Mostre fotografiche: in viaggio per il 4° weekend di aprile 2017

Le mostre fotografiche inaugurate la quarta settimana di aprile 2017 in tutta Italia

Questa settimana, 'accorciata' dal weekend di Pasqua, si prepara al prossimo con diverse mostre fotografiche inaugurate in tutta Italia, ma pronte a spingergi oltre il confine, con il viaggio 'In Treno Verso l'Europa' di Gabriele Basilico e le tracce del paesaggio più sublime con Mario Giacomelli o Elger Esser, dai margini dell'umanità fotografati da Narciso Contreras, agli istanti di luoghi di Ferdinando Scianna, da tutti i protagonisti del Milano Photofestival a quelli di Polesine Fotografia 2017, con la 14a edizione di "Portfolio Italia" inaugurata a Sestri Levante e un nuovo Photostudio inaugurato a Roma.

11°Festival fotografico Penisola di Luce

Sarà una pacifica invasione quella che per una settimana vedrà per le vie di Sestri Levante un esercito di oltre 500 fotografi: professionisti o semplici appassionati, chi alla ricerca di uno scorcio da immortalare, chi a godersi le bellezze cittadine nel cuore della primavera, molti al Congresso della Federazione Italiana Associazioni Fotografiche, ospitati nel Complesso dell’Annunziata. I lavori FIAF si apriranno alle 18,00 di mercoledì 19 aprile, in concomitanza con l’inaugurazione del Festival Penisola di Luce.
Il Festival, nato dal fortuito incontro tra il fotografo e gallerista Lanfranco Colombo con Roberto Montanari, anima e motore dell’evento, oltre che presidente dell’Associazione Carpe Diem, è supportato dalla promozione dell’Amministrazione comunale attraverso Mediaterraneo Servizi. Il progetto, in un’ottica di lungimiranza culturale e artistica, ha portato a Sestri Levante, con le loro opere, i migliori e più prestigiosi nomi della fotografia italiana. Momento molto apprezzato la lettura Portfolio alla quale prendono parte centinaia di appassionati con i loro racconti fotografici e decine di lettori che, con competenza, hanno cercato di trovare l’opera migliore da premiare. Il “Circuito Nazionale Portfolio Italia” ideato e diretto da Fulvio Merlak, ogni anno, attraversa l’Italia per concludersi ad ottobre con la finalissima al Centro della Fotografia Italiana di Bibbiena. Per questa edizione, la tappa di apertura “Portfolio al Mare – Penisola di Luce”, è stata anticipata ad aprile in occasione del Congresso FIAF. Al momento sono già 50 gli iscritti provenienti da tutta Italia, a conferma dell’alto gradimento che l’evento di Sestri Levante riscuote tra gli appassionati.
In programma conferenze, workshop con grandi maestri della fotografia come Maurizio Galimberti, che il 21 aprile terrà una lectio magistralis su “ritratto e laboratorio”, presentazioni e diverse mostre, tra le quali quelle di Marco Urso a Palazzo Fasce, autore dell’anno FIAF 2016, Graziano Panfili, vincitore del Portfolio Italia 2016, all’Annunziata, così come le mostre degli insigniti FIAF e FIAP, dei Campioni del mondo al plesso scolastico di piazza della Repubblica e dei giovani talenti allo Spazio S.Erasmo. Ed ancora i lavori dei circoli fotografici della provincia di Genova e di tanti altri autorevoli artisti. Spicca la retrospettiva al Palazzo Comunale dedicata a Mauro Galligani: “un giornalista che si esprime con l’immagine fotografica”, come lui stesso si definisce e la mostra sulle antiche tecniche fotografiche a cura del Gruppo Rodofo Namias di Parma.
“Penisola di Luce”, è gemellata con i più significativi festival fotografici italiani: il parmense Colorno Photo Life, il FACEPHOTONEWS di Sassoferrato (AN) e il modenese Carpi Foto Fest. Come da tradizione, il Festival proseguirà con gli altri eventi previsti da maggio a dicembre con le mostre di Riva Trigoso dedicata al rinato “Fronte Mare”, “Gli anni del Neorealismo” tra luglio e agosto, la mostra documentativa sulla struttura “Le due Palme” ad ottobre, “Pane e Olio” e la collettiva “il Capolinea” a dicembre. Una nota particolare per il 7° Photo Happening Estate previsto il 15 e 16 luglio, che quest’anno propone la formula del set/simposio e che si conferma tra i grandi appuntamenti nazionali con oltre 100 iscritti provenienti da tutta Italia.

