Tina Modotti: rivoluzionaria, libera e inedita

Uno sguardo a vita e opere della rivoluzionaria Tina Modotti, arricchito dall'ultima esposizione di inediti

Sovversiva e rivoluzionaria, come fotografa, donna, diva, musa e attivista politica, Tina Modotti resta un fulgido esempio di liberazione da regole e convenzioni, con un fascino esotico e il talento carismatico che hanno portato l'emigrante operaia italiana a Hollywood e nei circoli culturali bohemien, tra le vite bruciate dal sole del Messico e la polizia segreta sovietica.

Dai natali di Udine, alla morte sospetta in un taxi di Città del Messico a soli 46 anni, dopo un trentennio di oblio incoraggiato da maccartismo e sinistra storica, e non poche interpretazioni, l'eccezionale vicenda umana, artistica e politica di Tina Modotti è tornata alla ribalta, continuando ad arricchire retrospettive e approfondimenti sulla fotografa degli umili e l'attivista rivoluzionaria, la musa e compagna di artisti come Edward Weston e rivoluzionari come Julio Antonio Mella, l'amica di artisti e intellettuali come Frida Kahlo e Diego Rivera, ma non chiamatela artista.

"Ogni volta che si usano le parole "arte" o "artista" in relazione ai miei lavori fotografici, avverto una sensazione sgradevole dovuta senza dubbio al cattivo impiego che si fa di tali termini. Mi considero una fotografa, e niente altro"

Tina Modotti

La breve ma intensa vita di Tina

Assunta Adelaide Luigia Modotti, detta Tina, nasce il 17 Agosto 1896 nel popolare Borgo Pracchiuso di Udine, da una famiglia operaia aderente al socialismo della fine Ottocento, con il padre Giuseppe che lavora come meccanico e carpentiere, la madre Assunta Mondini è una cucitrice e sei fratelli.

Tina diventa emigrante all'età di due anni, quando la famiglia si trasferisce in Austria per lavoro, tornando a Udine nel 1905, dove a dodici anni lavora come operaia nella Fabbrica Premiata Velluti, Damaschi e Seterie Domenico Raiser, apprendendo gli elementi di fotografia nello studio dello zio, Pietro Modotti.

Dopo la partenza del padre per gli Stati Uniti, presto raggiunto da quasi tutta la famiglia, Tina arriva a San Francisco nel 1913, dove lavorando in una fabbrica tessile e come sarta, frequenta mostre, manifestazioni teatrali e recita nelle filodrammatiche della Little Italy.

Durante una visita all'Esposizione Internazionale Panama-Pacific conosce il poeta e pittore Roubaix del'Abrie Richey, Robo per gli amici, con il quale nel 1917 si sposa, trasferisce a Los Angeles e dipinge tessuti con la tecnica del batik, mentre la loro casa diventa luogo d'incontro per artisti e intellettuali liberali.

Nel 1920 la parentesi hollywoodiana di Tina la porta sul grande schermo nel ruolo della mistificatrice messicana di "The Tiger's Coat" diretto da Roy Clement (unico film muto sopravvissuto della sua carriera di attrice, nel video con musica di Denis Zamaro su versi friulani di Pier Paolo Pasolini), seguito da ruoli secondari in "Riding with Death" e "I can explain". Un'esperienza deludente che porta però il suo fascino esotico davanti all'obiettivo di fotografi come Jane Reece, Johan Hagemayer e Edward Weston, conosciuto grazie al marito e del quale diventa modella e amante, spingendo il consorte a trasferirsi in Messico.

