Lorenzo Castore. Invito al viaggio

Alla scoperta dell'India e l'essenza del viaggio con i ventenni Giorgio, Saverio e Lorenzo (Castore), dall'estate del 1997 alla mostra alla Leica Galerie Milano

Lorenzo Castore è un grande viaggiatore, anche se i percorsi destinati ad arrivare più lontano e in profondità, sono partiti da visioni familiari, paesaggi intimi e assenze dirompenti, con il suo personale approccio alla fotografia, profondamente influenzato dall'essenza stessa di un esilio messa a fuoco da Koudelka e quella del viaggio sperimentata durante la sua prima visita dell'India.

A distanza di 20 anni da quel primo viaggio, compiuto con due amici e quella voglia di avventura ripagata con un'esperienza che sfiora l'incanto, gli scatti che hanno nutrito la prima esposizione del fotografo, tornano in mostra con l'Invito al viaggio che nessuno potrebbe raccontare meglio di Lorenzo e la Leica Galerie Milano è pronta ad accogliere dal prossimo 18 settembre.


    Queste sono le fotografie del viaggio in India con Giorgio e Saverio nell'estate del 1997. Avevamo 21, 22 e 23 anni.

    Loro due sono per me come fratelli: conosco Giorgio dalla terza elementare e ci siamo scelti da subito, mentre ho incontrato Saverio verso i vent'anni ma ci siamo scelti subito lo stesso.
    Loro due invece si sono conosciuti poco prima della partenza e sono stati poi amici per sempre.

    Alcune fotografie sono accompagnate da parti del mio intermittente diario di viaggio e da estratti da L'Odore dell'India di Pasolini che, insieme alla guida del Nord, è stata la mia lettura di quei giorni.

    Nel 1998 con pochissime di queste foto avevo fatto la mia prima piccola mostra, poi più niente.

    Oggi posso provare a parlare di quel viaggio in maniera più consapevole cercando di comunicare oltre i fatti contingenti qualcosa che ci riguarda più a fondo.

    Questa è una selezione di fotografie vecchie di 20 anni ma sempre attuali: credo che la mia vita di fotografo sia cominciata con quell'India anche se la mia carriera - intesa come capacità di aderire davvero al proprio universo, visivo ed emotivo, e trasmetterlo fuori di sé - sia iniziata da poco, almeno per quello che interessa a me.
    Tutto il lavoro fatto - senza sosta, ossessivamente - sono (forse, finalmente, a tratti) in grado di condividerlo come fino ad oggi non avevo saputo fare.

    Quel viaggio è stata un'esperienza fondamentale per tutti e tre. Ha segnato un prima e un dopo.
    Da quel momento le cose hanno preso una direzione indipendente e più definita per ciascuno di noi. Di certo ci è successo qualcosa dentro, una carezza o una condanna di grazia. Come con sorpresa ho trovato scritto nel mio diario di viaggio: "C'è qualcuno accanto a me che sta cercando di farmi capire qualcosa". Chi e cosa però non saprei dire.

    Gli eventi in sé non ci hanno mostrato niente di roboante e non abbiamo visto all'improvviso la luce per chissà quale tipo di illuminazione: è stata però una magica e reale esperienza di viaggio - anzi del viaggio - con un impatto così forte che ce lo ha fatto trascendere, lasciandoci intuire qualcosa di più ampio e misterioso - seppure completamente ignoto - in cui ci si doveva buttare presto.

    E' stata un'esperienza di profonda amicizia.
    Eravamo tutti e tre parecchio confusi anche se consci che certe decisioni vitali non erano più a lungo rimandabili. L'importanza dell'altro e del sostegno reciproco è stata una scoperta tangibile e per niente teorica, sebbene a un certo punto ci siamo divisi - ognuno per la sua strada - senza questioni o polemiche. Abbiamo imparato ad agire alimentando il rispetto dell'individualità - propria e altrui - ispirati da quel magnifico senso di tolleranza per qualsiasi diversità che in India è così naturale. C'era molta paura certo, ma anche una magia che faceva venire voglia di andare e provare. Un'attrazione irresistibile verso l'azione, un invito alla fiducia e al gioco.

    E' stata un'India fantastica, di rivelazioni incomprensibili, continuo stupore, colori e avventure.
    Una lezione di immaginazione e di completa sfiducia nella programmazione.

    Questa vorrei fosse una mostra per ragazzi - per i nostri ragazzi - un invito a mondi fantastici e lontani, all'avventura e all'incanto, per custodire dentro di sé lo spazio per storie da ascoltare e raccontare, per alimentare lo spirito selvatico e la voglia di cercare con ostinazione i propri strumenti, per crederci e divertirsi senza pretendere sempre qualcosa indietro, per andare in fondo alle scoperte, per prendersi il rischio del gioco e di giocare davvero.

