Mostre fotografiche nelle viscere del weekend di maggio

Una selezione viscerale delle mostre fotografiche inaugurate la terza settimana di maggio 2017 in tutta Italia

Approfittando del tempo libero del fine settimana e delle aperture prolungate dalla notte dei Musei di sabato, la consueta selezione di mostre fotografiche appena inaugurate diventa viscerale e pronta a spingersi in profondità, con la complicità di Antoine D'Agata e Hiroshi Sugimoto, dal bianco e nero in Jazz a quello che suona il rock alternativo con The Velvet Underground e la complicità di Andy Warhol, fino alla black star di David Bowie.

Un'occasione per tornare alle radici oscure dell'identità con Donatella Izzo e Luigi Ontani, della dimensione più animale e visionaria con Andrea Buzzichelli, esplorando altri spazi con Matteo Basilé e Corrado Sassi, le illusioni di libertà del conflitto in Libia con Manu Brabo, tutto quello che tocca Life Framer: Rome e il Funzilla Fest 2017, fno ai Sea(e)scapes di Bill Armstrong, Gianni Berengo Gardin, Piergiorgio Branzi, Lorenzo Cicconi Massi, Mario Giacomelli, Irene Kung, Sebastião Salgado, Ferdinando Scianna, Massimo Siragusa.

Andrea Palmucci - Black White

La forza e il carisma di alcuni dei più grandi interpreti del Jazz contemporaneo sono i protagonisti di “Black White”, mostra di Andrea Palmucci a cura del Centro Phos.

“Il Jazz…
Tutto è cominciato per caso, sino a 10 anni fa non avrei mai pensato di lavorare con questo mondo, questo stile, questo modo di pensare e addirittura di vivere.
Il mio primo concerto Jazz l’ho ascoltato, vissuto e fotografato nel 2006 a Rio de Janeiro. Il locale era affollatissimo e i due, che senza saperlo mi cambiarono la vita, si chiamavano Mike Stern e Romero Lubambo, due musicisti di cui all’epoca non sapevo nulla.
Lì è avvenuta la scossa: quella sera ho realmente compreso le grandi potenzialità che il Jazz e la fotografia potevano avere assieme. Abbinando la fotografia a quel linguaggio a me sconosciuto e composto da un continuo vortice di emozioni, sensazioni, musica, movimenti e dialoghi tra musicisti, ho percepito che si poteva bloccare l’istante o la nota in cui risiede la ragione di un intero concerto oppure, se preferite, quel frammento d’anima che il musicista ci regala ad ogni esibizione.

Dal 2010 ho cominciato a dedicarmi quasi totalmente al Jazz, a respirarlo tutti i giorni e fino ad oggi credo di aver visto e documentato quasi un migliaio di concerti, tenuti ovunque, dai piccoli locali ai grandi festival italiani e francesi. Un turbinio di note, suonate dai più grandi del genere, che mi hanno aiutato a capire il bagaglio di memorie che questi musicisti portano dentro di loro. La mia esigenza è quella di raccontare e registrare questo bagaglio di memorie, lasciando che sia l’emozione di quel preciso istante a guidare il mio occhio.
Ho deciso sin da subito di rappresentare questo mondo meraviglioso in Bianco e Nero, guardando forse alla scelta che grandi fotografi hanno operato prima di me per raccontare alcuni momenti unici e indimenticabili del Jazz, dalle origini a oggi.

Il Jazz è un mondo di cui risulta difficile ed a volte perfino irrispettoso parlare.
Va ascoltato. E’ un nostro patrimonio.
Io come altri colleghi continueremo a registrarlo, con lo stesso rispetto e la stessa euforia.”

16 maggio - 16 giugno 2017
Inaugurazione: martedì 16 maggio 2017, ore 18.30
PHOS TORINO
Via Giovanni Battista Vico, 1
Torino

Antoine D'Agata


Antoine D'Agata torna a Milano con la personale a cura di Claudio Composti e alcuni dei lavori più iconici degli ultimi 15 anni, in collaborazione con la Galerie Filles du Calvaire di Parigi

16 maggio - 23 giugno 2017
Inaugurazione: martedì 16 maggio 2017, ore 18.30
Mc2gallery
Via Malaga, 4
Milano

Hiroshi Sugimoto
Le Notti Bianche

16 maggio – 1 ottobre 2017
Inaugurazione: martedì 16 maggio 2017, ore 19.00
Fondazione Sandretto Re Rebaudengo
Via Modane, 16
Torino

Manu Brabo – Libia. Illusione di libertà

Il 16 maggio 2017 Mudima Lab inaugura la seconda mostra nell’ambito del progetto GUERRE, dal titolo Libia. Illusione di libertà, attraverso gli scatti del fotoreporter Manu Brabo.

