Deliziosamente bizzarra, nel suo cappottino trapuntato celeste, sciarpa optical e basco nero, Gilda Todar (classe 1927) è al primo ruolo da protagonista dell’eclettico You & Me On A Sunny Day di Rocky McCorkle, International Exposure Awards 2011.
Tanti scatti realizzati tra il 2007 e il 2011, un libro, un lungometraggio “statico e silente”, che inquadrano questo bizzarro personaggio diviso tra quotidianità invasa di ricordi, flashback del suo defunto consorte e una sorta di thriller psicologico, interessato alla “malleabilità della memoria e l’impatto che i media hanno sulla nostra vita”.
“Faces of Africa” by National Geographic Collector è un libro scritto a quattro mani, e a più obiettivi naturalmente, da Carol Beckwith e Angela Fisher. Le due fotografe americane lavorano in tandem da più di un quarto di secolo, per documentare le tradizioni tribali africane prima che queste si perdano nel grande melting pot culturale. La loro missione è una vera e propria corsa contro il tempo, che le ha già portate ad attraversare l’immenso continente dalla punta dello Swaziland fin sulle montagne del Marocco. Nessun ostacolo geografico ha resistito all’energia e alla volontà di scoperta che le anima, e il risultato delle loro “impervie esplorazioni” è stato più volte condiviso con i fedeli appassionati del National Geographic.
La vocazione dell’avventura, la volontà di narrare e il desiderio di mettere in evidenza realtà a rapido rischio di estinzione, sono racchiuse ed esaltate nel reportage “Faces of Africa” che ha dato vita alla pubblicazione. Vivendo tra i popoli indigeni e guadagnando la loro fiducia, come aveva già indicato il celebre antropologo Claude Lévi-Straussla loro fiducia, sono riuscite a documentare le sacre cerimonie e i numerosi riti di passaggio che segnano la vita di molte popolazioni del continente. Sui visi degli individui catturati nelle loro immagini c’è un portato profondo di storia e di tradizioni, la vitalità stessa di consuetudini ancestrali che lasciano la loro impronta sulla pellicola. L’intento conservativo e il risultato pionieristico al quale ha dato vita il duo Fisher & Beckwith ha ottenuto innumerevoli riconoscimenti, l’attenzione dei media, la lode di artisti, politici, e pacificatori in tutto il mondo, nonché l’elogio del Wall Street Journal secondo il quale:
Queste due donne occidentali si sono spinte più in profondità nella realtà tribale africana, di qualsiasi fotografo che le ha precedute.
Via | nationalgeographic.com
Il tempo fugace come la vita accende la brama di acciuffarlo al volo, e pur continuando a sfuggire concede agli ostinati di immortalare istanti da lasciar contemplare con calma alla memoria.
Momenti essenziali strappati al quotidiano e all’ovvio, che non dovremmo mai dare per scontato e non finisce mai di sorprenderci, attimi che un maestro del movimento cinematografico come Andrej Tarkovskij (qui potete anche guardare ‘gratis’ tanti suoi capolavori) ha provato a fermare a colpi di Polaroid.
Istantanee che hanno il profumo dell’ultimo soggiorno in Russia e dei primi vagabondaggi da esiliato in Italia, ma soprattutto sanno di casa, quella di campagna a Myasnoye e quella che Tarkovskij trova nei morbidi contorni della moglie, nel profilo del figlio Andrej e del cane Dak nel parco Vorobievi Gori (Mosca), nel paesaggio brumoso della mente colpito dalla luce.
Polaroid che continuano a far riflettere ed ispirare fotografi come Marco Soellner, e lontano da ricorrenze e retrospettive, possono essere sbirciate on line qui e qui, o sfogliate in volumi come Instant Light edito da Thames & Hudson, Luce Istantanea nella versione italiana edita da Ultreya, dove le Polaroid sono accompagnate dai testi del fotografo Giovanni Chiaramonte (nel video a seguire) e di Tonino Guerra, amico e sceneggiatore di Nostalghia scomparso lo scorso marzo.
Polaroids © Andrej A. Tarkovskij




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Con la fotografia che conserva tutto quello che passa e cambia, oggi torniamo sull’isola di Hèkura, al largo delle coste centro occidentali del Giappone, per immergerci negli oceani del tempo con le pescatrici “Ama”.
