XI comandamento: non dimenticare l'antologica di Mustafa Sabbagh

L'undicesimo comandamento di Mustafa Sabbagh sonda le pieghe più profonde della natura umana, dimentica della sua stessa umanità

Non dimenticare chi siamo, per la nostra memoria fallace e menzognera dovrebbe essere un dovere sociale, una sorta di comandamento laico, come quello che sonda il lato più profondo della natura umana con la prima antologica di Mustafa Sabbagh.

Un imperativo imprescindibile dall'unicità dell'essere umano, troppo umano, inevitabilmente imperfetto, come la vera bellezza che ferisce e tutto quello che dimora sotto la pelle, 'messa a nudo' dall'obiettivo di questo visionario dell'immagine 'elegante e inquietante, coraggiosa e disturbante' che usa la fotografia come forma d’arte, sperimentazione e atto d'amore romantico che non ammette infedeltà, ma sa sondare margini e profondità.

Mustafa Sabbagh

Italo-palestinese, nato ad Amman (Giordania), allevato tra l’Europa ed il Medio Oriente, con imprinting cosmopolita e attitudine nomade.

Già assistente di Richard Avedon e docente al Central Saint Martins College of Art and Design di Londra, dopo una brillante carriera come fotografo di moda riconosciuta dai magazines più prestigiosi del mondo, Sabbagh decide di concentrare la sua ricerca nell’arte contemporanea per mezzo della fotografia e della video-arte, attraverso una sorta di contro-canone estetico dove il punctum è la pelle - diario dell’unicità individuale.

Armonia dell’imperfezione, indagine psicologica e studio antropologico attraverso la costruzione dell’immagine, sono gli stilemi che Sabbagh trasferisce con disinvoltura dalle pagine patinate, ai white cubes dei musei e delle gallerie più famosi del mondo - tra cui il Musée de l’Élysée di Losanna, considerato tempio internazionale della fotografia.

Spesso protagonista di interviste e documentari che indagano nelle sue visioni, nel 2013 Sky Arte HD, attraverso la serie Fotografi, lo ha eletto tra gli 8 artisti più significativi del panorama nazionale contemporaneo. Ad oggi Mustafa Sabbagh è stato riconosciuto, da uno storico dell’arte e della fotografia quale Peter Weiermair, come uno dei 100 fotografi più influenti al mondo, ed uno dei 40 ritrattisti di nudo - unico italiano - tra i più rilevanti su scala internazionale.

Le sue opere sono presenti in numerose pubblicazioni accreditate internazionalmente (tra cui Faces – the 70 most beautiful photography portraits of all time, a cura di Peter Weiermair), in monografie già sold-out (tra cui About Skin, ed. Damiani, acquisita all’interno della biblioteca di libri d’arte della Tate Gallery, Londra), e in molteplici collezioni permanenti, in Italia e all’estero - inclusa la storica Collezione Arte Farnesina, la collezione permanente di ArteFiera (Bologna), l’acquisizione di un suo intero progetto nella collezione permanente di arte contemporanea del MAXXI - Museo nazionale delle Arti del XXI secolo (Roma) e l’acquisizione di un’opera commissionatagli in partenariato dalla Fondazione Ferrara Arte e dalla Casa Museo Boschi - Di Stefano (MI).

Libri e Monografie
2014 _ 17:17, libro d’artista, edizione limitata e firmata di 34 copie, ed. Danilo Montanari – acquisito dalla collezione permanente di libri d’artista del MAXXI (Roma) e dalla Fondazione Maramotti (Reggio Emilia)
2013 _ Solo, libro d’artista, edizione limitata e firmata di 81 copie, a cura di Peter Weiermair
2012 _ Hidden Souls, edizione limitata di 200 copie
2012 _ Memorie Liquide, ed. Fondazione Ferrara Arte
2010 _ About Skin, Damiani Editore – acquisito dalla collezione della Tate Gallery (Londra)

Raccolte
2015 _ Faces. The 70 most beautiful photography portraits of all time - edizione limitata di 500 copie, a cura di Peter Weiermair
2013 _ The Naked and The Nude - edizione limitata di 500 copie, a cura di Peter Weiermair

