Sian Davey Looking For Alice

Sian Davey guarda dentro di se, sua figlia Alice, oltre le nostre paure e pregiudizi sulla sindrome di Down

Per cambiare il mondo bisogna imparare a guardarlo in modo diverso. Un bisogno che diventa urgente quando la vita ci costringe a rimettere tutto in discussione, come accaduto a Sian Davey con la nascita di Alice.

Una psicoterapeuta con quindici anni di esperienza, un background che spazia dalle politiche sociali alle Belle Arti, ricorsa alla fotografia per esplorare i suoi paesaggi psicologici ed emotivi, insieme a quelli della famiglia e della comunità dalle quali trae il massimo di ispirazione e stimoli, in quanto microcosmo di dinamiche ed esperienze simili a quelle di ogni altra.

“My family is a microcosm for the dynamics occurring in many other families. Previously as a psychotherapist I have listened to many stories and it is interesting that what has been revealed to me, after fifteen years of practice, is not how different we are to one another, but rather how alike we are as people. It is what we share that is significant. The stories vary but we all experience similar emotions.”

Sian Davey

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Un viaggio nel quotidiano alla ricerca della sua piccola Alice, nata con la sindrome di Down e quel fardello di paure e pregiudizi ai quali nessuno ci potrà mai preparare, scoperti e dissolti da Sian Davey anche dentro di se. Trovando Alice e tutto quello che la rende speciale e uguale ad ogni altro bambino. Trasformando Looking For Alice in un libro per lei e tutti noi.

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“Alice è nata in un periodo in cui lo screening genetico di routine a dodici settimane di gestazione è un esame che serve a prevenirele nascite piuttosto che preparare al parto. Anche se ognuno di noi prende le sue decisioni in privato, l’effetto di questo test sulla società è che il novantadue per cento dei bambini con sindrome di Down vengono abortiti nella fase di screening pre-natale. Prima dell’introduzione dello screening, i bambini come Alice sarebbero stati gravemente emarginati e assistiti con limitate cure mediche.
Sono rimasta profondamente scioccata dal fatto che Alice fosse una bambina ‘imperfetta’. Non era quello che mi aspettavo. Le nostre prime esperienze in ospedale hanno fatto poco per limitare questa sensazione. Esaminando Alice la pediatra tirò indietro le gambe, spinse i pollici in profondità nell’inguine e ci consigliò di trattare Alice come qualsiasi altro bambino. Alice non si sentiva come qualsiasi altro bambino, ed io ero piena di ansia che rovinava ogni aspetto della nostra relazione. Le mie ansie penetrarono i miei sogni.
Sognai che Alice era fasciata in una coperta e che avevo dimenticato tutto di lei. Scartai la fasciatura nella quale era racchiusa per darle da mangiare, ma era coperta da un bianco fluido di negazione e abbandono. Nonostante io potessi nutrirla, non ero in grado di rispondere ai suoi bisogni di base.
Durante il tempo mi accorsi che Alice sentiva il mio rifiuto per lei e questo mi causò un ulteriore dolore. Ho visto che la responsabilità era del tutto mia, e ho dovuto scavare in profondità fra i miei pregiudizi per capire che affrontandoli e combattendoli avrei potuto avere una vita migliore.
Il risultato è stato che, quando le mie paure si sono sciolte come neve al sole mi sono innamorata di mia figlia. E così hanno fatto tutti i membri della nostra famiglia”.

Una foto pubblicata da Sian Davey (@siandavey1) in data: 31 Dic 2015 alle ore 08:34 PST

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