“Donna del mare” nella lingua locale, sirene in apnea che nuotano sinuose tra le correnti e i “fuka” (pescecani) pescando molluschi “Awabi”, coperte solo della loro spontanea fierezza e coraggio, per i fotografi che le hanno immortalate prima che il tempo e la globalizzazione cambiassero il loro ecosistema.
Fotografi come Yoshiyuki Iwase e un etnologo, orientalista, alpinista, scrittore, poeta e fotografo come Fosco Maraini, che nel 1954 dedicò a queste singolari e affascinanti pescatrici un ricco reportage etnografico subacqueo, forse il primo nel suo genere.
Autoritratti auto-ironici divertiti e divertenti, i self del The Tutu Projet di Bob Carey sono un inno all’arte di ridere di se stessi, ma anche alla generosa capacità di regalare una risata agli altri, prima di tutto all’amata consorte, alle prese con il lungo decorso di un cancro al seno.
Il progetto nato per intraprendere un viaggio ironico e sentimentale con la propria immagine in un paese nuovo, self dopo self, in tutù rosa con corpo tenero e villoso in bella vista dei paesaggi più suggestivi della Costa Est, ha finito per trasformarsi nel balsamo ideale per lenire e sdrammatizzare le bizze della vita, imprevedibile, difficile, bizzarra…
Lo scorso autunno Bob Carey ha deciso di auto-pubblicare i suoi autoritratti in Ballerina, destinando i proventi del libro alle organizzazioni che si occupano di quel cancro al seno sconfitto per due volte da sua moglie, anche grazie all’amore del suo compagno con un tutù sempre pronto a strapparle un sorriso. Con l’ambizioso obiettivo di raccogliere $ 75.000 Bob invita quindi tutti a partecipare al coraggioso e delizioso progetto, approfittando dei contributi e delle sponsorizzazioni che ha previsto, trovate on line, e siete invitati a diffondere e/o prendere in considerazione.
Restituendo l’intero spettro cromatico di un paese solare per tradizione ma non certo privo di chiaroscuri, dopo gli scatti in bianco e nero raccolti in Bazan Cuba, Ernesto Bazan porta alla Byline Photo di Milano i colori dell’isola caraibica fotografata tra il 2001 e il 2005.
Dal 24 aprile al 31 maggio 2012, seguendo di poco l’arrivo della primavera e i risvegli del paesaggio, Bazan porta in mostra il quotidiano rurale e rituale della vita contadina di Fidel, Miguel, José, Inesita e delle loro famiglie, divenuti amici del fotografo nel corso degli anni.
Una Cuba baciata dal sole, che siede su sedie corrose dagli eventi, tiene Dio nelle baracche e il sapore dolce dei sigari fatti a mano dai contadini sulle labbra, fatica con l’acqua alle caviglie nei campi allagati, glorifica l’esistenza condividendo pasti e sorseggiando bicchierini di rum.
Continua a leggere: Al Campo di Ernesto Bazan porta i colori di Cuba a Milano
Seguire le tracce di qualcuno richiede tempo, soprattutto quando si tratta di un ingegnere aeronautico e fotografo ceco con un mondo gitano nell’obiettivo come Josef Koudelka.
Approfitto quindi delle Traces ospitate alla Fondazione Merz, con la complicità di Magnum Photos, per intraprendere un piccolo viaggio nell’universo iconografico di questo apolide, che ha portato di nascosto oltre confine le foto della primavera di Praga, ha fotografato i lavori per la realizzazione del tunnel sotto la Manica, il “Triangolo nero” dei Monti metalliferi e il centro di Beirut devastato dalla guerra, con lo stesso sguardo interessato a scovare le ombre dell’umanità impresse in quelle del paesaggio.
Tracce di storia, tradizioni, memoria, presenza e passaggio dell’essere umano in paesaggi deprivati della presenza umana, che il fotografo Magnum (sin dal 1971) continua a raccogliere ovunque lo conduca il suo obiettivo, come nel caso delle foto panoramiche ospitate con “Josef Koudelka / Traces” alla Fondazione Merz fino all’8 aprile 2012, commissionate dalla Regione nel 2004 per testimoniare la terra dei Giochi Olimpici Invernali, nel video a seguire.