Seguendolo a Città del Messico, quando è ormai morto di vaiolo da due giorni (9 febbraio 1922) Tina scopre il fascino del paese che la renderà celebre come fotografa, anche se è costretta a rientrare a San Francisco per l'improvvisa morte del padre, mentre alla fine dell'anno scrive un omaggio biografico in ricordo del marito, pubblicato nella raccolta di versi e prose "The Book of Robo".

edward-weston-the-white-iris-tina-modotti-1921.jpg

A fine luglio 1923 Tina Modotti, Edward Weston e Chandler, uno dei suoi quattro figli, si stabiliscono per due mesi a Tacubaja, sobborgo della capitale messicana. Uniti dall'amore e il clima politico e culturale post-rivoluzionario, entrano in contatto con i circoli bohèmien e i grandi pittori muralisti David Alfaro Siqueiros, Diego Rivera e Clemente Orozco, appartenenti al Sindacato artisti e fondatori del giornale "El Machete", portavoce della nuova cultura divenuto organo ufficiale del Partito Comunista Messicano.

Con Weston, Tina conquista in breve tempo la sua autonomia espressiva e alla fine del 1924, un'esposizione delle loro opere viene inaugurata nel Palacio de Minerìa alla presenza del Capo dello Stato.

Fra il 1925 e il 1926, la coppia torna a San Francisco, dove Tina incontra la madre ammalata, conosce la fotografa Dorothea Lange e acquista una camera Graflex.

Rientrati in Messico i due intraprendono un viaggio di tre mesi nelle regioni centrali, raccogliendo immagini per il libro di Anita Brenner, "Idols Behind Altars", ma il loro legame affettivo ormai deteriorato spinge Weston a tornare definitivamente in California, anche se i contatti epistolari tra loro continueranno per alcuni anni.

tina-modotti-with-arms-raised-edward-weston-c-1921.jpg

Tina continua a vivere di fotografia e ritratti, ha una relazione con il pittore e militante Xavier Guerrero, aderisce al Partito Comunista, lavora per il movimento sandinista nel Comitato "Manos fuera de Nicaragua" e partecipa alle manifestazioni in favore di Sacco e Vanzetti, dove conosce Vittorio Vidali, rivoluzionario italiano ed esponente del Komintern.

Il linguaggio di Tina si trasforma, passando dalla natura morta di rose, calli, canne di bambù e cactus, alla denuncia del riscatto sociale del popolo e le sue fotografie vengono pubblicate nelle riviste Forma, New Masses, Horizonte. Nello stesso periodo conosce lo scrittore John Dos Passos e l'attrice Dolores Del Rio, diventando amica (e forse anche amante) di Frida Kahlo.

Nel settembre del 1928 diventa la compagna del giovane rivoluzionario cubano Julio Antonio Mella, al cui fianco la fotografia di Tina diventa più impegnata e militante.

La loro relazione viene però spezzata dopo pochi mesi, quando la sera del 10 gennaio 1929 Mella viene ucciso dai sicari del dittatore cubano Gerardo Machado mentre sta rincasando con Tina che, scossa, indignata e invischiata in una campagna reazionaria per coprire il delitto politico, lo fotografa come un adolescente addormentato sul letto di morte, partecipa alle manifestazioni in suo ricordo, e per protesta rifiuta l'incarico di fotografa ufficiale del Museo nazionale messicano.

Dedita alla militanza anche come fotografa, realizza il reportage nella regione di Tehuantepec, la rassegna delle sue opere all'Università Autonoma di Città del Messico si trasforma in atto rivoluzionario con tanto di infuocata presentazione tenuta dal pittore Siqueiros, mentre la rivista Mexican Folkways pubblica il manifesto "Sobre la fotografia" firmato da Tina Modotti.

Il clima politico cambia, le organizzazioni comuniste vengono messe fuori legge e il 5 febbraio 1930 Tina viene ingiustamente accusata di aver partecipato a un attentato contro il nuovo capo dello Stato, Pasqual Ortiz Rubio, arrestata ed espulsa dal Messico.

Si imbarca sul piroscafo olandese Edam, compie il viaggio fino a Rotterdam assieme a Vittorio Vidali e raggiunge Berlino, dove conosce Bohumìr Smeral, fondatore del Partito comunista di Cecoslovacchia, lo scrittore Egon Erwin Kisch e la fotografa Lotte Jacobi, nel cui studio espone le opere che aveva portato con se dal Messico.

