Eli Lotar tra avanguardie fotografiche e cinematografiche

Eli Lotar e il suo contributo modernista alle avanguardie fotografiche e cinematografiche, dalla crudezza di Aux Abbattoirs de la Villette ai bassifondi della periferia parigina di Aubervilliers

Di questi tempi, l'orda famelica di news sull'ultima tecnologia fotografica, può benissimo ignorare il contributo fornito dai pionieri della fotografia alla sua modernità, ma potrebbe anche risparmiare tante scoperte dell'acqua calda, approfittando di quello lasciato da Eli Lotar alle avanguardie fotografiche e cinematografiche.

Questo viaggio inizia dal lontano 30 gennaio 1905, nella Francia che ha dato i natali a Eliazar Lotar Theodoresco, dato alla luce nella Bondy vicino a Parigi, dalla giovane insegnate rumena Constanţa Zissu, costretta a lasciare Bucarest per nascondere la gravidanza 'imprevista' con il giovane monaco ortodosso Iosif, noto come il laico Ion Nicolae Theodorescu, ai posteri come Tudor Arghezi, uno dei più grandi poeti rumeni del '900.

I genitori sposati solo nel 1912 e divorziati nel 1915, lasciano crescere il piccolo sballottato tra i nonni, fino a quanto nel 1925 Eli Lotar torna a Parigi per fare cinema ma, nell'appartamento della ricca cugina materna Roma Aron, incontra la ventottenne Germaine Krull, già espulsa dalla Baviera per attività comunista, dalla Russia come controrivoluzionaria e arrivata a Parigi, dopo aver frequentato gli ambienti dada di Berlino ed aver sposato il regista Joris Ivens ad Amsterdam.

«Fu qualche giorno più tardi, a un pranzo da Roma, che incontrai Eli Lotar. Eli era molto bello, aveva un profilo greco, occhi neri e una dolcezza nel volto che faceva quasi male guardarlo. Doveva avere tra i ventitré e i venticinque anni, era figlio del poeta nazionale rumeno, molto noto in Europa. A causa di complicazioni nei rapporti familiari Eli era venuto in Francia senza lasciare nessun recapito. Viveva a Parigi da due anni ormai, apparentemente senza fare niente. "Cerca lavoro" diceva Roma, "ma non ha abbastanza tempo. Bello com’è , un giorno o l’altro troverà qualcosa". Gli parlai di fotografia. "Lei fa la fotografa di moda?". "Sono agli inizi, cerco un nuovo modo di fotografare." Mi disse che gli sarebbe piaciuto provare: "Forse è la mia strada, chi lo sa?"»

Germaine Krull, La vita conduce la danza, Firenze 1992, Giunti ed, p. 144

Il bel Eli non impiega molto tempo a diventare assistente e amante di Germaine Krull, con la quale fotografa la Parigi tutta ingranaggi, cavi e bulloni finita nel numero della rivista VU dedicata alla Tour Eiffel, insieme a quella della strada, con vicoli e clochard, ben nota negli ambienti dell’avanguardia parigina, quando Lotar inizia a fotografare da solo e li affascina con il crudo reportage sul mattatoio di La Villette, illustrando l'articolo Abattoir di Bataille pubblicato su Documents.

Nel 1929 Lotar accetta di illustrare il termine Mattatoio ("macello") per la sezione del "Dizionario Critico" della rivista Documents con Aux Abbattoirs de la Villette, condensando in una sola immagine, che ritrae zampe di vitelli tagliate e disposte in fila su una parete esterna al mattatoio, tutta la brutale violenza della macellazione, al servizio del cinismo industriale che ne rimuove le tracce, come la civiltà contemporanea.

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La "danza macabra" che esibisce la violenza del sacrificio animale insieme alla sua rimozione è destinata a diventare celebre, ma resta solo una piccola parte della produzione artistica di Lotar, caratterizzata da estro, audacia e attivismo politico, nel periodo tra le due guerre.

Sperimentando con il fotomontaggio nel 1930, realizza anche il collage per la brochure di Antonin Artaud e Roger Vitrac, Le Theatre Alfred Jarry et l’Hostilite Publique.

