Identità negate - dai ritratti dei profughi nel Regno Unito alle Foibe

La Galleria del Cembalo inaugura la nuova stagione espositiva con due progetti di Fabrica sulle Identità negate

L'identità che rende ognuno di noi unico, al contempo diverso da ogni altro e meritevole di uguaglianza sul piano di diritti e ideali etico-giuridici, continua ad essere difficile da scoprire, conquistare e conservare, almeno quanto sembra essere facile perderla o peggio, negarla all'altro da se.

A riflettere in modo stimolante sulle Identità Negate è anche il nuovo percorso espositivo della Galleria del Cembalo di Roma, pronta ad ospitare nelle sue splendide sale nascoste nel cortile di Palazzo Borghese, due differenti punti di vista sull'argomento, sviluppati nella Fabrica di idee e progetti del centro di ricerca sulla comunicazione di Benetton Group.

Con i 28 ritratti dei volti ai quali Sam Ivin ha 'raschiato via' gli occhi manualmente e parecchi punti di riferimento, Lingering Ghosts porta in mostra il senso di perdita di sé, di sicurezza del proprio destino e di sospensione, sperimentato dalla moltitudine dei richiedenti asilo nel Regno Unito, ritratti dal fotografo inglese nei diversi centri di prima accoglienza del suo paese, dove questi sono costretti a restare a lungo.

Sam Ivin. Lingering Ghosts

Che cosa significa essere un richiedente asilo nel Regno Unito? È questo il punto di partenza della ricerca di Sam Ivin, iniziata in un centro di prima accoglienza a Cardiff, in Galles, e poi continuata in tutta l’Inghilterra.
Il risultato è una serie di 28 ritratti, cui gli occhi sono stati raschiati via manualmente dall’autore: una volta arrivati nel Regno Unito, questi migranti si trovano a vivere in una sorta di limbo, costretti ad attendere notizie della loro richiesta di asilo per mesi o addirittura anni. Diventano dei lingering ghosts, delle ombre sospese.
Graffiare i volti di questi 28 migranti è un modo per tramettere in maniera immediata l’idea della perdita di sé, la confusione che li attanaglia mentre aspettano di conoscere il loro destino.
Quello di Ivin è uno sguardo contemplativo, distante dai riflettori dei media. I suoi ritratti gettano luce su una questione spesso taciuta: l’emergenza dei richiedenti asilo. Nonostante siano presentate prive di occhi, queste persone hanno una loro identità e in loro riconosciamo madri, padri, figlie e figli: esseri umani.

Sam Ivin è nato a High Wycombe, nei pressi di Londra, nel 1992. Dopo essersi laureato in Documentary Photography alla University of Wales di Newport ha ottenuto una borsa di studio a Fabrica. Durante il suo soggiorno ha finalizzato il suo progetto Lingering Ghost

Con un approccio differente alla negazione dell'identità ma altrettanto stimolante, Sharon Ritossa fotografa le Foibe della zona carsica, utilizzate dopo la Seconda Guerra mondiale come fosse comuni per occultare i corpi di italiani, croati sloveni e tedeschi, uccisi per negare la loro identità politica.

Il progetto della fotografa triestina si sofferma su questo paesaggio emblematico, per riflettere su quanto la conformazione geologica di un’area geografica possa incidere sulle sue vicende storiche e sociali, come sembra aver fatto in questa occasione con cavità ancora in gran parte sconosciute e difficili da mappare.

Sharon Ritossa. Foibe

Il Carso è un territorio brullo e roccioso dell’altipiano triestino, sloveno e croato dove si registra una forte concentrazione di cavità geologiche: grotte o pozzi modellati da fiumi sotterranei che scavando nella terra per millenni hanno scolpito la roccia calcarea dando vita a dei profondi inghiottitoi, chiamati foibe.

Dopo la Seconda Guerra mondiale, le foibe presenti lungo tutta la zona carsica vennero utilizzate come fosse comuni per occultare i corpi di italiani, croati sloveni e tedeschi uccisi per motivi politici.

Ancora oggi la storia di questi profondi abissi resta oscura, contestata e spesso negata, e le foibe continuano a celare dei segreti. Sono anche difficili da individuare sul territorio perché, di fatto, manca una mappatura completa. 

Questo progetto fotografico intende riflettere su quanto la conformazione geologica di un’area geografica possa incidere sulle sue vicende storiche e sociali. È un tentativo di far entrare lo spettatore in contatto con il territorio, sottolineando che le foibe sono prima di tutto un prodotto della natura e un tratto caratteristico di una certa zona.

Il viaggio alla ricerca di queste cavità naturali è stato fatto con l’aiuto di speleologi locali che hanno messo a disposizione le loro competenze e i loro strumenti di esplorazione.

Sharon Ritossa è nata a Trieste nel 1987. Di origini istriane, dopo la laurea in Lettere e Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza si specializza in Fotografia all’ISIA di Urbino con una tesi sull’esodo giuliano-dalmata. Esodo Visivo, questo il nome del progetto di studio, è una ricerca d’archivio realizzata in collaborazione con l'IRCI (Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata) e finalizzata a restituire una memoria visiva collettiva della diaspora. Oggi lavora a tempo pieno come fotografa. Foibe è il frutto del suo periodo di residenza come borsista a Fabrica, il centro di ricerca sulla comunicazione di Benetton Group.

Il progetto espositivo dedicato a temi di grande attualità geopolitica, è organizzato da Fabrica con la Galleria e sarà inaugurato giovedì 15 settembre, dalle ore 18.30, aperto al pubblico fino al prossimo 26 novembre, dal martedì al venerdì (ore 16.00–19.00), sabato (10.30–13.00 e 16.00–19.00) e su appuntamento.

Identità negate
Lingering Ghosts. Sam Ivin
Foibe. Sharon Ritossa
15 settembre - 26 novembre 2016
Galleria del Cembalo
Palazzo Borghese
Largo della Fontanella di Borghese, 19
Roma

Foto | Identità Negate, Courtesy FABRICA

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