La crisi europea di migranti e profughi documentata da Alessandro Penso

Alessandro Penso fotografa l'odissea di migranti, rifugiati e richiedenti asilo in Europa

La crisi di profughi e rifugiati è da tempo globale, arrivando fin dove riesce a spingersi chi fugge da ogni genere di conflitto in ogni angolo di mondo e, anche se per chi stila statistiche e classifiche, l'Unione Europea non sembra comparire nella top ten dei paesi che accolgono più rifugiati, non è da sottovalutare la sfida alla quale è sottoposta con il crescente incremento dei richiedenti asilo.

Una vera odissea di popoli e genti che da anni Alessandro Penso documenta, lambendo i confini di paesi e politiche europee, dalle coste di Malta all'Italia, da Spagna, Bulgaria e Francia, agli avamposti greci.

L'isola di Lesvos, meglio nota come Lesbos, continua ad essere lontana dalla rotta di turisti che bramano la Grecia, come dal cuore nevralgico dei flussi migratori che la investono ormai quotidianamente.

La verde terra di Saffo e Alceo, libertà e poesia, trovandosi a otto miglia nautiche dalla costa della Turchia, fa comunque fatica a gestire l'avamposto di profughi e rifugiati in gran parte siriani, afghani e iracheni che sbarcano sulla sua costa.

Stando ai dati UNHCR, circa 500.000 degli 850.000 rifugiati arrivati in Grecia via mare, approdano sulle spiagge di Lesvos, prima di intraprendere l'odissea che li trattiene a lungo in campi profughi affollati ed mal gestiti, in attesa che la loro richiesta di asilo sia accettata o respinta.

Uomini, donne e bambini in fuga da guerre e conflitti, come quelli fotografati da Alessandro Penso, vincitore del Magnum Foundation Emergency Found e del World Press Photo 2014 nella categoria ‘General News’.

LESVOS, GREECE - AUGUST, 1, 2015. Three Greek men who were out fishing, Tasos Sarantoy, Stelias Mounitzis and Stonvros Drosos, rescue three Syrians who had jumped overboard to make their dinghy lighter in order to protect a pregnant woman, after their dinghy began to sink on August 1, 2015 on the island of Lesvos, Greece. Tasos Sarantoy, a 50-year old teacher, said, "We can't take them in but we can't leave them to die at sea either, we don't know what to do." He said they were fishing when they heard yelling and that when they reached them, the Syrians were afraid because one of their friends had disappeared in the sea. They looked for him and thankfully, when they arrived at the rocks on the shore, they discovered he was safe. #refugeecrisis #refugees #migrants #nobelprize #Greece #Lesbos

Una foto pubblicata da Alessandro Penso (@pensovic) in data:


Ritratti di esistenze alla deriva e approdi che abbracciano il futuro, tra manti termici che abbracciano madonne con bambino e giubbetti di salvataggio buoni solo per discariche a cielo aperto, fotografati da Penso insieme alle condizioni di disagio che sono costretti a vivere quanti sopravvivono alle traversate in mare.

"Quando stavo lavorando insieme al fotografo Santi Palacios, abbiamo visto che alcune delle coppie che stavano arrivando piangevano. Ci siamo avvicinati a loro, erano afgani, e abbiamo potuto constatare che il loro bambino era deceduto durante la traversata".

Alessandro Penso

Condizioni riconducibili alle severe norme con le quali gli avamposti greci non rispettano il regolamento di Dublino, adottato dall’Unione Europea in tema di diritto d’asilo, sottoscritto anche da paesi non membri come la Svizzera.

Questo in aggiunta alla condotta della polizia costiera che distrugge le barche che si avvicinano alla costa e omette i soccorsi ai rifugiati, ma anche ai mass-media, citati da Penso tra i principali responsabili della perdita di empatia ed umanità da parte dei cittadini.