GUERRE è il titolo del progetto per il primo ciclo di mostre ideato e curato da Mudima Lab, e prevede sei mostre personali della durata di circa due mesi ciascuna

Il progetto GUERRE nasce dalla volontà di dare visibilità ai fotoreporter di guerra che spesso non hanno istituzioni alle spalle e rischiano la vita nelle aree di conflitto contemporanee: il fil rouge delle sei mostre è proprio l’intersecarsi delle guerre e delle conseguenti migrazioni di popoli all’interno del bacino del Mediterraneo
e del Medio Oriente, il tentativo di raccontare attraverso gli occhi dei fotografi cause ed effetti di guerre a noi vicine ma troppo spesso considerate un argomento distante, da un mondo occidentale indifferente, se non per le problematiche economiche che ne possano derivare.
Un ringraziamento particolare va a MeMo di Torino per aver creduto nell’idea, e per aver facilitato il contatto e il rapporto con i fotografi coinvolti nel progetto.

Il progetto prevede la presenza di sei fotografi, i primi tre nomi sono quelli di Fabio Bucciarelli (Premio
Robert Capa 2012, World Press Photo 2013) in mostra presso Mudima Lab dal 7 marzo al 29 aprile 2017, Manu Brabo (Premio Pulitzer 2013 per il fotogiornalismo) e Diego Ibarra Sànchez . I tre oltre ad essere fotoreporter freelance sono anche fondatori di MeMo Coop a Torino, memo-mag.com. La realtà di MeMo rappresenta un network, un punto di ritrovo per fotoreporter freelance di tutto il mondo che vogliano sentirsi parte di una comunità e che necessitino di essere tutelati nel loro lavoro, una professione che prevede molti rischi e che non sempre viene supportata economicamente in modo adeguato.

La nostra idea, vista l’esperienza pluridecennale all’interno del mondo della cultura della Fondazione Mudima, è proprio quella di portare il fotogiornalismo di guerra in un ambito parallelo ma diverso da quello consueto delle testate giornalistiche, con l’obiettivo di coinvolgere un pubblico sempre più ampio nella comprensione
di alcuni temi di certo dolorosi, non semplici, ma che inevitabilmente ci riguardano da vicino e nei confronti dei quali non possiamo rimanere estranei.
Il ciclo delle sei mostre durerà un anno circa, al termine del quale realizzeremo un libro, edito da Fondazione Mudima, che conterrà l’intera esperienza, attraverso testi critici e foto degli autori.