69°Congresso Nazionale FIAF

19 - 23 aprile 2017
Inaugurazione: mercoledì 19 aprile 2017, ore 18.00 al Complesso dell’Annunziata
Sedi varie
Sestri Levante (GE)

Paola Spencer & Giovanni Gastel – La bellezza nell’aria

Entrare in una fotografia guidati dal suono lieve della poesia. Vivere un’esperienza nuova, unica.
Dal 19 aprile al 5 maggio la galleria Still di Milano si trasforma, si veste di fotografia, completamente.
Lo spettatore sarà avvolto - immerso in un allestimento del tutto inedito - dagli scatti di Paola Spencer, ispirati alle poesie del fotografo (e non solo) Giovanni Gastel.

La Bellezza nell’aria è questo: una Sonata a quattro mani nata dall’incontro di due artisti
Un incontro magico, perché con la raccolta 50 Poesie firmata Gastel, Paola Spencer trova finalmente la voce delle sue fotografie: scatti che hanno sempre parlato di bellezza, non quella perfetta ed eroticizzata proposta dai media, ma della bellezza nell’aria che ogni persona emana e che l’occhio fotografico ha saputo immortalare ed esaltare, queste le parole della fotografa: è un lavoro che va oltre all’estetica, che vuole
ridare autostima e fiducia.
La mostra è dunque un racconto di immagini e parole che descrive con delicatezza lo scorrere inesorabile del tempo e la paura della morte. Ma l’effetto non è cupo e angoscioso, è anzi un’armonia di luce e di incanto, di nuova speranza.
Una location en plein air, un mare calmo dai toni grigi-carta da zucchero, abiti e figure che evocano eleganza, non è solo estetica ma è espressione di quell’ordine morale che accomuna i due artisti: la poesia e l'arte sono le armi più potenti contro la volgarità, l'eleganza vincerà su tutto "siamo troppo umani per non provarci ancora"

18 aprile - 5 maggio 2017
Inaugurazione: martedì 18 aprile 2017, ore 18.30 - 21.00
STILL Fotografia
Via Balilla, 36
Milano

Elger Esser
De Sublime

20 aprile – 25 giugno 2017
Inaugurazione: mercoledì 19 aprile 2017, ore 18.30
Photofestival Milano 2017
Fondazione Stelline
c.so Magenta, 61
Milano

Jacopo Benassi. The eyes can see what the mouth can not say

the eyes can see what the mouth can not say era il titolo di una rivista pubblicata in cinque numeri da Jacopo Benassi e Federico Pepe.

Mostrava una serie di immagini e ritratti di musicisti, scattati da Benassi in occasione dei concerti al Btomic.
Il Btomic era un locale iconico di 70 metri quadri a La Spezia, aperto nel 2011 e chiuso nel 2015 per problemi economici. Era gestito da un gruppo di amici, Gianluca Petriccione, Lorenzo D’Anteo, Roberto Buratta e Jacopo Benassi; tra i musicisti che si sono esibiti al Btomic, Teho Tehardo, Jozef van Wissem, Chris Imler, Julia Kent , Mary Ocher, Lydia Lunch, F.M Palumbo, Embryo, Lori Goldston, Hugo Rice, Tav Falco, Carla Bozulich, Andrea Belfi, Lubomyr Melnyk, Ernesto Tommasini, Matt Eliot, Z’EV, Sir Richard Bishop, Six Organs Admittance, Emidio Clementi, Khan, Mangiacassette, Baby Dee, Eugene Chadbourne e molti altri…

THE EYES CAN SEE WHAT THE MOUTH CAN NOT SAY è ora il titolo di un libro e una mostra e di un libro in cui i musicisti non compaiono mai. Una serie di immagini di gente che guarda, in contemplazione. I latini dicevano contemplatio – il prefisso con indicava una connessione, il termine templum denotava un’area circoscritta.

Nelle immagini di Benassi vi è una forte connessione tra le persone e l’area è ben definita. Vi è una geografia composta da muri scrostati, immagini dentro le immagini, segni sul muro, dettagli dell’arredamento, strumenti, simboli. Le persone che abitano questa geografia guardano e ascoltano. Un ragazzo con una maglietta degli Sonic Youth ascolta in piedi, accanto a una donna con un semplicissimo vestito a fiori. Se la relazione tra luogo e identità è uno dei temi fondamentali della geografia mi chiedo: cos’hanno in comune? Mi piace il loro modo di stare vicini.
Questo lavoro descrive un paesaggio sonoro.
E’ opera di Jacopo Benassi, fotografo di paesaggio.

