Da Clichés Urbains gli auguri per un 2014 (fotograficamente) impegnato

Un'iniziativa sociale che fa della fotografia un mezzo di integrazione e sviluppo.

Importare ad indirizzare lo sguardo sullo spazio urbano, attraverso la fotografia.

Semplice ed efficace il motto tradotto dal francese di un collettivo che fa riflettere sull'importanza comunicativa degli scatti. Perché anche la fotografia ha un ruolo sociale. L'importanza del veicolo informativo e impegnativo che passa attraverso le immagini e arriva dritta alla mente (spesso dopo aver colpito lo stomaco come un pugno). Lo hanno capito bene i membri dell'associazione francese Clichés Urbains, che ha sede nel quartiere dove abito, il XIX°arrondissement della città di Parigi, zona Avenue de Flandres e propone, ormai dal 2008, ateliers e animazioni fotografiche destinate ai giovani residenti di uno degli angoli più densamente popolati della capitale francese. Terra mista, nella quale si incontrano comunità etniche, nazionali e religiose diverse, che vivono in condizioni modeste prossime a quelle delle vicine banlieues e possono approfittare di un percorso pedagogico ad hoc, destinato a sviluppare l'integrazione attraverso l'iniziazione alle arti e alle tecniche dell'immagine coinvolgendo una platea molto spesso esclusa dall'educazione artistica e culturale.


Stuzzicando l'attenzione degli aderenti attraverso uno sguardo lucido e curioso, le attività proposte sviluppano il talento, rafforzano la fiducia dei giovani allievi e li invitano ad intervenire direttamente sul quotidiano grazie all'obiettivo. Tecniche come la deformazione, la panoramica, la pittura luminosa e la fotografia stenopeica, che abbiamo già visto all'opera in contesto analogo di recente, rafforzano i legami sociali e migliorano l'immagine stessa del territorio, con importanti ricadute in termini di valorizzazione, sviluppo della convivialità, incremento del rispetto reciproco ed sentimento di appartenenza alla cittadinanza. Una ricetta per intervenire positivamente su un tessuto collettivo problematico, ispirata dalla tradizione dello studio mobile africano che ritrae gli autoctoni su diversi sfondi, invitando gli stessi protagonisti a fotografare e fotografarsi nel quotidiano:

...con cura e tenerezza, affiggendo il maggior numero di volte possibile, le fotografie così prodotte, e testimoniando dell'intensa bellezza e di tutte le ricchezze di un quartiere che spesso ignora il suo valore.

I miei auguri per questa fine dell'anno hanno il volto di un Babbo Natale di Cap Town, in quel Sud Africa saltat più volte all'onore della cronaca mondiale negli ultimi mesi.

Via | cliches-urbains.org

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