Walker Evans on the road

On the road con Walker Evans, da Bruxelles alla Via Emilia, da Arles alla grande retrospettiva americana al San Francisco Museum of Modern Art

Ogni viaggio sulla strada intrapreso dalla fotografia deve molto al contributo di un pioniere come Walker Evans, di profonda ispirazione per "The Americans" di Robert Frank, quanto per Lee Friedlander, Diane Arbus, Bruce Gilden o il realismo fotografico italiano degli anni quaranta, segnato dallo schietto realismo, la documentazione e l’analisi del suo "American Photographs", giunto clandestinamente in Italia nel 1939 e pubblicato sulla rivista Corrente con la recensione di Alberto Lattuada.

Un ribelle che ha attraversato la strada andando contro stili e convenzioni del tempo, lavorando di notte per potere essere libero di fotografare di giorno, la realtà, anche la più brutale, la gente e l'interazione con il paesaggio urbano, gli oggetti ordinari e la segnaletica, dalle comunità rurali durante la depressione americana, ai passeggeri della metropolitana di New York con una Contax 35mm nascosta sotto il cappotto, sperimentando il formato 35mm della Leica, quello della Rolleiflex 2 1/4, dell'ingombrante 8×10 o della pratica Polaroid SX-70, da convinto sostenitore che la fotocamera avesse poca importanza.

Walker Evans, Main, 1935

Pubblicato da Palazzo Magnani su Mercoledì 23 marzo 2016

Nell'ottobre 1929, l’indice Dow-Jones perse oltre 100 punti in tre giorni, la Grande Depressione che ne segui negli Stati Uniti e le tragiche ripercussioni negli ambienti rurali ed urbani degli stati del sud, furono documentate dal progetto fotografico della Farm Security Administration (FSA) e le 77.000 immagini scattate da Dorothea Lange ad Arthur Rothstein, da Carl Mydans a Gordon Parks, da Jack Delano a Ben Shahn, in misura indipendente anche da Margaret Bourke White, anche se il primo assignement fu affidato a Walker Evans.

Tra il 1935 ed il 1936, Evans trascorse 18 mesi a documentare le aspre condizioni di vita e lavoro delle comunità rurali di Pennsylvania, Mississippi, Louisiana, Alabama, Georgia, dalle case dei contadini ai lavori nei campi, distillando sacrifici e difficoltà da volti e paesaggi, con una nitidezza e ricchezza di dettagli ottenuti scattando principalmente in grande formato con una Folding 8x10.

Per il figlio della famiglia agiata di St. Louis che aveva abbandonato college prestigiosi per seguire il fermento creativo di New York e Parigi, con il sogno di diventare romanziere, prima di tornare alla fotografia sperimentata sin dal 1920, non era però concepibile non mostrare la realtà dei fatti per assecondare la politica di supporto al New Deal di Roosevelt e nel 1937 venne licenziato, ma questo non impedì alla forza delle sue fotografie di essere esposte in una personale al Museum of Modern Art di New York e nell'ormai celebre catalogo American Photographs.

Nel 1936 aveva iniziato anche a collaborare con James Agee che preparò i testi da associare alle foto di Evans nel libro Let us now praise famous men (1941), frutto del viaggio nel sud rurale degli Stati Uniti, mentre a Hale County (Alabama), dove i due furono presi per agenti sovietici da tre famiglie locali, le cui immagini diventarono l'emblema della Grande depressione, Evans e Agee giunsero per conto della rivista Fortune, anche se poi questa decise di non pubblicarla, tornando a visitare le famiglie di Hale County solo in occasione del 75º anniversario dalla nascita della rivista.

In ogni caso nel 1948, Evans è stato nominato editor di immagini a Fortune e questo per 17 anni gli hanno permesso di occuparsi della scelta delle fotografie e dell'impaginazione, insieme a quella del tema e la scrittura dei testi.

