Mostre fotografiche per il weekend

Il calendario delle mostre fotografiche 2017, rinnovato dalle inaugurazioni della seconda settimana di gennaio

Il calendario delle mostre fotografiche si arricchisce di nuove inaugurazioni, con visioni pronte a scaldare questo gelido secondo fine settimana di gennaio 2017, arrivando fin nei territori più estremi del grande nord.

Un viaggio in tutta Italia, già entrato nella bottega dei fotografi fiorentini, con scatti fashion inaugurati durante la 91a edizione di Pitti Immagine Uomo, ma pronto ad andare a teatro con I pagliacci di Paolo Ventura e nella basilica di San Pietro con la visione rivoluzionaria di Antonia Mulas.

La realtà sospesa e parallela vissuta a l’Aquila dopo il terremoto torna in mostra con Aliqual di Massimo Mastrorillo, i ritratti di Lia Pasqualino si lasciano svelare da superfici di vetro e riflessi di realtà, mentre Angelo Zzaven espone il tentativo vano di ricordare, Gabriele Friscia la dimensione effimera dell'esistenza e della sua immagine e il C.S.F. adams festeggia i suoi vent’anni di attività.

Martine Gutierrez espone la sua indagine sull’identità personale e collettiva, mentre la doppia personale di Alix Marie e Maija Tammi si spinge al confine tra arte e scienza, vita e morte, così come Paolo Solari Bozzi, Ragnar Axelsson e Carsten Egevang arrivano fino ai territori ostili del grande Nord.

Fashion in Florence through the lens of Archivio Foto Locchi


Il 9 gennaio 2017, a Palazzo Pitti, Andito degli Angiolini, inaugura la mostra dal titolo Fashion in Florence through the lens of Archivio Foto Locchi: 100 rarissimi scatti dagli anni ‘30 ai ’70 del Novecento raccontano la storia della moda a Firenze attraverso l’obiettivo dei fotografi della ‘bottega’ Foto Locchi.

Il progetto nasce dall’incontro tra l’Archivio Storico Foto Locchi (un patrimonio culturale di valore inestimabile che conta oltre cinque milioni di immagini), il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt, il Centro di Firenze per la Moda Italiana - grazie al quale la mostra sarà inaugurata con un evento durante la 91a edizione di Pitti Immagine Uomo – e la casa editrice Gruppo Editoriale, con l’intento di valorizzare l’importante archivio fotografico e rendere omaggio al legame storico tra la città e la moda.

Il percorso espositivo si articola in tre sezioni:
Le botteghe artigiane: quel giacimento di piccole imprese di alto artigianato costituitosi nel Medioevo, che nel Novecento ha favorito la nascita di alcuni tra i più famosi brand dell’alta moda italiana nel mondo.
Le sfilate e la moda a Firenze: dai primi eventi dopo la Seconda guerra mondiale fino alle sfilate leggendarie nella Sala Bianca, le origini della moda moderna a Firenze ma anche lo stile che emanava dall’entourage fiorentino e internazionale fiorito intorno al neonato sistema moda.
I personaggi della moda: le Maison fiorentine che hanno dato origine alla storia moderna della moda italiana come Gucci, Salvatore Ferragamo, Emilio Pucci raccontate attraverso i loro fondatori e i personaggi che le hanno rese celebri nel mondo. Il pioniere delle sfilate a Firenze, Giovan Battista Giorgini e i couturier che lo hanno sostenuto come Emilio Schuberth, le Sorelle Fontana, Jole Veneziani, oltre naturalmente ai fiorentini.

Da martedì a domenica, ore 8.45-18.50

10 gennaio - 5 marzo 2017
Palazzo Pitti
Andito degli Angiolini
Piazze de' Pitti, 1
Firenze

Antonia Mulas. San Pietro: la gloria si fa inquieta

Mercoledì 11 gennaio 2017 inaugura presso la Galleria San Fedele di Milano un’importante mostra dal titolo Antonia Mulas. San Pietro: la gloria si fa inquieta a cura di Manuela Gandini e Andrea Dall’Asta SJ.

