La fotografia documentaria e dirompente di Eugene Richards

Il ritratto dell'America più fragile e controversa in 45 anni di fotografia documentaria, sociale, sobria e dirompente di Eugene Richards

Mentre il mondo del fotogiornalismo si barcamena con i dilemmi etici del 'ritocco' della realtà e la controversa resa della veridicità dell'immagine, la funzione documentaria della fotografia continua a trarre beneficio dal racconto potente e inesorabile delle tematiche sociali contemporanee di Eugene Richards, frutto di una pratica documentaria fedele alla personale visione artistica e la tradizione fotografica intrapresa da W. Eugene Smith e Robert Frank.

Un approccio intimo e profondo, maturato studiando con Minor White al Massachusetts Institute of Technology (dopo la Laurea in Letteratura Inglese e Giornalismo) e misurandosi con ogni controversa sfumatura di realtà, della quale Richards ha restituito le mille verità che nasconde allo sguardo, usando toni sobri e dirompenti.

Gli stessi toni che danno vita ad immagini e testi raccolti nelle pagine di "Few Comforts or Surprises: The Arkansas Delta" nel 1973, dopo l'esperienza vissuta in Arkansas con AmeriCorps VISTA (Volunteers in Service to America), aver contribuito a fondare un’organizzazione per i servizi sociali ed un quotidiano locale per dar voce al movimento politico degli afro-americani e denunciare l’attività del Ku Klux Klan.

La lunga e intensa esplorazione della natura dell'uomo e della società, condotta dal fotografo e dal giornalista, riducendo la distanza fisica ed emotiva dai soggetti più fragili e ai margini, conta molte altre pubblicazioni, a partire dal successivo ritratto amaro e arrabbiato del quartiere popolare in cui è nato e cresciuto a Quincy (Dorchester-Massachussets, 1944), protagonista delle pagine di "Dorchester Days", pubblicato nel 1978 con la Many Voices Press che fonda per questo scopo e con la quale pubblicherà anche la collisione di mondi di "50 Hours" nel 1983.

Lavorando come fotoreporter indipendente per Life, London Times e The New York Times sin dal 1974, ma anche con Magnus Photos (dal 1979 al 1995) e VII Photo Agency, lo sguardo empatico e le lenti grandangolari di Richards, nel 1986 documentano la lotta contro il cancro della sua prima moglie, raccolta nelle pagine di "Exploding into Life" (Aperture, 1986) premiato con il Nikon Book Award.

La faccia dell’America povera ed emarginata di "Below the line: Living poor in America" (Consumer Reports Books, 1987), fotografata e intervistata per mesi, spaziando dai progetti immobiliari in rovina al centro di Chicago ai lavoratori migranti al confine con il Messico, guadagna il premio ICP Infinity per il giornalismo, seguito nel 1995 da quello assegnato alla faccia più spaventosa, disperata povera e violenta di "American We" (Aperture, 1994).


L’impatto delle droghe pesanti sulle città americane da corpo alla dirompende indagine di "Cocaine True, Cocaine Blue" (Aperture, 1996), mentre il suo primo studio completamente a colori, con "The Blue Room" (Phaidon) trasforma un viaggio in diversi stati dell'America rurale e le sue vecchie case abbandonate, nel reportage sulla vulnerabilità dell'uomo e sulla fine del mito americano.

Dopo aver dato un volto e molte ombre alle condizioni disumane subite dai malati mentali e disabili in molti paesi, con il libro (University of Texas Press, 2008) ed il corto di "A Procession of Them", anche la vita piena di ricordi e fantasmi del 90enne Melvin Wisdahl, confinato in una casa di cura, anima il corto "But, the day came" (2000) diretto da Eugene Richards, premiato come miglior cortometraggio al Full Frame Documentary Film Festival.

Richards affronta anche il dramma collettivo dell’attentato alle torri gemelle con "Stepping Through the ashes" (Aperture, 2002), mentre le conseguenze della guerra in Iraq prendono il volto e il "costo umano" dei reduci di "War is Personal".

"Era il 2006 e la guerra in Iraq era al suo quarto anno. Nessun’arma di distruzione di massa era stata trovata. Arrivavano notizie di decine di migliaia di iracheni feriti o uccisi, di oltre duemila morti tra i soldati americani, di tassi di depressione o suicidio in crescita tra il personale militare statunitense. Intanto il Congresso e i media discutevano quanto il conflitto stesse costando agli Stati Uniti in termini economici e d’immagine, e a George W. Bush in popolarità. Turbato dalla crescente indifferenza del pubblico nei confronti della tragedia in Iraq e critico verso la mia stessa inazione, ho intrapreso un viaggio lungo alcuni anni per documentare le vite di quegli americani che la guerra aveva profondamente cambiato.
Carlos Arredondo è un uomo distrutto, che non smette di incolpare se stesso per la morte di suo figlio, un marine. Tomas Young è un veterano paralizzato e ormai pieno di rabbia. Kimberly Rivera una soldatessa affranta che ha preso la decisione fatale di disertare e fuggire in Canada, invece di tornare in Iraq. Michael Harmon è un veterano che non sente più di appartenere alla casa a cui ha fatto ritorno. Nelida Bagley una madre incrollabilmente protettiva, aggrappata alla convinzione che il figlio, affetto da una lesione al cervello, potrà guarire un giorno."

Progetti di indiscutibile valore per un contributo che è valso a Eugene Richards prestigiosi riconoscimenti, come il W. Eugene Smith Memorial Award, the National Geographic Magazine Grant for Photography, the Getty Images Grant for Editorial Photography e the Amnesty International Media Award.

Dopo più di 45 anni trascorsi a documentare gli aspetti più controversi della società americana, condivisi con interventi, pubblicazioni ed esposizioni, l'antologica a lungo rimandata da Eugene Richards, si prepara ad affrontarte un viaggio dal 1968 ad oggi, con 146 fotografie, 15 libri e alcuni video di "Eugene Richards: The Run-On of Time", a cura di Lisa Hostetler del George Eastman Museum di Rochester e April Watson del The Nelson-Atkins Museum of Art di Kansas City.

La retrospettiva itinerante, in mostra dal 10 giugno 2017 al George Eastman Museum e per la prima volta in una struttura museale, sarà anticipata dalla preview di giovedì 8 giugno (ore 18.00 - ore 20.00) e il tour guidato di venerdì 9 giugno (ore 12.00 - ore 13.00), raggiungendo il The Nelson-Atkins Museum of Art di Kansas City dal prossimo dicembre, accompagnata dal primo sguardo completo e critico dei progetti e traguardi raggiunti da Eugene Richards, nelle 232 pagine del catalogo edito dalla Yale University Press (luglio 2017).

Eugene Richards
The Run-On Of Time

10 giugno – 22 ottobre 2017 
George Eastman House 
900 East Avenue 
Rochester, New York 

9 dicembre 2017 - 15 aprile 2018
The Nelson-Atkins Museum of Art
Kansas City

Foto | Eugene Richards: The Run-On Of Time, Courtesy George Eastman House

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