Mostre fotografiche: visioni, passioni e rivoluzioni per il weekend di giugno

Visioni, passioni e rivoluzioni inaugurate con le mostre fotografiche per il primo weekend di giugno

Le mostre fotografiche appena inaugurate viaggiano dagli ultimi giorni di maggio al primo weekend di giugno 2017 con tutte le visioni, passioni e rivoluzioni che potete incontrare da nord a sud, dal Milano Photofestival alla fotografia trovata di Erik Kessels.

No Title Yet: Kinkaleri / Jacopo Benassi


Qualcosa accade e a ognuno viene mostrata la responsabilità della propria presenza dislocata su più livelli. Poi entra in scena la mente e chiede: che succede?

Il nuovo lavoro di Kinkaleri, che da oltre vent’anni porta avanti una ricerca trasversale a formati e linguaggi, nasce dalla collaborazione con Jacopo Benassi, fotografo molto attivo nel paesaggio contemporaneo.

Il progetto indaga la dinamica dell’immagine usando la performance come elemento di condivisione di spazi. Un movimento circolare dove pubblico e performer si trovano sullo stesso piano e dialogano sotto gli occhi del flash fotografico, che agisce come una punteggiatura visiva di azioni condivise. In bianco e nero.

La performance ha un titolo: No Title Yet. Chi vi assiste reagisce come davanti a qualunque oggetto nel mondo. Si nota soprattutto la sua collocazione con tutti gli elementi raccolti in uno spazio unico, dove ogni barriera viene dissolta, anche se affiorano ripetute soglie. Qualcosa accade e a ognuno viene mostrata la responsabilità della propria presenza dislocata su più livelli. Un famoso fotografo in ciabatte sovrappone tutti i piani della rappresentazione alla velocità del presente. La proiezione diventa un affresco fotografico simultaneo di ciò che accade. Poi entra in scena la mente e chiede: che succede?

Jacopo Benassi (La Spezia, 1970). Collabora con “Rolling Stone”, “GQ”, “Wired Italia”, “U.S.A. Riders”, “11 Freunde”, “Crush Fanzine”, “Almaviva/Le Figaro”. Nel 2005 partecipa ad aphotography presso la galleria Changing role di Napoli, nel 2006 e 2007 ad Artissima Torino. Nel 2007 partecipa alla mostra Vade retro. Arte e omossessualità, da von Gloeden a Pierre et Gilles, curata da Viittorio Sgarbi ed Eugenio Viola. Nel 2009 l’agenzia 1861 United pubblica una sua monografia monumentale, The Ecology of Image. Sempre nel 2009 espone le sue opere a FotoGrafia Festival internazionale di Roma. Nel 2010 partecipa a no soul for sale presso la Tate Modern di Londra, mostra curata da Maurizio Cattelan e Massimiliano Gioni. Nel 2011 espone in una personale alla galleria Zelle di Palermo. Nel 2011 apre “talkinass paper and records” e produce un magazine e dei cd live di artisti della scena underground internazionale. Collabora con diversi registi come Paolo Sorrentino, Daniele Ciprì e Asia Argento. Dal 2013 al 2015 espone per tre edizioni al si fest di Savignano sul Rubicone. Nel 2014 presenta il magazine da lui curato realizzato al Palais de Tokyo Parigi in collaborazione con Le Dictateur di Milano.

Kinkaleri, compagnia fondata a Firenze nel 1995, opera fra sperimentazione, ricerca coreografica e del movimento, performance, installazioni, allestimenti, materiali sonori, cercando un linguaggio non sulla base di uno stile ma direttamente nell’evidenza di un oggetto. I lavori del gruppo sono stati presentati in Italia e all’estero in festival e gallerie (Kunstenfestivaldesarts a Bruxelles e Centre Pompidou a Parigi, tra gli altri). Nel 2002 la compagnia riceve il premio Lo Straniero – Scommesse per il futuro, il Premio Ubu per lo spettacolo come miglior spettacolo di teatrodanza. Tra gli ultimi lavori della compagnia, vi è All!, progetto pluriennale di ricerca coreografica basato sull’invenzione di un linguaggio corporeo legato direttamente alla parola scritta. Da gennaio 2001 la sede operativa si è trasferita nello spazioK, uno dei capannoni dell’ex-area industriale Campolmi, dove affiancano alla attività produttiva anche quella di promotori di eventi e residenze artistiche sotto il nome di Is It My World?. Il gruppo è attualmente formato da Massimo Conti, Marco Mazzoni e Gina Monaco.