Frequentando la Ty an Diaoul del vecchio anarchico Augustin Hamon nella bretone Port Blanc, Lotar suggella anche l'incontro con il cinema per il quale si è trasferito a Parigi. Incontrando il giovane biologo Jean Painlevé, per i suoi corti filma creature marine con riprese tanto innovative quanto affascinanti, diventa operatore di un film sui lavori di prosciugamento dello Zuiderzee olandese per Joris Ivens, ex marito di Germaine Krull e regista engagé, si occupa della fotografia di L’affaire est dans le sac di Pierre Prévert.

In qualità di capo operatore e direttore della fotografia, viaggi in Grecia con il drammaturgo surrealista Roger Vitrac, arriva in Spagna con il regista trotzkista Yves Allégret, anche se dopo mille imprevisti finiscono per girare il documentario Ténériffe, mettendo in risalto i contrasti sociali dell'isola delle Canarie, con ironia e la voce narrante di Jacques Prévert. Anche il furore di Las Hurdes/Tierra sin pan di Luis Buñuel sembra sia merito di Eli Lotar.

La vita sentimentale a dir poco movimentata, allontana Eli dalla Krull e lo avvicina alla futura moglie "Lala" Elisabeth Makovska, pittrice, fotografa e militante del Partito Comunista Francese, grazie alla quale realizza il poetico documentario sulle condizioni del proletariato di Aubervilliers e dei bassifondi della periferia parigina, lavorando per il Ministero dell’Aria e dell’Esercito, guidato dal "compagno" Charles Tillon, deputato-sindaco della suddetta cittadina alla periferia di Parigi.

Il documentario, accompagnato da un testo di Jacques Prévert e tre poesie poi messe in musica da Joseph Kosma, dopo un selezione al festival di Cannes ha raggiunto i paesi socialisti attraverso i canali della propaganda, offrendo l'occasione a Lotar di tornare in Romania dopo quasi trent’anni di assenza e di incontrare il padre quasi ottantenne.

Di ritorno a Parigi, lo aspetta il divorzio e lavori saltuari, con giornate e umori altalenanti, sostenuti dalla generosità di quei pochi che contano Germaine Krull e Alberto Giacometti.

All’inizio degli anni ’60 Lotar diventa uno dei modelli preferiti della liturgia infinita del grande sculture che, dalle innumerevoli sedute nello studio parigino di rue Hippolyte-Maindron, oltre ad una serie di fotografie, darà vita a tre busti di Lotar, con l'incompiuto Lotar III destinato a rendere immortale l'amico rumeno (morto il 10 maggio 1969), restando per anni sulla tomba dello scultore a Borgonovo.

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Nonostante questo, il giusto riconoscimento del contributo modernista di Eli Lotar ha dovuto aspettare i primi anni novanta e la retrospettiva del Centre Pompidou, lo stesso che dopo tanto tempo e studi condotti sulla corrente surrealista e la fotografia del periodo tra le due guerre, giunto al suo 40° anniversario, torna ad offrire una nuova prospettiva sul contributo di Lotar al Modernismo, con una retrospettiva co-prodotta con Jeu de Paume, in mostra al Concorde, dal 14 febbraio al 28 maggio 2017,


Eli Lotar Retrospective (1905 – 1969)
, curata da Damarice Amao, Clément Chéroux e Pia Viewing, raccoglie oltre un centinaio di stampe d'epoca recentemente localizzate in quindici collezioni e istituzioni internazionali, insieme alla selezione di un centinaio di documenti (libri, riviste, lettere, negativi, film) che ne espongono il fulcro del lavoro, in ordine cronologico e cinque diverse sezioni tematiche, della "New Vision" nel cinema documentario, attraverso i suoi paesaggi urbani, industriali e marini, per un nuovo viaggio che inizia dal prossimo febbraio.

Eli Lotar Retrospective (1905 – 1969)
14 febbraio - 28 maggio 2017
Jeu de Paume
Concorde
1 Place de la Concorde
Parigi

Via | Eli Lotar Retrospective (1905 – 1969), Courtesy Concorde, Parigi

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