Irene Di Maggio e Fabio Mantegna

Orario visite
marted-sabato, ore 15:00 – 19:00
Ingresso libero

Libia. Illusione di libertà

L’autore Manu Brabo, attraverso i suoi reportage in Libia dal 2011 a oggi, ci restituisce un Paese che va al di là dei conflitti presenti, una terra sconvolta dalla guerra civile, un Paese che dopo la morte
di Gheddafi, avvenuta il 20 ottobre del 2011, ha perso ogni direzione.
Scorrendo le foto dell’autore dalla battaglia di Sirte del 2011 alla guerra all’Isis degli ultimi anni, nello specifico nella parte di lavoro che Manu Brabo chiama Dougma – War against IS in Sirte (autunno 2016), si evince facilmente come il conflitto in Libia non si sia mai concluso nè risolto e nè tantomeno vedrà una soluzione a breve; troppi gli interessi dall’esterno che spingono da una parte e dall’altra nel tentativo di ristabilire rapporti economici che, nella maggior parte dei casi, favoriscono esclusivamente pochi Paesi, per lo più occidentali.
Manu Brabo si spinge sempre in prima linea nei conflitti che documenta, e alcuni degli scatti in mostra presso Mudima Lab testimoniano proprio i combattimenti fra le forze lealiste di Gheddafi e i ribelli, la distruzione, la desolazione lasciata da anni di vuoto di potere dopo la morte del colonnello e il conseguente arrivo dello Stato Islamico in alcune zone della Libia.
Nell’aprile del 2011 l’autore viene catturato dalle forze lealiste dell’esercito di Gheddafi e tenuto prigioniero per quarantacinque giorni, la metà di questi in solitudine. Verrà poi rilasciato e tornerà in Spagna. A distanza di due mesi dalla sua liberazione, nell’agosto del 2011, Manu Brabo ripartirà per la Libia andando in cerca proprio dei luoghi dove era stato detenuto, e visitando anche le altre prigioni libiche, nella volontà da un lato, di superare un trauma personale che lo ha colpito profondamente e che ha cambiato il suo approccio nei confronti della sua professione, dall’altro nella convinzione di voler testimoniare come effettivamente il “trattamento” dei prigionieri da parte di una o dell’altra fazione non sia poi così diverso. Tornato in Libia, i suoi carcerieri, come in un terribile gioco delle parti, erano diventati i prigionieri, e l’autore racconta le torture subite anche da questi uomini. La guerra, come sempre accade, trascina l’uomo verso il basso e gli “consente” di far emergere il suo lato oscuro.

“Questo progetto è un tentativo personale di creare una narrazione della condizione di tutti quelli che, ironicamente, hanno perso la loro libertà a causa di una guerra scoppiata proprio per ‘portare questa libertà’.
La storia è principalmente motivata da due esperienze strettamente correlate fra loro. Una riguarda la mia cattura da parte delle truppe lealiste di Gheddafi e la mia conseguente prigionia. L’altra è la conferma, non troppo tempo dopo essere stato rilasciato, del brutale trattamento che i ribelli stavano usando con
i prigionieri lealisti al regime di Gheddafi.
Di conseguenza, oltre a cercare di descrivere la situazione dei prigionieri, il tentativo con questo lavoro è quello di raccontare la rabbia, la furia, gli abusi e le torture... ma, soprattutto, l’auto-annientamento dovuto alla mutilazione del più grande dei nostri desideri come esseri umani, la libertà.
Quindi, offrendo la mia personale esperienza, posso raccontare la situazione dei prigionieri e renderla più vicina, più comprensibile... così come le immagini dei prigionieri possono fare luce sulla mia esperienza.”
Manu Brabo – War Prisoner (Libya)

Gli scatti di War Prisoner, presentati in mostra, documentano la condizione dei prigionieri nelle carceri libiche, raccontando la vita di chi si trova rinchiuso in cella. Manu Brabo decide di intervenire con la scrittura sulle foto stampate, riportando le testimonianze delle persone con le quali è riuscito ad entrare in contatto, unite a pensieri e considerazioni personali, esprimendo così anche a parole il dolore e la sofferenza causata da guerre infinite, spesso nella vana ricerca di una finta libertà.

Manu Brabo Bio

Manu Brabo (Spagna, 1981) è un fotoreporter freelance che vive fra Madrid e Torino.
Il suo lavoro si concentra principalmente sui conflitti sociali nel mondo, a partire dal 2007 si è occupato dei paesi colpiti duramente da disastri naturali, dei cambiamenti politici, delle insurrezioni, delle rivoluzioni e delle guerre in Paesi come l’Honduras, El Salvador, Haiti, Bolivia, Libia, Egitto, Siria, Ucraina e altri ancora.
Nel corso degli ultimi anni Manu Brabo ha collaborato con diverse Organizzazioni Non Governative (NGO) e agenzie internazionali di informazione quali The Associated Press, e i suoi scatti sono stati pubblicati sulle più importanti riviste e sui maggiori quotidiani.
Manu Brabo è anche membro effettivo di MeMo e co-fondatore della rivista della cooperativa.
Ha vinto numerosi premi, fra questi: POYi “Award of excellence” 2017, Premio Reporteros El Mundo 2016, Press Awards UK 2016 “Photographer of the year 2015”, Giornalisti del Mediterraneo, Italia 2014, Premio Pulitzer, Breaking News Photography 2013, POYi 1st place, Spot News, 2013.