30 maggio - 1 giugno 2017
Triennale Teatro dell'Arte
Palazzo della Triennale
Viale Alemagna, 6
Milano

FREEDOM - Pantaleo Musarò | Diego Pedemonte

In occasione della Milano PhotoWeek e di Photofestival 2017, MADE4ART presenta Freedom, mostra bipersonale degli artisti fotografi Pantaleo Musarò e Diego Pedemonte, un progetto artistico a cura di Elena Amodeo e Vittorio Schieroni.

L'ex carcere in abbandono di Galatina e le tracce umane lì conservate ritratti con sguardo attento da Pantaleo Musarò, la vastità del cielo, il sogno di volare e le possibili cadute che sottostanno ai lavori di Diego Pedemonte: la tensione verso la libertà come tema fondamentale che accomuna due fotografi dalle diverse specificità tecniche e artistiche, ma della medesima capacità di entrare dentro l'anima di luoghi e contesti vissuti dall'uomo. Un anelito di libertà che è possibile avvertire attraverso le grate ormai inutili, nelle scritte sui muri delle celle vuote, tra le pagine di registri che nessuno ha più bisogno di sfogliare, ma anche tra le strade e gli edifici delle nostre città e negli sterminati paesaggi naturali: attraverso le fotografie di Musarò e di Pedemonte i luoghi ci parlano e diventano interpreti di un messaggio, rappresentazioni di qualcosa che è più di un concetto, ossia un bisogno fondamentale e un diritto irrinunciabile dell'essere umano.

Orario visite
Lunedì, ore 15 - 19
martedì-venerdì, ore 10.00 - 13.00 / 15.00 - 19.00

31 maggio - 12 giugno 2017
Inaugurazione: 31 maggio 2017, ore 10.00
M4A MADE4ART
Via Voghera, 14 (ingresso Via Cerano)
Milano
freedom-pantaleo-musaro-diego-pedemonte.jpg

Tinto Brass negli scatti di Gianfranco Salis

“Eros é civiltà”. Con questa frase Tinto Brass riassume tutto il suo pensiero che viene ripercorso con una mostra alla galleria ONO arte contemporanea.
Organizzata da ONO arte contemporanea in collaborazione con l’Archivio Tinto Brass, la mostra si avvale del patrocinio del comune di Bologna.
Tinto Brass nasce a Milano nel 1933, ma cresce a Venezia, una città a cui si sente incatenato in un rapporto appassionato e da cui deriva la cifra stilistica del suo cinema.
Si avvicina alla fotografia e al cinema molto presto. Nel 1957, dopo la laurea in giurisprudenza, si trasferisce a Parigi dove lavora per la Cinémathèque française come archivista e proiezionista. La tappa di Parigi si rivela fondamentale per la formazione del regista che, in quegli anni, ha la possibilità di confrontarsi con i maestri della Nouvelle Vague, François Truffaut, Jean-Luc Godard, Jacques Rivette, Claude Chabrol e Éric Rohmer. A Parigi, Brass stringe una forte amicizia e collaborazione con il grande documentarista Joris Ivens, che lo avvicina all’arte del montaggio e del cinema. Allo stesso periodo risale anche l’incontro di Brass con Rossellini, con cui collabora al montaggio di L’India vista da Rossellini e al film Il Generale Della Rovere. Il suo esordio nelle sale cinematografiche come regista è del 1963 con Chi lavora è perduto, una critica al lavoro inteso come alienazione che, presentato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, gli causa i primi forti problemi con la censura che lo accompagneranno per tutta la sua carriera.
In tutto il suo primo periodo, nel segno di un cinema sperimentale e di forte contestazione sociale, Brass si avvicina ai generi più diversi dirigendo alcuni dei grandi protagonisti del cinema italiano e internazionale. Tra gli altri: Silvana Mangano, Monica Vitti, Alberto Sordi, Gigi Proietti, Giancarlo Giannini, Peter O’Toole, Helen Mirren, Helmut Berger, Malcolm McDowell. Nel 1971 con La Vacanza vince il premio della critica come miglior film italiano alla trentaduesima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