La sensazione è che stia per accadere qualcosa. Ogni particolare è carico di indizi ma avvolto nel mistero. I drappi marmorei celano e ornano; il fasto barocco si produce in un’esplosione contenuta, mentre gli ori diventano plumbei e i santi assumono calore umano. E’ la visione rivoluzionaria, femminile, di Antonia Mulas – fotografa, documentarista, artista – della basilica di San Pietro a Roma. Da questi racconti in frammenti emerge come un senso di vuoto, una sorta di ambiguità soffusa. Una fragilità nervosa si impone al cuore della magniloquenza di gesti solenni e retorici. La gloria si fa inquieta.
Antonia Mulas ci conduce in un viaggio di quattro secoli tra le opere di Gian Lorenzo Bernini, Antonio Canova, fino a giungere a Francesco Messina attraverso quindici fotografie di grande formato scattate nel 1977 - 1978, che cercano di catturare con grande profondità ottica, particolari che appaiono sin dal primo sguardo, frammenti di un discorso più ampio, complesso, quasi sottaciuto.
Volti e arti deformati da estasi o dolore evocano l’esperienza umana attraversata dal divino, le ore del quotidiano sembrano scorrere sulla pelle dei santi. E’ un racconto scuro, sublime e sensuale che attinge alla profondità dell’anima.
Le statue ritratte solo con luce naturale, semplicemente illuminate dal sole, sono presentate in una sequenza continua lunga in origine 27 metri e mostrata in questa occasione in un frammento di 9 metri.
La fotografia è per Antonia Mulas strumento di conoscenza e relazione: è viscerale, diretta, nuda. Il suo sguardo sui santi è lo stesso riservato alle teste romane, agli impianti della Fiat, all’architettura, alla desolazione del muro di Berlino ripreso in sequenza nel 1976 con il preveggente titolo “Archeologia”.
La mostra prosegue in chiesa con due immagini di Antonia e Ugo Mulas in dialogo con le opere del Museo San Fedele Itinerari di arte e fede.
Antonia, moglie di Ugo Mulas, è stata protagonista di un periodo vivacissimo dell’arte e della politica. Dalle foto di Sabra e Chatila al fasto di San Pietro, dal ritratto di Arafat ai profughi curdi, Antonia Mulas, con il suo sguardo equanime sul mondo, è tra le più importanti testimoni del nostro tempo.
Orari: dal 12 gennaio al 4 febbraio 2017, martedì/sabato 16.00 – 19.00, al mattino su appuntamento, chiuso i festivi. Ingresso libero.
In galleria, 18 gennaio alle ore 18.15 si terrà l'incontro aperto al pubblico: ANTONIA MULAS, AUTORITRATTO DI UNA GENERAZIONE, con Interventi di ULIANO LUCAS, TOMMASO TRINI GUIDO BOFFI, SILVIA PAOLI E GIORGIO ZANCHETT


12 gennaio – 4 febbraio 2017
Inaugurazione: 11 gennaio, ore 18.30
Galleria San Fedele
via Ulrico Hoepli, 3/A
Milano 

Paolo Ventura: I Pagliacci

Per la prima volta, il Teatro Regio e CAMERA collaborano alla presentazione di un progetto artistico importante per la città. Si tratta del lavoro studiato e realizzato per il Teatro Regio da Paolo Ventura, autore delle scene, dei costumi e dei video di Pagliacci, l’opera di Ruggero Leoncavallo in scena al Teatro Regio dall’11 al 22 gennaio. Contemporaneamente il Regio e CAMERA esporranno il materiale artistico prodotto da Ventura: il Regio alcuni bozzetti delle scene e dei costumi, che saranno visibili durante le recite nel Foyer d’ingresso del Teatro; CAMERA, le fotografie, altri bozzetti e le sculture realizzate dall’artista, a testimoniare l’approccio originale di Ventura al mondo dell’immagine nella sua interezza, di cui la fotografia è parte fondamentale.
Ventura si è imposto all’attenzione internazionale grazie alle sue fotografie di mondi ricostruiti, malinconici e talvolta ironici ai quali egli dà una nuova vita. Simili a teatrini, dove si aggirano personaggi solitari, misteriosi, in un tempo come sospeso, difficilmente identificabile, le sue opere trasportano gli spettatori in un universo onirico, con atmosfere irreali e al contempo famigliari. Costruendo egli stesso le scene e i costumi, Ventura ricrea un immaginario dove i protagonisti, le scene e i costumi mescolano il reale alla finzione, la suggestione al sogno. Sembra così naturale un suo passaggio al mondo del teatro e della scenografia: l’artista nel 2014 viene chiamato dal Teatro dell’Opera di Chicago per realizzare le scenografie dell’opera Carousel di Rodgers e Hammerstein, che riscuotono un grande successo. Nel 2015 il regista Gabriele Lavia e il Teatro Regio di Torino lo invitano alla realizzazione delle scenografie dell’opera Pagliacci di Ruggero Leoncavallo.
Il progetto delle scenografie, prevede da parte dell’artista un lungo studio e la realizzazione di molte opere, che diverranno infine la scenografia teatrale vera e propria. Paolo Ventura realizza numerosi bozzetti dei paesaggi e dei costumi dei personaggi; successivamente, coerentemente con il suo metodo di lavoro e la sua poetica, crea alcune sculture di piccole dimensioni, che diventano protagoniste assieme ai fondali da lui dipinti, di fotografie, tutti materiali che il teatro utilizza poi per costruire le sue scenografie praticabili.