    Lorenzo Castore

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Lorenzo Castore
Invito al viaggio

19 settembre 2017
Inaugurazione: martedì 19 settembre 2017, aore 18.30
Leica Galerie Milano
Via Martio Mengoni 4, angolo Piazza Diomo
Milano


Lorenzo Castore: note biografiche di un viaggiatore

Lorenzo Castore nasce a Firenze il 22 giugno 1973.

Nel 1981 si trasferisce a Roma con la madre e dopo il liceo classico si iscrive alla facoltà di legge.

Nel 1992 vive per alcuni mesi a New York, dove lavora per Bob Seligman e comincia a fotografare per la strada. Tornato a Roma studia fotografia privatamente, fotografando la zona della Stazione Termini.

Nel 1997 compie il suo primo viaggio in India, seguendo gli itinerari dei pellegrinaggi induisti dell’Himachal Pradesh

Nel 1998, una selezione di foto scattate durante il suo primo viaggio in India, diventano protagoniste della prima piccola mostra alla Galleria di via della Minerva 5 a Roma.

Nel 1999, appena laureato, parte per l’Albania e il Kosovo, dove documenta la vita di un gruppo di vecchi serbi reclusi in un monastero ortodosso assediato da kosovari di etnia albanese.
Compie il primo viaggio in Polonia, nella regione mineraria della Slesia.
Nello stesso anno vince il premio Dintorni dello sguardo.

Nel 2000 si reca in Polonia, e poi di nuovo in India nello stato dell’Uttar Pradesh.
"Szczesc Boze" presenta la prima mostra del lavoro sulla Slesia all’Istituto Polacco di Cultura di Roma.

Nel 2001 è ancora in India, poi in Polonia e a New York.
Realizza la documentazione fotografica della costruzione del Teatro degli Arcimboldi, lavoro che durerà quasi due anni; le immagini vengono poi pubblicate in una monografia edita da Skira.
Espone a Varsavia, Genova, Milano, Katowice, Carbonia, Gliwice, Zurigo e Cracovia.
Parte del lavoro su New York, riguardante l’11 settembre, viene presentato con il titolo Babylon, New York alla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma.

Dal 2001 è rappresentato dall’Agenzia Grazia Neri.

Nel 2002, dopo due lunghi soggiorni a L’Avana, nasce Paradiso.
Comincia a lavorare con lo scultore Giuseppe Spagnulo.
Lavora per Gregotti Associati Intl alla documentazione fotografica della costruzione di Pirelli Head Quarters e di varie unita’ abitative nel quartiere della Bicocca di Milano, e alla costruzione del nuovo stadio di Marrakech.
Espone il progetto sulla Slesia a Varsavia, e Babylon, New York a Monaco di Baviera.

Del 2003 sono le fotografie per la prima campagna P-Zero da cui una mostra al Museo della Permanente di Milano e la pubblicazione del catalogo edito da Federico Motta Editore.
Da maggio 2003 è rappresentato dall’Agence e Galerie VU’.
Lavora a lungo nel Sulcis, regione della Sardegna sud-occidentale, al progetto Nero su incarico della Società Umanitaria di Carbonia.
Sempre nel 2003 fotografa la Biennale di Venezia per il Museo d’Arte Contemporanea /Padiglione del Lussemburgo, poi vincitore.
Comincia a tenere workshop, attività che sarà poi costante negli anni.
Vince il Premio Mario Giacomelli.
Partecipa al Festival Internazionale FotoGrafia di Roma nella collettiva Circa 35, alla mostra L’attimo fuggente tra fotografia e cinema presso gli spazi della Fondazione Agnelli al Lingotto di Torino, e alla collettiva Unique per il quinto anniversario della galleria VU’ a Parigi.
Proiezione di Paradiso ai Rencontres d’Arles, a Bruxelles, Parigi, Piacenza, Catania e Cracovia.
La prima mostra personale di Paradiso viene prodotta e presentata dalla galleria Grazia Neri a Milano.
Espone con Michael Ackerman in una mostra dal titolo Fedeli alla linea in occasione del Mese della Fotografia di Cracovia.

Nel 2004 espone "Paradiso" alla galleria VU’ di Parigi; una sintesi dei 5 anni di lavoro in Slesia presso lo Spazio San Fedele a Milano; "Nero" a la Torre Littoria di Carbonia e al Palazzo Reale a Milano.
Federico Motta Editore pubblica il libro Nero.
"L’altra strada per Anas" arriva in mostra a Roma, ospitata nelle sale di Castel Sant’Angelo.

Nel 2005 lavora in Italia, Francia, Spagna, Polonia e Germania.
Con "Paradiso" vince il Leica European Publishers’ Award for Photography.

