Cindy Sherman (s)maschera vizi e clichè del contemporaneo

Cindy Sherman continua a giocare in modo provocatorio con storia dell’arte, moda e tendenze, usando la maschera per smascherare vizi e clichè del contemporaneo

Le controverse sfumature del contemporaneo, possono sfuggire alle quotazioni del mercato dell'arte e delle fotografie vendute a prezzi spropositati, ma non all'esplorazione della complessa rappresentazione nel nostro mondo saturo di immagini operata da Cindy Sherman (Glen Ridge, USA, 1954), tra gli autori delle opere più pagate di sempre e le 100 persone più influenti al mondo, segnalate dalla prestigiosa lista stilata nel 2017 dalla rivista TIME.

Ricorrendo a mimesi e trasfigurazioni dell'identità, da un quarantennio la Sherman 'gioca' con i filtri culturali delle immagini per rappresentarne i cliché, tanto radicati nell'immaginario da nutrirlo anche quando se ne ignorano origine e contesto, dai primi autoritratti in bianco e nero ispirati dai ruoli femminili stereotipati dell'ormai celebre "Untitled Film Stills", a quelli che oggi esibisce con ironia sul profilo social di Instagram (che fonti vicine all'artista danno per ufficiale).

Trascendendo i confini dell'arte concettuale e della fotografia, nell'autunno del 1977 il talento camaleontico della Sherman inizia ad usare trucco, protesi, travestimenti e la lunga preparazione dei set fotografici, per mettere in scena fermo-immagine anonimi degli stereotipi dell'universo femminile cinematografico che spaziano dalla vamp alla casalinga, consegnando al mondo dell'arte contemporanea uno dei più influenti e originali corpi di lavoro, acquistato dal MOMA di New York per oltre un milione di dollari nel 1995 (video di apertura).

#cindysherman #untitledfilmstills Untitled 56 #1980

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Senza sosta e spesso senza titolo, ricorrendo a colore, formati più grandi, humour e grotesque, Cindy Sherman continua a modellare il proprio corpo sull’immaginario visivo contemporaneo, rendendolo il luogo di ogni riflessione sul ruolo della donna e quello dell'artista nella società, con opere provocatorie che spingono le esplorazioni della modella, costumista, truccatrice, regista e fotografa, a riappropriarsi dei codici espressivi dell'artificioso universo di cinema, televisione, moda, pubblicità, fiabe (Fairy Tales, 1985), arte, storia (realtà).

La riflessione sull'identità 'definita dalla conformità ad un contesto culturale', convertitasi al digitale dopo averlo usato per manipolare la pellicola e gli abissi emotivi del sorriso di "Clowns" (2004), tornata alla mimesi degli stereotipi indossando la maschera pacchiana delle attempate e sprezzanti signore dell’alta società del suo lavoro sul "ritratto ufficiale" (2009), dallo scorso maggio sembra voler continuare a giocare in modo provocatorio con seduzioni e perversioni della fotografia contemporanea che interagisce e influenza la vita di milioni di individui sui social network.

Selfie! No filter, hahaha

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Con tools e filtri dell'app di editing Facetune, usati da milioni di utenti per migliorare i ritratti cancellando i 'difetti', Cindy Sherman ha realizzato selfie grotteschi delle distorsioni e forzature estetiche che operiamo su corpo e immaginario (sempre meno distanti da certe metamorfosi e ritocchi), condivisi sul suo profilo Instagram con filtri e maschere che continuano a smascherare vizi e clichè del contemporaneo.

Am I cured doctor?

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