La fotografia umanista di Willy Ronis

Istanti di bellezza, gioia, grazia e vitalità del quotidiano, colti da Willy Ronis in quasi un secolo di fotografia umanista, dalla strada alla fabbrica, dalla Francia al mondo

"Non ho mai inseguito l'insolito, il mai visto, lo straordinario ma quello che c'è di più tipico nella nostra esistenza quotidiana, nel luogo in cui mi trovo: ricerca sincera e appassionata delle semplici bellezze della vita ordinaria"

Willy Ronis

Mentre il nostro secolo usa la fenomenologia dello straordinario per lenire la perdita di identità e individualità indotta dalla globalizzazione del quotidiano, l'opera di Willy Ronis, con lo sguardo interessato alla condizione umana e l'obiettivo puntato su buona parte del 900, resta a ricordarci quanta bellezza può trovarsi nella dimensione ordinaria di chi lavora duramente, gioca in strada, lotta, protesta e si ama sotto gli occhi inconsapevoli del mondo.

Divenuto fotografo per necessità e compositore di immagini grazie alla sua grande passione per la musica e un vero talento per il ritmo e la composizione, esplorando le strade parigine insieme a quelle francesi e di molti altri paesi del mondo, Ronis ha colto istanti di bellezza, gioia, grazia e vitalità in tutto quello che le attraversa, dal dopoguerra al 2009, quando lascia la sua Francia, un anno prima dei festeggiamenti del centesimo compleanno.

Trovando più ispirazione nel rigore quasi matematico delle composizioni di Bach, che nel modello aziendale delle fabbriche che fotografa su commissione, Ronis riesce a cogliere la grazia di un’operaia che annoda un filo del telaio meccanico come una suonatrice di arpa, così come coglie l'eleganza delle gambe velate di una donna, mentre saltano una pozzanghera o si liberano per un po' delle scarpe alte.

"La fotografia è lo sguardo. Si ha o non si ha. Può affinarsi con gli anni, ma si manifesta fin da subito, con la macchina più a buon mercato"

Willy Ronis, Sur le fil du hazard

Attento alla tecnica come un buon artigiano, alla forma come il più dotato degli artisti e alle regole del caso come occasioni da non sprecare, riesce a strappare istanti al tessuto del tempo, al pari della corsa fragrante di 'Le Petit Parisien' o l'atmosfera intima e seducente dell'altrettanto celebre 'Nu provençal', ritraendo il profilo sinuoso di sua moglie Marie-Anne, intenta a rinfrescarsi dopo la siesta di un torrido pomeriggio d’estate nella casa delle vacanze in campagna.

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La sua sensibilità per la natura umana gli consente di spaziare dalla fotografia industriale ai servizi di moda, dall'illustrazione giornalistica alla pubblicità, dalle foto di gatti al ritratto del minatore affetto da silicosi che fuma una delle ultime sigarette, con lo sguardo perso nella consapevole rassegnazione della morte, sopraggiunta dopo qualche mese, ad appena 47 anni.

Dopo aver fotografato l'energia dei bambini e dei fermenti popolari, la forma di corpi e desideri, insieme alla poetica del quotidiano e la voglia di vivere nonostante tutto, con Robert Doisneau e Édouard Boubat, Ronis si afferma come uno dei maggiori esponenti della fotografia umanista francese «che ha saputo conciliare con ingegno i valori umanistici e le esigenze estetiche del realismo poetico», arrivando al MoMa di New York con "Four French Photographers" al fianco di Henri Cartier-Bresson, Robert Doisneau, Izis e Brassaï, poi di nuovo con la celebre collettiva "The Family of Man", tutto il resto è scritto nelle immagini e tra le righe di una vita lunga quasi un secolo e una carriera destinata a durare molto di più.

One of my favorites - #WillyRonis, Self-portrait with flash, 1951.

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Willy Ronis: note biografiche di un fotografo che ama l'umanità

Willy Ronis nasce a Parigi il 14 agosto 1910, ai piedi della collina di Montmartre, figlio di immigrati dall’Europa dell’Est, rifugiati a Parigi per scampare ai pogrom contro le comunità ebraiche.

Il padre, ebreo ucraino, arrivato in Francia nel 1904, lavora come ritoccatore nello studio di un ritrattista, in un circolo musicale incontra la giovane insegnante di pianoforte lituana destinata a diventare sua moglie e sarà la loro passione per la musica, insieme alle lezioni che la madre impartisce nella loro casa del IX arrondissement, ad incoraggiare il giovane Willy a studiare violino, sognando di diventare compositore.