12 gennaio – 12 febbraio 2017
Inaugurazione: giovedì 12 gennaio 2017, ore 17.30
CAMERA- Centro Italiano per la Fotografia
Via delle Rosine, 18
Torino
ingresso gratuito
11- 22 gennaio 2017
Teatro Regio Torino
Piazza Castello, 215
Torino
Foyer d’ingresso, esclusivamente durante le recite di Pagliacci

Una foto pubblicata da Paolo Ventura (@paolo.ventura) in data:


Martine Gutierrez - Humannequin

Anna Marra Contemporanea è lieta di presentare Humannequin, prima mostra personale in Italia di Martine Gutierrez, curata da Lorenzo Respi.

La mostra accoglie il video Clubbing e una selezione di fotografie appartenenti a tre differenti serie – Line Ups, Girl Friends e Real Dolls – dell’artista americana che indaga il tema dell’identità personale e collettiva.
Gutierrez ha il completo controllo della produzione di ogni lavoro, dallo styling al make up, fino alla determinazione di luci e pose. Nelle foto esposte l’artista ritrae se stessa tra manichini o fingendosi lei stessa manichino. A prima vista, l’osservatore non è in grado di distinguere la figura umana dal manichino.
Nelle 4 fotografie di medio formato della serie Line Ups (2014) Gutierrez è circondata da manichini abbigliati e truccati come l’artista. Sembra di riconoscere in questi scatti la vita mondana di attrici hollywoodiane, pop star e top model. In realtà i set e i costumi sono realizzati con materiali semplici. Rivestendo gli stessi sei manichini nel medesimo studio, l’artista incoraggia lo spettatore a riflettere sulle caratteristiche dello stereotipo femminile, quali glamour, desiderio e sensualità.
Nella serie Girl Friends (2014) l’artista si ritrae mentre interagisce con dei manichini, per esplorare l’intimità e i confini fluidi delle relazione tra tre coppie di donne immaginarie.
Questi piccoli scatti in bianco e nero, suddivisi in 3 serie da 7 fotografie ognuna, sembrano essere familiari pur essendo ricostruzioni cinematografiche.
Real Dolls (2013) è composta da 4 serie, ognuna di 4 fotografie a colori di piccolo formato.
In queste immagini Gutierrez assume il ruolo di una sex doll a dimensioni reali. Le bambole sono ritratte in ambienti domestici ma in pose inconsuete. Diventano così un alter ego che prende esattamente il posto dell’umano, e svelano una figura femminile sola, priva di vita e confinata nell’ambiente domestico. Le situazioni oscillano tra bellezza e stravaganza, eleganza ed eccentricità, desiderio e brutalità.
Il video Clubbing (2012) mette in scena un gioco eccentrico in bilico tra realtà e fantasia, nel quale l’artista si esibisce tra passi di danza e paillettes, interpretando diverse coppie che simultaneamente interagiscono le une con le altre, esprimendo i ruoli di genere attraverso le pose che ognuno di loro assume.