E’ a partire dagli anni ottanta che inizia una nuova fase del regista legata al cinema erotico, all’insegna della libertà e della trasgressione. A questo periodo risalgono alcuni dei suoi film più popolari La Chiave, Capriccio, Monella, Miranda, Cosi fan tutte, Senso ’45; nonché l’incontro con il fotografo Gianfranco Salis che già dal 1974 aveva collaborato con registi come Pasquale Squitieri, Mario Monicelli, Marco Ferreri, Nanni Loy, Ettore Scola, Dino Risi e Franco Zeffirelli.
Il passaggio dal cinema sperimentatale a quello erotico è per il regista una scelta dettata dalla delusione. Come sostiene Caterina Varzi, curatrice del suo archivio: “Tradito dagli esiti del sessantotto, Brass predilige il linguaggio erotico, in quanto modo di esprimersi comprensibile a tutti.(…) Non c’è una frattura fra un primo periodo serio, impegnato e militante e un secondo periodo, frivolo, leggero e superficiale: nei suoi film la forma primeggia sul contenuto”.
“Tinto Brass negli scatti di Gianfranco Salis” vuole raccontare questo periodo attraverso le immagini realizzate da Salis, fotografo di scena sui set di Brass, da Action (1979) a Hotel Courbet (2009). Si tratta di scatti che testimoniano un sodalizio artistico basato sul rapporto di fiducia e di perfetta interazione tra i due artisti. Il che ha determinato “il consolidamento di una sintonia di intenti e intuizioni tale da favorire la nascita di immagini dall’inconfondibile e icastica cifra stilistica brassalissiana o salisbrassiana”, come dice il regista. Salis captava, si inventava e mutuava dal Maestro un linguaggio visuale, un concetto spaziale, un tempo fluido che è arrivato fino a noi. Come il riflesso illuminante di quel momento contemporaneo che oggi riusciamo a vedere nelle sue diverse sfaccettature, ma appena quarant’anni fa poteva essere motivo di scandalo e censure.

1 giugno - 29 Luglio 2017
Inaugurazione: giovedì 1 giugno, ore 18.30
ONO arte contemporanea
via santa margherita, 10
Bologna
monella.jpgPt: Monella © Archivio Tinto Brass / Foto Gianfranco Salis

Cecilia Mangini. Visioni e passioni. Fotografie 1952-1965

Se mi si chiede cosa sono, io rispondo: "sono una documentarista" (...). Sono convinta che il documentarista è assai più libero del regista di film di finzione, ed è per questo, per la mia indole libertaria con cui convivo fin da bambina, che ho voluto essere una documentarista. Il documentario è il modo più libero di fare cinema

L'indole libertaria è quella di Cecilia Mangini, una delle figure più significative della storia del cinema italiana, inarrestabile pioniera del cinema del reale: prima donna a girare documentari nel dopoguerra, l'autrice di capolavori come Ignoti alla città, Stendalì e La canta delle marane, realizzati in collaborazione con Pier Paolo Pasolini, ha raccontato dalla fine degli anni Cinquanta alla metà dei Sessanta un'Italia divisa tra boom economico e contraddizioni sociali.

Festeggiata in giro per il mondo con incontri, personali e retrospettive (ultime, in ordine di tempo, quelle a Parigi, Berlino e Friburgo), che ne hanno sancito lo statuto di figura di primo piano a livello anche internazionale, Cecilia Mangini sarà al centro, dal 31 maggio al 10 settembre 2017, dell'omaggio che Roma, sua città d'adozione, ha scelto di dedicarle, ospitando presso il Museo delle Civiltà - Museo delle Arti e Tradizioni Popolari la mostra CECILIA MANGINI - VISIONI E PASSIONI (Fotografie 1952-1965), ideata e realizzata da Associazione Cinema del reale, Erratacorrige, Big Sur e Officina Visioni, con Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia e Museo delle Civiltà.

L'esposizione, a cura di Paolo Pisanelli e Claudio Domini, amplia e integra l'analoga iniziativa promossa nell'ambito del Bif&st 2016 e nei Cineporti di Puglia, ripercorrendo le origini del lavoro di Cecilia Mangini, negli anni che precedono la sua affermazione come cineasta e la vedono impegnata come fotografa.

