Panasonic Lumix GH5, prima presa di contatto dell'ammiraglia mirrorless micro quattro terzi

La mia prima presa di contatto con l'ammiraglia micro quattro terzi Panasonic Lumix GH5

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Sono i dettagli a fare la differenza. Un'ammiraglia, ovvero il modello di punta della gamma di fotocamere di un marchio, ha sicuramente tutto quello che si può desiderare. Allora cosa può offrire il nuovo modello? Piccoli dettagli, appunto, ma che fanno la differenza.

Nel caso della nuova Panasonic Lumix GH5, i dettagli di cui sono parlo si notano appena prendi questa ammiraglia in mano. Come il doppio slot di memoria per schede SD, adatto a gestire il flusso di dati quando si lavora con foto RAW da 20 Megapixel e video in 4K. Oppure come il joystick a portata di pollice che rende la scelta del punto di messa a fuoco rapida e precisa.

L'autofocus colpisce poi per le tante possibilità di personalizzazione, utili per gestire situazioni come quelle in cui abbiamo elementi che, frapponendosi tra noi e il soggetto, potrebbero farci perdere la messa a fuoco. Ovvero un vero toccasana per chi su occupa di fotografia sportiva.

Sarebbe infatti sbagliato pensare che una micro quattro terzi sia poco adatta agli stadi e ai palazzetti dello sport. Il fattore di moltiplicazione 2x ha il non trascurabile vantaggio di "trasformare" qualsiasi focale in una lunga focale. Ad esempio il Panasonic Leica DG Vario-Elmarit 12-60mm f/2.8-4.0 ASPH che ho avuto in prova diventa un equivalente 24-120 con apertura f/4, ovvero un eccellente tuttofare.

Il Leica fa rimpiangere solo l'assenza della ghiera dedicata ai diaframmi, presente in altri modelli firmati dalla casa tedesca: per il resto ha una resa contrastata e tridimensionale, perfettamente in linea con la sua tradizione. Ma per vedere i risultati dovete aspettare ancora qualche giorno di riprese foto e video: restate quindi sintonizzati!

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