Negli scatti fotografici e nei video Martine Gutierrez indaga così in profondità il tema dell’identità, personale e collettiva, che giunge quasi a metterne in discussione lo stesso significato, manipolando la sua persona e i manichini che convivono con lei sul set. Senza alcuna possibilità di vivere un’esistenza propria, i manichini hanno storie complesse e nomi comuni (Anita, Marie, Rosella, Palma, Mimi, Raquel). Gutierrez si confonde tra le donne inanimate e fatte di plastica, e diventa una di loro assumendone i medesimi costumi, accessori, trucco, pose del corpo ed espressioni del viso.
Il manichino (uomo o donna) è il mezzo per creare un alter ego dell’artista, la coscienza critica di quello che tutti viviamo, proviamo e condividiamo nella società. Quando Gutierrez si finge un manichino, non sente di impersonare un ruolo vuoto, ma denuncia silenziosamente che la realtà non è sempre come appare e che è necessario andare oltre l’apparenza per comprenderla. Anche le ambientazioni che accolgono i suoi set esistenziali – interni residenziali o esterni antropizzati – sono profondamente malinconiche, e talvolta violente: la finzione ci mette di fronte alla prepotenza delle
convenzioni sociali. Ogni scatto fotografico di Martine Gutierrez è la testimonianza di un atto fisico, una trasformazione corporale – una performance o un happening – che l’artista pratica mimeticamente e studia fin nei minimi dettagli per indurci a ripensare sulla complessità delle dinamiche sociali.
La ricerca della propria identità è un diritto fondamentale e inalienabile di ogni persona, e di chiunque stia cercando il suo essere. Segno di civiltà, l’autodeterminazione personale è legittima, anche se oggi è ancora da legittimare.

Martine Gutierrez è nata a Berkeley (California) nel 1989 da padre guatemalteca e madre americana. L’artista attinge al suo background multiculturale e alla crescita tra le due coste degli Stati Uniti per esplorare l’identità attraverso performance, fotografia e film. Gutierrez si è diplomata alla Rhode Island School of Design nel 2012. Tra le principali mostre: “Martine Gutierrez: True Story”, Boston University Art Galleries; “Martine Gutierrez: We & Them & Me”, Contemporary Art Museum Raleigh, North Carolina; “Disturbing Innocence”, The Flag Art Foundation, New York; “About Face: Self-Portraiture in Contemporary Art”, Hood Museum of Art, Dartmouth College, Hannover. Il suo lavoro è presente nella collezione permanente di Hood Museum of Art e del France Lehman Museum of Art. Gutierrez vive e lavora a Brooklyn.

11 gennaio - 22 febbraio 2017
Inaugurazione: mercoledì 11 gennaio 2017, ore 18.30
Anna Marra Contemporanea
Via Sant'Angelo in Pescheria, 32
Roma

Aliqual 
di Massimo Mastrorillo

13 gennaio - 3 febbraio 2017 
Officine Fotografiche Roma 
Via Giuseppe Libetta, 1

Festa dei 20 anni del CsfAdams

Il C.S.F. adams festeggia i suoi vent’anni di attività.

Un lungo percorso durante il quale siamo cresciuti e abbiamo visto nascere e formarsi persone molto diverse tra loro ma accomunate dalla passione per la fotografia.

Non è facile riassumere i vent’anni di vita di un’associazione, di mostre, eventi e importanti manifestazioni. Tanta strada e tanti traguardi raggiunti, sempre condividendo la cultura della fotografia.

Siamo orgogliosamente diversi, e vogliamo continuare ad esserlo.

Siamo ostinati e come sempre scegliamo di stare dalla parte dell’ARTE CLAMOROSA con levità viaggiando come per incanto alla ricerca del sogno e dello stupore nelle magiche visioni che solo la fotografia sa darci.

La fotografia è per noi, prima di ogni altra considerazione, uno stato dell’essere!

E allora, che abbia inizio la festa, la festa della fotografia.

Ecco i primi autori in mostra: Gaia Adducchio, Silvia Agostini, Luisa Briganti, Luciano Carletti, Linda de Nobili, Alessandro Fiaschetti, Danila Labia, Roberta Marsigli, Leonardo Perri, Emanuela Rizzo, Agnese Samà, Cecilia Signorini, Souheila Soula, Pina Zenga e Gianni Di Carlo

14 gennaio 2017, ore 19,00
Tevere Art Gallery
Via di Santa Passera,25
Roma
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ATTRAVERSO

I ritratti della fotografa palermitana Lia Pasqualino si svelano attraverso la superficie di un vetro, filtro ma anche emozione e memoria della realtà. Venti fotografie inedite in bianco e nero, in mostra presso la Galleria del Cembalo dal 14 gennaio al 1 aprile 2017.