Un percorso, quello della mostra, che segue l'avventura fotografica di Cecilia Mangini: Panarea e il bianco abbacinante delle cave di pomice di Lipari, la Puglia sospesa tra tradizione e consumismo (con le immagini della Fiera del Levante del 1960), la Firenze popolare che diventerà poi protagonista del documentario La Firenze di Pratolini, le periferie milanesi. Senza dimenticare la straordinaria trasferta nel Vietnam del 1965 – di cui si espongono una dozzina di foto mai viste prima, appartenenti all'archivio privato dell'autrice e ritrovate solo di recente – per la preparazione (insieme al compagno di vita e lavoro Lino Del Fra) di un film mai realizzato; e ancora, una galleria di ritratti dei grandi del tempo (da Pasolini a Moravia, da Fellini a Carlo Levi, da Montanelli a Flaiano, da Chaplin a Steinbeck, da John Huston a Malaparte) e gli scatti dal set di La legge, fotografie di backstage scattate su un grande set dimenticato, quello de La Legge, che nel 1958 riunì a Carpino, nell'entroterra del Gargano, il regista Jules Dassin e le star Gina Lollobrigida, Marcello Mastroianni, Yves Montand, Melina Mercouri e Pierre Brasseur.

Cosa significa “essere una fotografa”? Significa spogliarsi di tutte quelle che sono le nostre idee preconcette e andare in cerca… non della verità, la verità non esiste. È andare in cerca di qualcosa di molto più profondo della verità, qualcosa di assolutamente nascosto… e la fotografia, come tutto ciò che è un’icona, lo rivela

Accanto alla mostra fotografica, altri eventi dedicati a Cecilia Mangini animeranno il periodo dell'esposizione:

Il Dipartimento di Architettura dell'Università Roma Tre ospiterà il 6 giugno alle 18,00 presso i locali del Mattatoio, a Testaccio, una "street exhibition", che sintetizza in Nove scatti altrettanti viaggi fotografici di Cecilia Mangini

Lezione aperta - Cecilia Mangini incontra gli studenti della Scuola d’Arte Cinematografica “Gian Maria Volontè” il 7 giugno alle 17,00 presso il Museo delle Civiltà - Museo delle Arti e Tradizioni Popolari

Festa di proiezioni per Cecilia, organizzata da Apollo 11 e Festival Visioni Fuori Raccordo

Villa Medici ospita il 13 giugno la serata "Essere donne - Rito e lavoro nel cinema di Cecilia Mangini", con la proiezione di quattro documentari storici (Maria e i giorni, 1960; Stendalì, 1960; Divino amore, 1961; Essere donne, 1964) sottotitolati in francese

Ideazione e realizzazione Associazione Cinema del reale, Big Sur, OfficinaVisioni, Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, Festival International de Films de Femmes – Cretèil, Laboratoire Histoire des Arts et des Représentations (EA 4414)- Université Paris Nanterre in collaborazione con Accademia di Francia a Roma - Villa Medici

31 maggio - 10 settembre 2017
Inaugurazione: 31 maggio 2017, alle 18
Museo delle Civiltà - Museo nazionale delle arti e tradizioni popolari
Piazza Guglielmo Marconi, 8
Roma (Eur)
lipari-cava-di-pomice-_-1952-ph-cecilia-mangini.jpgPh: Lipari - Cava di pomice 1952 © Cecilia Mangini

OBIETTIVO MILANO. 200 fotoritratti dall’archivio di MARIA MULAS

Uno spaccato di storia milanese dagli anni Settanta ad oggi in un racconto fatto di personaggi, volti ed espressioni

Dal 1° giugno al 6 settembre 2017, le sale espositive di via Sant’Andrea 6 di Palazzo Morando | Costume Moda Immagine ospitano la mostra promossa da Comune di Milano | Cultura, Direzione Musei Storici e organizzata in collaborazione con l’associazione Memoria & Progetto, “OBIETTIVO MILANO. 200 fotoritratti dall’archivio di MARIA MULAS”, a cura di Maria Canella e Andrea Tomasetig con Antonella Scaramuzzino e Clara Melchiorre.
L’esposizione si inserisce nel palinsesto della Milano Photo Week in programma dal 5 all’11 giugno: una settimana di mostre, incontri, visite guidate, laboratori, progetti editoriali, opening o finissage, proiezioni urbane dedicati alla fotografia.

Maria Mulas è una tra le più importanti fotografe italiane riconosciuta a livello internazionale che con la sua macchina fotografica ha saputo immortalare il mondo, dalle architetture ai personaggi dell’entourage artistico e culturale. Schiettezza, empatia e verità del soggetto sono i ‘cardini’ su cui si muove la sua ricerca e ampiamente illustrati nella selezione dei 200 ritratti in mostra a Palazzo Morando.