GUERRE

Guerre.
Un termine al plurale, un significato plurale, un’unica conseguenza.
Lo scenario di guerra che circonda il Mediterraneo oggi e che comprende anche il Medio Oriente è variegato
e quanto più complicato, nel suo divenire e nel suo evolversi continuo fra antiche lacerazioni riaffiorate e nuovi interessi economici globali che, da lontano, controllano la scacchiera internazionale.
Equilibri spezzati e spinte bilaterali fra Occidente e Oriente muovono masse di persone come fossero onde che fluttuano da una parte all’altra e, così come le onde si infrangono a riva, allo stesso modo le persone vengono sospinte verso altre rive, le nostre, nella speranza della vita.
Tutto questo accade quotidianamente, sia che vogliamo o meno soffermarci sulla realtà, essa continua ad accadere anche senza la nostra attenzione.
Si tratta di vite umane, come sempre nelle guerre, ma a noi che stiamo dall’“altra parte” troppo spesso sfugge il concetto di vita o di morte, per una tutela psicologica tendiamo ad abituarci ai numeri che ci vengono forniti fra chi perde la vita oggi o chi vincerà domani continuando ad uccidere.
Siamo di fronte a catastrofi umanitarie alle quali non si può restare indifferenti.
Un piccolo passo che possiamo fare è proprio quello di dedicare un momento della nostra vita ad approfondire ciò che sta davvero accadendo non lontano da noi, ampliando la nostra conoscenza.
I fotoreporter di guerra riportano dai loro viaggi realtà e conoscenza dei fatti, dalla prima linea della guerra
o da dietro le quinte, documentando con instancabile precisione la vita e la morte durante i conflitti, e rendendoci testimoni degli scenari politico-economici che si avvicendano.
Questi fotografi ci restituiscono le conseguenze sulle persone e sui popoli, e disegnano con la fotografia una mappa dei cambiamenti storici prima che questi vengano “formalizzati” dalla politica e dall’economia internazionale.

Irene Di Maggio

Dalla parte di chi scatta

La dinamica entro la quale si realizza uno scatto è variabile.
Molto dipende dalla situazione che ci spinge a fotografare, certo è che dal momento in cui mettiamo il nostro occhio a contatto con il “mirino”, non vediamo più nulla intorno a noi: la scena si consuma e vive all’interno
di quel riquadro sul quale siamo concentrati. E’ un po’ come stare sott’acqua, tutto quello che accade sopra il livello del mare lo si percepisce come ovattato, mentre con gli occhi cerchiamo di avere ben chiaro quello che riusciamo
a scorgere attraverso la maschera.
Gli eventi si moltiplicano, il fotografo deve saper osservare e allo stesso tempo ascoltare, perchè tutto si evolve veloce anche alle sue spalle.
La concentrazione è fondamentale e tutto quello che riuscirà a percepire ascoltando gli sarà d’aiuto per prevedere quello che potrebbe susseguirsi di lì a breve.
Tutto ciò vale ancora di più, e allo stesso tempo è determinante, per chi ha scelto di fotografare in zone di conflitto. Un automatismo non semplice, difficile da unire ad una sensibilità personale, talvolta artistica, che chiamiamo comunemente dote naturale.
Da fotografo, sono convinto che la consapevolezza di tutto questo sia fondamentale per poter leggere una foto
e darne quindi un giudizio critico.

Fabio Mantegna
Possibilità di visite su appuntamento

17 maggio – 1 luglio 2017
Inaugurazione: martedì 16 maggio 2017, ore 18.00
Mudima Lab
via Alessandro Tadino, 20
Milano
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Luigi Ontani. SanLuCastoMalinIconicoAttoniTonicoEstaEstE?tico

60 opere raccontano la carriera di Luigi Ontani a Palazzo Carpegna, nel 2015 insignito del Premio Presidente della Repubblica. In mostra opere storiche e lavori inediti.

