Mostre fotografiche al confine del weekend di maggio

Una selezione di mostre fotografiche inaugurate in tutta Italia, nello spazio di confine dell'ultimo weekend di maggio 2017

Alla fine di maggio mancano pochi giorni e un ultimo weekend che la nostra selezione di mostre fotografiche appena inaugurate spinge nello spazio di confine … tra due sguardi, l'occhio e l'obiettivo, il mondo dentro e quello intorno, tra spazio e opera, terra e cielo, donne e religione, il passato e il presente, ma anche il qui e l'altrove, da Maresopra/Maresotto a prospettive trasversali, tra la fotografia istantanea analogica a quella che trascende anche il digitale, dalla prima personale di fotografi italiani e stranieri, all'ultima mostra di Gianni Berengo Gardin e Steve McCurry, tra festival, rassegne e ...

Sottese attese


In collaborazione con 10.2! international research contemporary art
a cura di Maria Rosa Pividori, Donatella Airoldi
testi di Robero Mutti, Mimma Pasqua

In mostra le opere fotografiche di quattro autori d’eccezione che utilizzano elementi reali per suggerire ipotetiche trasformazioni.
Dal reale all’astratto delle “arealità” di Ugo Locatelli, dalle “ubicazioni” archeo-ambientali di Mavi Ferrando, alle presenze fantasmatiche di Enrico Cattaneo, al concetto di doppio insito nello spaesamento del “viaggio” di Luigi Cipparrone.

Tutte le opere vivono “qui” ma nell’”altrove” evocando un tempo “altro” silenzioso sotteso e sospeso.

Roberto Mutti
La sottolineatura del qui e la necessità dell’altrove

Per quanto articolati e sinuosi, gli spazi espositivi di una galleria si possono sintetizzare – e stiamo volutamente realizzando una forzatura – come dotati di quattro pareti che lo delimitano verso l’esterno e si rispecchiano verso l’interno. Sembra una buona metafora per parlare di Quintocortile ma anche della mostra che qui mette a confronto quattro autori diversissimi fra di loro per formazione e scelte estetiche (d’altra parte un autore è tale proprio perché la sua personalità è fortemente soggettiva) come nell’approccio al tema comune che li “costringe” a un confronto. Non si tratta di un soggetto che emerge prepotentemente ma di un legame sottile che i visitatori sono invitati a scoprire con la calma e l’attenzione che le opere esposte richiedono. Una sfida? Forse. E proprio per questo ancora più intrigante. Quando si propone una mostra si lascia libero chi entra di osservare, farsi un’idea e concludere con un giudizio dopo aver girato liberamente secondo i suoi gusti e le sue intuizioni. Qui suggeriamo, invece, di non farlo e di passare da un percorso per così dire lineare ad uno centripeto: per chi si fida (perché no…) sarà un viaggio che si soffermerà dapprima su ognuno degli autori per cogliere poi l’ideale punto, posto al centro della sala, in cui convergono le idee scoprendo così il loro autentico significato.
Ugo Locatelli ragiona sulle potenzialità dello spazio con le sue sei tavole site-specific che racchiudono immagini poste in una sequenza logica: si parte da un particolare descritto in modo realistico per poi giungere per gradi a una elaborazione dello stesso che, perdendo i suoi connotati descrittivi, mette in luce una struttura simile a quella generata da un caleidoscopio. Anche il titolo della ricerca, “Arealtà”, si carica di più significati che vanno dalla negazione, se si intende la a iniziale come privativa, all’affermazione, se la si concepisce come incoraggiamento ad andare verso la realtà.
Enrico Cattaneo fa emergere come sempre le sue capacità di grande maestro del linguaggio: fa, infatti, convergere nelle sue fotografie gli spunti e le riflessioni con cui da tempo l’arte si confronta realizzando opere che, dietro una sola apparente semplicità, rivelano un’autentica complessità concettuale. Merito di una pulizia formale che lo spinge all’essenzialità: i suoi object trouvé – lattine di bibite schiacciate, sassi più o meno levigati, vecchie forbici arrugginite – acquistano una nuova vita quando sono al centro di set da still life illuminati da mille piccole e grandi luci. Siamo così di fronte a un palcoscenico surreale dove una lattina deformata assume le fattezze di un volto e le forbici quelle di una ballerina che danza sinuosa attirando sguardi ammirati.
Mavi Ferrando si interroga sul rapporto fra la bidimensionalità che caratterizza le fotografie e la tridimensionalità cui costantemente alludono. Per questa ragione le fa uscire dal loro ambito per inscriverle in un contesto che le contamina dal punto di vista linguistico (l’autrice utilizza la carta fotografica e il legno, ricorre al collage come anche alla pittura, descrive minutamente porzioni di paesaggio a cui accosta oggetti, strutture, composizioni di un’archeologia immaginaria carica di mistero) e le rende ambigue da quello percettivo. Perché chi osserva non sa fino a che punto la realtà sia riprodotta, negata o sublimata, quanto sia realizzata all’interno dello spazio tridimensionale che ne contiene la rappresentazione o ne esca usando la cornice, che qui è anch’essa dipinta, come mezzo per andare oltre i suoi limiti.
Luigi Cipparrone affronta in modo originale e profondo un aspetto della vita quotidiana diventato in questi anni di bruciante attualità, quello dell’identità. Non lo fa, come troppi ormai, per riaffermarla ma al contrario per metterla in crisi: posto davanti a uno specchio, indotto a un viaggio da compiere non all’esterno ma all’interno di se stesso, l’Io dichiara la sua alterità Questa è sottolineata da una serie di dittici dove il protagonista si sdoppia e può sembrare la stessa persona che scruta il mare alla ricerca dell’ignoto da due contrapposti punti di vista oppure un soggetto che contemporaneamente osserva ed è osservato, compare e scompare nello specchietto retrovisore dell’automobile in un gioco volutamente straniante.
E’ il rimando fra le opere di questi autori a creare un rimbalzare di significati, un alternarsi di concretezza reale e fluidità onirica, una sottolineatura del qui e una necessità dell’altrove. Tutto resta sospeso al centro della galleria ed è da qui che lo sguardo del visitatore può tornare a osservare le opere esposte per ricominciare un viaggio carico di nuova consapevolezza.