Fil rouge dell’esposizione è Milano, la sua intensa storia culturale, la continua trasformazione che si traduce nell’essere costantemente al passo con i tempi: Milano è uno specchio che riflette le tendenze internazionali in ogni ambito della società, dell’innovazione, della ricerca. Maria Mulas descrive con naturalezza ed empatia i diversi volti di Milano a cui è particolarmente legata, catturando i ritratti di artisti, galleristi, critici, designer, architetti, stilisti, scrittori, editori, giornalisti, registi, attori, intellettuali, imprenditori e amici che con questa città hanno intessuto un particolare rapporto.

Fra le numerose personalità italiane e internazionali immortalate da Maria Mulas si annoverano per il mondo dell’arte Marina Abramovic, Salvatore Ala, Louise Bourgeois, Alik Cavaliere, Jonh Cage, Christo, Francesco Clemente, Philippe Daverio, Gillo Dorfles, Gilbert & George, Keith Haring, Alexander Iolas, Anish Kapoor, Jannis Kounellis, Mario Merz, Gina Pane, Andy Warhol, accanto a protagonisti indiscussi dell’architettura e del design quali Gae Aulenti, Mario Botta, Achille Castiglioni, Bruno Munari e Giò Ponti. Nella teoria di personaggi non mancano i rappresentanti della moda fra cui Giorgio Armani, Gianni Versace, Miuccia Prada e dello spettacolo come Valentina Cortese, Luca Ronconi, Giorgio Strehler, Liz Taylor, Ornella Vanoni. Un’attenzione particolare è inoltre dedicata all’ambito della scrittura e dell’editoria con Rosellina Archinto, Natalia Aspesi, Jorge Luis Borges, Umberto Eco, Inge Feltrinelli, Lawrence Ferlinghetti, Dario Fo, Gunter Grass, Allen Ginsberg, Nanda Pivano, Andrej Voznesenskij e molti altri.

Sette sezioni scandiscono il percorso espositivo della mostra: la prima, “Coda rossa” con macchina fotografica, accoglie autoritratti e fotografie scattate all’artista dai fratelli Ugo e Mario Mulas e dal pittore e scrittore Emilio Tadini; seguono nelle sale successive i fotoritratti di Amici artisti, La città del design, Il mondo della moda, Le arti dello spettacolo, I borghesi sono gli altri e Scrittori, giornalisti, editori.
Completano la rassegna fotografica disegni, dediche, cartoline, scritti e documenti che testimoniano i profondi legami intessuti da Maria Mulas con le personalità da lei ritratte.

Che si tratti di ritratti posati o di scatti rubati, nelle fotografie di Maria Mulas si legge una spiccata inclinazione a coltivare relazioni e incontri, una complicità con il soggetto che trapela dalle immagini. Nelle opere emerge l’abilità nel cogliere la naturalezza o l’artificiosità, le espressioni, gli atteggiamenti, le abitudini, i caratteri, gli stili di vita, in un continuo dialogo tra quotidianità ed eccezionalità, tra realismo e ironia.

Il progetto di allestimento è a cura di Leo Guerra e Cristina Quadrio Curzio nell’ambito di una sponsorizzazione tecnica della mostra da parte di Fondazione Gruppo Credito Valtellinese.

La mostra è realizzata con il sostegno di Archivio Maria Mulas – Libreria Galleria Andrea Tomasetig – Fpe d’Officina.

Milano Photo Week
1 giugno 2017 - 6 settembre 2017
Inaugurazione: mercoledì 31 maggio 2017, ore 18.00
Palazzo Morando
via Sant’Andrea, 6
Milano

Gianluca Rigo - Aura EX machinA


Dodici scatti in bianco e nero dalla forte identità concettuale indagano e analizzano il processo comunicativo dell'arte oggi, attraverso i cartelloni pubblicitari delle mostre ripresentati attraverso della teoria dell'Aura di Walter Benjamin.

