lasciato l’Italia al buio per 12 ore nel 2003.
Renè Burri, a New York durante il Blackout del 1965, ha colto molti di questi aspetti insieme alla suggestione che accompagna l’oscurità, in scatti che potrei definire meravigliosi, per la forza che hanno di sondare gli abissi della metropoli insieme a quelli dell’umanità che la ‘affolla’, ma lascio a voi l’ultima parola.
Con Blackout New York le sue fotografie, in mostra alla Flo Peters Gallery di Amburgo fino al 15 gennaio 2010, nel 2009 sono state anche raccolte in un prezioso volume edito da Moser Verlag Gmbh in edizione limitata.
Fotografo di guerra ma ancora di più delle mille facce della natura umana segnata dai conflitti, James Nachtwey ha girato per anni ogni angolo di mondo stando sempre bene attento a non trasformare la sua sincera compassione in ambizione personale.
Dallo sciopero della fame di alcuni militanti dell’IRA nel 1981 in Irlanda, alla granata che lo ferì a Baghdad nel 2003, James Nachtwey è venuto in contatto con ogni genere di conflitto per documentare tutto quello che tenta di negare l’umanità.
Non è un caso se i suoi reportage hanno beneficiato dell’Eugene Smith Memorial Grant in Humanistic Photography, il Robert Capa Golden Medal per cinque volte e il Magazine Photographer of the Year per sei, mentre nel 2001 il documentario sul suo lavoro, War Photographer di Christian Frei (un estratto nel video), è stato ad un passo dall’Oscar come Miglior Documentario.
Continua a leggere: James Nachtwey a SeravezzaFotografia. “Inferno – l’Occhio Testimone”