Mimma Pasqua
Alterità spazio-temporali

Ci determiniamo e affermiamo la nostra identità a partire dal tempo e dallo spazio.
Senza le coordinate spazio-temporali semplicemente non saremmo, perché non avremmo contezza di noi. Ciò che ci connota e fa di noi una singolarità diversa da tutti è anche il nostro correlarci con un mondo fisico e affettivo i cui confini e le cui caratteristiche impariamo a decifrare fin dalla nascita.
Poi le scansioni del tempo costruiranno una storia fatta di convenzioni che accettiamo di chiamare passato, presente e futuro, mentre la percezione dello spazio dalle prime strette dimensioni corporali si espanderà progressivamente fino a comprendere ciò che sta intorno, determinandone la posizione e allargandola sempre più fino ad una concezione mentale-immaginativa.
Essenziale per gli artisti è lavorare sulle coordinate spazio-temporali, anche se a volte le alterano di proposito, producendo immagini in situazioni problematiche che danno come primo impatto il disorientamento.
Luigi Cipparrone, che con le sue fotografie ha indagato l’anima nascosta della Calabria e lo ha fatto anche come poeta ed editore con la casa editrice Le nuvole, presenta immagini doppie in cui il soggetto pare specchiarsi.
L’artista si scruta alla ricerca del sé come stesse guardando un orizzonte lontano per mettere a fuoco qualcosa che scorge, ma non riesce a distinguere. Dovrà sperimentare una distanza di sguardo che non è facile da ottenere. Sarà il viaggio a consentirgli di vivere esperienze nuove e insolite, a volte destabilizzanti, e a permettergli quello sguardo verso e dentro di sé da un orizzonte più lontano per scoprirsi nuovo, insolitamente diverso e messo a nudo dall’esperienza dell’altro in cui riconoscerà parti che gli appartengono.
Potrà allora avvenire quell’epifania dello sguardo che gli consentirà di svelare ciò che non s’era consentito di vedere e sopravverrà forse una quiete e una comprensione intrisa della tristezza di un viaggio incompiuto.
Tutto ciò è affidato ad una immagine fotografica definita e senza incertezze che la scelta del bianco e nero consente di collocare in una dimensione altra, quasi una sospensione spazio-temporale.
La sospensione spazio-temporale è d’altra parte uno degli aspetti che accomuna in alcune fasi del suo percorso la ricerca di Luigi Cipparrone a quella di Enrico Cattaneo.
Negli anni ’60 la fotografia di Cattaneo assume un carattere di indagine storico-sociale con le periferie milanesi su cui stanno sorgendo i “casermoni” per gli emigrati e i bambini che attraversano campi e terreni sterrati per andare a scuola e i Navigli dove la vita scorre pigra in un piccolo mondo forse presago della fine imminente.
E sempre la distanza fra l’obiettivo e il soggetto determina un ampio campo visivo, in cui si intuisce una presenza umana quasi mai cercata e sempre sottesa, che diventa memoria etica, perché niente vada perso e il futuro si costruisca su solide basi.
Sempre l’intento di testimoniare spingerà Cattaneo a documentare un passato che non c’è più nei suoi sopralluoghi a ciò che resta della Magneti Marelli di Sesto S. Giovanni: un’archeologia industriale di scheletri ferrosi e arrugginiti che consentiranno all’artista di evidenziare la struttura delle forme superstiti messe a nudo dalla rovina del tempo.
Lo sguardo testimone si estenderà in contemporanea e per molti anni anche al mondo dell’arte di cui Cattaneo documenterà gli aspetti storici e mondani come i vernissage e i personaggi.
Ma ci sono momenti come quelli delle foto presentate in questa mostra in cui Cattaneo inventa, grazie alla padronanza eccezionale dei mezzi tecnici e alla sensibilità e creatività visionaria, soggetti che diventano altro da quello che sono.
Come se l’artista ritrovasse la sua parte giocosa e la guidasse a compiere l’antico gioco del facciamo finta che.
E’ così che un coperchio di latta o un chiodo o una pinza diventano guerrieri e una beola, una delle opere inedite presenti in mostra, si improvvisa ballerina che danza sulle punte in una improbabile performance, quasi ad invitarci a sorridere un po’ di noi e del mondo.
La conoscenza di Ugo Locatelli risale al 2013 ad una mostra alla galleria 10.2! di Milano in cui l’artista presentava un video che mostrava in quattro fasi e 24 fotogrammi, come le ore del giorno, l’immagine di un tonno, che, cito dal mio testo “immerso in un amniotico mare, perdeva gradualmente la sua integrità per dissolversi in un insieme di particelle disorganiche, al confine fra caos e ordine, che ne conservavano memoria, perché da esse sarebbe nato un nuovo essere”.
La forma frammentata e ricomposta in forme altre ricomparirà nell’ “Erbario Areale”, foto-collage costruito con un gran numero di frammenti fotografici di antichi erbari che Locatelli attualizza, riportando in un contesto moderno un documento d’archivio e mostrando la sua preferenza per la contaminazione fra scienza, arte e filosofia, in una ricerca interdisciplinare.
In questa ricerca la fotografia, a volte estrapolata da contesti scientifici o filosofici, è complemento esplicativo che integra un lavoro di documentazione quasi a sottolineare il carattere enciclopedico del suo lavoro che ricorda quello dell’artista rinascimentale.
Le immagini fotografiche che l’artista presenta per l’occasione della mostra virano verso un colore azzurro pastello che evoca l’idea di leggerezza e ariosità luminosa. Pur partendo da una precisa ricognizione ambientale sembrano alludere ad uno spazio-tempo non identificabile, che negli scatti successivi si moltiplicano, frammentandosi e modificandosi gradualmente, per dare origine ad una astrazione formale nuova, memoria della sua origine, così come l’embrione, in un presentimento di futuro.
Mavi Ferrando è una scultrice tout court anche quando usa la fotografia, poiché crea delle fotocomposizioni il cui carattere plastico è evidente.
Osservando le sue composizioni fotografiche, che risalgono agli anni 80, si è come immersi in una dimensione surreale.
È innegabile che l’artista parta da elementi della realtà: un paesaggio roccioso di mantegnesca memoria, nel caso in esame.
Si notano inoltre la capacità tecnica e la profondità di riflessione, data anche dal ricco bagaglio culturale, nel tenere insieme e realizzare un’opera a regola d’arte in cui la profondità dello spazio guida lo sguardo verso un orizzonte, un confine intuibile.
Ma la certezza del qui e ora dello spettatore è messa a dura prova, quasi sconvolta dalla improbabile presenza di un elemento disturbante: una strana sedia che campeggia sullo sfondo.
Non è solo la presenza della sedia a disturbare l’occhio in cerca di rassicurazione, è l’oggetto che ha acquisito connotati e caratteri non conformi all’idea che ce ne siamo fatti.
È una sedia che si percepisce enorme e che nella spalliera esibisce una mano e il significato ambiguo di quella mano fra il gesto del pugno e il saluto, fra la minaccia e l’accoglienza ci inquieta.
La relazione con l’altro è in bilico fra il desiderio di aprirsi e la paura che si trasforma in difesa/offesa. È un emblema del nostro tempo e ha un carattere sacro nella sua monumentalità.
È un totem dominante fra dissacrazione e consacrazione ed è anche l’oggetto simbolo messo alla berlina.
Da sempre l’artista coltiva l’intento dissacratorio verso il luogo comune che vuole che le cose siano come appaiono, sempre uguali e confortanti, variazioni su tema ammesse e codificate, purchè la funzione sia salva.
Gli oggetti/scultura di Mavi Ferrando sono perciò a volte inospitali e pericolosi, appuntiti e minacciosi. Ci interrogano sconvolgendo certezze. Usano la durezza del legno o la levigatezza del ferro e sono bassorilievi in movimento, anche quando sono immobili, perché posti su un piano di provvisorietà e instabilità.
A volte antropomorfi, altre volte pure sagome serpentiformi e guizzanti i cui contorni vanno seghettandosi creando un ritmo sincopato come in una jam session.
Forme che vivono in un continuo farsi e disfarsi di parti che si ricompongono nell’unicum.
Un leitmotiv di una creatività dirompente in cui la fotografia è un importante elemento dell’insieme che non vive mai da sola, ma contribuisce a creare l’illusione di una realtà irreale.
Inserita in una composizione in cui la presenza della materia legnosa si afferma con forza, contribuendo a trasformare il tutto in una immagine icona, a volte scompartata come quelle di antica memoria, mentre l’occhio dell’artista sembra guardarci ironico, perché ancora una volta si è presa gioco di noi, scardinando le nostre certezze. (30 marzo 2017)

