Mostre fotografiche: ultimo weekend di ottobre 2017

Aspettando il fine settimana di ottobre con la nostra selezione di mostre fotografiche in viaggio per tutta Italia, dalla natura selvaggia alla terra degli uomini

Questa selezione di mostre fotografiche appena inaugurate in tutta Italia, si prepara ad un weekend che profuma di terra e natura selvaggia, guerra e turismo, memoria e fragilità con:

Trieste Photo Days 2017
24 ottobre – 13 novembre 2017
Luoghi vari
Trieste

Rob Hornstra & Arnold van Bruggen
The Sochi Project: An Atlas of War and Tourism in the Caucasus

25 ottobre – 13 novembre 2017
Inaugurazione: martedì 24 ottobre 2017, ore 19.00
foto-forum
Südtiroler Gesellschaft für Fotografie
via Weggenstein-Straße, 3f
Bolzano


Wall of Sound 10
Guido Harari

26 ottobre - 24 dicembre 2017
Spazio Don Chisciotte
Via della Rocca, 37b
Torino

Mounir Fatmi. Transition State

Dal 26 ottobre 2017 al 7 gennaio 2018, la galleria Officine dell’Immagine di Milano inaugura la nuova sede di via Carlo Vittadini 11, ospitando la più ampia personale mai realizzata in Italia di mounir fatmi (Tangeri, Marocco, 1970), a cura di Silvia Cirelli.

Molto noto a livello internazionale, mounir fatmi è tra i protagonisti dell’attuale Biennale di Venezia con una doppia partecipazione al Padiglione Tunisino, all’interno della mostra “The Absence of Paths”, e al NSK State Pavilion.

Chiamato a esporre in prestigiosi musei come il Centre Georges Pompidou, il Brooklyn Museum, il Victoria & Albert Museum, il Mori Art Museum di Tokyo, o il MAXXI di Roma, i suoi lavori fanno parte di grandi collezioni pubbliche come quelle dello Stedelijk Museum di Amsterdam, la Fondation Louis Vuitton pour la création di Parigi o il Mathaf, Arab Museum of Modern Art di Doha.

Artista poliedrico, mounir fatmi si relaziona costantemente con temi di attualità come l’identità, la multiculturalità, le ambiguità del potere e della violenza.

Negli anni è riuscito a rinnovarsi costantemente, esplorando una molteplice varietà di linguaggi stilistici che vanno dal video all’installazione, dalla fotografia alla performance. Il suo è un percorso narrativo che oltre a confermare una notevole abilità lessicale, miscela ingredienti personali a testimonianze del reale, tracciando importanti passaggi della storia contemporanea.

La mostra milanese, dal titolo Transition State, ripercorre i tratti distintivi della sua vasta sintesi poetica, ponendo l’accento sul concetto di “ibridazione” culturale, una combinazione di preconcetti e stereotipi svelati e poi screditati, che rafforzano una visione d’insieme costruita sul dialogo fra religione, scienza, le ambivalenze del linguaggio e quanto queste si trasformino nel corso della storia.

Un chiaro esempio del potere del linguaggio sulla verità è Martyrs, un dittico realizzato su neri pannelli di legno, la cui superficie è tagliata da una moltitudine di linee che sembrano muoversi come ferite sulla pelle di un corpo. L’emblematico titolo gioca sulle varianti semantiche di questa parola che, nel corso della storia, hanno trasformato il suo significato. Dall’antico greco martus “testimone”, a colui che sacrifica se stesso in nome della fede, fino ad arrivare all’accezione di oggi, quando viene erroneamente affiancato al concetto di kamikaze.

Il tema del martirio torna anche nel video The Silence of Saint Peter Martyr (2011), con protagonista San Pietro Martire, anche noto come Pietro da Verona, un prete del XIII secolo appartenente all’Ordine dei Domenicani, che fu giustiziato atrocemente a causa della sua forte opposizione agli eretici. La quiete della scena, che vede il soggetto muovere lentamente il dito mimando il pacifico gesto del silenzio, si contrappone violentemente all’audio del video stesso, un sottofondo disturbante e aggressivo.