Aura EX machinA, nuova indagine fotografica di Gianluca Rigo, dichiara che per l'arte, nell'epoca della riproducibilità comunicativa, il mezzo tecnico (la fotografia in questo caso) può e forse deve essere usato per analizzare e ri-trovare quella stilla di "artisticità" che Walter Benjamin ha identificato con il nome di Aura e che, proprio a causa di quegli stessi mezzi ha screditato il valore unico dell'opera d'arte in "favore" di una maggiore (ed oggi massiva) comunicazione delle sole immagini.
Gli scatti compongono in estrema sintesi un percorso che rimette in discussione la comunicabilità dell'opera d'arte come immagine, bypassandone il fattore dell'unicità in favore del messaggio: in un momento in cui tutto è arte è attraverso un mezzo meccanico e digitale che si può riscoprire, almeno in questo caso, il potere fattuale del processo artistico, qualsiasi ed ovunque esso sia. Il poster di una mostra non è solo un messaggio scrittografico a scopo pubblicitario bensì un prodotto complesso in cui vertono diversi valori tra cui l'immagine riprodotta, vero canale di comunicazione; attraverso il filtro della macchina fotografica questo processo nascosto riemerge in forma macroscopica andando a indicare e identificare in maniera nuova quell'oggetto come portatore d'Aura, quindi opera d'arte seppur riprodotto e riproducibile.

La componente salvifica del Deus Ex Machina teatrale qui diventa Aura Ex Machina sconvolgimento e rivalutazione proprio di quei processi che hanno condotto l'arte alla bolla di senso (e di significato) che vive e soffre in quest'epoca.

Orari visite
mercoledì-domenica, ore 18.00

01 - 11 giugno 2017
Inaugurazione: 1 giugno 2017, ore 18.30
Spazio Galileo c/o Leoncavallo
Via Antoine Watteau, 7
Milano

The Many Lives of Erik Kessels
01 giugno - 30 luglio 2017
CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia
via della Rosine 18,
Torino

Stefano Cerio
Night Games

1 giugno - 30 luglio 2017
CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia
Via delle Rosine, 18
Torino

Amore e rivoluzione. Coppie dell’avanguardia russa

Nell’anno del centenario della rivoluzione di ottobre, il MAN è lieto di annunciare l’apertura della mostra “Amore e rivoluzione. Coppie dell’avanguardia russa”, in programma dal 1 giugno al 1 ottobre 2017.

Nata dalla collaborazione con la Galleria Statale Tretjakov di Mosca e con il Museo Statale Schusev di Architettura, in partership con Bank Austria Kusftorum, Vienna, la mostra, a cura di Heike Eipeldauer e Lorenzo Giusti, adotta un punto di vista innovativo – le coppie di artisti – per rileggere le vicende dell’avanguardia visiva russa attraverso il contributo di sei autori della prima generazione, uniti nella ricerca di nuovi linguaggi espressivi, così come nella vita comune:Natalia Goncharova(1881–1962)e Mikhail Larionov (1881–1964), Varvara Stepanova (1894–1958) e Alexander Rodchenko (1891–1956), Lyubov Popova (1889–1924) e Alexander Vesnin (1883–1959).

Destinata ad attrarre un pubblico variegato, non soltanto di amanti della storia dell’arte, ma anche di appassionati di storia del Novecento, di comunicazione, design e fotografia, la mostra intende raccontare lo stretto legame tra arte e vita che le diverse coppie si trovarono a sperimentare, in una fase di intensa collaborazione e di grande impegno, sia artistico, sia politico. Attraverso un nucleo di oltre cento opere, tra dipinti, sculture, disegni, collage, fotografie, manifesti pubblicitari e di propaganda politica, saranno indagati i metodi di lavoro, le tecniche, i linguaggi, soffermandosi sui punti di contatto, ma anche sulle specificità e dunque sui diversi profili degli autori considerati.

Accomunati dall’ambizione di connettere tutti i generi della creatività artistica con l’azione estetica, l’elaborazione teorica e la prospettiva politica, gli artisti dell’avanguardia contribuirono ad alimentare l’aspirazione al cambiamento e a costruire le basi di una nuova idea di società.

Contraddistinti da una grande produttività, i movimenti nati sotto la spinta della rivoluzione bolscevica del 1917 portarono alla ribalta non soltanto un numero senza precedenti di donne artiste, attive alla stregua degli uomini, ma anche una serie inusuale di coppie all’interno della quale le tre coinvolte in questo progetto possono essere considerate le più importanti e rappresentative. Lavorando fianco a fianco, condividendo spazi, idee, programmi, le coppie dell’avanguardia russa giunsero a fondere indissolubilmente la sfera privata con quella pubblica, promuovendo e testimoniando quella visione utopica, quella possibilità di una creazione collettiva alternativa al mito dell’arte come sfera del genio solitario, di cui la rivoluzione si era fatta promotrice insieme al grande ideale della parità di genere.

