Il senso etico ed estetico di Werner Bischof

Al cospetto della bellezza a prova di sofferenza che caratterizza etica ed estetica della fotografia di Werner Bischof, dalla moda al fotogiornalismo di Magnum

«Io cerco la bellezza. Mi interessa scoprire [...] ciò che nasce dal nulla e quanto la bellezza umana si può trovare anche nella più profonda sofferenza»

Werner Bischof

La ricerca di Werner Bischof non si ferma alla superficie e lo spinge in ogni angolo di mondo, lasciandolo imbattere in quello che sostiene gli abbracci a prova di stenti, i bambini che giocano tra le macerie, la luce che da altre prospettive alle ombre della guerra e ritmo al viaggio del piccolo suonatore di flauto peruviano sulla strada per Cuzco.

È questa la bellezza che il fotografo svizzero ha cercato e trovato in tutta l'umanità incontrata lungo la strada della sua breve ma intensa carriera di fotografo, passato dalla moda al fotogiornalismo della prestigiosa Agenzia Magnum, con il suo spiccato senso estetico messo a servizio dell'impegno sociale.

Il senso estetico ed etico di Werner Bischof

Werner Bischof, nato il 26 aprile 1916 a Zurigo, a soli 16 anni inizia a studiare fotografia nella Scuola di Arti e Mestieri della sua città, con Hans Finsler, legato alla Nuova Oggettività, avvicinandosi con estrema perfezione e sensibilità a still-life e fotografia di moda.

Ancora giovanissimo apre uno studio fotografico e pubblicitario, facendosi notare per le sue brillanti composizioni di luci ed ombre in entrambi i campi. Assecondando la passione per la pittura, alla vigilia della Seconda guerra mondiale si trasferisce per un breve periodo a Parigi, ma rientra in Svizzera nel 1939 per arruolarsi nell'esercito, dove svolge anche la mansione di reporter di guerra.

In occasione dell’Esposizione nazionale svizzera del 1939 progetta comunque l’allestimento del padiglione delle arti grafiche, collaborando alla realizzazione di quello della moda.

In questo periodo si dedica alla fotografia naturalistica e nel 1942 pubblica i suoi primi scatti sulla rivista d’avanguardia svizzera Du, fondata da Arnold Kübler, giornalista e animatore del mondo culturale elvetico.

"Poi venne la guerra, e con essa la distruzione della mia torre d’avorio, il volto dell’uomo sofferente divenne il nucleo centrale"

Werner Bischof

Dal 1944 al 1945, Bischof attraversa la Germania meridionale in bicicletta, poi nel 1945 sale su una jeep e viaggia per l'Europa devastata dalla guerra. Con il compagno di viaggio ed amico Emil Schultness, scatta foto celebri, in Germania e in Francia, in Olanda, Ungheria, Italia e Grecia.

Tra il 1946 e il 1948 visita Colonia, Berlino, Lipsia e Dresda come inviato della rivista Du e documenta la situazione di profughi e aiuti umanitari, a partire dal primo, "Profughi", sugli italiani internati in Svizzera. Alla fine del 1946, per l’organizzazione svizzera Schweizer-Spende, documenta anche la costruzione di un villaggio prefabbricato per aiutare gli orfani di guerra in Grecia.

L'esperienza della guerra cambia per sempre la visione etica di Bischof, ma non la spiccata sensibilità per la perfezione tecnica e l'eleganza estetica di composizioni dal grande impatto visivo, documentando la sofferenza umana che nel 1945 attraversa le macerie di Freburgo in cerca di cibo, o nella Budapest del 1947 guarda i bambini dietro il finestrino del treno della Croce Rossa che li porta in Svizzera.

Continuando a documentare le macerie della guerra e i germi della rinascita negli occhi della popolazione, raggiunge Ungheria, Romania, Cecoslovacchia, Polonia e Finlandia. Nel 1948 fotografa anche le Olimpiadi Invernali di St Moritz per la rivista americana Life.

Nel 1949 si reca in Inghilterra dove sposa Rosellina Mandel e inizia a lavorare per il Picture Post, The Observer, Illustrated e Epoca.

La ricerca di indipendenza intellettuale ed economica dal potere invasivo dell'informazione, nello stesso anno lo rende anche il primo fotografo ad iscriversi all'agenzia Magnum Photos, insieme a Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, George Rodger e David Seymour che l'hanno fondata a Parigi nel 1947.

In pochi anni, la sua collaborazione con Magnum lo porta in paesi duramente colpiti da conflitti di ogni genere, visita anche l’Italia e l’Islanda.

Nel 1950 nasce suo figlio Marco e il settimanale italiano Epoca lo invita in Sardegna per documentare le misere condizioni di lavoro dei contadini del Campidano e dei minatori dell’Iglesiente

Dal 1951 al 1952 si reca in India e con il servizio fotografico sulla carestia in Bihar, gli vale premi e notevole prestigio internazionale.

"In questo momento non vedo giustificazione alcuna al mio viaggio a meno di non essere completamente impegnato sul presente e sui problemi del nostro tempo. D’accordo, ma perché non fotografare in modo bello una storia umana positiva? Che cosa spinge tutti i redattori del mondo a cercare immagini torride, drammatiche piene di forti sentimenti personali?"

Werner Bischof, India 1951

Documenta la guerra in Corea e raggiunge il Giappone come inviato di Paris-Match a Okinawa.

