Michael Ackerman: Watermark

La ricca gallery di corpi desiderabili, volti sfuggenti e paesaggi indistinti di Michael Ackerman in mostra a Roma e Milano con Watermark

«Cerco di sfuggire alle trappole della realtà, conservando però un legame con il reale. Perché le immagini non sono invenzioni ma punti di incontro.»

Michael Ackerman

L'approccio fotografico di Michael Ackerman sfugge alle trappole del reale, incontrandolo dove passioni, emozioni e ossessioni lo trasfigurano, lasciando lo sguardo libero di aprirsi agli altri sensi, con visioni impetuose di quello che non possiamo o vogliamo mettere a fuoco.

Le visioni 'sfocate, mosse, sgranate' dalla necessità di palesare quello che si agita tra le ombre e la luce, tra la realtà e il modo nel quale la rendiamo nostra, allontanano il suo approccio dai limiti del metodo documentario tradizionale, aprendo le immagini a tempi, spazi e memorie, tanto indefiniti da entrare in sintonia con le viscere di chiunque.

Estratti da 'Sospensione' - testo di Jem Cohen su Michael Ackerman

Nome: Sospensione, Verbo: Sospendere:

"Provocare un’interruzione temporanea, tenere in sospeso; sospendere il giudizio ".

Nel lavoro di Michael Ackerman, documentario e autobiografia concorrono alla finzione, e tutto si dissolve in allucinazione. La sua fotografia è sempre stata attraversata da tematiche ordinarie, al contempo grandiose e senza pretese. Tempo e atemporalità, storia personale e storia dei luoghi. Immagini deteriorate e danneggiate, non come scelta stilistica ma come rimando analogico all’esperienza, che non è mai incontaminata. I particolari viaggi racchiusi nel suo libro Half Life abbracciano New York, L'Avana, Berlino, Napoli, Parigi, Varsavia e Cracovia, ma i luoghi non sono necessariamente riconoscibili. Già da tempo, nelle sue fotografie, Michael muove verso la cancellazione delle distinzioni geografiche e di altra natura. La traiettoria è chiara: allontanarsi dalle restrizioni del metodo documentario tradizionale per arrivare a una forma del tutto diversa di approdare al mondo.

Se il lavoro di Michael è a volte duro, i paesaggi ci riportano a una delicatezza equilibrata, a una fiducia nella bellezza. Michael ha un amore profondo per gli arcaici treni coperti di neve che attraversano l'Europa, soprattutto l'Europa Orientale, specialmente per i treni notturni, mezzo di trasporto preferito di entrambi. Su questi treni si percorrono centinaia di chilometri, ma durante il viaggio non si è in nessun luogo e, d’inverno, si fluttua in mezzo al biancore. Questo nulla in cui le cose fluttuano si riverbera nelle sue stampe, sebbene il bianco sia a volte fortemente vignettato, quasi fosse l’oscurità a imporlo. A tratti, invece, gli sfondi possono essere totalmente neri, e allora il soggetto irradia come una candela.

Negli ultimi anni Michael ha esplorato i cambiamenti concreti e la dimensione sognante della propria famiglia ristretta, moglie e figlia. Queste immagini, amorosissime e inevitabilmente audaci, riecheggiano di sincerità, calore, shock, di semplice erotismo e naturalmente d’amore che, quando lo si considera con onestà, comprende un baule di contraddizioni. La paura si mescola dunque all’audacia, la gioia comporta un po' di trepidazione, l'innocenza è assolutamente reale, ma intricata e fugace.

Tuttavia, riflettendo sull’opera di Michael nel suo complesso, mi viene da pensare che una delle grandi sfide con cui gli artisti si misurano è capire quando fermarsi di fronte al proverbiale limite. Chi cerca costantemente di superare il limite a volte cade in una trappola negativa che ha un proprio compiacimento. Un’immagine garbata o discreta o puramente bella può in realtà essere il rischio che non vogliono correre. Camminare sul filo è sempre stato parte integrante del lavoro di Michael, tuttavia non lo vedo cadere in questo tranello oscuro, ed è per questo che la sua opera è scabrosa ma mai cinica, forte ma anche dolce.