Raccontare Luigi Ontani (Vergato 1943), la sua storia di uomo e di artista, la sua parabola creativa in poche battute è impresa complessa. A provare a tracciare le fila di una ricerca artistica impegnata ed eterogenea ci prova la retrospettiva che l’Accademia Nazionale di San Luca dedica all’artista in occasione del conferimento del Premio Presidente della Repubblica per l’anno 2015. Non un premio qualsiasi, ma il più importante riconoscimento accademico per le Arti in Italia. L’onorificenza è stata istituita nel 1950 da Luigi Einaudi che ha affidato all’Accademia di San Luca il compito di segnalare annualmente l’artista più meritevole alternando le tre categorie di Pittura, Scultura e Architettura. La scelta per l’anno 2015 è ricaduta su Luigi Ontani, la cui ricerca rappresenta un unicum nella storia dell’arte italiana degli ultimi 50 anni. Innovatore, provocatore, interprete moderno della Commedia dell’Arte, Ontani ha sperimentato durante la sua carriera le tecniche più svariate (fotografia, pittura, scultura su diversi materiali, performance), utilizzando il suo corpo per indagare la complessità della natura umana. Una carriera rigorosa puntellata dai successi e coronata dal conferimento del Premio Presidente della Repubblica dell’Accademia Nazionale di San Luca per l’anno 2015.

ARTISTA CURATORE PER L’OCCASIONE

Proprio in occasione dell’attribuzione del premio, l’Accademia di San Luca ha invitato Luigi Ontani ad ideare una mostra che ripercorresse la sua carriera seguendone la traccia attraverso le sue opere più significative. La mostra, curata dallo stesso Ontani e intitolata SanLuCastoMalinIconicoAttoniTonicoEstaEstE?tico dal nome del suo lavoro più recente, espone 60 opere nei tre spazi espositivi di Palazzo Carpegna. Si passa dai celebri tableaux vivants alle sperimentazioni sui materiali nei lavori degli anni Ottanta e Novanta, fino ad arrivare agli ultimi lavori come ErmEstEtiche, dei Canopi e dei BellimBusTi, sculture in ceramica sospese tra sacro e profano. Il racconto si muove “in un repertorio che allude a una storia dell’arte o del costume primariamente di matrice italiana”, scrive Ester Coen nel catalogo che accompagna la mostra, “nella quale Ontani ritrova le radici della sua creatività, l’alfabeto del suo costrutto espressivo”. Il mito e la favola, l’Oriente e l’Occidente, il narcisismo e l’alterità sono i paradigmi in cui si colloca la ricerca di Ontani. È stato lo stesso Ontani a scegliere le opere in mostra e a seguire l’allestimento dando vita ad un percorso espositivo che scandisce con rigore tutte le fasi della sua ricerca.

– Mariacristina Ferraioli

17 maggio – 22 settembre 2017
Accademia Nazionale di San Luca
piazza dell’Accademia di San Luca, 77
Roma
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Life Framer: Rome - Photo Exhibition Opening Night View

Questa mostra itinerante segna il culmine della terza edizione del premio di fotografia Life Framer, che avrà come ulteriori tappe Tokyo, Londra e New York. Le esposizioni metteranno in mostra la splendida fotografia contemporanea dei 24 fotografi vincitori, ciascuno di loro scelto nei dodici mesi passati da giudici acclamati a livello globale attraverso tematiche differenti. Ogni tema è consapevolmente astratto al fine di creare libertà e incoraggiare la creatività e il risultato di questa selezione fotografica, impegnativa e significativa, non è che il testamento di tutto questo.

INGRESSO LIBERO: Tutti gli appassionati di fotografia sono i benvenuti. Partecipate all'evento Facebook così da poter avere una lista degli invitati. Gli ingressi non in elenco sono comunque ben accetti, ma posteremo qui eventuali aggiornamenti così da permettervi di rimanere informati.

LIFE FRAMER: Life Framer è una piattaforma di fama mondiale dedicata alla scoperta e alla celebrazione della fotografia contemporanea di amatori, artisti emergenti e professionisti di tutto il mondo. Ospita un premio indipendente assistito da una crescente comunità di fotografi, progettato per la cultura creativa online e offline.

18 – 31 maggio 2017
Inaugurazione: 18 maggio, 2017, 19: 30-21: 30
Officine Fotografiche
Via Giuseppe Libetta, 1
Roma
Ingresso libero

Roberto Kusterle Sulla metamorfosi

Giovedì 18 maggio 2017 si terrà nello spazio Nonostante Marras l’inaugurazione della personale di Roberto Kusterle Sulla metamorfosi, a cura di Francesca Alfano Miglietti.

