Dall'Artico all’Antartide: Tour oltre il limite con Luca Bracali e i consigli per fotografarlo

In viaggio con Luca Bracali sino al Polo Nord, con l'amore per l'avventura estrema, la bellezza della natura da preservare, la fotografia che richiede tecnica, passione e preparazione.

Ci sono sguardi e obiettivi capaci di spingersi oltre, le consuetudini, i limiti, angoli di mondo e di se stessi, decisamente inesplorati e alquanto ostili.

Luca Bracali, con il suo temperamento inarrestabile, un animo sensibile all'ecosistema, insieme ad una notevole capacità di esplorarne e condividerne le sfumature più estreme e conturbanti, praticamente 'oltre' ci vive, ed un ventennio di reportage in 130 paesi ne sono la prova inconfutabile.

Un lungo viaggio dalle distese ghiacciate dell'Artico a quelle inospitali della calotta glaciale antartica, che ha inseguito la velocità lungo le piste di motocross, motomondiale e formula 1, fotografato la bellezza delle modelle e quella della natura ispirato da chi ha reso arte la luce, i colori dell'India e le contraddizioni dell'Africa, il mistero di Rapa Nui ed il restauro dei Moai, l'aurora boreale e gli orsi polari a -53 C°.


Il fotografo, giornalista, docente, autore, produttore, regista, viaggiatore ed esploratore di spedizioni artiche estreme (oltre che contributor dell’APECS -Association Polar Early Career Scientists), ideale per compiere un tour oltre il limite, approfittando delle preziose indicazioni per fotografarlo, che oggi Luca ha deciso di condividere con noi.

Dall'Artico all’Antartide con Luca Bracali

Ciao Luca, basta un breve sguardo a una parte del tuo archivio di oltre 120.000 fotografie analogiche e digitali, per fare un giro del pianeta, spingendosi sino a quel Polo Nord geografico, che tu nel 2009 sei stato l'unico a raggiungere con una eco-spedizione sugli sci, sottoponendoti a limiti e temperature che è difficile anche solo immaginare. In casi del genere cosa è indispensabile in termini di preparazione (fisica e tecnica) e attrezzatura fotografica, per riportare a casa una delle tue foto insieme alla 'pelle'?
Premesso che nel mio lavoro ci vuole una buona dose di incoscienza e tanto spirito di adattamento, uno dei fattori fondamentali è la preparazione fisica. Io in quella spedizione fui scelto solo a 5 giorni dalla partenza, non avendo minimamente il tempo per prepararmi. La mia guida, Victor Boyarsky, uno dei più grandi esploratori artici del nostro secolo, mi disse che in una spedizione del genere, in autosufficienza alimentare e logistica verso il Polo Nord geografico, solamente il 20% sarebbe dipeso dalla mia preparazione fisica, mentre il restante 80% dalla forza psicologica. E quando ti trovi a marciare per 8 ore al giorno a 35 sottozero e con 45 chili di slitta al traino, sicuramente puoi contare solo su te stesso. I rischi di congelamento sono elevatissimi, il rischio che si apra il pack come accaduto a Messner è altrettanto alto, i rischi di un incontro con l’orso polare non sono così frequenti ma in compenso difficilmente ti lasciano scampo. In queste condizioni c’è anche da fotografare e quando il blizzard soffia senza tregua le ottiche si ricoprono in pochi secondi di microcristalli ghiacciati. La durata delle batterie è limitatissima, talvolta vanno in shock termico, in altri casi in 5 minuti hai terminato l’energia, quella stessa energia che in condizioni normali ti consente di scattare in savana per almeno due giorni. Le ricariche con pannelli solari sono una soluzione, l’altra è tenersele di giorno, ma soprattutto di notte, vicine al cuore, il punto più caldo del nostro corpo.

Dall'Artico all’Antartide con Luca Bracali

Nei tuoi viaggi avventurosi e parecchio rischiosi, che si lasciano leccare dai lupi, si avvicinano agli orsi e si avventurano in territori che assiderano anche le idee, che ruolo ricopre il supporto della tecnologia?
Direi importante per quanto riguarda il controllo dell’esposizione e la messa a fuoco, o anche la sicurezza dei dati. Un po’ meno importante sul fatto che le tecnologie digitali succhiano costantemente energia e alle batterie è affidato l’ingrato compito di portare a casa un reportage da un migliaio di scatti.