Il ruolo sviluppato da Evans per numerose riviste americane a partire dal 1929, che ha utilizzato per produrre un “contro-commento” alla società americana e ai suoi valori, arricchendo anche l'esperienza del docente di fotografia presso la Yale University e maestro di grandi autori come Robert Frank.

Un aspetto meno noto della produzione del fotografo, pioniere della fotografia moderna, in bianco e nero, documentale e della street photography, pur non disdegnando l'uso del colore e della sperimentazione artistica, quanto lo è stato dell’editing, della scrittura e del design grafico.

Walker Evans, Labor Anonymous, Fortune, November 1946, Courtesy The Metropolitan Museum of Art, New York.

Pubblicato da Fondation A Stichting su Giovedì 14 gennaio 2016

Uno stile e un metodo attenti alla stretta connessione e complementarietà tra immagini e testi, messo in risalto da Walker Evans. Anonymous, l'esposizione curata da David Campany, Jean-Paul Deridder e Sam Stourdzé, coprodotta dalla Fondation A Stichting di Brussels, insieme a Les Rencontres d’Arles.

Un viaggio nella celebrazione della vita di tutti i giorni di Evans che passa per i cittadini senza nome incontrati lungo le strade americane, attraverso le pagine di riviste originali, stampe d'epoca e materiale connesso.

La mostra, esposta alla Fondazione A. Stichting di Bruxelles, fino al 3 aprile 2016, coincide con la pubblicazione del libro Walker Evans, Labor Anonymous (Thomas Zander & Verlag Der Buchhandlung Walther König), ma prima di arrivare al Musée Départemental Arles Antique, in occasione di Les Rencontres de la photographie, Arles 2016, passerà per La via Emilia della XI edizione di Fotografia Europea.

L’exposition à la Fondation A Stichting coïncide avec la parution du livre Walker Evans, Labor Anonymous (Thomas Zander & Verlag Der Buchhandlung Walther König).

Pubblicato da Les Rencontres de la photographie, Arles su Martedì 9 febbraio 2016

Per la prima volta in Italia, in occasione del viaggio intrapreso dalla XI edizione del festival reggiano che torna lungo LA VIA EMILIA. Strade, viaggi, confini, insieme a Walker Evans. Anonymous (Catalogo Silvana editoriale), Palazzo Magnani ospiterà anche Walker Evans Italia a cura di Laura Gasparini (Catalogo Silvana editoriale).

Questa seconda mostra prodotta espressamente per Fotografia Europea 2016, proporrà 50 sue fotografie, tra le più famose, provenienti da collezioni pubbliche e private italiane, capaci d’ispirare il linguaggio poetico di molti dei fotografi protagonisti di Esplorazioni sulla via Emilia, da Ghirri a Basilico, da Guidi a Barbieri. A prova di ciò, saranno esposti alcuni esemplari scatti degli stessi autori italiani scaturiti dalla riflessione sulla lezione del grande maestro americano, insieme a pubblicazioni degli anni trenta e quaranta che testimoniano la presenza di Walker Evans nella storia del cinema e della fotografia italiana del dopoguerra.

Walker Evans, Alabama, 1936

Pubblicato da Palazzo Magnani su Mercoledì 23 marzo 2016

Un post condiviso da SFMOMA (@sfmoma) in data:


A riprendere il viaggio lungo la strada e cinque decadi di quotidiano e America del XX secolo con Walker Evans, è la grande retrospettiva del San Francisco Museum of Modern Art (SFMOMA) (30 settembre 2017 - 4 febbraio 2018), realizzata in collaborazione con il Centre Pompidou di Parigi, portando in mostra più di 300 stampe in gran parte inedite, che spaziano dai primi scatti della fine degli anni 1920 alle Polaroid degli anni settanta, insieme ad un centinaio di documenti e oggetti che arrivano dalla collezione personale del fotografo.

Un post condiviso da SFMOMA (@sfmoma) in data:


Foto | Walker Evans a Fotografia Europea 2016
Via | CLP Relazioni Pubbliche

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