È stato Walter Benjamin a notare come l’osservatore, il protagonista del racconto di Edgar Allan Poe intitolato L’uomo nella folla, guardando attraverso i vetri di un locale pubblico, cioè da un’apparente posizione di sicurezza, finisca per “soccombere a un’attrazione che lo trascinerà nel vortice della folla”.

Attraverso è il titolo scelto per la mostra di Lia Pasqualino che si terrà alla Galleria del Cembalo da sabato 14 gennaio a sabato 1 aprile 2017. Saranno esposte venti fotografie inedite in bianco e nero della fotografa palermitana che ritraggono persone in posa o in situazioni viste attraverso la superficie di un vetro. Foto in cui il vetro svolge la funzione di filtro da cui partire per creare ciò che si realizza nell’inquadratura, ossia quel legame speciale e irripetibile tra la persona, l’emozione, la memoria, e il silenzio, coagulato nel tempo dello scatto.

Come l’osservatore di Poe, Lia Pasqualino ritaglia la visibilità del mondo nella distanza imposta da una finestra e, come lui, ne estrae la misura incandescente di una relazione essenziale con la vita. Dietro il vetro tutto appare senza tempo, allucinatorio, e ricorrente.

Se è vero che c’è uno strano silenzio quando si guarda il mondo attraverso una parete di vetro, è anche vero che si tratta del silenzio più ammaliante e catturante che esista. La finestra è un dispositivo usato da sempre, e che la pittura, la fotografia, il cinema hanno variamente celebrato.

Leon Battista Alberti definiva il quadro “come una finestra onde si possa vedere l’historia”. E Ortega y Gasset scriveva che “un angolo di città o di paesaggio, visto attraverso il riquadro della finestra, sembra distaccarsi dalla realtà e acquistare una straordinaria palpitazione ideale”. Anche Luigi Ghirri definiva la fotografia “una finestra aperta sul mondo”. E infatti le sue immagini sono piene di finestre.

La finestra e il vetro svolgono da sempre una funzione essenziale: esaltano la relazione tra il dentro e il fuori. E gli sguardi che Lia Pasqualino scopre o mette in posa sembrano nello stesso tempo rivolgersi all’interno e all’esterno, sempre trasognati o impegnati a guardare oltre se stessi, verso quel punto fermo del mondo che ruota di cui parla in una sua celebre poesia T. S. Eliot.

La finestra ritratta da Lia Pasqualino è il confine per far passare nello sguardo, simultaneamente, quello che siamo e quello che vorremmo essere, quello che sembriamo e quello che pensiamo, la cornice, sospesa nel vuoto, attraverso cui catturare uno stato di coscienza, l’attimo infinito in cui lo sguardo oscilla indeciso tra l’opacità e la trasparenza – un punto di trasmigrazione dell’anima.

Non è un caso che nella mostra sia dedicato uno spazio speciale a una sequenza di scatti che ritraggono un grande attore di Tadeusz Kantor, Roman Siwulak, uno dei leggendari protagonisti de La Classe Morta, lo spettacolo in cui la scena diviene per la prima volta il luogo di una esperienza di metamorfosi totale. Kantor diceva che non si può recitare a teatro, bisogna prima trovare il luogo della vita, e il suo teatro della morte era infatti concepito come una grande finestra da cui lasciar spiare agli spettatori sogni e ricordi, incarnati nel viaggio dei suoi attori, manichini sospesi tra la vita e la morte.

Come scrive Cortazar a proposito della fotografia, l’insolito non si inventa. Lo si incoraggia aspettando che si manifesti senza che lo si debba separare con violenza dal consueto. Era questa la ragione per cui il grande scrittore argentino preferiva definire le fotografie come finestre verso l’insolito.