Forse al volante la gente non rivela la sua vera natura, ma di certo il piccolo universo su ruote che scorrazza in giro, offre una sintesi di gusti, abitudini e stili di vita, gradita allo spettatore della strada, a caccia dello ‘spettacolo dell’esistenza trasmessa dai finestrini’ per sopravvivere al tedio del traffico.
On the road per anni lungo chilometri di autostrade della trafficata Los Angeles, Andrew Bush ha deciso di fotografare questi microuniversi ‘privati e personali’, rosa shocking come le bambolone che li guidano, formato famiglia o solo con cane, solitari o affollati, senza limiti di tempo, età, marca o colore.
Tra il 1989 e il 1997, la macchina fotografica 10 x 13 installata sul sedile del passeggero dell’utilitaria giapponese di Bush, ha sbirciato l’autosalone dei ritratti itineranti di Vector Portraits, insieme a quell’American way of life on the road per vocazione, che ora approdata sulle strade di Roma con l’intenzione di inquadrare gli automobilisti della città eterna per un nuovo progetto italiano, mentre le ‘vecchie auto’ inaugurano l’altrettanto nuovo spazio espositivo del quartiere San Lorenzo, dedicato alla fotografia contemporanea.
La prima personale Italiana del fotografo americano resta alla Bloo Gallery di via Tiburtina 149, fino a sabato 21 aprile 2012, le auto esposte e tutte le esistenze che portano in giro si possono sfogliare anche in Drive, il volume edito dalla Yale University Press, e se dopo ne vorrete altre vi basterà salire in macchina con la macchina fotografica per andare a caccia di nuovi soggetti.
Guardare Marilyn Monroe e pensare alle icone è quasi automatico, quasi quanto correre con il pensiero ad Elliott Erwitt, che oltre ad averla fotografata, con il suo obiettivo ha contribuito a creare parecchie icone del Novecento.
Talento e sensibilità che l’instancabile reporter della natura umana più vitale, spontanea e sorprendente continua a condividere con scatti, libri e mostre, come quella che sta per portare all’Hôtel des Etats di Aosta “Icons” e una serie di autoritratti esilaranti pubblicati solo in alcuni libri, come quelli in cui Erwitt veste i panni di André S. Solidor, alter ego creato per ironizzare sul mondo dell’arte contemporanea e i suoi stereotipi.
La mostra in collaborazione con l’agenzia Sudest57 di Milano, sarà visitabile dal 24 marzo al 24 giugno 2012, mentre il catalogo trilingue italiano-francese-inglese, edito da Silvana Editoriale (25 euro) arricchisce il percorso espositivo con un’intervista di Biba Giacchetta (Sudest57) al fotografo. Intanto, nella gallery trovate qualche scatto, stessa cosa nei video a seguire dopo il salto, seguendo i link, sul sito Magnum, volendo anche con free app per iPhone, iPod e iPad.

Non riesco a capire esattamente come la penso del “libro” oggetto della recensione di oggi su Clickblog. Parlo di un cofanetto a tiratura limitata dal nome Blonde, edito da Nero. Si tratta di una selezione di circa 200 fotografie di modelle bionde raccolta da Nico Vascellari.
Il tema è senza dubbio interessante per chi ama la fotografia di moda ed il patinato mondo del fashion. All’interno di Blonde, infatti, scorrono decine di foto di bellissime super model dai capelli color oro, immortalate su riviste di moda, per campagne pubblicitarie o per mostre di fotografi di settore: da Lara Stone a Kate Moss, passando per Rianne Ten Haken e decine di altre modelle meno famose. Non è importante il fotografo che ha scattato le foto, tra gli altri Rankyn o Terry Richardson, ma il colpo d’occhio complessivo. La cosa che non ti aspetti è che le 200 foto in questione non sono raccolte in una volume ma si trovano sciolte, come tante fotografie 20×30 di un archivio personale.
Blonde è stato pubblicato circa un anno fa ma il fatto che la tiratura sia limitata a soli 500 copie rende questa recensione ancora attuale. Non si può non rimanere affascinati dalla bellezza delle immagini. La perplessità, però, resta: 70 euro non sono poche e la qualità della carta fotografica utilizzata è davvero scarsa. Acquistare? Non saprei, dipende se in ognuno di noi, di fronte a quest’opera senza dubbio interessante, prevale la fascinazione per la bellissima selezione di foto o il dubbio per il rapporto tra la qualità del prodotto ed il prezzo.
Via | Nero Magazine