Lynsey Addario, la fotoreporter tra amore e guerra

La maternità vista dagli occhi di una fotografa di guerra, la storia di Lynsey Addario nel libro "It's What I Do: A Photographer's Life of Love and War"


Lynsey Addario

è una fotoreporter americana che nel corso della sua carriera ha raccontato tutte le guerre degli ultimi 20 anni, la sua avventura è iniziata nel 1996 a Buenos Aires ma ha deciso di voler raccontare la guerra e le zone più critiche del mondo nel 2011 dopo l’attacco delle Torri gemelle. Ispirata dalla vita e dalla storia di Sebastião Salgado, Lynsey Addario ha passato la sua vita in giro per il mondo, ha raccontato i conflitti di Cuba, Afghanistan, Iraq, Darfur, Congo, Haiti, Pakistan, Libia ed è una delle fotografe del New York Times.


Lynsey Addario ha pubblicato un libro dal titolo: “It's What I Do: A Photographer's Life of Love and War” in cui ha raccontato la sua vita di giornalista e di madre, di fotografa e di moglie. Una vita in sospeso tra vita privata e lavoro che è molto più di un semplice impiego, quasi un dovere di andare e raccontare le zone in conflitto dove i diritti umani vengono calpestati giorno dopo giorno.

Addario

Due anni fa, durante la guerra civile in Libia, Lynsey Addario è stata rapita insieme ad altri colleghi del New York Times, è stata imprigionata, picchiata e molestata per vari giorni dai militari fedeli a Gheddafi, fino a quando il giornale è riuscito a negoziare la loro liberazione.

Mentre era prigioniera l’unico pensiero di Lynsey era di tornare a casa e esaudire il più grande del desiderio marito, cioè avere un bambino. Sei mesi dopo la sua liberazione era già in dolce attesa e dopo 9 mesi il suo bambino è venuto alla luce. Durante i primi mesi ha cercato di nascondere la gravidanza ma senza rinunciare al suo lavoro, ha viaggiato in Somalia e in Senegal cercando di stare attenta a ogni pericolo, soprattutto la malaria. A Gaza ha rischiato di finire schiacciata sotto una folla di uomini, si è messa a urlare “Baby, baby” indicando la pancia e si è salvata. Nonostante la sua vita avventurosa e sempre in prima linea il bambino tanto desiderato è nato in ottima salute.


Dopo la nascita di Lukas, Lynsey Addario, ha trascorso tre mesi a casa per prendersi cura del bambino, ma dopo è tornata a viaggiare, a fotografare e raccontare, perché è il suo lavoro, la sua vita. In merito alla gravidanza, nel libro ha scritto:

“Ho capito perché, nel corso degli anni, tutte le donne afghane mi hanno sempre guardata con tristezza quando raccontavo loro di non avere figli. I riti quotidiani intorno a cui ruota la vita della maggior parte delle donne del pianeta è diventata anche la mia".

Adesso Lynsey si divide tra il suo ruolo di madre e di fotoreporter, parte per lavoro ma torna sempre a casa, ha paura di restare ferita o di morire, ma riesce a vedere il suo bambino tramite Skype. Tra il senso del dovere e i sensi di colpa dell’essere poco presente, cerca di fare del suo meglio come donna e come mamma. In merito alla vita che ha scelto ha dichiarato: “

Giornalista: è quello che sono, non quello che faccio".









Fonte | itswhatidobook

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