Nel tentativo di riprendere l'attività fotografica, la Modotti entra in contatto con la stampa popolare di Willy Münzerberg e il prestigioso "Arbeiter - Illustrierte - Zeitung".

In ottobre decide di partire per Mosca, dove la attende Vidali. Nella capitale sovietica allestisce la sua ultima esposizione, lavora come traduttrice e lettrice della stampa estera, scrive opuscoli politici, ottiene la cittadinanza e diventa membro del partito, arrivando ad abbandonare la fotografia per dedicarsi alla militanza nel Soccorso Rosso Internazionale.

Fino al 1935 vive fra Mosca, Varsavia, Vienna, Madrid e Parigi, per attività di soccorso ai perseguitati politici. Nel luglio del 1936, quando scoppia le guerra civile spagnola, assume il nome di Maria e si trova a Madrid assieme a Vittorio Vidali, suo compagno da anni, che diventa Carlos J. Contreras, Comandate del Quinto Reggimento.

Durante tre anni di guerra, lavora negli ospedali e nei collegamenti, stringendo amicizia con altre combattenti come Maria Luisa Laffita, Flor Cernuda, Fanny Edelman, Maria Luisa Carnelli, dedicandosi ad attività di politica e cultura.

Scrive sull'organo del Soccorso Rosso Ayuda, nel 1937 a Valencia fa parte dell'organizzazione del Congresso internazionale degli intellettuali contro il fascismo e con Carlos promuove la pubblicazione di Viento del Pueblo, poesia en la guerra con le opere del poeta Miguel Hernandez.

Dopo aver conosciuto Robert Capa e Gerda Taro, Hemingway, Antonio Machado, Dolores Ibarruri, Rafael Alberti, Malraux, Norman Bethune e tanti altri della Brigate internazionali, nel 1938 è tra gli organizzatori del Congreso Nacional de la Solidariedad che si tiene a Madrid.

Durante la ritirata, con la Spagna nel cuore, aiuta i profughi che si avviano alla frontiera e si trova in pericolo sotto i bombardamenti. Arriva a Parigi con Vidali. Nonostante sia ricercata dalla polizia fascista, chiede alla sua organizzazione il permesso di trasferirsi in Italia per svolgere attività clandestina, ma le viene negato per la pericolosità della situazione politica.

Maria e Carlos, come tanti altri esuli, rientrano in Messico, dove il nuovo presidente Lazaro Cardenas annulla la precedente espulsione. Conducono un'esistenza difficile e Tina vive facendo traduzioni, si dedica al soccorso dei reduci, lavora con "Alleanza internazionale Giuseppe Garibaldi" e frequenta pochi amici, fra cui Anna Seghers e Constancia de La Mora.

Nella notte del 5 gennaio 1942, dopo una cena con amici in casa dell'architetto Hannes Mayer, Tina Modotti muore, colpita da infarto, dentro un taxi che la sta riportando a casa. Come già era accaduto dopo l'assassinio di Julio Antonio Mella, la stampa reazionaria e scandalistica cerca di trasformare la morte di Tina in un delitto politico e attribuisce responsabilità a Vittorio Vidali.

Pablo Neruda, indignato per queste polemiche, scrive una poesia pubblicata da tutti i giornali e contribuisce a tacitare lo "sciacallo" che
...sul gioiello del tuo corpo addormentato
ancora protende la penna e l'anima insanguinata
come se tu potessi, sorella, risollevarti
e sorridere sopra il fango.