Quali aspetti artistici e quali ideali sociali risultano predominanti nel percorso di queste coppie? Funzionò effettivamente, questa collaborazione, come strumento di emancipazione oppure le convenzioni di genere continuarono a condizionare la produzione artistica e la sua ricezione da parte del pubblico? Con queste domande alla base, la mostra al MAN intende tracciare una genealogia dell’avanguardia russa: dagli esordi prerivoluzionari intorno al 1907, influenzati dalle sperimentazioni dell’arte moderna occidentale, fino allo sviluppo dei più noti movimenti artistici degli anni Dieci e Venti, capitali nello sviluppo dei linguaggi dell’avanguardia internazionale, a partire dal cubo-futurismo di Liubov Popova e Varvara Stepanova, passando per il raggismo di Natalia Goncharova e Mikhail Larionov, che, come Popova , partecipò anche al suprematismo di Malevich, fino alla sperimentazione di nuovi criteri di funzionalizzazione dell’arte nell’ambito del costruttivismo, frequentato da Stepanova, Vesnin, Popova e soprattutto Rodchenko, di cui, insieme a un numero significativo di pitture, collage e manifesti, sarà presentato un nucleo di oltre 20 fotografie che, nel loro insieme, costituiscono di fatto una mostra nella mostra.

orario visite
tutti i giorni, ore 10.00 - 20.00
lunedì chiuso

01 Giugno 2017 - 01 Ottobre 2017
Museo MAN
via Sebastiano Satta, 27
Nuoro

ph: Studio ESSECI

PHIFEST - Contemporary Photography Festival

Torna a Milano PHIFEST, il festival di fotografia di Milano che coinvolge talentuosi artisti contemporanei provenienti da tutto il mondo. Main focus dell'evento é il viaggio, inteso come ricerca artistica interiore e come esperienza vissuta da ogni fruitore attraverso le fotografie esposte. Phifest è un festival internazionale a cura di Phinest, Le Cannibale, Cliniq e si esplicita come contenitore di esperienze singole o collettive che da interiori si fanno esteriori, personificandosi in volti, in terre selvagge, in ricordi, in città e ambienti desolati. Un raccoglitore di storie dal mondo, in un percorso di opere che acquistano significato interagendo le une con le altre, in un dialogo senza confini. Phifest è un’occasione di multiculturalità, interscambio, condivisione e incontro dedicato a tutti gli appassionati di fotografia contemporanea.

2 - 4 giugno 2017
BASE
Via Bergognone, 34
Milano

Vivian Maier
Dagli Stati Uniti allo Champsaur

Festival delle Basse
2 - 25 giugno 2017
Inaugurazione: venerdì 2 giugno 2017, ore 11.30
Museo a Este
Sala delle Colonne
Este (PD)

Mario Dondero
Omaggio a Praga, sulle tracce di Utz

2 giugno - 2 luglio 2017
Torre del Castello dei Vescovi
Castelnuovo Magra (SP)

Obiettivo Masaccio - Dentro la fotografia

Dopo la fortunata edizione dell'anno scorso, torna Obiettivo Masaccio - Dentro la fotografia, per portare a San Giovanni Valdarno differenti prospettive fotografiche.

Quest'anno lo faremo con 3 mostre dal 3 al 18 Giugno, ovviamente ad ingresso gratuito:

- "Dogma" di Gabriele Micalizzi vincitore del primo Master of Photography , in onda su Sky Arte (Pieve di San Giovanni Battista, Piazza Cavour)

- “Tales of Lamu” di Alessandro Montanari (Ex Ceramica, Via Mannozzi 18 - primo piano)

- “Say I do” Autori vari (Università di Geotecnologie, Via Vetri Vecchi 34)

3 - 18 giugno 2017
Inaugurazione: sabato 3 Giugno ore 16.30
Centro Geotecnologie – Aula Magna
Via Vetri Vecchi, 34
San Giovanni Valdarno (Arezzo)

AKT. Fotografie di Barbara Luisi
4 giugno - 29 giugno 2017
Inaugurazione: domenica 4 giugno 2017, ore 18.30
Palazzo Vernazza
Vico Vernazza
Lecce

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