Orario:
giovedì e venerdì, ore 16.00 - 19.00
sabato, ore 10.30 - 13.00 e 16.00 - 19.00
oppure su appuntamento

14 gennaio - 1 aprile 2017
Inaugurazione: venerdì 13, ore 18.30
Galleria del Cembalo
Largo della Fontanella di Borghese, 19
Roma

La Femme Fontaine / White Rabbit Fever


La galleria Matèria inaugura il programma espositivo 2017/2018 con una doppia mostra: ‘La Femme Fontaine’, la prima personale in Italia dell’artista francese Alix Marie (Parigi, 1989) e ‘White Rabbit Fever’ dell’artista Finlandese Maija Tammi (Helsinki , 1985) anche questa un’anteprima in Italia.

Fino al prossimo 25 febbraio, presso le sale della galleria romana, Alix Marie e MaijaTammi presentano al pubblico una combinazione di opere fotografiche e scultoree, stratificando un dialogo dai labili confini tra arte e scienza, dai tratti quasi ossessivi, accademici e profondamente autobiografici.

Ripercorrendo la storia della fotografia stessa, che nel suo primo decennio di vita fu mero strumento a servizio della scienza, realtà tangibile e visione si fondono nell’opera delle due artiste in mostra.

Tra mito e introspezione si colloca l’istallazione scultorea di Alix Marie, realizzata con calchi in cemento del suo corpo; mentre i confini tra la vita e la morte, il bello e il rivoltante diventano labili nel lavoro di Maija Tammi, in dialogo con la fascinazione umana alla ricerca della vita eterna.

La Femme Fontaine e White Rabbit Fever offrono visioni dissonanti e una profonda riflessione sulla costante e inviolabile azione del tempo, valore universale, cui si contrappone la nostra umana, inesausta ricerca utopica dell’invincibilità.

orario:
martedì-sabato, ore 11-19

14 gennaio - 25 febbraio 2017
Inaugurazione: sabato 14 gennaio, ore 19
Matèria
Via Tiburtina, 149
Roma

E F F I M E RA / Gabriele Friscia

Gabriele Friscia fotografa oggetti e li inquadra come SCARTI, RESIDUI DI ESPERIENZE MATERIALI EFFIMERE, proprie o altrui, come metafore del tempo privato che passa o di momenti pubblici di carattere sociale come il referendum indipendendista del 9 novembre 2014 in Catalogna.
Sempre in bilico tra la sua origine italiana (Ostia/Roma) e la sua vita di musicista e fotografo che da 30 anni trascorre in Spagna, a Cordoba, le sue FOTOGRAFIE sono vere e proprie sculture di grandi dimensioni, testimoni dell’azione trasfomatrice casuale degli accadimenti umani e degli agenti atmosferici,reinterpretando così in senso artistico oggetti di uso comune.  

Ogni opera fotografica sarà accompagnata dalla presentazione incorniciata del pezzo originale (“Master”) in un esercizio di confronto tra la realtà e la sua reinterpretazione fotografica. 
Lun/Ven ore 10/17 – sab/dom su appuntamento gilberto@pariolifotografia.it

14 gennaio – 11 marzo 2017
Inaugurazione: sabato 14 gennaio 2017, ore 19-22
Parioli Fotografia Studio
via Francesco Siacci, 2/C
Roma 

Angelo Zzaven. Tentativo vano di ricordare


"Immagini distorte, visioni confuse, ricordi sdoppiati, spezzati, stratificati... L’autore concretizza il suo tentativo vano di ricordare attraverso immagini introspettive, autoreferenziali...
Sfruttando la fotografia e la manipolazione fotografica rielabora la percezione del ricordo con nuove forme e nuova consapevolezza realizzando immagini intense e dalla forte componente emozionale."

Orario:
lunedì, ore 10:00 - 12:00
martedì, giovedì e sabato, ore 17:00 - 19:00

15 gennaio -1 febbraio 2017
Inaugurazione: 15 gennaio 2017, ore 18.00
Plenum fotografia contemporanea
via vecchia ognina, 142
Catania

ARTICO. Ultima frontiera.
Fotografie di Paolo Solari Bozzi, Ragnar Axelsson e Carsten Egevang

15 Gennaio - 2 Aprile 2017
Casa dei Tre Oci
Fondamenta delle Zitelle, 43
Giudecca
Venezia

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