L’ispirazione di materia religiosa si riconferma nella serie fotografica Blinding Light (2013), un progetto che vede la manipolazione sia concettuale che visiva della cosiddetta “Guarigione del Diacono Giustiniano”, un miracolo immortalato anche in un noto dipinto del Beato Angelico. La storia narra di due santi, Cosma e Damiano - celebri per le loro capacità mediche - che una notte entrarono nella stanza di Giustiniano e gli scambiarono la gamba malata con quella di un etiope appena deceduto. Al risveglio Giustiniano si accorse quindi di avere la gamba destra guarita, ma di colore. Giocata sulle sovrapposizioni fra il dipinto antico e scene di chirurgia odierna, mounir fatmi sorprende per l’abilità lessicale con la quale riesce ad affrontare temi di grande richiamo come l’identità etnica, l’ibridazione e la nozione di diversità con una sorprendete sensibilità culturale.

La visione sensoriale dello spettatore viene poi esortata nel video Technologia del 2010, dove il susseguirsi convulso di dettagli geometrici e motivi calligrafici arabi di natura religiosa, danno vita a un processo dal forte carattere ipnotico. Lo sguardo dello spettatore a fatica riesce a resistere, così come anche il suo udito, messo alla prova da suoni stridenti.

La giustapposizione fra oggetto, il suo utilizzo e il suo significato culturale si conferma centrale nell’installazione Civilization (2013), realizzata semplicemente con un paio di scarpe nere da uomo poste sopra un libro che riporta la scritta “civilization”. Con questi due oggetti, spesso utilizzati come indicatori del livello di civilizzazione delle persone, l’artista marocchino s’interroga sulla seduzione della materialità e sul suo ingannevole potere nella cultura contemporanea.

Durante l’inaugurazione, giovedì 26 ottobre alle ore 19.00, si terrà una performance costruita attorno all’installazione Constructing Illusions, un’opera partecipativa che gioca sugli equilibri fra immaginazione e realtà, concetti che spesso si mescolano fra loro, fino ad arrivare anche a scambiarsi completamente di significato.

Note biografiche

mounir fatmi è nato a Tangeri (Marocco) nel 1970, attualmente vive e lavora fra Parigi e Tangeri.

Al suo attivo ha numerose partecipazioni sia in importanti Musei stranieri, come il Brooklyn Museum, il Victoria & Albert Museum, il Moscow Museum of Modern Art, il Centre Georges Pompidou, il Mori Art Museum di Tokyo, il Mathaf Arab Museum of Modern Art di Doha o il MAXXI di Roma; che in Festival e Biennali, come la Biennale di Venezia, dove partecipa nuovamente anche quest’anno, la Biennale di Sharjah, Dakar, Siviglia, Gwangju e Lione. fatmi ha inoltre ricevuto numerosi premi come il Cairo Biennial Prize (2010), l’Uriöt Prize, Amsterdam e il Grand Prize Leopold Sedar Senghor della Biennale di Dakar nel 2006. Nel 2013 è stato poi selezionato per il Jameel Prize del Victoria & Albert Museum di Londra.

26 ottobre 2017 - 7 gennaio 2018
Inaugurazione: giovedì 26 ottobre 2017, ore 19.00
Officine dell’Immagine
via Carlo Vittadini, 11
Milano
04-mounir-fatmi.jpgPh: mounir fatmi Blinding, Light #10, 2013 stampa inkjet su carta fine art 47x70 cm edizione di 5 Courtesy l’artista e Officine dell’Immagine, Milano

Frammenti. Fotografie di Bruno Cattani

Inaugura venerdì 27 ottobre alle 19 a Offiicine Fotografiche Roma la mostra "Frammenti" con le fotografie di Bruno Cattani a cura di Clelia Belgrado. Ingresso libero.

Una fotografia – ci conferma Cattani – può svelarci cose che fino al momento in cui la guardiamo erano rimaste nascoste, celate nell’apparente ordinarietà del reale, e che solo quel congegno diabolico racchiuso nella macchina fotografica (attraverso la scelta di una certa inquadratura, dentro una certa luce) riesce a cogliere.

Certo, prima di noi chi l’ha scattata ha avuto modo di guardarla, talvolta di prefigurarne, come fanno i grandi fotografi, l’esito finale, o perlomeno di intuirlo, anche se solo nel processo di stampa spesso se ne colgono i misteri – come fa, emblema paradossale di queste virtù rivelatrici della fotografia, Thomas (David Hemmings), il protagonista di Blow-Up di Michelangelo Antonioni, quando scatta le sue immagini nel parco e poi, sviluppandole, arriva addirittura a intravedere un tentativo di assassinio.