Note biografiche sugli artisti

Luigi Cipparrone (Napoli 1946-Cosenza 2013) nel 1984 fonda il Centro Sperimentale Produzione Audiovisivi. Dal 1997 al 99 idea, realizza, il progetto AdA. Nel 1999 partecipa alla XLVIII Biennale di Venezia e apre la personale Così vicino Così lontano, Bruxelles. Nel 2008 partecipa alla VII edizione del Festival Internazionale di Fotografia di Roma...Grande studioso di Camera obscura e fotografia stenopeica e ha condotto una personale sperimentale ricerca sull’identità e sulla determinazione/autodeterminazione dei luoghi e dell’io in relazione a riproduzione/produzione fotografica.
Enrico Cattaneo nato nel 1933, fotografo professionista dal 1963, vive a Milano.
Conosciute sono le ricerche personali sulle fabbriche abbandonate, così le opere dal titolo ironico “Guerrieri” “Maschere” “Totem” “Natura morta dei miei stivali” “Scatole rotte” ecc. composte da raffinati still life di oggetti d'uso comune e di scarto trasfigurati dalla sua visione. Molte le indagini sul mezzo fotografico e sulla sua matericità, da “Pagine” degli anni '70 alle “Morandiane” ma anche “in regress” sul recupero di vecchie carte fotografiche corrose dal tempo, e “Paesaggi” immagini astratte realizzate off camera.
Mavi Ferrando, genovese, dopo il Liceo Artistico si è laureata in architettura a Milano nel 1969. La compresenza di valenze diverse nello stesso oggetto e soprattutto l’ambiguità dell’apparire sono da sempre i cardini su cui si sviluppa il suo lavoro. Espone in mostre personali e collettive dal 1975. Suoi lavori sono documentati in ‘Storia dell’Arte italiana del ‘900 - Generazione anni quaranta’ di Giorgio Di Genova - Edizioni Bora. Dal 1997 co-dirige lo spazio Quintocortile a Milano. Lavora a Milano e a Valle Lomellina (Pavia)
Ugo Locatelli, sperimenta l'osservazione del mondo oltre le apparenze, l'intreccio generativo dei saperi, l'ipertestualità, le potenzialità di segni e metafore. La ricerca per mezzo della fotografia inizia nel 1962 con esperienze sulla possibilità di sottrarre elementi del ‘reale’ a sguardi superficiali. Da segnalare due tesi di laurea: sulla ricerca fotografica del periodo 1962-1972 (Lezoli 2003, Parma) e sulla successiva (Licata 2006, Catania). Nel 1997 ha avviato il percorso “Areale”, un laboratorio pluridisciplinare di apprendimento per scoperta, di ecologia dello sguardo.

22 maggio - 7 giugno 2017
Inaugurazione: lunedì 22 maggio 2017, ore 18.00 - 21.00
Photofestival 2017
Quintocortile
viale Bligny, 42
Milano
luigi-cipparrone-mare.jpgPh: mare © Luigi Cipparrone

Annamaria Belloni / Maria Piera Branca - Cielo e Terra


Le fotografe Belloni e Branca si muovono nello spazio al confine tra terra e cielo, una linea di separazione labile dove i due elementi a volte si confondono. Ci sono i puri paesaggi dell’una e le voci delle nuvole dell’altra in un costante dialogo tra cielo e terra.

Tra la terra e il cielo le nuvole danzano e raccontano...danno movimento al cielo così come lo danno alla mia mente. Un cielo di nuvole è trasformazione, teatralità, scenografia sempre diversa, rifugio delle nostre fantasie, paesaggio mentale. Contemplare e fotografare le nuvole mi fa bene...” così scrive Annamaria Belloni a proposito della sua ricerca fotografica. A MariaPiera Branca invece ciò che interessa “...è la possibilità di indagare le forme e le luci entro cui esse sono calate, il poter fermare un attimo cogliendo le forme nella loro solitudine. Ne derivano immagini fatte di luci e forme che, a volte, è come fossero state colte di sorpresa nello spazio, in un tempo sospeso.” Così, accanto al silenzio evocato dai puri paesaggi e dalle architetture di Maria Piera Branca, risuonano le voci e i racconti sussurrati dalle nuvole di Annamaria Belloni, e il dialogo tra cielo e terra, mai interrotto, continua invitandoci alla riflessione e all'ascolto.

