Il fotogiornalista Greg Beals racconta la vita dei rifugiati su Instagram

Il fotogiornalista Greg Beals lavora per l’Unhcr, l’Alto commissariato Onu per i rifugiati, e racconta i volti e le persone dell'esodo siriano su Instagram


Greg Beals

è un affermato fotogiornalista che nel corso della sua carriera ha collaborato con importanti testate giornalistiche, qualche mese ha aperto il suo profilo su Instagram (@therefugeeroad) ed è diventato quasi un caso mediatico con ben 88mila follower, moltissimi commenti e tanti apprezzamenti. Beals racconta il lato umano, i sorrisi e gli abbracci di tante persone che noi, in televisione dalle nostre poltrone comode, siamo più abituati a considerare numeri, perdiamo di vista il fatto che siamo uguali e che in un passato non molto lontano abbiamo compiuto le stesse scelte difficili. Ci permettiamo pure di giudicarli… loro.

Greg Beals ha collaborato con Newsweek, Guardian, Al Jazeera, Cnn e Foreign Policy, adesso lavora per l’Unhcr, l’Alto commissariato Onu per i rifugiati, e il suo compito è raccontare la vita di queste persone che sfuggono alla guerra e alla povertà. Crede nell’importanza di ogni singolo essere umano e da tempo ha deciso di concentrare la sua attività nella fotocronaca dell’esodo siriano, fa gli scatti professionali come ogni bravo reportagista, ma ha anche deciso di condividere questa esperienza tramite il social network Instagram, dove pubblica volti e sorrisi dei suoi amici rifugiati.

In un’intervista a Wired Greg Beals ha raccontato:

“L’obiettivo è concentrarmi sulle vite dei sopravvissuti ai conflitti , ho aperto il profilo un anno fa sia per ragioni personali che lavorative. Considero gli esseri umani come fiori, sono interessato a mostrare quanto siamo fragili e quanto ogni vita sia unica e bella. Quando sono arrivato in Giordania per seguire il conflitto siriano da un punto di vista regionale ho iniziato a combinare le idee in una sola, riassumibile in Dove vanno a finire i rifugiati. A febbraio e marzo dello scorso anno 4.000 persone al giorno hanno iniziato ad attraversare la frontiera siriana approdando in Giordania, lo stesso numero verso il Libano. Più fotografavo per Instagram più gli scatti diventavano intimi. C’è qualcosa nelle persone che soffrono in massa che confonde lo sguardo di chi ne è fuori. Nel senso che ci sentiamo vicini ma spesso quest’empatia trasforma chi soffre in qualcosa di diverso da un essere umano. “The refugee road” tenta dunque di mostrare le persone che attraversano i confini per quel che sono: umani, complessi e belli”.

Per veicolare un messaggio così importante, i social network e la rete di comunicazione che viene creata, sono un ottimo strumento di comunicazione ed infatti hanno funzionato benissimo, soprattutto Instagram. Greg Beals ha aggiunto infatti:

“Non sono un esperto di social media ma incontro persone che hanno storie interessanti da raccontare. Storie di sopravvivenza scritte sulle loro facce, specialmente quelle dei bambini. Mi piace collegarle, trovo s’inneschi una catena di riconoscimento tra gli utenti che apprezzano queste foto per quel che significano davvero. Questo, per me, è l’autentico valore dei social media: l’abilità delle persone dai percorsi più diversi e da varie parti del mondo di capire meglio l’esistenza di chi è meno fortunato”.

Foto | Twitter Greg Beals
Fonte | wired

  • shares
  • +1
  • Mail