: Lesvos. Greece. Oct. 24, 2015. An unaccompanied minor waits in line to enter the Moria registration centre on the Greek island of Lesvos. According to UNHCR, approximately 850,000 refugees and migrants, including children, arrived in Greece by sea in 2015. Of these, just over 500,000 landed on Lesbos, a Greek island around eight nautical miles from the Turkish coast. Although at the centre of migration flows, Lesbos had nothing to offer the mainly Syrian, Afghan and Iraqi refugees, asylum seekers and migrants who arrived there. Once they reached Europe’s beaches, they were welcomed with a long trek across the island’s mountainous interior, followed by days and nights spent in crowded refugee camps, where not even a place in a tent was guaranteed and where basic amenities such as toilets and showers were lacking. But it was in those under-serviced and poorly managed camps that they had to stay, in order to obtain the required registration to allow them to travel legally through Greece and continue their journey of hope towards other European countries, such as Germany and Sweden. #refugees #migrants #refugeecrisis #unaccompaniedminors #Lesvos #Lesbos #Greece #Europe #everydayrefugees

Una foto pubblicata da Alessandro Penso (@pensovic) in data:


Dalla Grecia alla Sardegna, 40 immagini che documenta il dramma dei rifugiati nell’avamposto greco, arrivano in mostra a Palau (Sassari) con "Lesvos", tra i protagonisti della sezione fotografica del Festival internazionale Isole che Parlano, giunto alla sua ventesima edizione con fotografi come Mario Dondero, Cristina Garcia Rodero, Letizia Battaglia, Romano Cagnoni, Francesco Cito, Mattia Insolera. .

Il Festival aperto dalla tromba di Paolo Fresu, andrà avanti dal 5 all’11 settembre, mentre Lesvos di Alessandro Penso resterà allestita nel centro di documentazione del territorio di Palau (via Nazionale, 113), fino al 30 settembre 2016, dopo l'inaugurazione dell'8, alle ore 21.30, seguita dalla lezione/incontro con il fotografo "Riflessioni sull’etica di un mestiere".

Foto | Lesvos. Alessandro Penso, Courtesy Isole che Parlano

Aggiornamento alla segnalazione del 31 agosto 2016

Dopo l'exhibition en plein air ospitata da Fotoleggendo, Officine Fotografiche Roma torna ad ospitare l'odissea 'europea' di rifugiati, richiedenti asilo e migranti, documentata per anni da Alessandro Penso.

"Ho provato a scavare dentro al nostro territorio per vedere come queste persone vivevano e il modo in cui i loro “diritti” venivano rispettati in Europa. Ho visto paesi come la Grecia rifiutare le richieste di asilo fino al 99.5 %, supportando ideologie razziali, poi sfociate in attacchi violenti contro i migranti, come ad esempio la storia di Mohamed, investito di proposito. Ho visto centinaia di minori non accompagnati rischiare la vita per spostarsi da un paese europeo all’altro; costruire muri e ghetti in Bulgaria con i soldi donati dalla Comunità Europea, cancellando così parole come integrazione e solidarietà. Ho visto Paesi come Malta e Spagna lottare con i denti per uscire dalle tratte di chi cerca protezione in Europa. Il fallimento delle politiche europee è risultato evidente nel 2015 quando l’Europa non è riuscita a far fronte al milione di persone che hanno marciato alla volta di Berlino chiedendo che i diritti della Convenzione di Ginevra fossero rispettati."

Alessandro Penso

Un viaggio condensato in 63 fotografie e la mostra OneDay, curata da Annalisa D’Angelo e patrocinata da Medici Senza Frontiere, a partire dalla giornata inaugurale di giovedì 6 ottobre.

Una buona occasione per riflettere su una crisi di portata globale e il modo nel quale si sta affrontando, magari sostenendo anche MSF che offre assistenza medico-umanitaria a sfollati, rifugiati e richiedenti asilo in più di 30 Paesi, e la campagna #Milionidipassi che chiede ai governi e alla comunità internazionale un cambio di passo per affrontare il tema delle popolazioni in movimento come un’urgente questione umanitaria, non più come un problema di sicurezza.

oneday-di-alessandro-penso.jpg

OneDay
di Alessandro Penso

6 - 27 ottobre 2016
Inaugurazione giovedì 6 ottobre, ore 19.00
Officine Fotografiche Roma
via G.Libetta, 1
Roma

Foto | OneDay di Alessandro Penso, Courtesy Officine Fotografiche Roma

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