23 - 31 maggio 2017
Spazio Mantegna
Via Piero Della Francesca
Milano
annamaria-belloni-maria-piera-branca-cielo-e-terra.jpg

Aiclu Lucideddu. Dal diario di Alice

Giovedi 25 maggio alle 19 da Tuba Libre si svolge il vernissage della mostra di Aiclu Lucideddu: Dal diario di Alice.
L'artista ci invita per un viaggio a ritroso nella fotografia, con scatti in digitale stampati con la tecnica della cianotipia, che danno alle immagini esposte un'aura surreale e pittorica.

Aiclu Lucideddu

Lucideddu nasce nel 1977 in un paese della Sardegna.
Ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Roma, laureandosi nel corso di scenografia. Ha seguito vari corsi di aggiornamento sul linguaggio del cinema, sulla messa in scena e conoscenza dei film; per poi dedicarsi in particolare al video e alla fotografia.
Da anni alcuni dei temi che affronta nei suoi lavori sono l'identità di
genere e il mondo al femminile, lavorando in particolare col nudo: un
percorso che va dalla masturbazione al rapporto con le altre donne e al lesbismo, in un riscoprire il proprio corpo, i propri desideri, i propri spazi, la propria sessualità, spesso nascosta e repressa o rappresentata da stereotipi in immaginari limitanti.
Lavora con ironia, sensibilità e una perenne insoddisfazione che la porta a ridiscutere in continuazione le sue opere.

25 maggio - 13 giugno 2017
Inaugurazione: giovedì 25 maggio 2017, ore 19.00
Tuba Bazar
via del Pigneto, 39a
Roma
aiclu-lucideddu-dal-diario-di-alice.jpg

Prospettive trasversali

Un progetto inedito del fotografo olandese Raimond Wouda, nato da un workshop organizzato da Fondazione Studio Marangoni, in esposizione negli spazi delle Murate .

Una Firenze in trasformazione, con la costruzione delle due nuove linee tramviarie, sarà al centro di “Prospettive trasversali”.

Le fotografie di 11 autori raccontano come sta cambiando la città con la realizzazione di questa cruciale infrastruttura. I lavori esposti sono frutto di un workshop realizzato a maggio 2016 e organizzato dalla Fondazione Studio Marangoni.

Nell’ambito delle residenze promosse dalla Fondazione Studio Marangoni, il fotografo olandese Raimond Wouda è stato invitato con la sua classe del Royal Academy of Fine Arts - The Hague, a trascorrere un periodo di studio e ricerca a Firenze finalizzato alla realizzazione di un progetto fotografico inedito, insieme agli studenti Fondazione Studio Marangoni, legato proprio a uno degli eventi principali per il futuro della città: la realizzazione delle nuove linee della tramvia e l'impatto sulla vita sociale, commerciale ed economica fiorentina. I mutamenti del tessuto urbano, la cantierizzazione e i principali protagonisti: questi gli aspetti su cui Wouda, i suoi allievi e gli studenti della scuola fiorentina si sono concentrati in questa “campagna” fotografica, giunta al secondo anno, e che continuerà fino al termine dei cantieri con il coinvolgimento di altri artisti internazionali.

Il risultato è un progetto dal duplice obiettivo: da una parte la creazione di un importante archivio, realizzato da artisti internazionali, a testimoniare questa fase storica di trasformazione, dall’altra la costruzione di una campagna di comunicazione su come la città, pur non modificando il suo skyline, si stia arricchendo di nuove imponenti strutture e infrastrutture, dando luogo ad un nuovo punto d’osservazione.

L’iniziativa è realizzata in collaborazione con il Comune di Firenze, l’Associazione MUS.E, l’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi; si ringrazia la Regione Toscana.

Fotografie di
Raimond Wouda

Studenti Royal Academy of Fine Arts:
Tommy Smits
Emma Hopstaken
Lotte Van Uittert
Marina Caneve

Studenti Fondazione Studio Marangoni:
Emilia R. Pizzonia
Michela Goretti
Nicolò Panzeri
Lev Fazio
Joshua Kercher Jara
Gianluca Leonardi

Raimond Wouda ha studiato alla Royal Academy of Arts dell’Aia tra il 1987 e il 1992. Lavora su progetti fotografici a lungo termine in cui emerge un particolare interesse al popolo olandese. Tra i suoi progetti più importanti citiamo “School”, un’indagine fotografica sugli adolescenti in Olanda, “Tuindorp Oostzaan” che riguarda l’ultimo quartiere della classe operaia di Amsterdam.
Attualmente Wouda sta continuando la sua serie sulle scuole secondarie in diversi Paesi europei. Nel 2013 ha completato un progetto sulle industrie cinematografiche olandesi.
Attraverso il suo sguardo acuto Wouda riesce a catturare in bellissime immagini la complessità della vita quotidiana attraverso la stratificazione di soggetti.

25 maggio – 15 giugno 2017
Inaugurazione: giovedì 25 maggio 2017, ore 18.00 - ore 21.00
Le Murate. Progetti Arte Contemporanea
Piazza delle Murate
Firenze
raimond-wouda-prospettive-trasversali.jpg

Maresopra/Maresotto

Maresopra/Maresotto mette a confronto attraverso forme, colori, impressioni e movimenti quello che succede sopra e sotto, dentro e fuori dall’acqua.
L’acqua, qui come nella vita, è il punto di partenza e insieme il percorso stesso. I fotografi hanno concentrato la loro ricerca sull’ambiguità del mare, il suo essere terra di confine, dimensione onirica e contenitore di sogni e diversità.

