Butterflies: Scott Typaldos documenta fragilità e segregazione del disagio mentale

Butterflies di Scott Typaldos documenta il trattamento che riserviamo al disagio mentale in diversi luoghi del mondo

Nel nostro mondo che si fregia di follie e spaventa di quello che sfugge al controllo, il disagio mentale è scomodo da palesare, almeno quanto è difficile da documentare, ma la fotografia che genera più domande che risposte sa far riflettere, spingendo obiettivi determinati come quello di Scott Typaldos ad intraprendere un lungo viaggio dove gli uomini confinano la pazzia.

Un progetto a lungo termine e diversi capitoli che prende il nome di Butterflies, lasciandosi ispirare dalla simbologia greca che associava la fragilità del lepidottero alla anime alla deriva e la sua leggiadra natura a quella della dea greca Psiche, per elevarsi dallo stato di stigmatizzazione sociale e prigionia fisica, nel quale sono precipitati gli individui che soffrono di disagio mentale.

Iniziando a mettere mano sulla vaghezza di statistiche e rapporti di ricerca sulla malattia mentale sin dal 2010, nella primavera del 2011 Typaldos si dedica all'esplorazione dei 22 reparti privi di letti, servizi, una corretta igiene ed assistenza, dell'ospedale psichiatrico di Accra, tra gli sguardi persi, i corpi in catene e gli spazi svuotati di tutto, nei quali il Ghana relega solo una piccola parte dei malati mentali che si contano nel paese africano.

Estendendo la sua ricerca dell'Africa occidentale all'Europa orientale, nel 2012 il secondo capitolo di Butterflies vola fino in Kosovo e nel degrado dell'istituto psichiatrico di Stime, fotografa con tutta l'intensità abissale che sa raggiungere il bianco e nero, l'analoga tortura fisica e psichica, alla quale sono sottoposti i malati delle minoranze etniche provenienti da Serbia, Bosnia e Croazia, segregati dentro spazi in totale stato di abbandono.

Il terzo capitolo del progetto, fotografando condizioni analoghe di abbandono e segregazione in Bosnia, aggiunge il Sony World Photography Award 2015 nella categoria Conteporary Issues, ai diversi riconoscimenti conquistati dai capitoli precedenti del progetto.

Il quarto capitolo di Butterflies, realizzato in un centro per malati mentali in Indonesia, continua a mettere a fuoco volti trasfigurati dalle condizioni di degenza e la metamorfosi involutiva di queste fragili esistenze sottoposte alla disumanizzazione.

"Il mio punto di vista è stato in costante evoluzione ed è diventato sempre più complesso. Sta raggiungendo il punto in cui non ho più certezze riguardo a cosa sia realmente la malattia mentale o da dove arrivi. (…) L’unica cosa che potrei essere pronto ad affermare è che sono il gruppo, il sistema e la società a creare la malattia. Il tipo di malattia mentale che un Paese sviluppa è uno specchio distorto e codificato delle sue stesse disfunzioni sociali e politiche.2

Scott Typaldos

Butterflies diventa quindi testimonianza di un punto di vista in continua evoluzione, quello del fotografo svizzero nato a Losanna nel 1977 e cresciuto in Belgio con un padre congolese e una madre belga, che ha scelto la fotografia come linguaggio ideale per avvicinarsi alla sua identità e alla realtà dell'altro da se.

Sarà proprio Butterflies/ Chapter 4, vincitore della prima edizione de Il Reportage Photojournalism Award 2016, ad animare la prima personale italiana del fotografo, con venticinque fotografie in bianco e nero esposte nella sede di Officine Fotografiche Roma che la presenta con Il Reportage.

La mostra sarà inaugurata alle ore 19 di martedì 27 settembre 2016, con Scott Typaldos e la presentazione in anteprima del nuovo Il Reportage n° 28, aperto dal portfolio di Scott e in uscita nel mese di ottobre.

Butterflies/ Chapter 4 - Scott Typaldos
27 settembre - 3 ottobre 2016
Inaugurazione: 27 settembre, ore 19.00
Officine Fotografiche Roma
via Libetta, 1
Roma

scott-typaldos_invito.jpg

Foto | Butterflies/ Chapter 4 - Scott Typaldos, Courtesy Il Reportage

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