Nel 2006 presenta diverse mostre in Italia, Germania, Polonia, Croazia e Francia: "La Terra sotto i Piedi" nelle Gallerie Fnac italiane; "Paradiso" alla Galleria Leica tedesca di Solms, ai Rencontres d’Arles e al Photokina di Colonia, seguite dalla Galleria Envy di Francoforte nel 2007.

Nel 2007 lavora in Polonia, Ungheria, Italia e Grecia.
Con 'Altri Mondi' partecipa al Festival Internazionale FotoGrafia di Roma.
Documenta la demolizione dell’Area Ex-Fiera di Milano per CityLife.
Una piccola selezione di "La Terra sotto i piedi" viene presentata a Cracovia alla Galleria AnimaArt, mentre la prima mostra completa dello stesso progetto è presentata con 'Mani in alto!' alla Galleria Yours di Varsavia.
Il lavoro viene proiettato durante la rassegna svizzera 'SlideNite' alla Turnhalle di Berna.

Nel 2008 fotografa gli interni di case abbandonate durante la guerra a Sarajevo e porta avanti un progetto editoriale che raccoglie il lavoro di anni, insieme a 'Si vis pacem, para bellum (No Peace Without War)' dedicato a un fratello e una sorella di Cracovia in eta’ matura che da 6 anni, ovvero dalla morte di loro padre, sono tornati a vivere insieme, con foto d’archivio della loro infanzia scattate principalmente dal padre, le foto dei due oggi e un film girato nel 2009 insieme ad Adam Cohen.

Nel 2009 porta avanti "No Peace Without War"; cura la prima mostra personale in Italia di Adam Cohen; partecipa alla collettiva Clear Light.
Presenta "Notebook", una mostra di fotografie scattate nell’arco dei sei mesi precedenti all’inaugurazione presso la Galleria Libreria s.t. di Roma, successivamente presentata a Foiano in occasione del festival omonimo.
Una selezione di No Peace Without War e’ presentata al Noorderlicht Festival di Groeningen. "Erratic Shelter" è presentato in Francia, all’Espace St Cyprien di Toulouse.

Nel 2010 la prima mostra completa di "No Peace Without War" è prodotta e presentata dal museo svizzero Pasquart di Biel/Bienne.
Realizza la campagna fotografica per Medecins du Monde per la Francia e due campagne per Nike a Milano
Con gli altri nove fotografi italiani viene incaricato da Confindustria di sviluppare un progetto originale in occasione del Centenario, realizzato con la serie di ritratti di industriali, esposti al Museo della Triennale di Milano e all’Ara Pacis di Roma.

Nel 2011 comincia a documentare la costruzione dell’area ex-fiera di Milano ad opera di Zaha Hadid, Daniel Libeskind e Arata Isozaki.
Nello stesso anno completa "Ultimo Domicilio", presentato anche in forma di proiezione animata con le musiche originali di Emanuele de Raymondi, a Roma, Atene e Salonicco.

Nel 2012 fotografa la Caserma Cavalli di Torino per la Scuola Holden.
Il cortometraggio documentario "No Peace Without War" diretto con Adam Cohen viene presentato in competizione a Visions du Reel International Film Festival di Nyon, CH, al Krakow Film Festival e a Cameraimage Film Festival, PL dove vince il premio come miglior documentario corto.
Partecipa alla collettiva di proiezioni Temps Zero a Berlino, Parigi e Toulouse.

Nel 2013 l’Istituto Polacco di Roma produce e presenta una mostra sugli anni polacchi, dal 1999 al 2013. La foto libreria galleria s.t. di Roma espone "Notebook 2" in occasione del festival internazionale FotoGrafia. Realizza la campagna fotografica nazionale per ENEL e OSR.

Nel 2014 realizza il suo secondo cortometraggio 'Casarola', presentato al Festival Internazionale del Cinema di Roma.

2015 le foto della casa di sua nonna subito dopo la sua morte, diventano il settimo e ultimo capitolo di "ultimo domicilio". Lavora allo sviluppo della rete Luz. Dopo molti anni di preparazione inizia a lavorare su una comunità di travestiti a Catania.

Nel 2016 continua a lavorare a Catania. Inizia a lavorare con Eloi Gimeno sul concetto di libro e sulla modifica di più di 20 anni di fotografia in bianco e nero.
Collabora con il coreografo e regista Enzo Cosimi a due nuovi brani, estasi e Corpus Hominis.

Nel 2017 lavora a Catania con crescente intensità e impegno. Realizza una serie in memoria del suo caro amico e grande scultore Giuseppe Spagnulo.


Foto | Lorenzo Castore - Invito al viaggio

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