In occasione della mostra uscirà il libro the edito da Peperoni Books.
A cura di Giulia Zorzi / Micamera, design di Federico Pepe.

20 aprile - 2 maggio 2017
Inaugurazione: giovedì 20 aprile, ore 19 con performance musicale del fotografo
exhibition and book launch
Micamera - lens based arts
Via Medardo Rosso, 19
Milano

Antonio Biasiucci. Codex

Magazzino è lieta di presentare la quarta mostra personale in galleria di Antonio Biasiucci. La mostra è incentrata sulla serie Codex di recente produzione, esposta nel 2016 al Museo Archeologico Nazionale di Napoli a cura di Gianluca Riccio. La Fondazione Banco di Napoli, ha invitato Biasiucci a raccontare, attraverso il suo sguardo, i materiali conservati all’interno del proprio archivio storico, la più antica e imponente raccolta documentaristica bancaria al mondo.
 
All’interno delle 330 stanze dell’archivio, sono conservati più di 60.000 faldoni accuratamente catalogati con codici numerici all’apparenza indecifrabili, è qui che Biasiucci per tre mesi, come un antropologo visionario, ripercorre una storia silente che giace all’interno di ogni fascicolo, dov’è racchiuso il tempo di Napoli e del Mediterraneo, dalla metà del 1500 fino ai giorni d’oggi. Questi archivi narrano storie di famiglie e individui, città e comunità, memorie collettive che sembrano esser dimenticate ma che Biasiucci riesce a riscoprire in modo profondo, come fossili del passato. Gli archetipi ritratti da Biasiucci sono immagini che evocano una visione ancestrale dell’esistenza.
 
Nella moltitudine del materiale archiviato, l’artista dà voce e dignità al singolo soggetto; in questo senso la cifra stilistica che lo contraddistingue della resa in bianco e nero restituisce perfettamente la solennità dell’elemento catturato, presentandoci così una memoria primordiale. Come scrive Gianluca Riccio: “ In questo modo i contenitori di raccolta dei manoscritti, scarnificati si trasformano in racconti di storie universali lasciate alle sensazioni degli spettatori che ammaliati dall’effetto delle immagini e dell’allestimento, ritrovano nei codici numerici ben visibili, le date, che li accompagnano la bellezza delle scritte a pennello e la possibilità di mutevoli letture.”
 
L’Archivio – in quanto luogo della memoria e della sua trasmissione – e la città – come teatro della dimensione pubblica del vivere quotidiano – appaiono così riconciliati in una visione che riunisce al suo interno la dimensione intima delle singole identità celate nei documenti archiviati e l’esperienza collettiva della storia che lo spazio dell’archivio custodisce ed evoca.
 
Antonio Biasiucci nasce a Dragoni (Caserta) nel 1961. Nel 1980 si trasferisce a Napoli, dove comincia un lavoro sugli spazi delle periferie urbane e contemporaneamente una ricerca sulla memoria personale, fotografando riti, ambienti e persone del paese nativo. Nel 1984 inizia una collaborazione con l’Osservatorio vesuviano, svolgendo un ampio lavoro sui vulcani attivi in Italia. Nel 1987 conosce Antonio Neiwiller, attore e regista di teatro: con lui nasce un rapporto di collaborazione che durerà fino al 1993, anno della sua scomparsa. Fin dagli inizi la sua ricerca si radica nei temi della cultura del Sud e si trasforma, in anni recenti, in un viaggio dentro gli elementi primari dell’esistenza. Ha ottenuto importanti riconoscimenti, tra cui, nel 1992, ad Arles, il premio “European Kodak Panorama”; nel 2005 il “Kraszna/Krausz Photography Book Awards”, per la pubblicazione del volume Res. Lo stato delle cose (2004) e, nello stesso anno, il “Premio Bastianelli”; nel 2016 Premio Cultura Sorrento. Numerosissime le mostre personali e le partecipazioni a mostre collettive, a festival e rassegne nazionali e internazionali. Ha collaborato inoltre a diversi progetti editoriali, e ha partecipato a importanti iniziative culturali di carattere sociale. Biasiucci è stato invitato fra gli artisti del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia del 2015.
 