Special Projects [selezione]

2016 _ M Sabbagh per M Sironi, Casa Museo Boschi Di Stefano, Milano
In occasione della partenza della “Venere dei Porti” di Mario Sironi (1919) per la mostra “De Chirico a Ferrara. Metafisica e avanguardie” (Palazzo dei Diamanti, Ferrara, Casa Museo Boschi Di Stefano accoglie nella propria collezione permanente l’opera su commissione “Venere Nera” dell’artista italo-palestinese Mustafa Sabbagh, aprendo la strada ad un progetto atto ad incrementare la collezione con interpretazioni di alcuni fra gli artisti più celebri del nuovo millennio, ricalcando oggi quello che è stato il suo stesso spirito mecenatico: specchio vivo dello Zeitgeist della propria epoca e, al contempo, strumento di conoscenza delle nuove correnti artistiche.

2015 _ Controcanto: Masterclass by Mustafa Sabbagh, MAXXI Museo delle Arti del XXI secolo, Roma
MAXXI - Museo nazionale delle Arti del XXI secolo e l’Università IUAV di Venezia promuovono un momento di alta formazione nell’ambito dell’arte contemporanea e della creazione fotografica dell’immagine: una Masterclass di due giorni con Mustafa Sabbagh, riservata a soli 10 partecipanti segnalati per merito direttamente dalle migliori accademie nazionali, per offrire un’importante occasione di approfondimento, favorire l’alta formazione e un approccio personale one to one con l’artista.

2014 _ Trame di Cinema. Danilo Donati e la Sartoria Farani, Museo di Villa Manin, Udine – libro pubblicato da Silvana Editoriale
In occasione della mostra "Trame di Cinema", che ha proposto la collezione di costumi di scena disegnati da Danilo Donati per la Sartoria Farani (premio Oscar per i costumi di "Romeo e Giulietta" di Franco Zeffirelli nel 1969, per il "Casanova" di Federico Fellini nel 1977, ed Oscar alla Carriera nel 2014), Mustafa Sabbagh ha interpretato i costumi originali commissionati da alcuni dei più importanti maestri del cinema italiano, da Federico Fellini a Pier Paolo Pasolini, da Franco Zeffirelli a Alberto Lattuada, conferendo loro la sacralità atemporale di una posa. Creazioni iconiche indossate da figure reali, col volto coperto di nero, nel devoto rispetto dei registi, degli attori e degli artisti che le restituirono alla storia del cinema.

2013 _ Mustafa Sabbagh: Sights of Zurbarán, Museo di Palazzo dei Diamanti, Ferrara - pubbl. ed. Fondazione Ferrara Arte
Mustafa Sabbagh è stato invitato da Ferrara Arte a realizzare un progetto fotografico a Palazzo dei Diamanti in occasione dell’allestimento della mostra “Zurbarán. 1598 – 1664”. L’artista ha lavorato su un doppio registro, confrontandosi con le tele del maestro spagnolo e con le sale espositive. A interessarlo sono stati gli effetti di luce, ma soprattutto le ombre presenti nei quadri di Zurbarán. Ed è in questa chiave che l’artista ha interpretato lo spazio di Palazzo dei Diamanti e il lavoro di allestimento dei dipinti, dando vita alla nascita di un libro d’artista prodotto dal Palazzo dei Diamanti.

In Video
www.vimeo.com/mustafasabbagh
Video Documentario
2013 _ SkyArte HD – Fotografi: Mustafa Sabbagh. About Skin

Una profonda riflessione sul Sé e altro che l'artista Italo-palestinese, nomade e cosmopolita per temperamento, lascia emergere da frammenti di realtà mitica e macabra, tutte le sfumature di rinascita del nero e la ricchezza della diversità, spinta oltre canoni estetici e morali, consuetudini condivise e pregiudizi incarniti, i confini della fotografia e le potenzialità dei linguaggi dell'arte contemporanea.

