La chiamavano “grande dame de la photographie néerlandaise”, era Eva Besnyö e i suoi cliché incantano oggi i visitatori del Jeu de Paume, già teatro delle recenti mostre dedicate alle colleghe Berenice Abbott e Diane Arbus, chiamati a raccolta dalla prima retrospettiva francese a lei dedicata e il cui titolo inneggia all’immagine sensibile.
Più di 120 stampe d’epoca e numerosi documenti originali, messi insieme dall’amorevole curatela di Marion Beckers e Elisabeth Moortgat, e grazie alla collaborazione con il Das Verborgene Museum e la Berlinische Galerie di Berlino, per condividere con il pubblico d’oltralpe, fino al 23 settembre, i lavori di un’artista cosmopolita, che ha lasciato un’impronta profonda nell’intera storia della fotografia.
Ebrea olandese di origine ungherese, anima in fuga sbarcata nella capitale tedesca nell’alba fulgida dei vent’anni, con la sola dote di un certificato attestante la sua formazione presso lo studio di Jozsef Pesci a Budapest, madre affettuosa, professionista attenta, instancabile lavoratrice e femminista convinta, scavalcò con grazia e determinazione alcune tra le più difficili barriere del secolo scorso e le tracce di queste ed altre conquiste, sono impresse chiaramente nei suoi toccanti scatti, come ci ricorda la presentazione della mostra:
Eva Besnyö appartiene a quelle donne che hanno trovato nella fotografia non solo un mestiere, ma anche una forma di emancipazione, e a quegli artisti immigrati d’avanguardia, che scelsero l’Europa come terreno di gioco e di lavoro.
Via | jeudepaume.org





![Eva Besnyö, Der Monteur am Ladenfenster [Monteur devant une vitrine], Berlin, 1931 Épreuve gélatino-argentique 20,1 x 17,7 cm Collection Iara Brusse, Amsterdam © Eva Besnyö / Maria Austria Instituut Amsterdam. Courtesy Jeu de Paume](http://static.blogo.it/clickblog/eva-besnyo-al-jeu-de-paume/thn_EvaBesnyalJeudePaume_6.jpg)



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