Joel Meyerowitz in strada con emozioni e colore

La passione per le strada, l'umanità che la attraversa e il colore che la anima, di una leggenda della street photography

"Presi in prestito una macchina fotografica, uscii fuori per le strade di New York, e da allora non mi sono mai più guardato indietro"

Joel Meyerowitz

A guardare indietro siamo noi, con le foto scattate da Joel Meyerowitz sin dal 1962, quando l'incontro con Robert Frank sul set di uno shooting, spinge il giovane figlio del Bronks (1938), a lasciare la sua breve esperienza di art director di un’agenzia pubblicitaria e iniziare il viaggio lungo le strade americane, con il piacere di osservare le persone e una 35mm come fedeli compagne.

"I was overwhelmed. The streets, the intense flow of people, the light changing, the camera that I couldn’t quite get to work quickly enough. It just paralysed me. I had to learn to identify what it was exactly I was responding to, and if my response was any good. The only way to do that is to take pictures, print them, look hard at them and discuss them with other people"

Joel Meyerowitz

Nel 1963, fotografando la folla che assiste alla parata del St. Patrick’s Day si imbatte in Henri Cartier-Bresson e nel particolare modo di muoversi tra le persone che influenzerà il suo approccio alla fotografia, scattata a colori, mentre il bianco e nero resta il punto di riferimento per il reportage.

L'uso pionieristico del colore rende Meyerowitz uno dei più rappresentativi esponenti della New Color Photography degli anni ’60 e ‘70, insieme a William Eggleston e Stephen Shore che lo avvicinano al grande formato.

Solo alcuni degli incontri e degli scambi proficui, intrattenuti da Meyerowitz con autori del calibro di Garry Winogrand, Tony Ray-Jones, Lee FriedlanderDiane Arbus.

Il suo approccio originale alle esplorazioni delle variazioni cromatiche, messe a punto con "l’instant décisif" del 35mm ed i tempi più lunghi richiesti dal grande formato di una Deardorff 20x25, raccolte nelle pagine di "Cape Light" (1978), rendono il suo primo libro un classico molto amato della fotografia a colori, con più di 150.000 copie vendute, riedito da Aperture a 35 anni di distanza (5 ottobre 2015).

Sperimentando diveri formati e insegnando quello che ha imparato, dopo aver usato i fiori (Wild Flowers, 1983) per condividere rituali e follie della vita, rivolto il suo talento a ritratti (Redheads, 1991), paesaggio (Toscana: Inside the Light, 2003) e le aree selvagge dei parchi di New York City (Legacy: The Preservation of Wilderness in New York City Parks, Aperture, 2009), Meyerowitz è anche l'unico fotografo ad avere libero accesso al sito di Ground Zero, subito dopo l’attacco dell’11 settembre 2001 al World Trade Center di New York.

"I photographed everything 14 hours a day: the demolition crews, the construction crews, the first-aid crews, the debris removal crews, the intelligence squad, even the security guys who initially tried to keep me off the site.” The archive is a work of testimony that will enter not just the history of photography, but history itself."

Joel Meyerowitz

Nome mesi trascorsi a documentare le macerie della distruzione e il cantiere della ricostruzione, fruttano all'Archivio fotografico 9/11 oltre 5.000 immagini, destinate a diventare parte delle collezioni permanenti del Museo della Città di New York. Il progetto invitato a rappresentare gli Stati Uniti all’ottava Biennale di Architettura di Venezia, è raccolto nelle pagine di Aftermath: World Trade Center Archive (2006), mentre la selezione di immagini in mostra con "After September 11: Images from Ground Zero", tocca oltre 200 città di 60 paesi.

Le opere di Joel Meyerowitz, incluse in importanti collezioni pubbliche e private, protagoniste di una dozzina di pubblicazioni e molte più esposizioni, hanno appena arricchito la lista di prestigiosi premi e riconscimenti, con il Leica Hall of Fame ricevuto il 18 gennaio 2017.