Ciò che accomuna tutte le immagini di Cattani è quest’epifania, questo miracolo di un incontro inaspettato, di una memoria ritrovata. Il termine di “Memorie”, con il quale Bruno continua a connotare la sua raccolta di immagini, assume dunque una duplice declinazione, del resto insita in una parola così ricca di suggestioni e gravida di significati: il fotografo, nel cammino della sua vita, incontra situazioni che fanno scattare e riaffiorare in lui certe sensibilità, sepolte e a lungo rimaste, come i sensi che non vengono sollecitati dall’uso, silenti; colui che guarda queste immagini vi ritrova sentimenti e ricordi perduti, associazioni di senso che altrimenti mai si sarebbero affacciate alla sua mente. È davvero straordinaria la capacità di una fotografia di smuovere l’immaginario, di fare scattare una rêverie, una fantasia, forse talvolta memorie di sogni e di fantasmi, in cui si mescolano esperienze della realtà, letture di romanzi, visioni di film.

Cattani padroneggia la cultura del frammento, assieme all’esigenza di geometrie che tutto governino – si pensi ai non infrequenti rispecchiamenti tra cielo e terra, accentuati da un tono che uniformemente li pervade –, e dell’importanza, talvolta determinante, di ciò che sta fuori dell’immagine, e che possiamo intuire con la fantasia o con qualche lacerto che appare magari sui bordi. Nello stesso tempo, è chiaramente andato alla ricerca e alla conquista, in questi anni, di una tonalità che caratterizzasse i sentimenti che intendeva esprimere.

27 ottobre – 17 novembre 2017
Inaugurazione: venerdì 27 ottobre 2017, ore 19.00
Officine Fotografiche Roma
Via Libetta, 1
Roma

David Yarrow. Nella Natura Selvaggia

Lo Spazio Ersel ospiterà a Torino dal 27 ottobre al 24 novembre la prima esposizione italiana dell’artista scozzese David Yarrow, il più importante fotografo al mondo di fotografie Fine Art di animali e natura selvaggia.
La mostra “Nella Natura Selvaggia” di David Yarrow è stata realizzata in collaborazione con Valerio Tazzetti di Photo & Contemporary e Paola Colombari che rappresenta l’artista in Italia. David Yarrow Fotografo tra i più originali, Ambassador UK per Nikon, è supportato dalla Tusk Foundation del Principe William d’Inghilterra ed ha partecipato all’Asta di Gala della Fondazione di Leonardo Di Caprio da sempre in prima fila per tutelare e salvaguardare il Pianeta attraverso l'adozione e la diffusione di comportamenti ecosostenibili.
David Yarrow indaga in modi inaspettati e sorprendenti il “Regno Animale” facendoci sentire quell’oscura sensazione libera che vive al di fuori della nostra percezione umana. Le trasposizioni delle sue grandi immagini in bianco e nero mostrano la forza, la bellezza e la potenza di tigri, leoni, zebre, elefanti, rinoceronti con una tecnica del tutto personale, nell’approcciare l’animale nella sua naturalezza, senza sorprenderlo e immortalandolo con l’obiettivo nella sua essenza selvaggia. Soggetti ripresi spesso frontalmente per interagire più profondamente con la bellezza dei loro sguardi, animali che diventano personaggi surreali e onirici, sospesi per sempre nel tempo. Fotografo internazionale presente in alcuni Musei come il Perot Museum di Dallas, il New Museum of Natural History del Missouri e Bührle Museum di Zurigo, è presente anche in molte prestigiose gallerie in America ed in Europa. Case d’asta internazionali come Sotheby’s hanno recentemente fatto registrare record importanti per le sue fotografie.
La mostra “ Nella natura selvaggia” è composta da una quindicina di straordinarie opere in formato Small, Standard e Large con appassionanti scatti realizzati nei suoi ultimi viaggi in Nigeria, Kenia, Yellowstone, Congo e non ultima la sua esperienza in Corea del Nord. Cacciatore di anime feline e arcaiche e di paesaggi reconditi nel tempo, David Yarrow non sfida l’immagine, ne’ la costruisce ma interagisce con essa portando lo spettatore in quel misterioso mondo che diventa una vibrazione costante tra realtà e metafisica. David Yarrow è attratto non solo dalla fauna selvatica ma le sue indagini fotografiche spesso immortalano anche città fantasma, tribù o comunità "tribali", come Green Bay o Dortmund o grandi uomini come Arnold Palmer ad Augusta.
Per l’artista” un'immagine è un momento poetico e non ripetibile e trascende ogni livello richiedendo una quantità di tempo nella preparazione, coraggio creativo e fluidità tecnica”.
David Yarrow attraverso le sue opere fotografiche narra anche la vita dell’uomo e delle società lontane dal nostro mondo occidentale, sospese nel tempo come le ultime bellissime immagini fotografiche di Makoko, detta anche la “Venezia nera o Venezia D’Africa”. Si tratta di una baraccopoli situata alla periferia di Lagos in Nigeria, un villaggio di pescatori dove dal XVIII secolo vivono quasi centomila persone su palafitte di legno collegate tra loro da dei canali e percorse dagli abitanti in canoa. David Yarrow s’immerge in questa realtà e crea un set naturale, immergendosi nell’acqua e fotografando da angolature estreme immortala le tradizioni ed i visi del Togo e del Benin. A Febbraio David Yarrow ha scattato le sue prime impressioni sul suolo dello Zaire, il paese che era chiamato la Repubblica Democratica del Congo. “Rimane l'eredità pesante ed infame del Belgio - la lingua francese, l'architettura belga e un modesto appunto di cucina francese, ma questa non è una "Valle Felice" coloniale - la RDC è stata una violenta "Valle della Morte", così David Yarrow sente che la povera popolazione di 67 milioni di persone ancora subisce l’influenza del colonialismo. Nel Congo ci sono i meravigliosi scimpanzè. “Imporsi nell'habitat delle foreste pluviali di Silverbacks, più di 10.000 piedi, richiede rispetto e talvolta un approccio abbastanza brusco, per questi ritratti volevo lavorare con una lente corta quanto tecnicamente pratica. Questo significa arrivare il più vicino possibile senza incorrere nella collera del Silverback o del ranger di piombo”.
Nascono così i meravigliosi ritratti di “Silverbacks”, “Guhonda” “Congo” e “All Our Yesterdays” in cui i volti sembrano antichi quadri non di primati ma di antenati delle nostre radici, eleganti e intensi nel loro bianco e nero. Un colore arcaico che ci riporta alla nostra natura cosmica. Possiamo definire David Yarrow l’artista della luce, che attraverso la sua tecnica e la potenza delle sue immagini ci fa sentire la bellezza degli animali quasi accarezzandoli da vicino.In occasione della mostra “Nella Natura Selvaggia” David Yarrow presenterà una Lecture con alcuni video che illustreranno il suo approccio con la fauna selvatica e illustrerà i suoi viaggi avventurosi in continenti estremi dove la natura è ancora incontaminata. La mostra sarà corredata dal bellissimo libro “ Nella Natura Selvaggia” edito da Rizzoli Libri.