Tina Modotti, sorella, tu non dormi, no, non dormi: forse il tuo cuore sente crescere la rosa di ieri, l'ultima rosa di ieri, la nuova rosa. Riposa dolcemente, sorella. La nuova rosa è tua, la nuova terra è tua: ti sei messa una nuova veste di semente profonda e il tuo soave silenzio si colma di radici. Non dormirai invano, sorella. Puro è il tuo dolce nome, pura la tua fragile vita: di ape, ombra, fuoco, neve, silenzio, spuma, d'acciaio, linea, polline, si è fatta la tua ferrea, la tua delicata struttura. Lo sciacallo sul gioiello del tuo corpo addormentato ancora protende la penna e l'anima insanguinata come se tu potessi, sorella, risollevarti e sorridere sopra il fango. Nella mia patria ti porto perché non ti tocchino, nella mia patria di neve perché alla tua purezza non arrivi l'assassino, né lo sciacallo, né il venduto: laggiù starai tranquilla. Non odi un passo, un passo pieno di passi, qualcosa di grande dalla steppa, dal Don, dalle terre del freddo? Non odi un passo fermo di soldato nella neve? Sorella, sono i tuoi passi. Verranno un giorno sulla tua piccola tomba prima che le rose di ieri si disperdano, verranno a vedere quelli d'una volta, domani, là dove sta bruciando il tuo silenzio. Un mondo marcia verso il luogo dove tu andavi, sorella. Avanzano ogni giorni i canti della tua bocca nella bocca del popolo glorioso che tu amavi. Valoroso era il tuo cuore. Nelle vecchie cucine della tua patria, nelle strade polverose, qualcosa si mormora e passa, qualcosa torna alla fiamma del tuo adorato popolo, qualcosa si desta e canta. Sono i tuoi, sorella: quelli che oggi pronunciano il tuo nome, quelli che da tutte le parti, dall'acqua, dalla terra, col tuo nome altri nomi tacciamo e diciamo. Perché non muore il fuoco.

Pablo Neruda, 5 gennaio 1942

I primi versi sono scolpiti sulla lastra di granito che ricopre la tomba di Tina, nella zona povera dell’immenso cimitero del Pantheon de Dolores di Città del Messico, dove si trovavano già le spoglie mortali di Robo e Julio Antonio Mella, Frida Kahlo e Diego Rivera, insieme a tanti amici e compagni di lotta.

L'ultima inedita retrospettiva

Dopo tante mostre, documentari e biografie, a 36 anni dalla grande esposizione di Udine del 1979, l'Assessorato alla Cultura del Comune di Udine e il Comitato Tina Modotti tornano ad offrire di nuovo uno sguardo inedito sulla produzione fotografica, la storia familiare e politica della Modotti, con una vasta retrospettiva di stampe tratte dai negativi originali e recenti acquisizioni.

Tina Modotti: la nuova rosa. Arte, storia e nuova umanità”, allestita a Casa Cavazzini offre nuovi documenti e materiali fotografici inediti provenienti dal lascito della sorella Jolanda Modotti, scattate al contesto udinese della famiglia Saltarini-Modotti, al soggiorno e alla cerchia delle amicizie negli Stati Uniti e nel Messico degli anni ’20, insieme a carteggi tra Jolanda, Vittorio Vidali e Silvia Thompson, relativi alla vita e all’opera di Tina.

Per la prima volta in Italia e in Europa, si presenta anche la nuova documentazione fotografica di cui l’Istituto Nacional de Antropologia e Historia di Città del Messico è entrato recentemente in possesso, grazie alla donazione di Savitri Sawhney, figlia dell’esule indiano Pandurang Khankhoje, e di cui si è avuta anticipazione attraverso il numero monografico della rivista “Alquimia”, n. 50, 2014, intitolato Tina Modotti. Espediente inédito.

La cosa interessa una serie di fotografie scattate da Tina Modotti e rimaste in gran parte sconosciute fino a tempi recentissimi, riferite al movimento delle “Scuole libere di Agricoltura Emiliano Zapata” e della “Lega delle comunità agrarie” fondate in Messico nel 1927, con il concorso determinate di esponenti del Soccorso operaio internazionale e del Partito comunista messicano, tra cui Diego Rivera e Xavier Guerrero.