Dall'Artico all’Antartide con Luca Bracali

La tua foto di un giovane orso polare abbarbicato sulla carcassa di una balena, resa una sorta di isola del tesoro da difendere dall'attacco di gabbiani, ha ricevuto il Primo premio e un highlight dal prestigioso Glanzlichter. In che condizioni e con che tipo di apparecchiatura è stata scattata?
Ho quell’immagine fissa nel mio cuore e impressa nei miei occhi. Stavamo solcando con una rompighiaccio la costa ovest delle isole Svalbard a 1.200 km dal Polo Nord quando avvistammo una balena morta con 7 orsi polari attorno. Fui tra i primi a scendere con il gommone verso la riva ma sbagliai la scelta delle ottiche portando con me solamente il 300 mm. ed il 100-400. Chiesi prontamente di rientrare sulla nave ma, quando scesi nuovamente giù con il 500 mm. ed il 2X, mi fu detto che non era più possibile andare con il gommone vicino agli orsi per ragioni di sicurezza. Fu il capitano stesso, leggendo la mia disperazione negli occhi, che mi invitò a salire sotto la sua diretta responsabilità sul piccolo gommone, avvicinandosi così al branco di orsi fino a poche decine di metri. Con un 1/1000 di secondo congelai l’attimo di quella scena nonostante il gommone continuasse a farmi sembrare in altalena. E fu con quello scatto che riuscii a vincere il Glanzlichter, mentre il videomaker al mio seguito non riuscì a fare un secondo di riprese video evitando l’effetto mosso.

C'è un episodio, esperienza, fotografia, tanto rilevante da aver influenzato la prospettiva sul tuo sguardo, linguaggio e stile?
Sicuramente c’è stato ma non ha relazioni dirette con la fotografia. Il mio linguaggio, fatto di colori saturi, di luci nette e tagliate, probabilmente si rifà a ciò che ho studiato quando avevo 20 anni. La pittura del 1500 dove Van Eyck fu il primo maestro della luce e il Caravaggio ne ha incarnato l’essenza, rappresentando con le sue pennellate cariche di intensità il mio vero e unico mito.

Dall'Artico all’Antartide con Luca Bracali

Il tuo portfolio Wildlife inquadra diverse specie animali, dai primi piani di una pantera ai cuccioli di leone della savana, nella riserva keniota del Masai Mara, passando per i cuccioli di orso polare fotografati in Canada a 53° sottozero. Come si fotografa a quella temperatura? Soprattutto, come è andata in quel caso?
Chi fa il mio mestiere credo debba saper interpretare, e anche piuttosto bene, le varie situazioni che il reportage di viaggio impone e quindi social, ritratti, paesaggi e wildlife. Dalla savana all’artico in effetti il salto è abbastanza evidente, sono due mondi diametralmente opposti che hanno in comune “solamente” il regno animale. E se fotografare un leone o un orso polare teoricamente richiede la stessa tecnica e competenza, praticamente passi dai 40° ai -50° che non è esattamente la stessa cosa. Vivere e fotografare a temperature estreme comporta e impone uno sforzo inimmaginabile, ecco perché quella foto scattata dopo 5 ore di attesa, a 53 sottozero, a mamma orsa e ai suoi cuccioli, rappresenta per me la foto più ambita di tutto il mio archivio.

Dall'Artico all’Antartide con Luca Bracali

Nel corso della tua eclettica carriera, e un talento che ha imparato ad esprimersi con parole, immagini e parecchio movimento, dai reportage ai libri, dai programmi tv al live-tour web narrato con foto e video del Planet Explorer Iceland, hai ricevuto molti riconoscimenti e premi. Per te cosa ha più valore?
La vita che Dio mi ha donato.

Da Galileo Galilei ai numerosi cacciatori di aurore boreali, anche tu Luca hai riservato diverse esplorazioni al fascino quasi mistico scatenato dal movimento sinuoso di luci e colori di questo stupefacente fenomeno naturale. In termini di esperienza maturata, c'è un punto di osservazione migliore di altri? Apparecchiatura che trovi ideale? Orizzonti futuri?
E’ dal 1999 che rincorro le aurore boreali per i cieli dell’artico. Dall’Alaska al Canada, dalla Svezia alla Norvegia, passando per le Svalbard e l’Islanda. Sarà per il mistero o forse per quei colori fatui che danzano da una parte all’altra della volta celeste, fatto sta che le aurore boreali sono uno degli spettacoli più affascinanti che si possano osservare in natura. Ma anche fotografare le aurore, nonostante la loro eterea bellezza, diventa impegnativo se vogliamo distinguerci dalle mille immagini riversate sul web. La location è la scelta fondamentale e a mio avviso, dal momento che vado a caccia di aurore almeno due volte l’anno, anche portando gruppi di persone per workshop fotografici, il luogo in assoluto migliore al mondo sono le isole Lofoten. La diversità di paesaggio è unica: montagne che si tuffano a picco sul mare, fiordi, specchi d’acqua, rorbue coloratissime e restrelliere per stoccafissi sono una varietà di soggetti con i quali creare i nostri scatti. Ovvio che bisogna lavorare a 15 sottozero e di notte, dalle 22 alle 2, talvolta anche fino alle 5 del mattino, utilizzando fino a 3 fotocamere in contemporanea per dare tagli diversi all’immagine a seconda delle ottiche scelte che andranno dall’8 mm. fish-eye al 70 mm., provando anche tecniche di scatto diverse: dalle lunghe esposizioni alle esposizioni multiple. L’attrezzatura ideale è una fotocamera che abbia poco rumore, le più indicate sono la Canon 5 Mk III e la Nikon D800, questo fino a quando non ho provato a fare il confronto fra queste top di gamma e la nuova X-T1 di Fuji che, vista la disposizione random dei fotodiodi, ma soprattutto l’assenza del filtro anti-aliasing, restituisce una nitidezza all’immagine ed una profondità colore che non ha eguali. Oltretutto l’intervallometro on-camera consente di impostare scatti in sequenza senza l’ausilio del remote-control.