"E’ difficile scattare fotografie in un campo di prigionia, rimanere umano e poi scoprire che le foto migliori sono state scartate. Qualche volta mi domando se oggi sono diventato un reporter, una parola che odio con tutto il cuore. Penso che la concentrazione che ero solito mettere nel mio materiale adesso si è spostata sull’aspetto umano, e questo è di gran lunga più complicato, perché non puoi pianificarlo"

Werner Bischof, 1952, campo di rieducazione per prigionieri cinesi e nord-coreani, Corea del Sud

"Ne ho avuto abbastanza: questa caccia alla storia è diventata difficile da reggere, non fisicamente, ma mentalmente. Ormai il lavoro qui non mi dà più la gioia della scoperta, qui quello che conta più di qualunque cosa è il valore materiale, il fare soldi, fabbricare storie per rendere le cose interessanti. Detesto questo genere di commercio di sensazioni. E’ stato come prostituirsi, ma ora basta. Dentro di me io sono ancora, e sarò sempre, un artista"

Werner Bischof, 1952, Indocina

Nel 1953 la rivista Du pubblica "Gli uomini dell’estremo Oriente" che anima anche la mostra organizzata a Zurigo.

Nel 1953 affronta anche il viaggio pianificato da tempo attraverso tutto il continente americano, usando la pellicole a colori per immortalare le sconfinate pianure e autostrade.

Nel 1954 raggiunge il Messico, Lima, Santiago del Cile e il Perù per fare un film, visita il sito Inca di Machu Picchu e «sulla strada per Cuzco» scatta una delle sue foto più famose al giovane suonatore di flauto.

Dopo il suo ritorno a Lima, in viaggio con un geologo verso l’Amazzonia, muore all’età di soli 38 anni il 16 maggio 1954, a causa di un incidente d'auto che lo getta in un burrone a San Miguel nelle Ande.

Qualche giorno dopo nasce il suo secondo figlio, Daniel. 9 giorni dopo, in Indocina, una mina antiuomo si porta via anche Robert Capa.

Werner Bischof in mostra

Tutta l'umanità e la poesia a prova di guerre, violenza e carestia, colta dagli scatti del grande reporter in viaggio dall'Europa all'Oriente, ripercorrono le strade di Zurigo (1945), l'Europa dopo la guerra (1945-1950), il Giappone (1951-1952), la Corea (1951-1952), Hong Kong/Indochina (1951-1952), l'India (1951-1952) e North/South America (1953-1954), nelle sezioni del tour espositivo ospitato dal Palazzo Reale di Torino, con le 105 fotografie in bianco e nero della "Werner Bischof retrospettiva", organizzata da Silvana Editoriale, in collaborazione con l’Agenzia Magnum e la Direzione Regionale per i Beni culturali del Piemonte, dal 20 settembre 2013 al 16 febbraio 2014.

In occasione de centenario della nascita, il musée de l’Elysée di Losanna dedica ben due mostre alla breve e articolata carriera del fotografo: Helvetica e Point de vue, dal 27 gennaio al 1 Maggio il 2016.

Helvetica, fa riferimento agli anni della formazione, dedicati a perfezionare la tecnica e gli aspetti più formali della fotografia, messi a punto lavorando a moda e pubblicità con il suo studio e come collaboratore del mensile svizzero Du, a partire dal 1942.

Point de vue, continua e completa il percorso espositivo, facendo riferimento al periodo dei viaggi del reporter che lo hanno reso celebre in tutto il mondo, con circa 200 stampe originali e inediti, selezionati dalla collezione di Werner Bischof Estate (Zurigo) insieme a libri, riviste e lettere personali.

Il viaggio nel tempo continua con la grande retrospettiva Werner Bischof. Standpunkt. Hommage zum 100. Geburtstag, ospitata all'Art Foyer di Monaco di Baviera, dal 29 giugno all'11 settembre 2016.

Nel marzo 2016 Aperture pubblica le 311 pagine della monografia "Werner Bischof: Backstory", a cura del primogenito del fotografo, Marco Bischof, con Tania Samara Kuhn.


Anche il Photobastei di Zurigo presenta una selezione delle opere del fotografo con "Bischof100", curata da Marco Bischof ed esposta dal 7 al 24 aprile 2016.

Point de vue raggiunge anche L'Aia con l'esposizione ospitata al The Hague Museum of Photography (Fotomuseum Den Haag), dal 17 dicembre 2016 al 7 maggio 2017.

A ripercorrere l'intera e fulmina carriera fotografica del grande maestro sensibile alla bellezza dell'umanità più sofferente, provvede la mostra curata dal figlio Marco Bischof, organizzata da Fondazione di Venezia e Civita Tre Venezie, in collaborazione con Magnum Photos e Werner Bischof Estate, con 250 fotografie in bianco e nero e colore, in gran parte vintage, tratte dai più importanti reportage di Werner Bischof (protagoniste della gallery a seguire).

Il viaggio della grande antologica "Werner Bischof. Fotografie 1934-1954", ospitata dalla Casa dei Tre Oci di Venezia, dal 22 settembre 2017 al 25 febbraio 2018 ed accompagnata dal catalogo Aperture (in inglese), espone per la prima volta anche una selezione di 20 fotografie in bianco e nero inedite che ritraggono l’Italia del dopoguerra con l’occhio più 'neorealista' di Werner Bischof.

Werner Bischof.
Fotografie 1934-1954

22 Settembre 2017 - 7 Gennaio 2018
Casa dei Tre Oci
Fondamenta delle Zitelle, 43
Giudecca - Venezia

Foto | Werner Bischof. Fotografie 1934-1954
Via | Civita Tre Venezie - CLP Relazioni Pubbliche

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