Tra gli studi di scarso profitto al Liceo Luis-le-Grand e quelli fallimentari di legge, seguiti per assecondare i desideri dei genitori ma lasciati dopo il primo anno per assolvere all’obbligo militare come meteorologo, per il sedicesimo compleanno chiede in regalo una Kodak 6,5×11, nello piccolo studio del padre a Montmartre scatta e stampa i suoi primi ritratti, insieme a quelle che per anni restano le sperimentazioni di un fotoamatore.

Continua a studiare musica, lavorando anche come violinista in un ristorante degli Champs Elysées per pagarsi le lezioni di armonia, fino al 1932 quando il padre si ammala e lui è costretto ad abbandonare la musica per seguire lo studio fotografico e i ritratti di borghesi ai quali preferisce le commissioni di foto industriali.

Diventato assiduo frequentatore delle mostre di innovatori come Kertész e Brassaï nel quartiere latino, nel tempo libero scopre tra le strade di Parigi il suo vero interesse per la fotografia.

In vacanza in montagna, inaugura l'archivio della sua "fototeca sulla neve" che dal 1935 gli garantisce la collaborazione con riviste specializzate e con il Commissariato per il Turismo.

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Dopo aver documentato i fermenti sociali del Fronte Popolare e aver incontrato David "Chim" Seymour e Robert Capa, alla morte del padre nel 1936, decide di chiudere lo studio per diventare reporter-illustratore indipendente, spaziando in vari campi della fotografia, pur continuando a guadagnare prevalentemente con le foto industriali.

Nel 1937 espone le personali "Neige dans les Vosges" e "Paris la nuit" alla Gare de l’Est, rimpiazza l'attrezzatura antiquata con una Rolleiflex di seconda mano, realizza il primo reportage per Plaisir de France.

Nel 1938 realizza il reportage sullo sciopero alla Citröen e si imbarca come fotografo di bordo nella compagnia di navigazione di un ex compagno d’armi, mentre le sue immagini scattate in tutto il Meditarraneo, sono usate da Robert Capa per servizi d’attualità proposti con la piccola agenzia che dirige in quel momento.

Durante la guerra e la lunga pausa dalla sua attività, dal 1941 al 1944 improvvisa diversi mestieri, come segretario di produzione di una troupe ambulante nel Sud non occupato della Francia, come aiuto decoratore nei laboratori della Victorine (Nizza), come pittore su gioielli, con Marie-Anne, che sposa nel 1946, come insegnante in un centro di formazione professionale.

Nel 1944, dopo la Liberazione, ritorna a Parigi, alla fotografia, al reportage e alla stampa illustrata per Point de Vue, l’Ecran francais, Regards, Illustration, Le Monde Illustré. Lavora anche per Air France, la pubblicità, la moda.

Diventa anche membro dell’agenzia Rapho che lascia nel 1949 per una divergenza sul controllo delle didascalie delle foto.

Nel 1947 ottiene il "Prix Kodak" e inizia a lavorare su "Belleville e Ménilmontant" (secondo video).

Nel 1950 diventa membro del "Groupe de XV", al fianco di Robert Doisneau, Pierre Jahan o René-Jacques e difendendo la fotografia come vera espressione artistica partecipa alle loro mostre annuali tra il 1947 e il 1960.

Dal '50 al '60 partecipa agli annuari internazionali, US Camera, Photography Year Book (Londra), Photography of the World (Giappone) e lavora per Vogue.

Nel 1951 pubblica testo e fotografie di "Photoreportage et Chasse aux images" (ed. Montel), pubblicato in Italia con il titolo "Il manuale del perfetto fotoreporter" (edizioni Quinti, 1953).

Nel 1953 Edward Steichen lo seleziona insieme a Henri Cartier-Bresson, Robert Doisneau, Izis e Brassaï per la mostra "Four French Photographers al Museo d’Arte Moderna di New York.

Nel 1954 pubblica il libro "Belleville-Ménilmontant" (Arthaud) con 96 foto, prefazione e didascalie di Pierre Mac Orlan e, su insistenza degli amici amici Cartier-Bresson e Chim si converte al piccolo formato.

Nel 1955 è di nuovo al MoMA di New York, tra i fotografi della celebre collettiva "The Family of Man".

Nel 1957 gli viene assegnata la medaglia d’oro alla Biennale di Venezia.

Nel 1968 insegna all’IDHEC, Estienne, Vaugirard e soddisfatto della nuova attività, continua a tenere corsi fino agli anni '80, alla Beaux Arts di Avignone, alla facoltà di Lettere di Aix en Provence e alla facoltà di Scienze Saint-Charles di Marsiglia, dove crea un corso di storia della fotografia.