Molte sue opere fanno parte della collezione permanente di musei e istituzioni, in Italia e all’estero, tra cui: Istituto nazionale per la grafica, Roma; MAXXI, Roma; PAN Palazzo delle Arti, Napoli; MADRE-Museo d’Arte Contemporanea Donna Regina, Napoli; Metropolitana di Napoli; Galleria Civica di Modena; Museo di fotografia contemporanea Villa Ghirlanda, Cinisello Balsamo (Milano); Fondazione Sandretto Re Rebaudengo per l’Arte Contemporanea, Guarene (Cuneo); Fondazione Banco di Napoli; Collezione Banca Unicredit, Bologna; Bibliothèque nationale de France, Parigi; Maison Européenne de la Photographie, Parigi; Château d’Eau, Tolosa; Musée de l’Elysée, Losanna; Centre de la Photographie, Ginevra; Fondazione Banca del Gottardo, Lugano; Centre Méditerranéen de la Photographie, Bastia; Galerie Freihausgasse, Villach (Austria); Departamento de investigación y documentación de la Cultura Audiovisual, Puebla (Messico), Mart, Rovereto, Pio Monte Della Misericordia, Napoli; Fondazione Modena

20 aprile - 21 maggio 2017
Inaugurazione: giovedì 20 aprile 2017, ore 19
Magazzino
Via dei Prefetti, 17
Roma

Milano Photofestival 2017
20 aprile - 20 giugno 2017
Sedi varie

s.t. fotografie di Giulia Barone


Acta International ospita la seconda mostra che fa parte del progetto dedicato alla presentazione dei lavori di alcuni giovani autori del panorama fotografico della città.
Nella sua personale, a cura di Gaia Bobò e Flaminia Colli, Giulia Barone, studentessa dell'Accademia di Belle Arti di Roma, tratta tematiche che coinvolgono da vicino la sua sfera emotiva servendosi di espedienti quali la sovrapposizione, il mosso e il dettaglio, generando visioni in cui la figurazione è ridotta quasi ad ombra. Come in un racconto, Giulia Barone imprime il movimento nell’opera, quasi a rendere tangibile il perenne cambiamento di cui i suoi personaggi sono protagonisti. Il progetto esposto offre al nostro sguardo il racconto di un equilibrio dinamico che si instaura tra i soggetti rappresentati, allo stesso tempo corpi e fantasmi, che si incontrano come cariche elettriche. La mostra è un’occasione per avvicinarsi alla sua produzione artistica ed al suo approccio al linguaggio fotografico, vissuto dall’artista come un processo in divenire.
orario visite
martedì-sabato, ore 16.00 - 20.00

20 aprile - 24 maggio 2017
Inaugurazione: giovedì 20 aprile 2017, ore 18.30
Acta International
via Panisperna, 82/83
Roma
s-t-fotografie-di-giulia-barone.jpgPh: s.t. – Fotografie di Giulia Barone

Gabriele Basilico - In Treno Verso l'Europa

La mostra propone, per la prima volta, il lavoro realizzato nel 1993 da Gabriele Basilico, prima dell'apertura delle frontiere verso la creazione dell'Europa unita. Voluto dalle Ferrovie dello Stato italiane, il libro dal titolo omonimo, "In viaggio verso l'Europa", era stato pubblicato dalla casa editrice Peliti Associati.
Le immagini raccontano l'Europa dei binari attraverso i valichi di confine che collegano l'Italia ai Paesi a ovest, nord ed est delle Alpi. Basilico segue gli itinerari della ferrovia dalle stazioni che segnano l'attraversamento delle frontiere, tra stupefacenti paesaggi naturali, e realizza un viaggio che non è solo geografico ma piuttosto un viaggio del tempo e nella storia recente dell'Europa.
Nel catalogo che accompagna la mostra Giorgio Pandini motiva le ragioni della sua scelta di proporre una selezioni di immagini vintage e di stampe contemporanee e Mario Peliti ricorda come è nato e si è sviluppato il progetto.

