Elliott Erwitt & André S. Solidor a colori e bianco e nero

Le sfumature più drammatiche e ironiche di storia e cultura contemporanea, in mostra con gli scatti in bianco e nero e a colori di Elliott Erwitt e il suo irriverente alter ego André S. Solidor

Quando si tratta di Elliott Erwitt, la testa mozzata di un pesce che fuma un sigaro, o una passeggiata in aiuto con un leone 'alla guida', sanno cogliere i medesimi barlumi di denuncia e sottile ironia del quotidiano, ai quali ci ha abituato il grande fotografo Magnum, inquadrando grandi icone e contraddizioni del 900, insieme agli eccessi della fotografia contemporanea, affrontata con 'le dita nel naso' e un alter ego irriverente come André S. Solidor, indossando baffo e chioma rigogliosa.

Un post condiviso da federica (@feederina) in data: 18 Ago 2017 alle ore 05:40 PDT

Uno straordinario narratore del contemporaneo, dall’America degli anni Cinquanta, allo star system hollywoodiano degli anni Sessanta, dalla pubblicità e i film degli anni '70 e '80 alla fotografia di moda del 2000, dalla strada ad altezza marciapiede e chihuahua con il dolce vita, all'orizzonte (in)finito dello specchietto retrovisore di un’automobile.

"Nei momenti più tristi e invernali della vita, quando una nube ti avvolge da settimane, improvvisamente la visione di qualcosa di meraviglioso può cambiare l’aspetto delle cose, il tuo stato d’animo. Il tipo di fotografia che piace a me, quella in cui viene colto l’istante, è molto simile a questo squarcio nelle nuvole. In un lampo, una foto meravigliosa sembra uscire fuori dal nulla"

Elliott Erwitt

Sei decenni di storia drammatica ed esilarante della civiltà contemporanea, colta con tutte le sfumature ai sali d'argento del bianco e lo spettro cromatico del colore, ancora poco noto in Italia, almeno fino a quando il Palazzo Ducale di Genova ospita Eliott Erwitt Kolor and André S. Solidor.

La mostra, curata da Biba Giacchetti e prodotta da Civita Mostre con la collaborazione di SudEst57, comprende circa 135 scatti, selezionati personalmente da Elliott Erwitt dai suoi più grandi progetti a colori.

Ad arrivare in mostra è una selezione dell'archivio dei vecchi negativi Kodak, confluito nel grande volume retrospettivo Kolor, insieme alla sottile parodia del mondo dell’arte contemporanea, esilarante e irriverente, come l'acronimo (A.S.S) del suo alter ego André S. Solidor, già raccolto nelle pagine di The Art of André S. Solidor aka Erwitt Elliott (teNeues, New York, 2009).

Il personaggio di André S. Solidor, indossato da Elliott come una maschera dissacrante, devota all'uso indiscriminato e fine a se stesso di eccentricità, photoshop e nudità, porta in mostra la parodia esilarante del mercato dell'arte e di un certo tipo di fotografia.

André S. Solidor è nato nel 1962 nell'entroterra selvaggio della Guiana francese, nella cittadina di Grand Citron, nel distretto di Saint-Laurent-du-Maroni, da madre indiana e padre aristocratico francese del quale si persero le tracce subito dopo la sua nascita. Fin da piccolo André ha dimostrato una forte sensibilità visiva e un notevole talento nel disegno. All'età di 14 anni il giovane André fu mandato a Haiti per lavorare al raccolto in una piantagione di cassava e fu là, nel più imprevedibile dei luoghi, che scopri la fotografia. L'ispirazione giunse da un fotografo della rivista Life che passava da quelle parti per documentarne la povertà. Egli divenne amico del giovane e sensibile Solidor e ne coltivò il talento. Fu così che André apprese, con sua grande gioia e sorpresa, che la fotografia sarebbe stata la sua missione nella vita e la sua via di fuga dal bisogno, oltre che il suo biglietto d'ingresso nel meraviglioso mondo dell'arte.

Durante la mostra, alla sua lunga ed eclettica carriera è dedicata anche l’intervista da cui è tratto un video, proiettato insieme ad un secondo filmato, più breve ed ironico che accompagna la sezione dedicata ad André S. Solidor.

Il biglietto per visitare la nostra sarà integrato con quello per visitare quella dedicata a Henri Cartier-Bresson Fotografo, allestita alla Loggia degli Abati, da sabato 11 febbraio a domenica 16 luglio 2017, ma prorogata fino al 3 settembre 2017.

Elliott Erwitt Kolor
and André S. Solidor

10 febbraio – prorogata fino al 3 settembre 2017
Palazzo Ducale
Sottoporticato
Piazza Matteotti, 9
Genova

Dopo tante esposizioni e pubblicazioni, dedicate ai diversi progetti e le molteplici prospettive offerte dall'acuto osservatore e illustre documentarista, degli aspetti più drammatici e ironici della storia e cultura contemporanea, la più ampia e completa retrospettiva delle immagini in bianco&nero e a colori di Elliott Erwitt, arriva in mostra a Forlì con Personae, in sintonia con lo spirito che anima un sessantennio di scatti del grande fotografo e l’ottava edizione della Settimana del Buon Vivere (23 settembre - 1° ottobre 2017).

