Il viscerale realismo di Antoine D'Agata

Antoine D'Agata si spinge oltre i confini della forma e del proibito, con l'arte di vivere fino in fondo e in modo viscerale anche la fotografia

I want that! That what? That. But what? That. To be there, to be the strongest, to be here, getting through wholly, warding off nothing, devouring all, above all eating, before going back to the absolute void.

Antonin Artaud

La 'follia' di vivere completamente e inesorabilmente l'ebbrezza della 'realtà che ha dannato ed elevato il genio di Artaud, di Céline, sembra nutrire anche il viscerale realismo di Antoine D'Agata, fisicamente ed emotivamente immerso nel mondo di piacere e di dolore (eros e thanatos ... l'essenza della vita) al quale strappa istanti di sublime bellezza, ma per seguirlo oltre i confini del proibito, serve lasciare l'approccio tradizionale allo scabroso e, come per Georges Bataille, trasgredire i confini del possibile.

La relazione intima che D'Agata intrattiene con il mondo dei margini, vivendo in prima persona, in modo totale e inevitabile, il contatto con donne e uomini esperti di sesso, droghe, esistenze randagie, tragedie quotidiane e limiti spaventosi, ha reso ogni frammento crudo e inquietante delle sua esistenza, un'opera dell'arte di vivere fino in fondo anche la fotografia.

La sua ricerca, partita dalla strada con i movimenti punk e anarchici marsigliesi, insieme alle esperienze erotiche e psicotrope, con le quali ha scelto di continuare ad esplorare le sfumature più intense e convulse dello stare al mondo, hanno riletto i canoni della forma e della fotografia, anche in seno all'agenzia Magnum Photos, con il suo singolare punto di vista sulla tradizione del reportage.

"The only type of connection I have to the tradition of reportage is coming up with the most efficient ways to deny, denounce or destroy its prejudice. Beyond humanistic pretence, reportage always conveys twisted or insidious values. One has to remember that no photograph can pretend to show the truth. A picture only shows a given situation under a very specific perspective, consciously or not, openly or not, relevantly or not."

Antoine D’Agata

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Intenso, viscerale, frammentario, irrefrenabile, come tutto quello che sfugge al controllo, alla luce, ma mai al corpo e l'istinto, Antoine D’Agata fotografa quello che è. Lavora su ciò che sente, esplorando le viscere di notti fugaci ed incontri fuori fuoco, con il corpo scosso da amplessi selvaggi e la percezione alterata dalle droghe, dando forma ed anima ad opere capaci di annullare la distanza tra soggetto e fotografo, analogico e digitale, bianco&nero e colore, una Leica e apparecchi usa e getta, la stampa fotografica e l'installazione video.

Un viaggio di notti e di viscere che D’Agata speriementa da un ventennio con progetti fotografici, editoriali, filmici e percorsi espositivi, capaci di scuotere gli istinti più bassi ed elevati di ogni sguardo, confermandosi una delle figure più controverse e influenti del mondo dell'arte e della fotografia.

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Antoine d'Agata: note biografiche e viscerali

Antoine d'Agata nasce a Marsiglia il 19 novembre 1961 da genitori siciliani, con la famiglia paterna che esercita il mestiere di macellai e la materna quello di pescivendoli.

Dall'età di 17 anni Antoine d'Agata si interessa ai movimenti punk e anarchici marsigliesi, poco dopo inizia a frequentare case di tolleranza e a drogarsi regolarmente.

Nel 1981 perde l'uso dell'occhio sinistro dopo essere stato colpito da una granata lacrimogena della polizia, nel corso di scontri con membri del movimento neofascista PFN.

Nel 1983 lascia la Francia e inizia a viaggiare.

Nel 1990 a New York studia fotografia presso l'International Center of Photography, dove frequenta i corsi di Larry Clark e di Nan Goldin. In seguito lavora come reporter e alla divisione editoriale di Magnum Photos.

Nel 1993 torna in francia e interrompe la sua attività di fotografo per quattro anni.