20 aprile - 20 luglio 2017
Inaugurazione: giovedì 20 aprile 2017, ore 18.00
TAG - TheArtGallery
Via Carlo Frasca, 3
Lugano
gabriele-basilico-in-treno-verso-leuropa-stazione-di-modane.jpgPh: Stazione di Modane © Gabriele Basilico - In Treno Verso l'Europa


Religioni nel Mondo
Fotografie di Giovanni Mereghetti

21 aprile - 14 maggio 2017
Inaugurazione: giovedì 21 aprile 2017 ore 12,30
Porticato Palazzo del Municipio
Via Fratelli D’Italia, 12
Busto Arsizio (VA)
religioni-nel-mondo-fotografie-di-giovanni-mereghetti.jpeg

Wow Gilles! Il mito che non muore
21 aprile - 16 luglio 2017
Spazio Oberdan
viale Vittorio Veneto, 2
Milano

"Nella mia vita ho incrociato uomini, storie, luoghi, animali, bellezze, dolori, che mi hanno suscitato, come persona e come fotografo, emozioni, pensieri, reazioni formali che mi hanno imposto di fotografarli, di conservarne una traccia. Ho sempre pensato io faccio fotografie perché il mondo è lì, non che il mondo è lì perché io ne faccia fotografie. Anche questi luoghi non mi sembra di averli cercati, li ho incontrati vivendo, e poi ho scelto alcune delle tante fotografie che in questi incontri mi sono state regalate per comporne un libro nel quale riconoscermi."

Ferdinando Scianna

Ferdinando Scianna.
Istanti di luoghi

21 aprile - 30 luglio 2017
Inaugurazione: giovedì 20 aprile 2017, ore 18.30 - 21.00
Forma Meravigli
Project room for photography
Via Meravigli, 5
Milano

Apri gli occhi! inaugura FotoStudio

Uno spazio per creare progetti fotografici, ma anche per realizzare mostre, presentare libri, seguire corsi e workshop e discutere di cos’è la fotografia oggi.

A Roma nel quartiere Nomentano Espero il 21 aprile inaugura “il FotoStudio”, lo studio del fotografo Francesco Amorosino, che ha l’obiettivo di essere un punto di riferimento per la zona e di far entrare i romani nel mondo delle immagini.

“Oggi tutti fanno fotografie e sempre più ci si rende conto che la fotografia va approfondita, studiata, vissuta oltre la dimensione digitale per questo il FotoStudio sarà prima di tutto un polo di aggregazione”. Lo spazio, però, non si rivolge solo agli appassionati, ma anche ai professionisti: “Non sarà un’isola nel mare di Roma ma un luogo da cui costruire ponti e discutere su come aprire il mondo della fotografia a pubblici nuovi”. Francesco Amorosino

Francesco Amorosino, classe 1984, è originario di Rionero in Vulture (Pz). Dopo gli studi in giornalismo, segue il master triennale della Scuola Romana di Fotografia. Tra i riconoscimenti per il suo lavoro c’è l prestigioso Sony World Photography Awards conseguito nel 2016 nella categoria “natura morta”. Ha esposto in diverse mostre nel mondo e insegna fotografia ad adulti e bambini.

Per l’inaugurazione dello studio è prevista la prima mostra dal titolo “Esperienze” che gioca col nome del quartiere per raccontarne la vita quotidiana, le persone, i luoghi, le atmosfere e anche qualche segreto.

Abbracciato dall’Aniene, l’Espero è una piccola città nella città, piena di artigiani, luoghi sociali e spazi verdi dove spesso sono i cittadini stessi a intervenire piantando fiori. Il fiume è luogo di passeggiate a piedi o giri in bicicletta, ma anche la casa di senza tetto, una questione su cui le istituzioni tardano a intervenire.

L’apertura dello studio è anche l’occasione per lanciare il primo corso e il primo workshop. "Apri gli occhi!" è un corso di fotografia base di quattro lezioni in esterno e in studio e una mostra finale, per iniziare a prendere confidenza con la macchina fotografica e sperimentare, fino a vedere le foto stampate per trovarne pregi e difetti.
“Instagrammar”, invece, è un workshop rivolto a professionisti e appassionati per approfondire l’uso di Instagram per raccontare storie e implementare campagne sociali e di crowdfunding. Se si vuole capire bene come curare il proprio profilo e aumentare il numero di follower, questo è il corso giusto.
Per l’inaugurazione, infine, è previsto un aperitivo di prodotti tipici lucani offerto da Eataliano, nuova start up di export di cibo italiano in Lussemburgo. Un modo anche per omaggiare la terra di nascita di Amorosino.
Tel: 3333741653
Email: f.amorosino@gmail.com

21 aprile 2017
Inaugurazione: 21 aprile 2017, ore 18.30
FotoStudio
Via Valdinievole 106
Roma
apri-gli-occhi-inaugura-fotostudio-di-francesco-amorosino.jpg


Mario Giacomelli Terre scritte / Written Landscapes

Mario Giacomelli individua un linguaggio cifrato, scritto dalla terra per chi predilige vedere dal cielo, in volo, i segni di un mistero che affiora dalla coscienza e dalla visionarietà. Riecheggia l'enigma dei segni geometrici di Nazca, di Turfan, e di altri luoghi della Siberia. Le immagini di Giacomelli divengono messaggi luminosi per chi percorre le altitudini della ricerca profonda.

