Give Me Yesterday inaugura l’Osservatorio della Fondazione Prada sulla fotografia

Osservatorio sul diario fotografico con Knopova, Leigh Ledare, Wen Ling, Ryan McGinley, Izumi Miyazaki, Joanna Piotrowska, Greg Reynolds, Antonio Rovaldi, Maurice van Es

Fondazione Prada è pronta ad inaugurare Osservatorio, il nuovo spazio espositivo dedicato alla fotografia e ai linguaggi visivi, con vista sulla cupola in vetro e ferro che copre la sontuosa Galleria Vittorio Emanuele II, realizzata a Milano da Giuseppe Mengoni nel 1865-67 e ricostruita dopo i bombardamenti del 1943.

La superficie espositiva di 800 mq, restaurata e sviluppata sui due livelli del quinto e sesto piano di uno degli edifici centrali della Galleria, dove l'impero Prada è nato nel 1913, prende il posto del Mc Donald’s, tra lo Store Prada e la Pasticceria Marchesi (entrata a far parte del gruppo), aprendo la programmazione dell'Osservatorio della Fondazione Prada sulla fotografia con la collettiva Give Me Yesterday, a cura di Francesco Zanot.

Un video pubblicato da Fondazione Prada (@fondazioneprada) in data:


Melanie Bonajo, Kenta Cobayashi, Tomé Duarte, Irene Fenara, Lebohang Kganye, Vendula Knopova, Leigh Ledare, Wen Ling, Ryan McGinley, Izumi Miyazaki, Joanna Piotrowska, Greg Reynolds, Antonio Rovaldi, Maurice van Es, sono i 14 autori italiani e internazionali che esplorano l'uso della fotografia come diario personale in un arco di tempo che va dall'inizio degli anni Duemila a oggi, dal 21 dicembre 2016 al 12 marzo 2017.

Give Me Yesterday: Francesco Zanot

Il diario fotografico nasce nel momento in cui la fotografia esce dagli studi dei professionisti ed entra nelle abitazioni. È la fine dell’Ottocento: si inaugura allora l’inestinguibile rapporto tra questo linguaggio espressivo e la quotidianità. Il principale contenitore deputato a raccoglierne i risultati è l’album di famiglia. A parte alcune celebri eccezioni, tra cui spicca il nome di Jacques Henri Lartigue (nato nel XIX secolo ma esposto per la prima volta in una grande personale al MoMA nel 1963), questo soggetto irrompe prepotentemente tra i fotografi di ricerca a cominciare dagli anni Sessanta, quando tutto ciò che è ordinario, banale, popolare, massificato, viene finalmente sdoganato nel mondo dell’arte e della cultura. Tra i capisaldi di questa tendenza, declinata in modi e tempi diversi, ci sono Larry Clark e Nan Goldin negli Stati Uniti, Wolfgang Tillmans e Richard Billingham in Europa. A unirli non c’è solo una incondizionata schiettezza dello sguardo, ma anche l’orizzontalità del rapporto con i propri referenti: fotografi e soggetti, in pratica, stanno sullo stesso piano.
Appartengono allo stesso universo. Il loro lavoro si svolge all’interno di un gruppo di pari. Sulla scorta di queste esperienze già storicizzate, dagli anni Duemila una nuova generazione di fotografi, impegnati a investigare il proprio universo privato, è cresciuta parallelamente alla proliferazione di piattaforme digitali basate essenzialmente sulla condivisione di immagini. La maggiore consapevolezza riguardo l’onnipresenza della macchina fotografica nella vita di tutti i giorni porta alla diffusione di un atteggiamento di costante tensione recitativa e performativa. Nelle loro mani il diario fotografico non è più pura registrazione dei fatti nel rispetto delle regole dello stile documentario, ma frutto di una continua messa in scena, più o meno complessa e articolata, che mira a ricostruire in maniera selettiva alcuni aspetti del quotidiano. L’immediatezza del gesto fotografico viene inclusa entro una progettualità sempre più stringente. Aumenta il controllo: del fotografo, che stabilisce un processo a tavolino; del soggetto, che conosce le regole del gioco. L’introspezione si mescola con l’etnografia, la ricerca sociale, il teatro. Tutto ciò non si traduce in un generale raffreddamento dei toni, ma conduce all’accostamento di livelli di lettura e approfondimento tenuti precedentemente separati. All’immersione nell’intimità dell’autore si affianca uno studio: di individui, gruppi, relazioni interpersonali e dello stesso linguaggio fotografico utilizzato per rappresentare tutto questo.
Le immagini del “nuovo diario” costituiscono così una combinazione del tutto inedita tra fotografia istantanea e allestita: in alcuni casi esibiscono una composta bellezza che non appartiene alla tradizione dello snapshot, altre volte sono riunite in progetti organizzati secondo schemi modulari e ripetitivi tipici della rete, presentandosi sotto forma di inventari che riprendono e attualizzano la tradizione della fotografia tipologica.
Si tratta di una modalità completamente originale di raccontarsi: il diario spontaneo e naturale, paradossalmente, non è più credibile. La verosimiglianza, oggi, dipende dall’adozione di codici condivisi e diffusi collettivamente, che i fotografi dell’ultima generazione assimilano e rielaborano per offrire uno spaccato delle proprie vite.