Continuando a fotografare ciò che vive, sente, ama, Ackerman ha messo insieme anche la ricca galleria di paesaggi indistinti, corpi desiderabili, volti sfuggenti (ma anche quello sornione di Robert Frank), allestita nella sede di Officine Fotografiche Roma e tra le Storie più attese della XIII edizione di Fotoleggendo, con la mostra Watermark a cura di Lina Pallotta, visitabile fino al 15 luglio 2017.

Michael Ackerman
Watermark

22 giugno - 15 luglio 2017
Inaugurazione: giovedì 22 giugno, ore 19.00
Officine Fotografiche Roma
Via Giuseppe Libetta, 1
Roma

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Dopo aver lasciato l'estate assolata della capitale, Watermark di Michael Ackerman si trasferisce alla Leica Galerie Milano, con l'esposizione presentata in collaborazione con mc2gallery, curata da Claudio Composti e inaugurata alle ore 18.30 di martedì 25 luglio 2017, alla presenza del fotografo.

Michael Ackerman
Watermark

25 luglio - 16 settembre 2017
Leica Galerie Milano
Via Malaga, 4 (Angolo Piazza Duomo)
Milano

Per chi desidera approfittarne saranno disponibili in prevendita anche copie del volume Half Life di Ackerman.

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Michael Ackerman: note biografiche

Michael Ackerman nasce a Tel Aviv il 3 settembre 1967

Emigrato a New York, tra il 1993 e il 1997 viaggia spesso in India, scattando le fotografie che saranno raccolte nel suo primo libro “End Time City” (Edition Delpire,1999), con il quale ottiene il Prix Nadar nel 1999.

Nel 1997 entra a far parte della galleria parigina VU’ dove espone dal 1999 al 2004.

Nel 1997 realizza il progetto Smoke, nome del gruppo creato da Benjamin, cantante, poeta, travestito e amante delle droghe, sul quale successivamente Jem Cohen e Peter Sillen realizzeranno un documentario.

Nel 1998 gli viene conferito il prestigioso Infinity Award for Young Photographer dell’International Center of Photography di New York.

Continuando a viaggiare tra Napoli, Parigi, Marsiglia e Berlino, nel 1998 scopre anche la Polonia, dove si trasferisce per brevi periodi dell’anno con l’obbiettivo di catturare le lande innevate e desolate di Cracovia, Lodz, Varsavia e Katowice. Immagini che ottengono il Roger Pic nel 2009.

Nel 2001 esce il libro “Fiction” con foto scattate a New York, Parigi, Napoli, Berlino e altri centri urbani, ma il loro significato non ha radici in nessuno di questi luoghi, rappresentando il paesaggio della percezione che incontriamo quotidianamente.

Nel 2009 vince il premio SCAM Roger Pic per la sua serie "Departure, Poland".

Nel 2010 Robert Delpire pubblica il libro "Half Life" raccogliendo numerose immagini del periodo polacco, dei paesaggi notturni e della gente incontrata da Ackerman lungo la strada.

Nel 2014 la collaborazione con il violoncellista Vincent Courtois e il curatore Christian Caujolle, da vita a "L'intuition" e il dialogo tra fotografia e creazione musicale, presentato, tra l’altro, al festival Banlieues Bleues e ai Rencontres d'Arles 2014.

Il lavoro di Michael Ackerman è stato esposto in quasi tutti i continenti ed è entrato a far parte di collezioni pubbliche e private.

La galleria milanese mc2gallery lo rappresenta in Italia.

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Foto | Watermark di Michael Ackerman alle Officine Fotografiche Roma by cut-tv's

(per una visione ottimale della gallery fotografica è consigliabile guardarla a schermo intero, facendo click sulle freccine in alto a destra)

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