I paesaggi umani di Gaetano Belverde

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Gaetano Belverde è un figlio del Mediterraneo, che concilia lavoro e passioni con lucidità e naturalezza, perseguendo l’obiettivo di avvicinarsi alle storie che ognuno di noi sa raccontare senza alcun bisogno di parole, usando il corpo che abita e caratterizza lo spazio che lo circonda.

Diviso tra laboratori super tecnologici e il resto del mondo con il quale ama entrare in relazione, il suo obiettivo fotografico si fissa sui paesaggi umani fatti di curve, pieghe e segni indelebili, rivelatori di una vitalità fuggevole e intensa. Che si tratti di scatti pubblicitari, nudi artistici, scatti concettuali, astratti o della commistione di Sacro & Profano vissuto dalla sua Sicilia, poco importa, perché il suo eclettico talento fotografico mira al risultato, qualunque sia il mezzo per raggiungerlo.

Gaetano Belverde si occupa anche di reportage di viaggi e natura, ma predilige l’intensità dei volti, raccontata dalle pelle segnata dalle emozioni, dalle esperienze e dalla vita stessa in Skin Tales, dagli sguardi curiosi e indagatori di Denied Adolescence, raccolti nel libro “Elements of literature, fifth course” edito da Holt Rinehart and Winston di New York. Per il resto non possiamo che rivolgerci allo stesso Gaetano Belverde.

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Gaetano ti definisci ironicamente una sorta di Doctor Jekyll and Mr. Hyde, come concili queste due anime che convivono in te?
Non prendete troppo sul serio la storia del DJ e MrH, potrebbero essere anche Don Camillo e Peppone per rimanere in Italia, o notte e giorno, insomma un dualismo che mi appaga e completa.

Com'è nata la tua passione per la fotografia?
È nata in due round. Nel primo, da giovanissimo, ho pensato nettamente all'attrezzatura, ho fatto incetta di macchine e accessori, approcciavo tutti i generi ma ero una frana in tutto. Poi, nel secondo round, con l'intermezzo di quasi 5 anni, ho iniziato a vedere ogni foto senza pensare alla macchina che l'ha scattata e a pensare che dietro alle tendine in titanio ci sta una testa pensante. Il digitale mi ha spinto a tornare a scattare dopo anni di abbandono e da allora non ho più smesso. Usavo una fotocamera compatta e scattavo d'istinto, senza preoccuparmi molto della tecnica, quasi per niente, molte foto della serie "human landscapes" sono state fatte in quel periodo e con una compattina.

Ti senti ispirato da qualcuno in particolare?
Diciamo che ho dei punti di riferimento "teorici", che stanno li come la stella polare, splendenti e irraggiungibili… mi riferisco ai BW di Salgado, piuttosto che quelli di Scianna, oppure ai reportages di Harvey e i nudi di Newton. Insieme a questi mostri sacri, ci sono anche tantissimi perfetti sconosciuti che sono spesso fonte di ispirazione e che trovo in giro nella rete.

Pensando alla fotografia, quali sono le prime tre cose che ti vengono in mente?
Libertà d'espressione
Colore
Ma quanto cavolo costano le fotocamere!

Cosa cerchi nei soggetti che fotografi?
Beh, guardando il mio portfolio si nota che amo fotografare la gente, amo il contatto diretto. Si, il ritratto è il genere che prediligo. Mi piace riprendere la spontaneità della gente, leggere negli occhi sino a vedere l'anima. Non faccio paesaggi, anche se ammiro quelli ben fatti e che si discostano dal genere "cartolina". Non riesco a scattare paesaggi naturali perché li vedo privi di persone, li vedo incompleti, come se mancasse il soggetto, anche se a dire il vero delle volte "devo" farlo per le redazioni con cui collaboro.

C'è qualche esperienza legata ad uno scatto particolare che vorresti raccontare?
Uno scatto della serie "skin tales", quello dei due vecchietti seduti. Eravamo in giro in auto con un mio amico, lungo le strade sui Nebrodi, nel messinese, ho scorto i due signori intenti nella loro discussione, li ho chiamati ed ho scattato mentre uno di loro mi diceva scherzando: "figghio i butt… mi stai facendo la fotografia?".

Cosa c'è di te nelle tue foto?
I dettagli, la voglia e la curiosità di guardare a fondo un soggetto, in ogni sua parte.

Per te è più importante suscitare emozioni o ritrovare le tue emozioni nella foto?
Le due cose sono collegate. Penso che per suscitare emozioni negli altri bisogna prima provarle e poi cercare di riportarle nella foto.

La cosa più bella del mondo da fotografare?
Penso sia l'uomo, l'essere umano in generale, il suo volto, il suo corpo. Ci sono delle persone, che sono pervase da una luce interiore molto forte e caratterizzante, la sfida sta nel cercare di rappresentarla su una foto.

Quando rivedi le tue vecchie fotografie,cosa pensi?
Rido, pensavo fossero bellissime.

Da fotografo cosa non puoi proprio fare a meno di portare sempre con te?
Lo spirito d'osservazione, la curiosità, la voglia di interagire con i soggetti.

Che mi dici della tua attrezzatura fotografica?
Ho un approccio minimalista, non amo andare in giro con fotocamere enormi, con cinghie griffate e appariscenti, zoom costosi e pesanti ma poco luminosi. Una macchina più una lente, stop. Per un periodo sono andato in giro coprendo anche la marca della fotocamera con il nastro nero e usando una cinghia nera, anonima, al posto della cinghia gialla in dotazione, con lo scopo di risultare quanto più anonimo possibile. Per il reportage uso esclusivamente un grandangolo fisso, un 20mm Nikon, piccolo e discreto. Con poca luce trovo estremamente valido un 35mm f2 che lavora benissimo a tutta apertura. Per il fashion amo lo sfocato dei tele, un fisso 85mm, spesso usato al massimo diaframma utile. Uso attualmente una D200 e una F90 entrambe della Nikon. Non credo vi sia una fotocamera (o un brand) migliore delle altre e che possa fare la differenza, la foto la fa il fotografo, come sempre. Lavoro i file digitali con CS3. Penso che i fotografi post-moderni si dividano in due categorie, quelli che sanno fare la postproduzione e quelli che la criticano. Dal mio punto di vista mi limito ad assaporare l'impatto visivo di un'immagine, non m'importa se è stata fatta postproduzione o qualche altra diavoleria, considero solo le emozioni che si provano a guardarla.

Quali sono i punti fermi della tua vita quotidiana, da tecnico professionista e fotografo appassionato?
Della vita quotidiana? Il caffé delle otto. Tutto il resto viene da sé, ti immagini a ripetere le stesse cose per tutta la vita?

Progetti futuri?
Beh, ne ho tanti, sto partendo con un progetto abbastanza articolato e per la prima volta mi ritroverò a non fotografare la gente ma i segni che questa lascia in giro, messaggi, appunto.

Hai qualche consiglio o dritta per un aspirante fotografo?
Guardare le foto di quelli bravi fino a farsi gonfiare gli occhi e poi fare di tutto per non imitarli!

Noi salutiamo Gaetano che ci ha fatto guardare il mondo per un attimo con i suoi occhi, augurandoci di avere presto sue notizie.

I Paesaggi Umani di Gaetano Belverde
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