Francesco Zanot, curatore della mostra


Articolata sui due livelli dell’Osservatorio, l’esposizione si apre con alcuni progetti che pongono le fondamenta del “nuovo diario fotografico”, realizzati nella prima parte del periodo considerato: le immagini di Ryan McGinley combinano naturalezza e messa in scena, originando una tipologia inedita di documentario personale; Leigh Ledare mescola in modo simile i codici dello snapshot e del ritratto posato in una serie interamente dedicata alla madre; Wen Ling avvia nel 2001 il primo photoblog cinese, sfruttando l’enorme potenziale della rete per trasformare in tempo reale gesti minimi e banali in eventi di pubblico dominio.
Sullo stesso piano, i lavori di Maurice van Es e Vendula Knopová, più recenti, discendono da un precedente noto, il ready-made. In entrambi i casi è la madre dell’artista a fornire il materiale di partenza del progetto: pile ordinate di oggetti domestici nel caso di van Es, un hard-disk riempito di immagini di famiglia per Knopová.

La seconda sezione della mostra, allestita al piano superiore, presenta lavori in cui l’aspetto progettuale è ancora più evidente, affermandosi come una delle caratteristiche chiave di questo indirizzo di ricerca, che sovraimpone alla spontaneità della cronaca di ogni giorno una ponderata griglia strutturale e concettuale. A questa evidenza si affiancano l’applicazione di un metodo modulare, ripetitivo e in parte scientifico (Irene Fenara, Joanna Piotrowska, Antonio Rovaldi), il ricorso all’archivio come innesco di un processo di rilettura e attualizzazione (Lebohang Kganye, Greg Reynolds), la combinazione tra realtà e manipolazione digitale (Kenta Cobayashi), fino alla vasta proliferazione dell’autoritratto, element fondante dell’immaginario dei social network, cui viene dedicata un’intera parete (Melanie Bonajo, Tomé Duarte, Izumi Miyazaki).

La programmazione di Osservatorio ha in serbo anche un'altra inaugurazione invernale, prima di offrire i suoi spazi all’immaginario della tv italiana degli anni Settanta, con una grande mostra in corrispondenza con la ventiduesimaedizione fieristica di Miart (31 marzo – 2 aprile 2017) ma per il momento ....Give Me Yesterday


Give Me Yesterday

21 dicembre 2016 - 12 marzo 2017
Milano Osservatorio
Galleria Vittorio Emanuele II
Milano

Una foto pubblicata da Fondazione Prada (@fondazioneprada) in data:


Foto | Give Me Yesterday, Courtesy Fondazione Prada Milano Osservatorio

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