25 maggio 2017 - 25 giugno 2017
Inaugurazione: 25 maggio 2017, ore 18.30
Photofestival 2017 Milano
Acquario Civico di Milano
Viale Gadio, 2
Milano
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Agnese De Donato – Anni settanta: io c’ero

Dal suo archivio storico, ricco di migliaia di foto che documentano quasi tre decenni ('69-'92) di storia italiana, Agnese De Donato – giornalista e fotoreporter, femminista e scrittrice, scomparsa a Roma lo scorso 5 marzo – aveva tratto una selezione di immagini su quell’irripetibile stagione di fermenti che furono gli Anni Settanta.
Con passione e determinazione Agnese ha lavorato per oltre un anno, fino agli ultimi giorni, all’allestimento di questa mostra che documenta la sua speciale messa a fuoco, singolare e ravvicinata, su alcuni aspetti fra i più intensi e significativi di quegli anni: l’arte e lo spettacolo d’avanguardia, le battaglie delle donne, i protagonisti della cultura e della scena italiana e internazionale.
Le stampe, scelte personalmente dall’autrice con la curatrice Greta Boldorini, sono con poche eccezioni ,stampe d'epoca realizzate nel piccolo laboratorio di sviluppo e stampa annesso allo studio De Donato. Il che dà alla mostra un valore aggiunto di speciale testimonianza.
Gli scatti testimoniano, come racconta la stessa De Donato, “gli incontri con gli amici scrittori” (fra gli altri Alberto Moravia, Natalia Ginzburg, Carlo Levi), pittori (Mino Maccari, Achille Perilli, Michelangelo Pistoletto), poeti (Leonardo Sinisgalli, Alfredo Giuliani, Valentino Zeichen), attori (Ugo Tognazzi, Michele Placido, Romy Schenider, Charlotte Rampling, Claudia Cardinale, Monica Vitti), politici (Giorgio Napolitano, Stefano Rodotà). Generazioni diverse di registi – da Marco Bellocchio, a Nanni Moretti, da Liliana Cavani a Carlo Verdone.
Ci sono le immagini, spesso in prova o fra le quinte, dei grandi protagonisti del balletto: Carla Fracci e Rudolf Nureyev impegnati nella prove di Giselle, Antonio Gades con Cristina Hoyos, la grande Maya Plisetskaya.
Poi “gli straordinari spettacoli della scapigliata avanguardia”, con scatti che ci restituiscono frammenti preziosi di allestimenti di culto: il Wedekind del Risveglio di primavera di Giancarlo Nanni con una giovanissima Manuela Kustermann, Le 120 giornate di Sodoma di Giuliano Vasilicò, uno scabro Macbeth di Leo De Berardinis, lo spettacolo-rivelazione firmato da Memè Perlini: Pirandello chi?.
Non mancano episodi curiosi, come la presenza di John Lennon alla “First International Feminist Planning Conference”, manifestazione rigorosamente separatista, tenutasi a Cambridge (Massachusetts), alla quale Yoko Ono riuscì a farlo partecipare in qualità di “video maker” (con la promessa, raccontava Agnese, di farlo cantare!)
Articolato in cinque sezioni (1. Donne 2. Istantanee 3. Arte viva 4. Il teatro delle cantine 5. Le pezze dei ballerini) l'ampio catalogo è integrato da un certo numero di scatti non compresi fra quelli in mostra – per un totale di 156 fotografie ed arricchito da interventi di specialisti (Giuseppe Appella, Laura Iamurri, Italo Moscati, Greta Boldorini) e da testimonianze sull’autrice firmate da Grazia Francescato, Leonetta Bentivoglio, Donatella Bertozzi).

Agnese De Donato
Nata a Bari (dove ha studiato Giurisprudenza con Aldo Moro), ha vissuto e lavorato a Roma. Nel 1957 ha aperto in Via Ripetta la libreria “Al Ferro di Cavallo”, uno spazio dove si incontravano i maggiori poeti, artisti e giornalisti dell’epoca e che sfoggiava con disinvolta allegria le opere di autori diversi: la pop art italiana e americana, i Novissimi, il Gruppo ‘63, ma anche i vecchi grandi poeti (Ungaretti, Sinisgalli, Tzara, Pound, Guillen, De Libero, Frassineti, Bertolucci, Pasolini) e gli artisti visivi come Burri, Afro, Capogrossi, Novelli, Perilli. Nel 1973 ha fondato con altre giornaliste “effe”, la prima rivista femminista in Italia. Fra le prime donne a qualificarsi come fotoreporter professionista, dalla fine degli anni Sessanta realizza importanti reportage su avvenimenti politici, sociali e culturali per testate come L'Europeo, Tempo Illustrato, Aut Aut. Recentemente sue foto sono entrate a far parte della collezione di Donata Pizzi, che le ha esposte all'ultima Triennale di Milano (2016) all'interno della mostra “L'altro sguardo: fotografe italiane 1965-2015”. Come giornalista ha collaborato a lungo con i quotidiani “Paese Sera” e “La Gazzetta del Mezzogiorno” e con molti periodici, fra cui “L’Espresso”, “Cosmopolitan” e “Panorama”, con inchieste e interviste a personaggi della cultura, della politica e dello spettacolo. Dagli anni Ottanta ha svolto attività di ufficio stampa, collaborando con prestigiose istituzioni, fra le quali l’Accademia Filarmonica Romana e il Teatro dell’Opera di Roma, l’Accademia Nazionale di Danza e importanti festival nazionali e internazionali.

Oraio visite
martedì-venerdì, ore 11.00-13.00/16.00-19.00

25 maggio - 30 giugno 2017
Inaugurazione: giovedì 25 maggio 2017, ore 18.30
Galleria De Crescenzo & Viesti
Via Ferdinando di Savoia, 2
Roma

Calixto Ramirez - Cuatro pasos | Milano

MAAB Gallery è lieta di presentare Cuatro pasos | Milano, prima personale milanese di Calixto Ramirez (Reynosa, 1980).
L’esposizione, realizzata appositamente per gli spazi della galleria, costituisce la terza tappa del progetto Cuatro pasos, intrapreso nel 2016 con una mostra presso il Museo del Novecento di Castel Sant’Elmo a Napoli.
Il titolo allude a uno dei rituali fondamentali del lavoro di Ramirez, ossia le lunghe passeggiate volte all’esplorazione delle vie della città, alla scoperta di suoni, profumi ma anche di persone, architetture e storia locale. Per l’artista il legame tra l’opera d’arte e lo spazio che la accoglie è infatti imprescindibile.
Essendo giunto a Milano verso la fine del periodo di carnevale, Ramirez ha trovato la città ricoperta da coriandoli, che da lì a poco sono divenuti oggetto della sua indagine artistica.
Nelle serie Tra il dialogo e la resistenza, presentata presso la MAAB Gallery, il legame con la città si scorge nella rivisitazione della monumentalità meneghina, affrontata partendo da uno sguardo orientato verso il basso, la strada appunto, alla ricerca di nuove forma di bellezza. Nelle tredici fotografie in mostra, i coriandoli si mischiano agli eleganti mosaici delle architetture storiche oppure compaiono sulle grate e i chiusini delle vie cittadine, generando una nuova e discreta lettura del tessuto urbano.
A chiudere la mostra il video Una giornata nuvolosa in cui i coriandoli, posati su una ragnatela quasi invisibile, resistendo alla forza del vento, si mantengono in vibrazione costante.
La mostra è accompagnata da un catalogo (italiano e inglese) con testo critico di Giuseppe Virelli.