27 ottobre – 24 novembre 2017
Spazio Ersel
Piazza Solferino, 11
Torino

KM0 - KILOMETRIZERO
(L’Ordinario Straordinario)

09 - 27 ottobre 2017 prorogata al 27 novembre 2017
Re-HOPening: venerdì 27 ottobre 2017, ore 20.00
HOP - House Of Photography
Via Aristonico d'Alessandria, 95
Roma

FOTOgrafia GIAPPOnese settanta/duemila

mostra a cura di Rei Masuda (The National Museum of Modern Art, Tokyo)

76 immagini per 23 autori, più o meno noti alle platee occidentali, tutti alle prese con la realtà in trasformazione, sia essa paesaggio, sia essa società, ovvero le due sezioni che nitidamente ripartiscono le opere.
Il volere della curatrice Masuda, il sentire degli autori, il divenire di uomini e luoghi, l’interpretazione del pubblico: il cambiamento è ineluttabile, tutto si trasforma. Figurarsi in trent’anni, figurarsi in Giappone.
In mostra foto di D.Moriyama, S. Tomatsu, N. Araki, K.Kitai, G. Hashiguchi, M. Ohnishi, T.Ushioda, H. Tsuchida, H. Kikai, M.Seto, S.Yamada, A.Tamura, E.Ina,H.Tsukiji, T. Shibata, N. Kobayashi,T. Kamiya, Y. Takanashi, K.Kawada,R. Miyamoto, T. Homma,M.Ichikawa, R. Suzuki.

giovedì 26 ottobre 2017, ore 17 visita guidata d‘apertura (senza prenotazione)
prossime visite guidate:
mar 7 novembre 17.30
gio 23 novembre 11.30
mar 5 dicembre 17.30
lun 18 dicembre 11.30
su prenotazione allo 06.3224754 (in orario di mostra)
prenotazioni per scuole e gruppi (minimo 15 persone): gruppi@jfroma.it

27 ottobre 2017 - 5 gennaio 2018
Inaugurazione: giovedì 26 ottobre 2017, ore 17.00
Istituto Giapponese di Cultura in Roma
Via Antonio Gramsci, 74
Roma