Venerdì 21 aprile 2017, alle ore 18,30, inaugura la mostra con oltre quaranta visioni dal cielo, a cura di Corrado Benigni e Mauro Zanchi, in collaborazione con Archivio Mario Giacomelli - © Rita Giacomelli

21 aprile - 31 luglio 2017
Inaugurazione: venerdì 21 aprile 2017, ore 18.30
Complesso Monumentale di Astino
Via Astino, 13
Bergamo

Streamers: Finalisti del Premio Celeste in mostra


Venerdì 21 aprile ore 18 a Officine Fotografiche inaugura la mostra Streamers a cura di Irene Alison. Durante la serata la chief-juror Irene Alison annuncerà i nomi dei due progetti vincitori che si aggiudicheranno gli 8.000 €.

Un caloroso ringraziamento ai giurati Xavier Antoinet, Camilla Invernizzi, Arianna Rinaldo e James B Wellford per la scelta dei progetti finalisti.

Esplorazione, introspezione. Viaggio in avanti nel tempo per indovinare i percorsi del futuro, o a ritroso, nella memoria, per preservare ricordi e nutrire le radici. Partecipazione, documentazione, astrazione: approcci diversi a un racconto visivo che quasi sempre mette al centro il conflitto, il rimosso collettivo, i nodi non sciolti. Che si tratti di un muro, di una guerra o di una piccola e personalissima frattura come un divorzio.

Ma quante funzioni può avere oggi la fotografia? Quante lingue diverse può parlare? La collettiva Streamers, che riunisce il lavoro dei dieci finalisti dell’omonimo premio, è una breve traiettoria che tocca alcuni punti del discorso visivo contemporaneo proponendo l’opera di fotografi e artisti differenti, uniti per l’occasione da un filo rosso che prova a tenere insieme (anche con salti e snodi azzardati) un pensiero condiviso sulla fotografia come strumento utile a decifrare e metabolizzare la complessità del tempo/mondo in cui viviamo.

A questi fotografi, selezionati dalla giuria tra tutti i partecipanti al premio per la qualità dei loro lavori, abbiamo chiesto di condividere con noi non solo l’approdo finale del loro itinerario, ma anche le tappe del loro processo creativo, nel tentativo di fare di Streamers un’occasione di riflessione sull’importanza dell’architettura progettuale in un’epoca di bulimia iconografica; sulle diverse declinazioni che può assumere il linguaggio fotografico in funzione di un determinato contenuto; sulla progressiva messa a fuoco del punto di vista sul contesto o concetto al centro del racconto. Attraverso gli account che i candidati hanno aperto nello spazio virtuale di Streamers, abbiamo visto i loro progetti prendere forma, abbiamo seguito il filo del loro pensiero visivo, abbiamo avuto l’opportunità di frugare tra i loro appunti, di consultare le loro mappe, di ricostruire gli indizi e le ispirazioni attraverso i quali sono approdati a una certa interpretazione e sintesi. Abbiamo avuto modo di valutare le loro scelte di editing e le loro decisioni nello stabilire una gerarchia tra le immagini. Abbiamo provato a immaginare un premio che fosse (per tutti) una possibilità di confronto e non solo di giudizio, disegnando i confini di un playground in cui provare – fuori dagli asfittici limiti dei premi-lotteria – a definire se stessi e a mettere il proprio lavoro in prospettiva, fornendo un background, ripercorrendo un cammino, rivelando le prove e gli errori del work in progress.

A conclusione del premio, la collettiva vuol essere uno spazio aperto di dialogo tra queste voci fotografiche così diverse, in cerca di assonanze, differenze, parallelismi e contrasti da elaborare e rielaborare liberamente: il filo rosso che lega insieme questi lavori è un’ipotesi, una sfida, un pensiero che può essere tagliato e riannodato come si vuole.