26 maggio - 21 luglio 2017
Inaugurazione: giovedì 25 maggio 2017, ore 18
MAAB Gallery
Via Nerino, 3
Milano

Hai dato alla vergine un cuore nuovo - Giulia Bianchi

Religione e femminismo ma soprattutto disobbedienza: questi i tre punti cardine del progetto di Giulia Bianchi. Donne che scelgono di andare contro corrente e di ribellarsi a livello civile e religioso, per dare forma ad un futuro che abbia come focus la coscienza individuale.

Nonostante il Vaticano ritenga che l'ordinazione femminile sia un grave reato, la maggior parte di queste donne non vogliono lasciare la Chiesa, ma trasformarla, attraverso un modello che è molto preoccupante per il Vaticano: la spiritualità femminista è radicata nella uguaglianza e inclusione, intrinsecamente non gerarchica, e onora collaborazione e compassione versus il potere.
Le donne prete non creano un nuovo culto, ma raccolgono tutte quelle persone che non si sentono accolte dalla Chiesa ufficiale.

Giulia Bianchi ha lavorato al progetto "hai dato alla vergine un cuore nuovo" dal 2012 incontrando più di 70 donne prete negli Stati Uniti e in Colombia, fotografandole e intervistandole.
Attualmente sta documentando questa storia in Europa e in Sud Africa.

Giulia sta creando un documentario web www.donneprete.org e creando un libro. Essi presenteranno fotografie, interviste, disegni, documenti d'archivio, saggi teologici e di femminismo, diventando un punto di riferimento per questo argomento.

per maggiori info:

→ www.spazio1929.ch/2017/05/giuliabianchi/
→ www.giuliabianchi.com
→ www.donneprete.org
visitabile su appuntamento

25 maggio - 1 agosto 2017
Inaugurazione: 25 maggio 2017, ore 18.30
Spazio 1929
Via Ciseri, 3
Lugano

Un post condiviso da Nausicaa Giulia Bianchi (@nausicaa1978) in data: 23 Mag 2017 alle ore 03:19 PDT

OCOLOY

OC.OL.OY è l’acronimo dietro il quale si nasconde un progetto didattico. One Camera, One Lens, One Year: una macchina fotografica, un obbiettivo, un anno. E’ un’iniziativa dei soci di SIKANIE (Associazione culturale catanese) per verificare – come singoli e come gruppo – la necessità di rivolgersi allo strumento fotografico come strumento teoretico, e capirne il bisogno di utilizzarlo per esprimere il mondo attorno a noi e dentro di noi e, al contempo, la valutazione, come operatori dell’immagine, della sua incidenza nel nostro modo di rapportarci quotidianamente con il reale.
In tanta continua trasformazione del mezzo, in tanta precarietà teoretica dell’esperienza del fotografico, Sikanie, con OCOLOY, si sente come al passaggio di frontiera e, risolutamente, mette al centro, come dato fondativo e portante, l’esperienza dell’incontro, del confronto, dell’analisi e del dialogo. Un dato dal quale muovere i passi primi della sperimentazione, un’istanza umana che appartiene alla nostra esperienza e che intendiamo rendere asse portante di un modo di intendere la fotografia, ed di farne il motore teoretico e pratico per strappare la fotografia ai profeti della sua morte annunciata, mai dimenticando che tutto nasce da un’amichevole domanda: Cosa pensi tu delle mie immagini?
Espongono: Domenico Fabiano, Emanuele Carpenzano, Francesco Cammarata, Francesco Lantino, Giuseppe Pagano, Linda Lanza, Massimo Privitera.
(Pippo Pappalardo)

26 maggio - 30 giugno 2017
Inaugurazione: venerdì 26 maggio 2017, ore 20.30
Galleria FIAF - Le Gru
Corso Vitt. Emanuele, 214
Valverde (Catania)

I marinai baciano e se ne vanno

"...I marinai baciano e se ne vanno.." così scriveva Pablo Neruda in una nota poesia del 1923.

Alidem è lieta di annuciare l'inaugurazione della mostra con una selezione di duecento photo trouvée tutta da scoprire.

Sono tante le immagini della storia della fotografia dedicate agli uomini del mare, primo fra tutti il bacio sorpreso da Alfred Eisenstaedt a Time Square, nel 1945. Ma sono tantissime e splendide a ogni latitudine del mondo, in ogni oceano, in ogni porto, in ogni bar, su ogni spiaggia le fotografie scattate dagli stessi marinai. Un capolavoro di naturalezza, innocenza e intimità che nessun maestro dell’obiettivo ha mai potuto vantare. Queste migliaia e migliaia di scatti formano oggi l’immenso tesoro della photo trouvée che Alidem ha il piacere di presentare per la prima volta in una mostra che s’inaugura giovedì 25 maggio alle 18,30 nello showroom di Via L. Galvani 24 a Milano. In una selezione di duecento immagini, dalla fine dell’Ottocento alla metà del Novecento, provenienti dall’Europa all’America, dall’Indocina al Giappone, i marinai-fotografi, armati delle prime snapshot cameras prodotte da Kodak e Agfa, hanno documentato con freschezza e sincerità ogni momento della loro vita.

25 maggio - 27 luglio 2017
Inaugurazione: giovedì 25 maggio 2017, ore 18.30 - 22.00
Showroom Alidem
Via Galvani, 24
Milano

Francesco Cucchiara – Lines never lie

La prima personale di Francesco Cucchiara si compone di una selezione di ventiquattro immagini a colori scandite da linee che disegnano “ la curva di un orizzonte che s’allarga”.
L’artista realizza una serie fotografica di vedute che aprono orizzonti geometrici come punti di domanda. Inferriate, corde, fili metallici, muri di cinta, elementi naturali si fanno segno spaziale in sequenze flessibili e mutevoli.
Francesco Cucchiara abbraccia con un sol colpo d’occhio un compendio delle molte possibili porzioni di una linea d’orizzonte.

Ritrae, in inquadrature sospese tra astrazione e interpretazione, soggetti reali e inanimati grazie al valore dell’improvvisazione e dell’intensità mutevole del paesaggio. Francesco Cucchiara traccia metalinee che non vogliono rappresentare, ma raccontare il mondo. E’ un architetto di visione come Gabriele Basilico “ i suoi strumenti sono la luce e le linee”.
Lo spettatore si ritroverà a muoversi ora per gli spazi di un luogo che “non dice il suo passato, lo contiene come le linee d’una mano, scritto negli spigoli delle vie, nelle griglie delle finestre, negli scorriamo delle scale, nelle antenne dei parafulmini…”.