Dal 23 settembre 2017 al 7 gennaio 2018, la mostra curata da Biba Giacchetti con il progetto di allestimento di Fabrizio Confalonieri, studiato in esclusiva per gli spazi museali di Forlì, offre un viaggio nelle 170 stampe selezionate personalmente dal fotografo, spaziando dagli istanti di gioia rubati dallo specchietto retrovisore di un'auto, alla fragranza di pedalate lungo i viali della Provenza, dalle sfumature ai sali d'argento a quelle in Kolor, passando per quelle dissacranti di André S. Solidor.

La mostra promossa dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, con Civitas, Romagna Terra del Buon vivere e con il Comune, l’Assessorato e il Servizio Cultura e Musei di Forlì, è organizzata ancora una volta da Civita Mostre con la collaborazione di SudEst57.

Elliott ERWITT. PERSONAE
23 settembre 2017 – 7 gennaio 2018
Musei San Domenico
Piazza Guido da Montefeltro, 12
Forlì (FC)

Elliott Erwitt: biografia di un maestro di ironia e poesia del contemporaneo

Elio Romano Erwitz, meglio noto come Elliott Erwitt nasce il 26 luglio del 1928 a Parigi, da genitori ebrei di origine russa. Cresciuto in Italia (a Milano), a 10 anni si trasferisce con la famiglia in Francia che lascia nel 1939 per sfuggire alle persecuzioni del fascismo, stabilendosi dapprima a New York e successivamente a Los Angeles.

Durante i suoi studi alla Hollywood High School, Erwitt lavora in un laboratorio di fotografia sviluppando stampe "firmate" per i fan delle star di Hollywood.

Servendo l'esercito americano come assistente fotografo, nel 1949 torna in Europa viaggiando e immortalando a lungo realtà e volti in Italia e Francia, iniziando la sua carriera di fotografo professionista.

Durante le sue incursioni newyorchesi a caccia di lavoro, la grande opportunità gli viene offerta dall’incontro con personalità come Edward Steichen, Robert Capa e Roy Stryker che amano le sue fotografie al punto da diventare suoi mentori.

Roy Stryker, direttore del dipartimento di fotografia della Farm Security Administration, lo assume anche per un progetto fotografico che coinvolge la Standard Oil.

In seguito a questo impiego comincia a lavorare come fotografo freelance, collaborando per aziende come KLM o Air France e per riviste di vario genere, da "Collier's" a "Holiday", da "Life" a "Look".

Nel 1953 congedato dall’esercito, Elliott Erwitt viene invitato da Robert Capa ad unirsi a Magnum Photos, diventandone presidente nel 1968 e, ancora oggi membro attivo tra le figure leader.

Pur continuando il suo lavoro di fotografo, negli anni '70 Elliot Erwitt comincia a girare dei film. Tra i suoi documentari si ricordano Beauty Knows No Pain (1971) Red White and Blue Glass (1973) premiato dall’American Film Institute e The Glass Makers of Herat (1997).

Dopo avere pubblicato il suo primo libro "Son of Bitch" dedicato a cani come l'ormai celebre chihuahua di "New York City", inquadrato di fianco al piede di una donna ad altezza marciapiede nel 1953, nel 1977 vince il premio Glassmakers di Herat.

Negli anni '80 Elliott Erwitt produce 17 commedie satiriche per la Home Box Office.

Dagli anni '90 fino ad oggi continua a svolgere una vita professionale, tanto intensa quanto varia che tocca gli aspetti più disparati della fotografia.

Nel 1998 pubblica il suo secondo libro "Dog Dogs".

Il particolare rapporto con l’Italia, coltivato sin dall'infanzia trascorsa a Milano, nel 2000 lo porta a realizzare anche un calendario per la Lavazza, seguito nel 2002 da un’importante antologica allo Spazio Oberdan di Milano.

Nel 2005 è fotografo di scena per "Bob Dylan: No Direction Home" e pubblica "Woof", seguito da "Elliot Erwitt's Dogs" nel 2008.

Dopo essere stato premiato con il Royal Photographic Society's Centenary Medal and Honorary Fellowship a riconoscimento del suo significativo contributo all'arte della fotografia, nel 2009 è fotografo aggiunto di "Get Out Yer Ya Ya" e ritira il Leica Lucca Digital Photo Festival Award.

Nel 2011 il DocNYC Festival organizza lo speciale evento "An Evening with Elliott Erwitt" che proietta una collezione dei suoi film, insieme al film documentario "Elliott Erwitt: I Bark at Dogs" diretto da Douglas Sloan in cui Elliott interpreta sé stesso.

Nello stesso anno viene premiato con l'Infinity Award dell'International Center for Photography (ICO) di New York che lo celebra con un’ampia retrospettiva.

Tra le sedi espositive più prestigiose dove Erwitt ha presentato i suoi lavori, spiccano il MoMA di New York, The Chicago Art Institute, The Smithsonian Institution a Washington D.C., The Museum of Modern Art di Parigi (Palais de Tokyo), The Kunsthaus a Zurigo, il Museo Reina Sofia a Madrid, The Barbican a Londra, The Royal Photografic Society a Bath, The Museum of Art del New South Wales a Sydney.

Erwitt ha reso famoso anche il suo irriverente alter ego André S. Solidor che interpreta con baffi e calelli lunghi, ma a auqnto pare nache il bastone dotato di una trombetta che usa per far spostare la gente al suo passaggio.

Una foto pubblicata da Andrea Grover (@gentleridevan) in data: 1 Gen 2017 alle ore 14:48 PST

Foto | Elliott Erwitt - Kolor © Elliott Erwitt/MAGNUM PHOTOS
Foto | Elliott Erwitt - Personae © Elliott Erwitt/MAGNUM PHOTOS
Via | Civita

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