Nel 1998 pubblica le sue prime opere, con i volti delle donne, i corpi gonfi degli uomini e i cani che vagano nell'inferno di povertà dell'America Centrale di De Mala Muerte (Le Point du Jour Editeur, Parigi), mentre le immagini crude e inquietanti delle notti intossicate e drogate consumate dalla violenza e dalla prostituzione in Messico, New York, Haiti, Marsiglia, El Salvador e Guatemala, finiscono nelle pagine di Mala Noche (En Vue, Nantes).

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Nel 1999 la Galerie Vu comincia a distribuire le sue fotografie, riceve il Forscher Fellowship Award americano e i francesi, Bourse Villa Médicis, Hors les murs e First Prize, Festival des Jeunes Créateurs.

Nel 2001 vince il Prix Niepce francese per i giovani fotografi, pubblica Antoine d'Agata (Centro de Estudios Fotograficos, Spagna) e il rapporto che intrattiene con il mondo di Hometown (Le Point du Jour Editeur, Parigi).

Nel 2003 pubblica Vortex (Éditions Atlantica, Francia) e Insomnia (Images en Manoeuvre Editions, Marsiglia) che accompagnano la mostra "1001 Nuits", inaugurata a Parigi a settembre. Spingendosi alla frontiera tra Messico e Stati Uniti, con il collage di volti e luoghi di confine roccolti da La frontera / the border (Villa Médicis hors les murs, Picto, Parigi, maggio 2003) rende dinanico quello tra l'altro e se stesso.

Nel 2004 pubblica La Ville sans Nom (Le Point du Jour Editeur, Parigi) e
Stigma (Images en Manoeuvre, Francia), realizza il suo primo cortometraggio "Le Ventre du Monde" (The World's Belly), vince il giapponese The Higashikawa Overseas Prize e nonostante il suo singolare punto di vista sulla tradizione del reportage, entra a far parte dell'agenzia Magnum Photos.

Nel 2005 gira il breve documentario "El cielo del muerto", pubblica il Manifeste (Le Point du Jour Editeur, Parigi) della sua scelta di vita e pratica fotografica, mentre l'indagine sull'evoluzione dello spazio urbano di Marsiglia e il modo di viverla dalle generazioni diù giovani, condensato nelle 80 pagine di Psychogéographie (Le Point du Jour Editeur, Parigi), prende spunto dalla metodologia d’indagine creata nei primi anni cinquanta dall'avanguardia letterista, successivamente confluita nell’internazionale situazionismo.

Nel 2006 gira in Giappone il lungometraggio documentario "Aka Ana".

Nel 2007 viene presentato a Cannes "Un homme perdu" diretto dalla regista franco-libanese Danielle Arbid, nel quale Melvil Poupaud interpreta il ruolo di un fotografo molto ispirato alla vita di D'Agata.

Nel 2008 il Aka Ana vince il grand prix al festival cinematografico internazionale Entrevues di Belfort.

Nel 2009 pubblica Agonie in occasione della mostra all’Atelier de Visu di Marsiglia, le sue opere sono esposte anche con la collettiva "Ça me touche" al festival Rencontres d'Arles insieme a quelle di artisti invitati da Nan Goldin. La sua esperienza in Cambogia è oggetto del documentario di Tommaso Lusena e Giuseppe Schillaci "The Cambodian Room. Situations with Antoine d’Agata", Premio speciale della Giuria al Torino Film Festival nel 2009.

Nell'autunno 2010 esce in Francia "L'Homme qui voulait vivre sa vie" di Éric Lartigau, con Romain Duris che interpreta un fotografo mostrando le fotografie di Antoine d'Agata.

2011 vince dil Grand Prix Internationale del 4° festival Rencontres photographiques di Créteil, pubblica Ice (Images En Manœuvres Éditions, Marsiglia), esposto al Museo della Fotografia Nicéphore Niépce di Chalon sur Saône da febbraio a maggio.

Nel 2012 "il corso inesorabile dal vuoto verso il vuoto" segue quello di D'Agatà in Position(s) (Avarie) con la complicità di Giuliana Prucca, in 25 immagini e 124 pagine suddivise in 4 capitoli: Posizionarsi. Posizione mobile. Posizione intima. Posizione neutra. L'importante retrospettiva del proprio lavoro è presentata al Museo di Fotografia dell’Aia, in Olanda da maggio a settembre, in seguito a Le Bal di Parigi.