Biografia
Francesco Cucchiara Architetto, componente del collettivo GROUND ACTION. Si laurea alla Facoltà di Architettura di Palermo con una tesi sul paesaggio dell'isola di Pantelleria. Ha lavorato in Siria (Tell Shiyuk Thatani) con la missione archeologica dell'Università di Palermo. Dal 2014 lavora con l'Associazione LANDWORKS (www.landworks.site) per la realizzazione di workshop internazionali di paesaggio. Si occupa di Progettazione Architettonica, Paesaggistica e Fotografia.
Orario visite
tutti i giorni, ore 10.00 - 15.00 e dalle 16.00 - 19.30
domenica su appuntamento

27 maggio - 18 giugno 2017
Inaugurazione: sabato 27 maggio 2017, ore 19.00
Giuseppe Veniero Project
Piazza Cassa di Risparmio, 22 
Palermo

El Último Cielo

L’installazione fotografica , El Último Cielo è realizzata da Giulio Ceppi con 30 foto scattate su pellicola 4.5x6 a La Habana Veja e montate su scatole originali di sigari cubani.
Il porgetto è promosso da Politecnico e Triennale di Milano, nell’ambito del primo progetto di interscambio culturale tra Italia e Cuba e il ricavato delle opere, oggetto dell’asta benefica on line a cura di Finarte (dal 5 al 28 giugno), consentirà a tre giovani designer cubani di viaggiare da La Habana a Milano e partecipare attivamente al primo interscambio formativo e progettuale ITALIA / CUBA, tra Politecnico di Milano e Instituto Superior de Diseño de Cuba.

Triennale di Milano
Viale Alemagna, 6
Milano

Gianni Berengo Gardin - In festa. Viaggio nella cultura popolare italiana

Venerdì 26 maggio alle 16,30 nelle Sale Affrescate del Palazzo Comunale di Pistoia inaugura la mostra fotografica personale “In festa. Viaggio nella cultura popolare italiana” di Gianni Berengo Gardin. L’esposizione, curata da Giulia Cogoli, è realizzata per Pistoia - Dialoghi sull’uomo, per continuare il percorso sul tema “La cultura ci rende umani. Movimenti, diversità e scambi” dell’ottava edizione del festival di antropologia del contemporaneo.

La mostra, che è visitabile gratuitamente e resterà aperta al pubblico fino al 2 luglio, riunisce per la prima volta 60 fotografie in bianco e nero realizzate tra il 1957 e il 2009, molte delle quali inedite, dedicate alla cultura popolare italiana. Una mostra che diviene il racconto di un’Italia “in festa”, dove ognuno celebra la propria cultura e la propria storia con riti vecchi e nuovi: un affascinante mondo popolato di bambini, di zingari, di anziane o giovani signore vestite per la festa e di danzatori di ogni età.

In occasione di Pistoia - Dialoghi sull’uomo Contrasto pubblica il libro di Gianni Berengo Gardin intitolato In festa. Viaggio nella cultura popolare italiana (pp.120; brossura; cm 20x24 - 24,90 €).

Orario visite
lunedì-venerdì, ore 10.00 - 13.00 e 15.00 - 18.00
sabato, domenica e festivi, ore 10.00 - 18.00
Ingresso gratuito

26 maggio - 2 luglio 2017
Inaugurazione: venerdì 26 maggio 2017, ore 16.30
Dialoghi sull’uomo. Il festival dell'antropologia contemporanea
Sale Affrescate del Palazzo Comunale di Pistoia
piazza del Duomo
Pistoia
gianni-berengo-gardin-in-festa-viaggio-nella-cultura-popolare-italiana-pistoira-dialoghi-sulluomo.jpg


Iso600 - Festival della Fotografia Istantanea 

25 - 28 Maggio 2017 
MAMbo - Museo d'Arte Moderna 
Via Don Giovanni Minzoni, 14 
Bologna

Laura Pannack. Private View

Laura Pannack è una fotografa riconosciuta a livello internazionale, la cui ricerca combina la passione per la psicologia alla fotografia.

I suoi lavori sono stati esposti alla National Portrait Gallery, alla House of Parliament, alla Somerset House e al Royal Festival Hall a Londra.
Tra i numerosi premi vinti da Laura Pannack c’è Prix HSBC Pour la Photographie Prize (2017) e Getty images Prestige grant 1st Prize (2016) con il progetto Youth without age, life without death che troverete all’interno del percorso espositivo della mostra Private View. Ricordiamo anche il primo premio nella categoria “Portraits" del World Press Photo (2010) con il lavoro Graham.

L.Pannack lavora soprattutto in analogico permettendo al suo lavoro di essere organico, privilegiando l’intimità ed i risultati spesso imprevedibili della pellicola.

“L’incredibile abilità di Laura di costruire fiducia e rispetto con i suoi soggetti le permette di esprimere una cruda vulnerabilità che è allo stesso tempo sincera e sfuggente da catturare” Terry O’ Neill – fotografo

La mostra curata da Magazzini Fotografici è composta da tre dei lavori principali della produzione della fotografa inglese: Young British Naturists, Young Love, Digital Self Esteem, il suo ultimo percorso visivo sviluppato in Romania dal titolo Youth Without Age and Life Without Death ed altre immagini di ambientazioni o ritratti tratte dal blog che Laura Pannack aggiorna quotidianamente con le proprie esperienze e condividendo singole immagini come fossero dei post- it, una sorta di remainder delle cose viste e accadute.

MAGAZZINI FOTOGRAFICI di Yvonne De Rosa e' una APS con obbligo di tesseramento_5Euro per anno solare_
Orari: dal giovedì al sabato dalle 11.00 alle 18.00 domenica dalle 10.30 alle 14.30

26 maggio - 24 settembre 2017
Inaugurazione: venerdì 26 maggio 2017
Workshop con Laura Pannack: 27/28 maggio 2017
Magazzini Fotografici
Via San Giovanni in Porta, 32
Napoli

Deanna & Ed Templeton. Last Day of Magic

Quasi tutti conosciamo Deanna Templeton per essere la moglie, la musa, la donna dietro lo skater (due volte campione del mondo) nonché straordinario fotografo Ed Templeton. Allo stesso modo, però, potremmo definire Ed Templeton come il compagno, la musa di Deanna.
La verità è che procedono insieme – a volte letteralmente, mano nella mano – soprattutto quando sia avviano verso la loro passeggiata a Huntington Beach, dove fotografano sistematicamente, immortalando la gente della costa bruciata dal sole.