Viaggia nei Paesi dell’Est e realizza reportage su Berlino-Est, Praga, Mosca insieme a quello ad Algeri sul primo Festival panafricano e dopo aver lasciato Parigi, nel 1972, si trasferisce a Gordes in Vaucluse.

Nel 1975 si sposta di nuovo a Isle-sur-la-Sorgue, realizza lavori di illustrazione sulla Provenza ed è nominato Président d’honneur de l’Association nationale des photographes reporters-illustrateurs dopo Brassai.

Nel 1979 il Ministero della Cultura gli commissiona una Missione sul "Patrimoine", dirige un atelier a Lannion (Cotes du Nord), riceve il "Grand Prix des Arts et Lettres pour la Photographie".

Nel 1980 è l’invitato d’onore degli undicesimi Rencontres Internationales de la Photographie di Arles, espone ad Atene e New York.

Nel 1981 pubblica "Sur le fil du hasard" (Contrejour ed) che ottiene il premio Nadar, uscito in Italia con il titolo "Uno Sguardo" (ed. Jaca Book), espone alla Galerie du Chateau d’Eau di Tolosa.

Nel 1982 insieme a mostre in Francia e all'estero, Patrick Barbéris realizza il lungometraggio "Un voyage de Rose" con Willy Ronis e Guy Le Querrec.

Nel 1983, este "Willy Ronis" (Fabbri, Milano), e "Willy Ronis" monografia di Bertrand Eveno (Belfond, collezione "I grandi fotografi") e al cospetto dell’allora Ministro della Cultura, dona con effetto post mortem alla città di Parigi l'intero patrimonio fotografico di una carriera destinata ad arricchirsi ancora.

Nel 1984 esce la seconda edizione di "Belleville-Ménilmontant" (Arthaud) e i 10 minuti video di "Une journée avec Willy Ronis" realizzato da Ives de Peretti.

Nel 1985 arriva la nomina di Commandeur dans l’Ordre des Arts et Lettres, 170 foto arricchiscono l'album "Mon Paris" (Éditions Denoël), una retrospettiva ufficiale viene ospitata al Palais de Tokyo di Parigi, con un catalogo di 152 foto.

Nel 1986 esce la terza edizione di "Belleville-Ménilmontant" (Arthaud) ed è nominato Chevalier de la Légion d’Honneur.

Nel 1988 Patrice Noia relizza il video documentario di 26 minuti "Willy Ronis ou les cadeaux du hasard"

Nel 1990 è prptagonista di dodici mostre in Francia e all'estero, tra cui "La Traversée de Belleville", con 27 foto per il catalogo (ed. Le Bar Floréal).

Nel 1991 pubblica "Sur le fil du hasard" (Contrejour, Parigi), "Photopoche" (Centre National de la Photographie), "Willy Ronis: 1934-1987" (ed. Treville, Giappone), riceve la nomina di Chevalier de la Légion d'honneur.

Nel 1992 l'associazione «Camera Obscura» lo invita al Museo di Brest, escono le 71 foto con testo di Régine Deforges di "Toutes Belles" (ed. Hoebecke), le 68 foto di "Portait de Saint-Benoit-du-Sault" (Calman-Levy, éditions P.O.), insieme alle riedizioni di "Sur le fil du hasard" (ed. Contrejour), "Mon Paris" (ed. Denoel), "Belleville-Ménilmontant" (ed. Arthaud).

Nel 1993 diventa membro della Royal Photographic Society di Londra, "Les enfants de Germinal" (ed. Hoebecke) arriva in libreria con un testo di Cavanna, fotografie di Willy Ronis, Jean Philippe Charbonnier e Robert Doisneau, insieme a "Quand je serai grand…"(Hors Collection, 1993 Presses de la Cité), e "La roue des saisons", portfolio con testi di Charles Juliet, 4 stampe originali al bromuro tirate in 40 esemplari e firmate (ed. Fata Morgana).

Nel 1994 è nominato Officier de l’Ordre National du Mérite, espone "Mes années 80" all’Hotel de Sully a Parigi, pubblica "Lungo il fiume delle domeniche", 49 foto, testo di Noel Simsolo (Federico Motta Editore, Milano), "La Chanson du Chat", portfolio, 5 favole di L.P. Fargue in facsimile e 5 stampe al bromuro tirate in 40 esemplari e firmate (ed. Fata Morgana).

Nel 1995 espone a Washington DC, New York, Tokyo, insieme alla grande retrospettiva "Willy Ronis, photographs 1926-1995" con testo di Peter Hamilton al Museum of Modern Art di Oxford, al Pavillon des Arts di Parigi nel 1996.

