Egitto: i martiri della rivoluzione di Denis Dailleux

La recente rivoluzione egiziana ha spazzato il paese con venti nuovi e meno nuovi. Eppure, dietro alcune conquiste c'è il dolore delle vittime scomparse prematuramente e la testimonianza dei loro cari.

Tre tipi di foto, i ritratti delle vittime cadute nel gennaio 2011, quelle dei luoghi nei quali sono cresciuti e infine l'intimità delle abitazioni che ancora conservano la memoria di questi giovani caduti.
A ricordarli costantemente coloro che li allevarono, parenti stretti, che spenno hanno eretto veri e propri altari casalinghi carichi di foto e di souvenir, per conservare quel che resta di tali i martiri: volti impressi su manifesti, tazze e cuscini, quei figli ai quali genitori disperati hanno avuto la sventura di sopravvivere, e tra la disperazione spunta il colmo di un padre che non può nemmeno elaborare il suo lutto, non avendo mai avuto la possibilità di ritrovare il corpo del figlio scomparso. Sarà proprio quest'uomo, che non appare nelle immagini, a dare l'input al lavoro realizzato dal fotografo francese Denis Dailleux con l'indispensabile collaborazione di un'artista locale Mahmoud Farag, grazie al quale è riuscito ad attraversare le porte e gli spessi muri di doloroso silenzio per invitare le famiglie del Cairo a raccontare, in testi tradotti dall'arabo da Abdellah Taïa, ciò che Mahmoud, morto brutalmente in Egitto durante l'estate 2012, non ha potuto terminare di trascrivere.

Egitto |martiri della rivoluzione | Denis Dailleux

Uno spaccato meno glorioso e più sanguinante di una delle Rivoluzioni più attuali visibile fino al primo marzo 2014 presso la Galerie Fait & Cause di Parigi, per apprezzare la démarche descritta da Dailleux nel video e nelle seguenti parole d'omaggio al suo aiutante sparito tragicamente, liberamente estratte e tradotte dalla presentazione:

In quattro mesi abbiamo incontrato venti famiglie. Ogni volta che eravamo accolti dai genitori avevi innanzitutto bisogno di scambiare qualche parola dinanzi ad un tè zuccherato che accompagnavi sempre con una sigaretta. Durante questi incontri hai pianto spesso, io cominciavo a scattare solo quando questi scambi terminavano, sempre in tua assenza e nel silenzio.
Una notte, dopo due mesi pieni di questi incontri, mi hai inviato un sms che diceva "la morte è alla mia porta". Ti ho risposto che se per te era troppo doloroso avrei interrotto il lavoro.
Sono passate due settimane e tu hai deciso di continuare ed io ero d'accordo a patto che tu ti proteggessi da tua questa disperazione. Ti ho detto "cerca di non piangere troppo".
Dopo aver realizzato l'ultima intervista ci è apparso chiaramente che avevamo terminato. Desideravamo riunire tutti i genitori in un libro e in un'esposizione. Senza dubbio il nostro modo di rendere omaggio e forse di calmare il loro dolore, di alleviare la rabbia. Abbiamo deciso di prolungare la testimonianza fotografando la gran voglia di vivere dei giovani egiziani del Cairo dopo la rivoluzione, ma tu hai trovato la morte bagnandoti nel Mar Rosso un giorno d'estate del 2012.
Non avevo mai incontrato nessuno come te, un essere elegante, reso unico dalla forza e dalla fragilità. Quando eravamo inseme tu eri egiziano, io francese, noi appartenevamo al mondo.
Denis Dailleux

Galerie Fait & Cause
58, rue Quincampoix 75004 Paris
Aperta da martedì a sabato, dalle 13.30 alle 18.30


Foto della mostra by Sara Rania.

Via | sophot.com

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