Per chi è interessato ad approfondire, oltre ad essere tra i protagonisti della serie BBC "The Genius of Photography" (2006) e il film documentario "Finding Vivian Maier" (2013), il fotografo anima anche il documentario "Joel Meyerowitz - Sense of time" (2014), diretto dal regista tedesco Ralph Goertz.

«Il movimento è tutto per me, è la Vita stessa, traccia il momento che scompare, e, insieme al Tempo, è l’essenza dell’esperienza Fotografica. Più di ogni altra cosa è la ragione per cui ho cominciato a fotografare 50 anni fa…»

Joel Meyerowitz

Joel Meyerowitz, Early Works

L'edizione 2017 dei Rencontres Arles ospita una selezione delle sue prime fotografie in bianco e nero e colori, scattate dal fotografo nella New York negli anni '60 e '70, con le 40 stampe originali di Joel Meyerowitz, Early Works, allestita presso la Salle Henri-Comte di Arles fino al 27 agosto 2017.

EARLY WORKS
di Joel Meyerowitz

3 luglio – 27 agosto 2017
Salle Henri-Comte, 28
Rue de l'Hôtel de ville
Arles

Joel Meyerowitz: Between the Dog and the Wolf

Dopo una vita e carriera da vera leggenda della street photography e pioniere del colore, Joel Meyerowitz sembra pronto a guardarsi un po' indietro, senza mai smettere di amare la fotografia e di chiedersi 'dove si trova', anche con la nuova pubblicazione "Joel Meyerowitz: Where I Find Myself: A Lifetime Retrospective", edita da Laurence King Publishing con la serie An Elephant Book, dal prossimo 16 gennaio 2018.

Una nuova mostra sta invece già aspettando il crepuscolo, con le fotografie a tutto colore dell'iconica 'Cape Light' e una selezione di stampe, in gran parte inedite, scattate con il grande formato a Cape Code, durante le estati degli anni '70 e '80.

"Joel Meyerowitz: Between the Dog and the Wolf", in mostra da settembre alla Howard Greenberg Gallery di New York, aspetta l'arrivo del crepuscolo con il titolo che traduce la comune espressione francese "Entre Chien et Loup".

"It seemed to me that the French liken the twilight to the notion of the tame and the savage, the known and the unknown, where that special moment of the fading of the light offers us an entrance into the place where our senses might fail us slightly, making us vulnerable to the vagaries of our imagination."

Joel Meyerowitz

Una palma che si staglia all'orizzonte del cielo blu della Florida del 1979, la giovane donna affacciata sulla baia di Cape Cod in una stampa del 1984, o un'immagine quasi astratta dello stesso periodo, si avventurano in quel momento speciale in cui la scomparsa della luce invita ad esplorare la dimensione più suggestiva della realtà, sensibile alle emozioni e alla poesia dell'ordinario.

Joel Meyerowitz: Between the Dog and the Wolf
7 settembre - 21 ottobre 2017
Howard Greenberg Gallery
41 East 57th Street, Suite 1406,
New York


Nello stesso giorno la Howard Greenberg Galler inaugura anche "Morandi, Cézanne and Me" pronta ad esporre il fascino di Meyerowitz per gli oggetti di uso quotidiano, di profonda ispirazione per artisti come Paul Cézanne e Giorgio Morandi, dei quali ha fotografo gli studi nel 2013 e nel 2015.

Joel Meyerowitz: Morandi, Cézanne and Me
7 settembre - 21 ottobre 2017
Howard Greenberg Gallery
41 East 57th Street, Suite 1406,
New York

Entrambe le mostre sono arricchite dalla pubblicazione dei volumi "Joel Meyerowitz: Cézanne’s Objects" edito da Damiani ad ottobre 2017 e "Joel Meyerowitz: Where I Find Myself: A Lifetime Retrospective" pubblicato da Laurence King, a gennaio 2018.

Iniziando a guardare al 2018, sarà ancora il colore ad animare la mostra Joel Meyerowitz . Why Color? Vintage Photographs, ospitata alla C/O Berlin dal prosimo 8 dicembre (9 dicembre 2017 - 11 marzo 2018).

Foto | Joel Meyerowitz: Between the Dog and the Wolf, Courtesy Howard Greenberg Gallery

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