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Francesco Guccini ha scelto il tuo scatto che veleggia nelle gelide acque dell’80esimo parallelo di Magdalenefjorden, per la copertina del suo album "L'ultima Thule" (l'ultimo approdo), mentre il tuo viaggio continua, tra orizzonti ghiacciati e paesaggi che potrebbero trovarsi tranquillamente su altri pianeti, e per quanto sia evidentemente dura stare al passo con i tuoi ritmi straordinari, anche attraverso diversi workshop. La prima cosa che insegni ai tuoi allievi? Magari, anche quello che non insegnerai mai!
Bella domanda questa! Dunque la prima cosa che insegno è la traduzione letterale dal greco di fotografia, cioè disegnare con la luce. E’ solo la conoscenza e l’uso sapiente della luce che oggi, in un periodo di grande appiattimento digitale, di foto trash, di scatti da telefonino, può fare ancora la differenza. Cosa non insegnerei mai? A non avere rispetto del prossimo e a calpestare il mondo in cui viviamo.

Dall'Artico all’Antartide con Luca Bracali

Dal 2010 sei stato quotato da un importante gallerista romano come artista e stai facendo mostre in Italia e nel mondo. Che differenza c’è fra un fotografo e un artista?
Il fotografo è colui che racconta la realtà in maniera più o meno diretta, l’artista è quello che riesce anche ad interpretarla filtrando le sue emozioni attraverso un profondo spirito creativo. Proprio in questi giorni ho una mia mostra a Pietrasanta, alla galleria d’arte Pianeta Blu. Nelle mie immagini narro la bellezza espressiva delle opere di Alba Gonzales, una delle più grandi scultrici italiane contemporanee viventi, che sono state esposte lo scorso maggio a Villa Rufolo, a Ravello. E cercare di interpretare con un click la sua allegoria, fra figurativo e simbolico, in uno degli scenari più suggestivi della nostra Italia, è sicuramente una forma d’arte. In questo caso pure doppia.

Dall'Artico all’Antartide con Luca Bracali

Cosa altro c'è all'orizzonte?
Tante idee ed altrettanti progetti già confezionati per cercare di potersi distinguere in un momento di profonda crisi non solo economica, ma anche di valori e di identità espressiva. A luglio ho un workshop in Toscana e poi andrò a Copenaghen per una mia mostra. I primi di agosto parto per la Mongolia per un altro workshop fotografico. Per fine settembre mi attende l’India dove mi è stato commissionato un reportage sul restauro di alcuni beni artistici. Ad ottobre ho due mostre, una a Montreal e una a New York, poi salgo in artico canadese per un workshop sugli orsi polari. Il 25 novembre sarò alle Lofoten a caccia di aurore boreali per un altro workshop, mentre a dicembre dovrei essere in Cambogia, come ospite del ministro del turismo per un reportage ed un documentario video con la mia troupe.

I workshop di Luca Bracali

Ringraziando Luca per il tempo che ci ha dedicato, tra un viaggio e uno dei suoi milioni di impegni e progetti, con mappe e bussole a portata di mano, noi di clickblog ci ripromettiamo di continuare a seguirlo in giro per il mondo, anche attraverso il diario social di Facebook, facendo tesoro della sua esperienza e competenza, maturata per anni su un campo 'estremo', spingendosi al limite, senza mai perdere di vista l'ecosistema da esplorare, amare e difendere.

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Dall'Artico all’Antartide con Luca Bracali

Foto | © Courtesy Luca Bracali

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