Molti dei loro progetti sono tutt’ora in corso, sono inizi di racconti più ampi, tappe di un viaggio che parte da qui ma che arriverà più lontano: Streamers è anche, quindi, un’occasione per scoprirli, conoscerli, appassionarsi al loro tragitto, e decidere che vale la pena non perderli di vista. - Irene Alison

Progetti in mostra:
Arianna Arcara ‘On the other side of’
Pietro Paolini TerraProject Photographers ‘Caso collettivo 11.227′
Fabio Moscatelli ‘A Sky Full Of Stars For A Roof’
Michael Cheung ‘Underground Life’
Francesca Cao ‘Hidden identities’
Franco Monari ‘E poi verrà la nebbia’
Davide Monciatti ‘on land’
Daria Addabbo ‘Marco’
Alberto Giuliani ‘Surviving humanity’
Diambra Mariani ‘The last summer’

Finalisti del Premio Celeste in mostra

21 aprile - 3 maggio 2017
Inaugurazione: venerdì 21 aprile 2017, ore 18.00
Officine Fotografiche
Via Giuseppe Libetta, 1
Roma

Chiara Leone - La Loba

Un viaggio ideale, alla ricerca del femminino antico. La donna inizia il viaggio verso la sua antica casa in un continuo divenire, protesa verso il suo femminile destinante, che la prenderà per mano per riemergere nuovamente autentica, attraverso un percorso, profondo e solitario, di rivelazione della propria psiche, addentrandosi nella vegetazione delle immagini della propria vita, e della potenziale scoperta di ciò che è e sarà.

Ma i percorsi, si sa, sono confusi e spesso insidiosi, e il rischio è quello di distrarsi dai propri riferimenti femminili e di allontanarsi dalla propria natura.

La Loba, ossia la Lupa, rappresenta la forza, e richiama l’istinto, l’intuito che porta su una nuova direzione verso la consapevolezza di sé, incoraggia la realizzazione dei desideri, la valorizzazione dei talenti.

La forza creatrice della terra si fonde con quella appassionata e potente del mare, La Loba canta e la Donna, così, si rivela, divenendo genitore di se stessa e dei propri desideri, e si libera da tutto ciò che la cinge e la trascina in basso, per rientrare, alla fine, nel cerchio magico della bellezza.

22 - 30 aprile 2017
Inaugurazione: venerdì 21 aprile 2017, ore 18.30
ART G.A.P
Via Di San Francesco A Ripa, 105a
Roma

Polesine Fotografia 2017
22 aprile - 14 maggio 2017
Villa Badoèr
Palazzo de "Il Manegium"
Mulino Pizzon
Fratta Polesine (Rovigo)

Libya - A Human Marketplace 

Narciso Contreras


22 aprile - 13 maggio 2017

Inaugurazione: 21 aprile 2017, ore 19.00
Palazzo Reale
Piazza del Duomo, 12
Milano


Miriam Wuttke / Summit Fever

La Fusion Art Gallery presenta SUMMIT FEVER, mostra personale di Miriam Wuttke in occasione della quale l’artista multidisciplinare berlinese presenterà un gruppo di lavori performativi, fotografici e installativi. Le opere in mostra sono il risultato della ricerca dell’artista sui temi della perdita: la solitudine, l'ansia, il silenzio, il superamento dei confini; l'abbraccio del decadimento fisico e dell'esperienza di pre-morte che si rivelano e svelano in alta quota. La mostra fa parte di COLLA la nuova piattaforma delle gallerie torinesi e rientra nel circuito di NEsxT Independent Art Network.

Push, go, rest. Return. / Spingi, vai, fermati Torna.
di Barbara Fragogna

“The emotional anxiety of everyday life is confusing, ambiguous and diffuse, and you don’t know the source of it. In the mountains, the emotion is fear, and the source is clear: if I fall, I die.” – Mattew Barlow

Summit Fever è il desiderio compulsivo di raggiungere la vetta della montagna ad ogni costo e, per estensione, l’ossessione del perseguimento di un fine.

PUSH.
Miriam Wuttke spinge in avanti forzando teoria, desiderio, necessità e stimolo in azione praticando il trekking in alta montagna: ciclicamente, ferocemente, avidamente, sensualmente, disperatamente. La spinta è reazione, carica, bomba. Il gesto del suo corpo performativo perfora il momento statico del pensiero tormentato fine-a-se-stesso che si forma-contorce-avviluppa nella mediocrità della routine quotidiana per prorompere, solidificandosi, in una monomania mitica, rocciosa e immobile: la vetta. La spinta è slancio ascendente, fuga necessaria per trovare la solitudine del pensiero originale, aspirazione. La spinta è già risoluzione.