«Uno schizofrenico non dimentica. Uno schizofrenico accumula. Come in un disturbo da personalità multipla, come in uno zapping impazzito»

Mustafa Sabbagh

Con la schizofrenia di chi non dimentica, chi accumula anche contraddizioni necessarie, Sabbagh cura l'installazione della schizofrenia contemporanea nell'archeologia industriale dello ZAC ai Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo, appena trasfigurata dall'Anthologia resiliente di Letizia Battaglia e già proiettata alla biennale d’arte internazionale Manifesta 12 del 2018.

2000 mq per oltre 75 celebri opere fotografiche, 10 opere video e tre nuove video-installazioni site-specific, con l'installazione fotografica acquisita dalla collezione permanente di arte contemporanea del MAXXI – Museo delle Arti del XXI secolo (Roma), presentata in anteprima assoluta, insieme ad altre opere inedite per non dimenticare!


    Non dimenticare in Onore al Nero, serie fotografica che lo ha reso celebre nel mondo, riflessione personale e sfida sociale a partire dal lato oscuro individuale, che sovverte le convenzioni attraverso la multidimensionalità di uno #000, e richiama la storia dell’arte reinterpretandola.

    Non dimenticare in Candido, progetto inedito, assoluzione laica concessa da chi sa condividere le colpe attraverso gli occhi incontaminati - e le mani insanguinate - di un bambino, come in Das Unheimliche, di freudiana memoria, in cui viene insanguinata l’aspettativa adulta rispetto al c.d. “diverso”.

    Non dimenticare in Chat Room, lettera d’amore/sinfonia del dolore tra un povero Cristo e un povero Diavolo, e in Dark Room, riscoperta dell’innocenza attraverso un atto voyeuristico.

    Non dimenticare in anthro_pop_gonia, videoinstallazione anch’essa inedita in Italia, filo d’Arianna dalla storia della mitologia greca alla storia del vizio contemporaneo.

    Non dimenticare in Made in Italy© - Handle with care, schiaffo cinico a domande sussurrate, non urlate - come dovrebbero essere quelle foriere di rivoluzione. Che cos’è davvero un corpo estraneo, in una società infetta dall’ottusità? Inutile cercare di dimenticarlo, davanti alla serialità di un delitto perpetrato dall’uomo verso l’uomo, nel mare nero dell’installazione - concepita appositamente dall’artista per Palermo - 09.2015: 3944.


Un viaggio nell'umanità dimentica della sua stessa umanità, per risvegliare l’urgenza di integrazione individuale e sociale, che Mustafa Sabbagh da rivoluzionario in smoking, rivolge a Palermo con XI comandamento: non dimenticare, la sua prima antologica inaugurata sabato 21 maggio 2016, accompagnata dal libro d'autore arricchito da testi critici come quelli raccolti nel box a scomparsa che segue (basta un click per aprirlo).

Libro d’autore: Mustafa Sabbagh. XI comandamento: non dimenticare


edizione limitata in 601 copie + 40 collector’s edition con opera inedita firmata, in tiratura esclusiva di 40
copertina rigida
344 pp.
173 illustrazioni
codice isbn #978 88 98120 86 4
realizzazione: Tipografia Altedo
progetto grafico: Aspirine.co.uk
casa editrice: Danilo Montanari Editore
coordinamento editoriale: Fabiola Triolo
testi critici di [in ordine alfabetico]: Marcello Carriero, Andrea Cusumano, Marina Dacci, Fabio De Chirico, Antonio Mancinelli, Leoluca Orlando, Giulia Pedace, Antonella Purpura, Davide Sarchioni, Fabiola Triolo, Peter Weiermair.

Tra gli estratti ...