In mostra opere scelte da serie diverse di Roberto Kusterle.

Scatti, ritratti, fotomontaggi, opere che suscitano una quieta inquietudine, la stessa che scaturisce dal mondo in cui si viene proiettati dall’artista. Nella dimensione proposta da Kusterle, infatti, i confini del corpo si dissolvono, pur mantenendo forme riconoscibili, nel perpetuarsi di una metamorfosi sospesa nella cornice della foto I personaggi si sdoppiano, si fondono, spiccano il volo con ali di farfalla o con orecchie alate, in un gioco di contaminazioni e di trasformazioni, in cui le nervature delle foglie diventano le vene e le arterie di corpi umani, dove lo spirito selvaggio di una volpe squarcia il petto di quell’uomo che lo cela nel fondo del suo cuore.

Sono esseri che non vivono nel reale ma in un mondo di metamorfosi, dove i sogni diventano più reali del reale, in cui la rappresentazione si trasforma in ineluttabile destino.
Maggio 2017

NOTE BIOGRAFICHE
Roberto Kusterle nasce nel 1948 a Gorizia, dove vive e lavora. Attivo dagli anni Settanta nel campo delle arti visive, si dedica alla pittura e alle installazioni fino all’incontro con la fotografia, che elegge strumento ideale della propria ricerca espressiva. Le sperimentazioni degli anni successivi portano alla luce i temi essenziali della sua poetica: la continuità tra il mondo umano, animale e vegetale, il ruolo di mediazione del corpo, la negazione dello sguardo, l’esercizio costante dell’ironia, dell’ambiguità e dello spiazzamento. Riti del corpo, esposto per la prima volta nel 2003, raccoglie molti anni della sua ricerca fotografica e indica la scelta di operare per cicli che si susseguiranno nel tempo. Nel 2004 avvia il ciclo ??a?????? (2004-06), cui seguono Mutazione silente (2007-08), Mutabiles Nymphae (2009-10) e ancora Segni di pietra (2011-12), I segni della metembiosi (2012-13), Abissi e basse maree (2013) e L’abbraccio del bosco (2014). Dopo numerose esposizioni e riconoscimenti in Italia, dal 2009 è presente sulla scena internazionale, apprezzato dalla critica e da un pubblico sempre più vasto.

Orario visite
lunedì - sabato, ore 10.00 – 19.00
domenica, ore 12.00 – 19.00

18 maggio – 16 giugno 2017
Inaugurazione: giovedì 18 maggio 2017
Nonostante Marras
via Cola di Rienzo, 8
Milano

Un post condiviso da Roberto Kusterle (@robertokusterle) in data:


Matteo Basilé / Corrado Sassi - Other Places

Intragallery è lieta di presentare la doppia personale fotografica degli artisti Matteo Basilé e Corrado Sassi, “Other Places”, che inaugurerà a Napoli il 18 maggio 2017, alle ore 19, negli spazi di Via Cavallerizza a Chiaia 57, con la presenza degli artisti.
Il titolo scelto per la mostra, “Other Places”, invita lo spettatore verso luoghi altri, evocando visioni di realtà immaginate.
Entrambi gli artisti si esprimono attraverso la fotografia; Basilé progetta accuratamente la sua visione, prevedendo con esattezza gli elementi che restituiranno il suo racconto, mentre Sassi ha un approccio più istintivo: fotogrammi da lui raccolti in velocità, vengono poi sovrapposti, per creare una suo ideale luogo altro.

Matteo Basilé (1974) vive e lavora a Roma. Inizia la sua carriera a metà degli anni ’90 ed è tra i primi artisti in Europa a fondere arte e tecnologia. Basilé possiede la straordinaria capacità di conciliare idee opposte come il bello e il grottesco, reale e surreale, naturale e artificiale. Tommaso Cascella, il padre, scrive sul suo lavoro “C’è una lucidità feroce e impietosa che l’artigiano lavoro di pennello poteva solo evocare. I personaggi delle sue visioni sono abitanti di altri luoghi o non luoghi…..”.
Formalmente, Basilé cancella l’antagonismo tra l’immaginario e il reale, innescando un complesso sistema di porte scorrevoli emozionali. La poetica di Matteo Basilé è un universo iconografico, è il frutto della combinazione tra manierismo tecnologico e surrealismo pittorico. I viaggi onirici dell’artista alla fine ci guidano verso diversi piani di comprensione, sia sensoriali che intellettuali, dove ci rendiamo improvvisamente conto di questi aspetti della realtà, che di solito sono nascosti all’interno del nostro io interiore; pertanto, la sua profonda indagine del Sé, l’Altro e l’Altrove finalmente corrisponde alla sua personale esperienza di vita al di fuori del suo ambiente originario, affrontando allo stesso tempo il senso dell’esistenza e nel contesto delle confuse dinamiche inerenti al processo di globalizzazione.
In mostra saranno presentati tre suoi lavori della serie “PIETRA SANTA” (2016).