GO.
L’artista va avanti, compie, consegue uno stato ascetico/materico/ferino che le permette di cercare, sondare, scandagliare il pensiero violento delle sue ansie e paure più intime, subconsce e vivide contrapponendole alla paura più tangibile e banale del “crepaccio/morte”. Per mezzo di espedienti counterfobici* stana le bestie minacciose dei suoi reconditi disagi per portarle alla luce e quindi affrontarle. L’isolamento, la rarefazione, la solitudine, la mancanza, il vuoto aspiratore delle valli, degli anfratti, dei crepacci, il vortice di neve secca, di nuvole basse, di sole bruciante, gli incontri fortuiti con elementi autoctoni, edifici deturpati, oggetti semi-estinti, tracce di altre identità di passaggio, il bosco irto-alto, onnisciente cattedrale di natura umana/specchio mirabile, alterazione e alter ego. Avanti per il contingente metafisico buio di sé, il pieno/vuoto sensoriale da tenere in equilibrio grazie alla forza di volontà, alla resistenza. Resistenza. L’esperienza dell’andare avanti in Miriam Wuttke è ostinazione, scelta consapevole, non è MAI inerzia. La sua forza è un borderline estremamente bilanciato. La tensione paradossale della sua pratica, essenzialmente performativa anche nell’utilizzo degli oggetti installati, nella fotografia e in qualsiasi mezzo decida di utilizzare all’occorrenza, trionfa in un climax culminante in un fiato di sospensione statica. Un passaggio. Il momento, quel momento in cui si arriva al punto. La linea del bordo.

REST.
Arriva, fermati, riposati, sparisci, guarda. La cima, la meta, il fine perseguito. Ecco il momento in cui il pensiero interiore ruminato si confonde con la crudele bellezza del circostante. In cui il self si riscopre chimico. Dopo che i limiti del corpo hanno costretto i limiti della psiche a scendere a patti col dissolvimento, con la scomparsa nell’immanente, con la trasparenza dell’ego. Miriam Wuttke combacia la performance atletica alla performance artistica costruendo passo dopo passo un’esperienza creativa, l’opera. Le fotografie, le impressioni, le forme rubate al paesaggio (o al simulacro del paesaggio). Gli stimoli marinano e si addensano in ciò che, in fase successiva, diverrà documento e rielaborazione. Sparire in cima. Coazione ottimizzata. Risoluzione.

RETURN.
Torna. E adesso? Sei un eroe, glorioso apice, successo infallibile. E dopo? Se l’andata ha nutrito e digerito un viluppo di pensieri autoanalitici, se la vetta è stata lo stallo, la sospensione risolutiva, un’effimera pace congelata, se il ritorno fosse la morte? Se il tornare rimanesse vuoto, vano, patetico, se nel ritorno al quotidiano ogni atto compiuto fosse riformattato, perso, disprezzato? Se non fossi tornato? Se fossi scomparso? Se fossi morto? Il ritorno di Miriam Wuttke è la sua unica e personale sintesi creativa, una dichiarazione d’intenti, il miglioramento dell’esperienza, l’installazione organica e la rielaborazione dell’atto pragmatico in azione simbolica, la condivisione con l’altro, la narrazione. Nel ritorno, morphing nell’esposizione, l’artista risponde alle domande specifiche della febbre post-epifanica con una produzione di opere che hanno lo scopo di ri-materializzane il ricordo. Rievocando un gesto di cui il pubblico ha solo una concezione letteraria e romantica, l’artista traduce l’intricato percorso svolto negli ultimi tre anni in un linguaggio condivisibile e usufruibile. L’intento è nel dialogo e nel confronto. Dal conseguimento di un risultato personale inseguito, stanato, ghermito grazie alla solitudine più totale, Miriam Wuttke non può fare a meno di tornare per raccontarcelo.

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*Counterfobia: una coazione a cercare le cause della paura o ansia invece di evitarli.

22 aprile - 20 maggio 2017
Inaugurazione: sabato 22 aprile, ore 19.00
Fusion Art Gallery
Piazza A. Peyron, 9g
Torino

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