«Sabbagh campiona e remixa, come un dj estetico, simboli e oggetti di una cultura di cui confonde codici visuali e destinazioni d'uso. Un'estetica cruda e brutale che reinventa il corpo, lo esalta, o gli dà una nuova cornice. Manda così nel mondo soggetti mostruosi, neri, enigmatici, inquietanti, grotteschi, pronti per una passerella dell'inconscio. Soggetti-oggetti che ridefiniscono la relazione tra essere e apparire, per approdare a una definitiva uguaglianza di senso, dove la forma equivale alla sostanza. Mandando all'inferno qualsiasi codice estetico codificato, l'artista rimanda a un mondo mitico, macabro, sorprendente: ovvero tutto ciò che la sua arte è destinata a voler suscitare» Antonio Mancinelli

«Archetipi della storia dell’arte - fiamminghi e rinascimentali in primis - abbandonano studioli e cappelle votive per frequentare alberghi ad ore, periferie suburbane, chat room e dark room, nuovi luoghi di aggregazione sacra e culto profano. La luce è quella intimamente persuasiva della fiammella di una sola candela, accesa da Caravaggio nel suo Narciso e tenuta in vita dal Narcissus di Benczúr Gyula e dal Barry Lyndon di Stanley Kubrick. I colori sono freddi, composti, immersi in un luogo senza rumore, se non quello del nostro stesso alterato respiro. La raffinata ossatura scenica, della quale Sabbagh è maestro nella composizione, è figlia di un eclettismo culturale sporco della più profonda, e più inconscia, introspezione, che si fa scudo delle sue stesse paure per stanarle, puntare loro il flash addosso e smascherarle» Fabiola Triolo

«Sabbagh è l’alchimista che, attingendo dalla vita reale, compone e reinventa continuamente frammenti allucinati di realtà per svelarne l'essenza più profonda, oltre i pregiudizi e le apparenze della quotidianità, nella compulsiva e vitale ricerca della verità. Di fronte ai suoi lavori cadono i tabù e le convenzioni sociali e ci si ritrova nudi, spogliati delle maschere sociali (invisibili tanto quanto mistificanti), dei travestimenti e di tutti gli orpelli di cui ci si serve per nascondersi, soli con i propri desideri e le proprie paure, con le proprie manie, smanie e perversioni, di fronte ad un'immagine che, in fondo, si pone quale autentico e naturale riflesso di noi stessi» Davide Sarchioni

«Chi conosce l’intero corpus artistico di Sabbagh non può che essere stato catturato dalla sua toccante intimità, dalla sua sensualità, che l’artista proietta non solo sul corpo umano, ma sulla stessa natura umana nel suo insieme. Uno degli stilemi che lo contraddistingue, e di cui è possibile scorgere un maturo sviluppo nell’arco del suo percorso artistico, è la creazione di dittici: due immagini costruite in correlazione, che insieme suggeriscono una narrazione. Il compito di creare tra loro un legame emotivo, di qualunque natura esso si tratti, è affidato a chi le osserva. La postura dell’effigiato a sinistra, influenza l’interpretazione del paesaggio - e della sua atmosfera - a destra. È attraverso questo riconoscibilissimo impiego del topos classico del Doppelgänger che, a mio avviso, Sabbagh ha marchiato a fuoco, con uno dei suoi maturi sigilli artistici, il campo della fotografia contemporanea» Peter Weiermair

«La vera bellezza ferisce»

Mustafa Sabbagh

XI comandamento: non dimenticare


mostra realizzata con il supporto e la collaborazione di:
Comune di Palermo - Assessorato alla Cultura
Dirigenza Area Musei e Spazi Espositivi del Comune di Palermo
Centro Studi Storici e Umanistici della Città del Sole [Cosenza]
FPAC Francesco Pantaleone Arte Contemporanea [Palermo]
Rizzuto Gallery [Palermo]
Accademia di Belle Arti di Palermo
Kontatto [Bologna]
Tipografia Altedo [Bologna]
One of Those – tracks for humans [Parma]
RPH – Rufus Photo Hub [Brescia]

martedì-domenica, ore 9.30-18.30

Mostra antologica di MUSTAFA SABBAGH

21 maggio - 17 luglio 2016
Inaugurazione: 21 maggio ore 18.30
ZAC Zisa Zona Arti Contemporanee
Cantieri Culturali alla Zisa
via Paolo Gili, 4
Palermo

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XI Comandamento: Non dimenticare- Forlì

Sabato 14 ottobre 2017, i Musei San Domenico di Forlì inaugurano la II^ tappa dell’antologica di "XI Comandamento: Non dimenticare", curata dallo stesso Mustafa Sabbagh, con opere fotografiche, video e due percorsi filologicamente distinti all’interno dello spazio museale, fino al 14 gennaio 2018.