Nel 1996 pubblica "A nous la vie! : 1936-1958" (Didier Daeninckx, Hoëbeke, Parigi), "Autoportrait" (ed. Fata Morgana), "Vivement Noel" (Hoebecke). Partecipa ad una mostra sui movimenti sociali dal 1934 al 1954. Eposne più di 240 foto con la grande retrospettiva "70 ans de déclics", al Pavillon des Arts di Parigi, con un catalogo, prefazione di Dominique Grandmont (ed. Paris Musées).

Nel 1997 le sue opere sono protagoniste di 6 mostre in Francia, Argentina e Cile. Pubblica la ristampa aumentata del Photopoche (Nathan),"Le sorties du dimanche" (Nathan, collezione Carré Photo) e la tiratura dei 30 copie del porfolio di 7 stampe al bromuro firmate, con prefazione di Didier Daeninckx (Pierre-Jean Amar).

Nel 1998 è protagonista di sei motre, in francia e all'estero, è nominato Honorary Doctor of Letters (Dlitt) dall’Università di Warwick, pubblica "Un village en France", seconda parte del ritratto di Saint Benoit du Sault, con testo di Didier Daeninckx (Les Cahiers de la Photographie de Saint Benoit du Sault) e "La Provence" con testo di Edmonde Charles Roux (Hoebecke).

Nel 1999 presenta mostre a Rouen, Montpellier, Aix en Provenne e Nancy, pubblica "Marie Anne, Vincent et moi" con prefazione di Bertrand Eveno (Filigranes) e la quarta edizione di "Belleville-Ménilmontant", con testo di Didier Daenincks (Hoebecke).

Nel 2000 pubblica "Mémoire textile" con prefazione di Régis Debray (La Nuée Bleue, Strasburgo) ed espone a Antony, Corbeil-Essonnes, Marsiglia, al Musée de la Photographie di Charleroi, Kiev, Tours, Colonia, al Kahitsukan, Museo d’Arte Contemporanea di Kyoto con un catalogo di 70 foto, e "Willy Ronis, Photographies" alla FNAC Etoile di Parigi per celebrare i suoi 90 anni.

Nel 2001 è nominato Commandeur de l’Ordre National du Mérite, espone a Praga, pubblica "Derrière l’objectif, photos et propos" (Hoebecke) con un suo testo, è l'invitato principale della prima edizione delle Transphotographiques, dedica le sue foto all’album "Pour la Liberté de la Presse" di Reporters sans Frontières, con una prefazione di Bertrand Poirot-Delpech.

Nel 2002 una retrospettiva di 150 foto è presentata alla Bibliothèque Municipale di Lione e Phaidon gli dedica il volume "Willy Ronis" della serie "55".

Nel 2003 presenta "Sur le fil du hasard, rétrospective" alla Scuola della Fotografia e dell’Imagine di Madrid, "Ouvertures a Cour des Boecklin a Bisheim (Alsazia) e Mairie di Croissy sur Seine (Ile de France).

Risale al 2006 la grande Retrospettiva all'Hôtel de Ville di Parigi e la pubblicazione di "La montagne" (Terre Bleue, Parigi), "Ce jour-là" (Mercure de France, coll. Traits portraits), Paris-couleurs (Le Temps qu'il fait Cognac)

Nel 2007 i suoi migliori scatti di gatti vengono raccolti nelle 80 pagine di "Les Chats" (Flammarion).

Un post condiviso da Melinda Ryan (@goodlookingobjects) in data: 26 Dic 2016 alle ore 13:00 PST

Nel 2008 riceve la nomina di Officier de la Légion d'honneur, pubblica "Nues" (Terre Bleue, Parigi) e "Provence" (Hoëbeke, Parigi).

Willy Ronis muore nella notte tra l'11 e il 12 settembre 2009, all'età di 99 anni, un anno prima che la sua Francia gli dedicasse, come regalo di compleanno, una grande mostra retrospettiva per i suoi 100 anni.

Nel 2010, la Monnaie de Paris, gli dedica una grande esposizione organizzata con lo Jeu de Paume, dal 16 aprile al 22 agosto.


Willy Ronis. La retrospettiva al Château de Tours

Nel 2017, la retrospettiva che porta il suo nome ed è pronta ad esporre le immagini più celebri, insieme a quelle meno note della sua vasta ed eclettica opera, nelle sale del Château de Tours, è realizzata con la donazione al fondo statale del 1983, curata da Marta Gili e Matthieu Rivallin e co-prodotta dal Jeu de Paume con la Médiathèque de l'Architecture et du Patrimoine, in collaborazione con la città di Tours.

Willy Ronis
28 giugno – 29 ottobre 2017
Jeu de Paume
Château de Tours
25 avenue André Malraux
Tours

Foto | Willy Ronis, Courtesy Jeu de Paume, Château de Tours

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