Non lavorano in coppia, non hanno una produzione comune e hanno due personalità uniche e indipendenti, dinamiche e creative. Ma vi sono dei tratti comuni, dei rimandi evidenti tra i propri lavori.

Ed e Deanna Templeton sono sposati da quasi 25 anni. A Milano allestiranno una mostra insieme, presentando una selezione di vari lavori di entrambi, che mescoleranno a parete, creando un dialogo che sottolinerà le caratteristiche in comune, i temi ricorrenti, in una sorta di flusso di coscienza per immagini. Il soggetto è spesso il mondo degli adolescenti.

26 maggio - 24 giugno 2017
Inaugurazione: venerdì 26 maggio 2017, ore 19.00
Workshop Ed Templeton: sabato 27 e domenica 28 maggio 2017
Micamera - lens based arts
Via Medardo Rosso, 19
Milano

Un post condiviso da Micamera (@micamera_milan) in data: 10 Mag 2017 alle ore 01:01 PDT

Steve McCurry. Mountain Men

Il Forte di Bard presenta un inedito progetto espositivo di uno dei più grandi maestri della fotografia contemporanea internazionale. Steve McCurry. Mountain Men è il titolo della coproduzione Forte di Bard, Steve McCurry Studio, Sudest57 che affronta i temi della vita nelle zone montane e della complessa interazione tra uomo e terre di montagna. Una selezione di paesaggi, ritratti e scene di vita quotidiana mette in evidenza il continuo e necessario processo di adattamento delle popolazioni al territorio montano che influenza ogni aspetto dello stile di vita delle persone: dalle attività produttive al tempo libero, dalle tipologie di insediamento, di coltivazione e di allevamento ai sistemi e mezzi di trasporto. Il tema della mostra è la vita in montagna, ossia evidenziare attraverso un percorso di immagini le specifiche antropologiche delle popolazioni che vivono in montagna, i legami e le interazioni fra gli uomini e l’ambiente e la terra in aree non pianeggianti. La montagna influenza il modo di vivere e tutte le attività dell’uomo, dai trasporti al tempo libero, dall’agricoltura alla produzione di energia, al costo stesso della vita.

Il percorso è incardinato su 77 immagini del celebre fotografo stampate e allestite in formati diversi e selezionate dai suoi archivi rispetto al concept del progetto. Sono immagini di popolazioni di montagna raccolte da McCurry nel corso dei suoi innumerevoli viaggi: Afghanistan, Pakistan, India, Tibet, Nepal, Brasile, Etiopia, Myanmar, Filippine, Marocco, Kashmir, Slovenia e Yemen.
Oltre a far conoscere al pubblico la vasta produzione di Steve McCurry, la mostra propone in anteprima assoluta, il frutto di una campagna fotografica condotta in tre periodi di scouting e shooting, tra il 2015 e il 2016, che ha avuto come teatro la Valle d’Aosta; un vero e proprio “mountain lab”, laboratorio a cielo aperto sulle specifiche della vita di montagna, dove tra l’altro spiccano i quattro 4.000 metri delle Alpi: Monte Bianco, Cervino, Gran Paradiso e Monte Rosa. Ben dieci gli scatti destinati a entrare nell’archivio del più richiesto fotografo al mondo risultato dell’assiduo lavoro svolto in Valle d’Aosta. Immagini che resteranno quale patrimonio della collezione del Forte di Bard: un racconto visivo ed emotivo ricco di suggestione.
L’esposizione, inoltre, offre ai visitatori la possibilità di assistere alla proiezione in altissima risoluzione di oltre 290 scatti iconici del grande Maestro e di un video che racconta il backstage e il making off dello shooting valdostano.

Main sponsor del progetto sono Gruppo Banca Sella e Montura.
«Il progetto fotografico di Steve McCurry, attraverso una straordinaria capacità di comunicare l'autenticità – spiega Pietro Sella, Ceo del Gruppo Banca Sella, - esplora ambienti e valori che da sempre fanno parte della tradizione e della visione della famiglia Sella, avviatasi alla documentazione fotografica fin dalla metà dell'Ottocento con Giuseppe Venanzio Sella. Questi valori, come la ricerca e l'innovazione, sono tutt'ora perseguiti dal nostro Gruppo, nella sua attività al fianco dei clienti e delle comunità locali. Il supporto al progetto, dunque, è una testimonianza del forte legame con la Valle D'Aosta e della consolidata collaborazione con il Forte di Bard, che ci hanno dato la possibilità di contribuire a un progetto culturale di grande rilievo, che parla dell’uomo, del suo lavoro e del suo habitat».

«La partecipazione di Montura al progetto Mountain Men del grande Steve McCurry – spiega Roberto Giordani, Presidente di Montura - conferma l'impegno dell'azienda volto a sostenere iniziative di grande valenza culturale, nelle quali spicca un forte spirito di ricerca e di innovazione. E consolida la collaborazione con Forte di Bard, partner qualificato per lo sviluppo di iniziative che rafforzano il legame tra l'uomo ed il territorio».

La mostra è accompagnata da un Book (Edizioni Forte di Bard) dal titolo Steve McCurry. Mountain Men e da una linea di merchandising.
Il fotografo sarà presente in via eccezionale all’inaugurazione della mostra il giorno 27 maggio 2017, con vernissage che sarà seguito da una sessione di Book signing. L’evento è ad invito.

Il progetto espositivo prevede anche, per i più appassionati, la possibilità di iscriversi ad un workshop con il grande fotografo, della durata di due giorni e mezzo con inizio al venerdì e termine la domenica, in programma dal 15 al 17 settembre 2017 e con numero chiuso di 15 partecipanti (per informazioni eventi@fortedibard.it).

28 maggio – 26 novembre 2017
Inaugurazione: sabato 27 maggio, ore 15.30 alla presenza del fotografo
Forte di Bard
Bard
Valle d’Aosta
steve-mccurry-monk-at-jokhang-temple-lhasa-tibet-2000.jpgPh: © Steve McCurry Monk at Jokhang Temple. Lhasa, Tibet, 2000

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