Un ciclo pittorico inedito di Sabbagh è pronto a nutrire l'installazione ambientale nella Chiesa di San Giacomo, accanto ai cicli fotografici di "About Skin" (2010), "Memorie Liquide" (2012) e "Onore al Nero" (2014 – cont.), alla video-installazione "anthro-pop-gonia" (2015) e alle due opere multimediali "Das Unheimliche" (2016) e "Dark Room" (2016) , mentre le sale dei Musei San Domenico, condivise con l’antologica di Elliott Erwitt, ospitano il contributo alle celebrazioni per il bicentenario della creazione dell’Ebe di Canova, simbolo artistico di Forlì.


    Ambrosia vs. tabacco. Marmo niveo vs. pece densa. Hebe vs. Hebe [2017].
    Ha percorso due secoli in punta di piedi; si è ora seduta, si è spogliata, ha chiuso gli occhi e così facendo, ancor prima di offrirsi allo sguardo, si è guardata.

    Mustafa Sabbagh conduce una riflessione sul significato di Libertà incarnato dall’Ebe di Antonio Canova [1817] - capolavoro della classicità statuaria conservato ai Musei San Domenico - riconducendolo alla contemporaneità attraverso il suo noto gesto. Laddove Canova agì in levare, intervenendo su un blocco di marmo per liberare la dea intrappolata nella roccia, Sabbagh fende la luce per liberare la donna intrappolata nel canone.

    Altera, ieratica, compatta. Imbevuta di nero, levigata di ombra, l’Ebe di Sabbagh abbandona la plasticità della posa per raccogliersi in se stessa. Il panneggio del tessuto – non più decoro, ma conforto – è un continuum con le increspature della pelle, geografia di un vissuto consumato nella sua sacra carnalità, magnificato nell’atto dell’artista. Il nostro sguardo, di spettatori e voyeur, non ha più necessità di rivolgersi verso l’alto perché l’Ebe di Sabbagh - metafora eterna di Libertà - è finalmente a misura d’uomo. Nobile come una dea, divina come una donna, granitica nel suo consapevole abbandono del bianco accecante a favore del nero profondo, della perfezione preconfezionata a favore dell’unicità. È questa la Libertà, per l’artista e per l’uomo: sedersi, spogliarsi, chiudere gli occhi e, finalmente, guardarsi.

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"Flash schizoidi del suo corpus artistico anteriore, un’opera di video-mapping proiettata su uno dei gessi originali del Canova e l’opera fotografica inedita dedicata all’Ebe – donata alla Città per l’esposizione permanente nei Musei - accompagneranno un florilegio da un nuovo ciclo dell’artista, ritraente i modelli originali delle sculture del Canova conservati nella Gipsoteca di Possagno, seriamente danneggiati durante i bombardamenti del 1917: “Ferite”, da cui il titolo del nuovo progetto, come magnificat dell’unicità"

L'efferata bellezza, scovata da Sabbagh dove la maggior parte di noi non si sognerebbe mai di cercarla, nutre anche le installazioni concepite per assecondare la natura degli spazi della Fondazione Dino Zoli, con l’installazione del celebre ciclo fotografico "Made in Italy© - Handle with Care" (2015, già acquisito dalla collezione permanente di arte contemporanea del MAXXI di Roma), mentre la Galleria Marcolini ospita la video-installazione "Chat Room" (2014), lettera d’amore tra un Cristo e un Giuda figli di una contemporaneità che chiede resurrezione.

XI Comandamento: Non dimenticare
14 ottobre 2017 - 14 gennaio 2018
Musei San Domenico
Piazza Guido da Montefeltro, 12,
Forlì

Via | XI comandamento: non dimenticare © Courtesy Mustafa Sabbagh

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