Queste fotografie, ritraggono gli incontri e le attività delle Scuole nei villaggi di Chiconcuac, Tocuila, Ocopulco e Chipiltepec, ubicati nella municipalità di Texcoco e sono molto importanti non solo per la loro qualità, ma anche perché documentano la fase di passaggio dell’arte fotografica di Tina dal rigore formale, legato all’apprendistato con Edward Weston, all’impegno politico sociale nel 1927-29.

Tina Modotti: la nuova rosa. Arte, storia e nuova umanità: la mostra e le sue sezioni


La mostra realizzata dall'assessorato alla Cultura del Comune di Udine – Musei Civici in partnership con il comitato Tina Modotti e in collaborazione con prestigiose istituzioni scientifiche a livello nazionale e internazionale, ha ricevuto il sostegno della Regione e la collaborazione dell'università degli studi di Udine e dell'associazione culturale Etrarte, ed è articolata in sezioni:

L’ambiente familiare nel Friuli del primo ‘900

Il soggiorno e le relazioni sociali a San Francisco e a Los Angeles

Tina, Robo e dintorni: la famiglia allargata (originali forniti dal prof. Antonio Cobalti)

Il trasferimento in Messico, l’apprendistato con Weston e l’incontro con la politica e il Rinascimento messicano

Le Escuelas Libres de Agricoltura (materiali forniti dall’Istituto Nacional de Antropologia y Historia di Città del Messico)

La militanza politica nel Soccorso rosso, l’antifascismo internazionale negli anni ’30, i Fronti popolari e la guerra di Spagna

Il ritorno in Messico e la morte di Tina

Esposizione di libri e opuscoli originali della Internazione Arbeiterhilfe e della Internazionale Rote Hilfe

Esposizione di originali, lettere, carteggi e fotografie relative alla riscoperta di Tina nel Friuli Venezia Giulia negli anni ’70, tratte dall’Archivio di Riccardo Toffoletti, e del Comitato Tina Modotti.

Tina Modotti: la nuova rosa. Arte, storia e nuova umanità
fino al 28 febbraio 2016
Casa Cavazzini
Museo d’Arte Moderna e Contemporanea
via Cavour, 14
Udine

martedì-domenica, ore 10.30-17.00
lunedì chiuso.
Ingresso
intero: 5 euro
ridotto: 2,50 euro

La figura di Tina Modotti sarà anche al centro del convegno scientifico “Tina Modotti e la storia del ‘900”, promosso dall’università di Udine e in programma nei giorni il 19 e 20 novembre, con la partecipazione di alcuni tra gli studiosi più qualificati a livello nazionale e internazionale, di storici e storiche della fotografia, nonché delle più accreditate biografe di Tina Modotti negli Stati Uniti, nel Messico, in Spagna e in Italia.

Per chi è interessato ad approfondire le più recenti e inedite acquisizioni, relative alla storia personale e agli impegni politico-sociali della fotografa udinese, c'è anche il volume Tina Modotti La nuova rosa. Arte, storia, nuova umanità, a cura di Enzo Collotti, Marì Domini, Paolo Ferrari e Claudio Natoli.

Volume protagonista dell'incontro organizzato dal Forum Editrice Universitaria Udinese, lunedì 7 dicembre, alle ore 15.00, nella Sala Turchese del Palazzo dei Congressi di Roma (Eur), con Manuela De Leonardis, giornalista e critica d'arte e Maria Luisa Righi, storica, Fondazione Istituto Gramsci.

Foto | Tina Modotti: la nuova rosa. Arte, storia, nuova umanità, Courtesy Casa Cavazzini, Museo di Arte Moderna e Contemporanea, Comune di Udine
Via | Comitato Tina Modotti - Casa Cavazzini - Wikipedia

Vota l'articolo:
4.00 su 5.00 basato su 21 voti.  
  • shares
  • +1
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina: