Sono bambina, non una sposa: una foto per i diritti umani negati

Sono bambina, non una sposa: una foto per la campagna di sensibilizzazione ai diritti umani negati delle spose bambine, contro i matrimoni precoci e forzati.

Lo sguardo acceso da un abisso oscuro come la realtà a cui sono destinate molte donne sin da piccole, sembra illuminare di consapevolezza il volto e il corpo di questa bambina, avvolti da un velo bianco come un sudario, mentre le sue giovani braccia stringono un bambolotto, simbolo di 'giochi' infantili che si preparano ad imitare i comportamenti degli adulti.

La foto di una piccola 'madonna' immolata al volere degli uomini, e un destino segnato da millenarie culture patriarcali che considerano la donna di qualsiasi età una proprietà della quale disporre a proprio piacimento.

“Sono bambina, non una sposa”.

Una foto e un messaggio per il manifesto di una campagna di sensibilizzazione ai Diritti umani negati delle spose bambine, partita dalla terra di Sicilia con la sociologa palermitana Giorgia Butera, già attivista di Emergency, la fotoreporter romana Federica Simeoli, la grafica originaria di Augusta (Siracusa) Alessandra Lucca (è sua la foto del manifesto) e la siracusana esperta di Medio Oriente Valentina Polini. Quattro donne diverse con un obiettivo comune (non solo fotografico).

Sono bambina, non una sposa

Un manifesto e un appello contro il perpetrare della pratica del matrimonio precoce e forzato che non ha mai smesso di unire persone contro la propria volontà, sebbene l’articolo 16 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani lo consideri una violazione dei diritti umani, come non ha mai fermato i matrimoni di bambine 'vendute' a consorti entrati nella terza età, nonostante una convenzione dell'Onu difenda e tuteli i minori da violenza e sfruttamento.

Nel 2014 l’Unione Africana con Unpfa e Unicef ha lanciato una campagna biennale per porre fine ai matrimoni precoci e alla mutilazione genitale femminile, senza sortite grossi effetti sulle statistiche, figuriamoci sulle esistenze devastate delle sue povere vittime.

Stando ai dati aggiornati dall'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), le forme di mutilazione genitale colpiscono tra i 100 e 140 milioni le bambine, ragazze e donne in tutto il mondo, con l'Africa tra quelli nei quali il fenomeno arriva a toccare  91,5 milioni di ragazze di età superiore a 9 anni, con circa 3 milioni di altre che ogni anno si aggiungono al totale.

I matrimoni precoci ancora oggi sposano circa 70 milioni di ragazze prima dei 18 anni, un terzo del totale con meno di 15 anni, comprese bambine di sette-otto anni, tra le quali molte non superano la prima notte di nozze a causa delle lesioni riportate.

Questo soprattuto in Niger, Chad, Bangladesh e Guinea, dove il fenomeno sembra essere più diffuso, e le spose minorenni sono più del 60% .

Una pratica disumana che ostacola lo sviluppo di esistenze e paesi in molti modi, precludendo alle giovani spose ogni possibilità di riscatto che lasceranno in eredità ai lori figli, insieme ad un numero crescente di gravidanze, aborti, mortalità infantile, povertà e mancanza di istruzione.

Una pratica da abolire, già nell'agenda degli obiettivi Onu del 2015, che ha lanciato l'allarme sulle conseguenze devastanti dei matrimoni precoci e forzati, insieme alla campagna di sensibilizzazione destinata a fare il viaggio del mondo e del web con questa immagine, spero anche a voi.

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