Nel 2013 è responsabile del progetto "Marsiglia vista da 1000 fotografi di tutto il mondo" presso la biblioteca dipartimentale di Bouches-du-Rhône, mentre il sofferto viaggio dei migranti alle porte dell'Unione Europea, con "Odyssées" raggiunge il MuCEM, Museo delle Civiltà dell'Europa e del Mediterraneo di Marsiglia. Atlas è incluso nella selezione principale del festival CPH:DOX 2013 di Copenaghen. Pubblica Anticorps (Xavier Barral, Madrid), Rencontres d'Arles Author’s Book Award, 2400 immagini per 500 pagine del catalogo della retrospettiva, ospitata al Fotomuseum Den Haag (26 maggio-2 settembre 2012), Le Bal di Parigi (24 gennaio - 14 aprile 2013), lo Spazio Forma di Milano ( 27 giugno - 1 settembre 2013), Atsukobarouh di Tokyo (23 maggio - 6 luglio 2015).

Nel 2014 pubblica Antibodies (Prestel, UK/US) e Fractal (Amoreditions) che condensa nelle pagine del libro, la selezione di migliaia di foto segnaletiche di prostitute arrestate negli Stati Uniti, volti anonimi che il fotografo inizia a raccogliere su Internet nel 2012, mosso dalla ricerca della natura nascosta della violenza istituzionale nelle moderne società democratiche.

Nel 2015 i protagonisti della Mala Noche fotografata in Mexico e America Centrale nel 1991-1997 tornano nelle paggine di Desordre per il Festival Voies Off di Arles 1996.

Nel 2016 pubblica A New York 1989-93 (André Frère Editions)

Antoine d'Agata è anche padre di quattro figlie, nate tra il 1994 e il 2007, ma da molti anni lavora e insegna in tutto il mondo, senza avere un luogo di residenza fisso.

"It's not how a photographer looks at the world that is important. It's their intimate relationship with it"

Antoine d’Agata

Un ventennio di immagini viscerali di Antoine d'Agata in mostra

La prospettiva viscerale di Antoine D'Agata sull'ultimo ventennio, anima la personale a cura di Claudio Composti ed alcuni dei lavori più iconici degli ultimi anni, ospitati dalla Mc2gallery di Milano (Via Malaga, 4) in collaborazione con la Galerie Filles du Calvaire di Parigi, fino al 23 giugno 2017.

Dal 31 maggio al 24 settembre 2017, in occasione della 20ª edizione di PhotoEspaña, la Sala Picasso del Circulo de Bellas Artes di Madrid, ospita l'Antoine D’Agata. Autorretrato.

200 fotografie, dieci audiovisivi e vari testi offrono un viaggio nelle opere vissute in modo viscerale da D'agata nell'ultmo ventennio, insieme all'installazione di immagini, testi e video del suo nuovo "Corpus", nata dall'incontro di una notte del fotografo con 25 donne, esperte di sesso, morte e violenza. Un incontro pronto a riconsiderare la sceneggiatura di una vita eccessiva, con la danza cupa dei corpi, la brutalità dei gesti dettati dall'ubriachezza narcotica e le conseguenze fisiche e mentali sull'esistenza di Antoine...

In concomitanza con la mostra, il 31 maggio D'Agata presenterà nella Sala María Zambrano del CBA anche il suo nuovo libro Codex, Antoine D'Agata, México 1996-2017 (Editorial RM 2017), in dialogo con Ramon Reverte.

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La mostra di Antoine Agata, ospitata dal circolo delle belle arti per PhotoEspaña, insieme a quella di Paulo Nozolino e Pierre Molinier, fanno parte della selezione 'Exaltación del ser' di Alberto García-Alix, premio nazionale di fotografia nel 1999, una carta bianca che include Anders Petersen, Karlheinz Weinberger e Teresa Margolles, artisti che hanno scelto di nutrire le loro opere con le sfumature più intime e passionali dell'esistenza.


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