Fotografia Europea 2018. RIVOLUZIONI Ribellioni, cambiamenti, utopie

Aspettando la primavera con le RIVOLUZIONI Ribellioni, cambiamenti, utopie, dello sguardo e della visione di Fotografia Europea 2018

A 50 anni dalla morte di un rivoluzionario come Che Guevara, trasformato in una delle icone più celebri del XX secolo (protagonista di ben due mostre a Milano), viene naturale interrogarsi su un termine inflazionato come rivoluzione, anche solo concentrandosi sulle "rivoluzione dello sguardo e della visione" che hanno ispirato il concept della tredicesima edizione di Fotografia Europea.

Conclusa l'esplorazione delle 'Mappe del tempo – Memoria, archivi, futuro' della scorsa edizione (video di apertura), la primavera della prossima si prepara alle "RIVOLUZIONI. Ribellioni, cambiamenti, utopie" scelte come concept dal Comitato Scientifico della Fondazione Palazzo Magnani, composto da Marzia Faietti, Marco Belpoliti, Vanni Codeluppi, Walter Guadagnini, Gerhard Wolf, sotto la Direzione Artistica di Walter Guadagnini.

Fotografia Europea 2018. RIVOLUZIONI Ribellioni, cambiamenti, utopie

"Il termine rivoluzione deriva dal latino revolutio, che trova a sua volta la radice nel verbo revolvere. La percezione comune e più diffusa del termine è quella, strettamente legata alla politica, della rottura violenta di un ordine costituito, in vista di un mutamento radicale dello status quo.

Questi momenti portano con sé anche l’aspetto paradossale del termine rivoluzione, inteso come momento che interrompe bruscamente un processo di cambiamento in atto […] e che dunque ha come conseguenza immediata un arresto dell’evoluzione […] e non necessariamente una progressione.

Ma il termine rivoluzione – inteso come rinnovamento, non necessariamente traumatico – appartiene a ogni ambito del sapere e dell’agire umano, tanto che si parla di rivoluzione industriale (con particolare riferimento alla società europea del XVIII secolo), di rivoluzione digitale (nella quale ognuno di noi è coinvolto), di rivoluzione dei costumi (la più celebre, tra quelle recenti, è certo quella degli anni Sessanta del XX secolo), termini tutti che descrivono cambiamenti fondamentali, epocali, le cui tracce persistono ben oltre il momento della loro apparizione.

Allo stesso modo, si parla anche di rivoluzione culturale, talvolta legata a quella politica (come nel caso compiuto, almeno per pochi anni, delle avanguardie russe, o dell’ambizione surrealista), talvolta più direttamente parte dell’evoluzione del pensiero e delle diverse forme artistiche.

Inoltre, esiste anche un’accezione scientifica del termine, che rimanda nuovamente alla sua radice latina: è quella espressa da Copernico alla metà del XVI secolo nel suo trattato "De revolutionibus orbium coelestium", dal quale prende avvio una nuova concezione del mondo.

La rivoluzione, dunque, o meglio le rivoluzioni come momenti e pratiche della ribellione, del cambiamento, del rinnovamento, che possono avere un immediato riscontro, portare a conseguenze dirette, ma che possono anche mantenere quel carattere utopico che ne caratterizza spesso l’origine ideale, o quel carattere di ritorno su se stesse delle cose.

Come rappresentare allora la rivoluzione oggi, insieme e al di là delle più immediate pratiche reportagistiche? E soprattutto, che significato può avere oggi il termine rivoluzione, in un mondo complesso, segnato da squilibri sociali sempre più marcati e dalle grandi migrazioni, fattori che minano la stabilità di intere aree geografiche e culturali? Chi è il rivoluzionario, oggi?

Difficile figurarsi l’epica di Che Guevara riportata nell’attualità, nel momento in cui il mito rivoluzionario è diventato icona funzionale per ogni uso: forse anche in questo caso è necessario ripensare non solo le immagini, ma l’immaginario collettivo del mondo odierno.

A tutte queste possibili interpretazioni e suggestioni è dedicata la nuova edizione di Fotografia Europea, un’edizione che può dunque porsi sotto l’egida della "rivoluzione dello sguardo e della visione" conseguente proprio alla nascita della fotografia (che venne salutata come “un’arte nuova in mezzo a una vecchia civiltà”, in perfetta condizione rivoluzionaria dunque), e che anche oggi segna le pratiche della fotografia all’epoca della rivoluzione digitale.

Ma la rivoluzione digitale è una vera rivoluzione, o si tratta solo di un’evoluzione?

Walter Guadagnini

In attesa della primavera, date, news e apertura delle call del Festival, voi iniziate a riflettere sul modo migliore di rappresentare quello che considerate rivoluzionario.

Fotografia Europea 2018.
RIVOLUZIONI Ribellioni, cambiamenti, utopie

Primavera 2018

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