Anche Corrado Sassi (1965) vive e lavora a Roma. Studia fotografia a New York ed ha al suo attivo numerose mostre in Italia e all’estero. Negli ultimi anni la sua ricerca personale si è focalizzata su fotografia, installazioni, performances e video.
In mostra, sarà presentata una selezione di nuovi lavori che l’artista chiama voiles.
“Sono immagini prese talmente al volo da essere immediatamente percepite. Immagini che non raccontano storie particolari ma generano in noi altre immagini. I voiles non appartengono né al sogno né alla veglia, non intendono essere reali ma neanche trasognanti. La sospensione è la loro condizione ideale, appena atterrano inevitabilmente evaporano. In loro non c’è mistero ma non può esistere un voiles che non presenti un enigma, anche di poco conto.
Un voiles si fonda su due elementi: lo scorcio attraverso il quale l’immagine è catturata e la tecnica con cui questo scorcio è reso.
Tra i due elementi, fluttuante, la capacità di saper cogliere e rappresentare l’attimo in cui l’immagine percepita ancora non è arrivata all’intelletto. Monet chiamava questo attimo “impressione” e ha cercato questo momento per tutta la vita per poi perdersi nelle sue infinite ninfee. La tecnica, l’immagine velata, inscatolata, un po’ divisionista è asservita ad uno scopo: quello di darci un’impressione generale, un’atmosfera, o meglio una tonalità. Se potessero i voiles userebbero a tal fine oltre la vista anche l’olfatto e l’udito. Probabilmente, poiché ciò non gli è concesso, per pudore allora velano la propria superficie.” (cit. Valerio Paolo Mosco)
Per Corrado Sassi è la seconda esperienza espositiva alla Intragallery.

Schiller afferma che solo dove si gioca c’è arte, ed anche che il senso dell’immagine è l’immagine stessa, che l’incommensurabile è nell’apparenza, non nel significato. Nulla di nuovo: per i greci infatti éidos vuol dire sia immagine che idea. Ma afferma anche che l’immagine non può essere che frammento, perché noi tutti altro non siamo che frammenti, perché questa è la nostra condizione esistenziale.

18 maggio - 30 giugno 2017
Inaugurazione: 18 maggio 2017, ore 19.00 - 21.00
Intragallery
Via Della Cavallerizza A Chiaia, 57
Napoli

Funzilla Fest 2017
19-20-21 maggio 2017
Casa della Cultura
Villa de Sanctis, 665
Roma

Bowie – Blackstardust
seconda edizione

19 - 27 maggio 2017
Inaugurazione: venerdì 19 maggio 2017, ore 18.30
SpazioCima
Via Ombrone 9
Roma


Animals
Andrea Buzzichelli
19 maggio al 30 giugno 2017
Inaugurazione: venerdì 19 maggio 2017, ore 18.30
Lato
Piazza San Marco, 13
Prato

Andy Warhol & The Velvet Underground
19 maggio - 9 luglio 2017
Inaugurazione: venerdì 19 maggio 2017, ore 17.30
Puglia Outlet Village
Via dei Portuali, 12
Molfetta (BA)

Donatella Izzo - Family Tree. Le radici oscure dell'identità
20 Maggio - 9 Luglio 2017
Inaugurazione: sabato 20 maggio 2017, ore 18.30
LABottega
viale Apua, 188
Marina di Pietrasanta (Lucca)

Sea(e)scapes.
Visioni di Mare

22 maggio - 8 settembre 2017
Contrasto Galleria
via Ascanio Sforza, 29
Milano

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