Terre di Uomini
27 ottobre 2017 – 7 gennaio 2018
Palazzo Gromo Losa
Corso del Piazzo, 22-24
Biella

Vivian Maier. Una fotografia ritrovata
27 ottobre 2017 - 18 febbraio 2018
Inaugurazione: giovedì 26 ottobre 2017
Fondazione Puglisi Cosentino
Via Vittorio Emanuele II, 122
Catania

Terrabruciata
• con Giusi Venuti • fotografie di Gerri Gambino • testo in catalogo di Anna Mallamo

28 ottobre – 5 novembre 2017
Inaugurazione: sabato 28 ottobre 2017, ore 18.00
Studio Galbo-Marabello
via Ghibellina, 96B
Messina

Viridi. Declinazioni fotografiche del verde

Sabato 28 ottobre alle ore 11, a Sanremo, nelle sale del Museo del Fiore e del Padiglione Pedriali, sarà inaugurata la mostra Viridi. Declinazioni fotografiche del verde, organizzata da Sanremo Photo Academy e curata da Laura Manione nell’ambito della prima edizione della rassegna Spazivisivi.

L’esposizione che si avvale del patrocinio della Regione Liguria, della Provincia di Imperia e del Comune di Sanremo, resterà aperta al pubblico fino a domenica 19 novembre e presenterà i lavori di fotografi e artisti che usano la fotografia per indagare il concetto di botanica e di verde.

In mostra, opere di Alma Photos, Simone Barbagallo, Giusi Bonomo, Ferruccio Carassale, Crop Collective, Chiara Ferrin, Stefano Ghesini Salvadori, Gabriella Martino, Paolo Minioni, Giuseppe Piredda, Luca Prestia, Efrem Raimondi, Clara Turchi e – per Sanremo Photo Academy – Roberto Bianchi, Attilio Carnevale e Andrea Franci.

A corredo dell’esposizione, Spazivisivi, la rassegna di cultura fotografica in cui è inserita la mostra, ospiterà incontri e laboratori dedicati al tema: Viridi. Declinazioni fotografiche del verde.

Orari: da martedì a domenica, ore 10 -12.30 e 16 -18.30. lun.chiuso

28 ottobre – 19 novembre 2017
Spazivisivi 2017
Floriseum Museo del Fiore e Padiglione Pedriali
Sanremo IM

Francesca Piqueras - Paesaggio dell’umanità

le sale del Palazzo Ducale di Massa (Ms) ospitano la mostra di Francesca Piqueras dal titolo “Paesaggio dell’umanità”, sesta mostra del ciclo “Art Now” sulla comunicazione dell’arte contemporanea, promossa dal Comune di Massa con la direzione artistica di Mauro Daniele Lucchesi dell’Associazione Quattro Coronati.

Sono 25 le immagini di grande formato che riassumono il percorso creativo di questa artista e fotografa che concentra la sua ricerca tra mare, cielo, metallo e ruggine fotografando relitti di navi abbandonate nei luoghi più remoti, piattaforme petrolifere, vecchie strutture industriali e militari. Un caos di strutture metalli, coaguli marroni espulsi da un'umanità febbrile, violata dal mare e dal tempo, esiliato dal vivente. Cumuli sgualciti da tempeste, giganti caduti vinti dall'oblio, le loro carcasse macchiano l’oceano, la sabbia, nel silenzio e nel vento. Testimoni ispirati a una deriva dell'umanità, i “ relitti” di Francesca Piqueras si impongono come una parabola delle forze in movimento: l'invenzione dell'uomo contro l'inevitabile distruzione. Francesca Piqueras è cresciuta in una famiglia di artisti. Parente stretta di Marcel Duchamp, Man Ray e Salvador Dalì, li incontrava d'estate a Cadaques. Al centro di questo mondo brillante, è cresciuta in solitaria e attenta osservazione.
Dai tredici anni, ha sviluppato una passione per la videocamera e la fotocamera che ha ricevuto in dono e le hanno permesso di affinare, a distanza, il suo sguardo. Ha studiato storia dell'arte, del cinema, ha lavorato come montatore, senza mai abbandonare i suoi dispositivi. La sua prima esposizione risale al 2007. Si tratta di una serie di bianco e nero sull'universo urbano che lei non esita a mostrare con crudo realismo. Colpita da "Deserto Rosso" di Michelangelo Antonioni, la sua attenzione si concentra su altre tracce, quelle della civiltà industriale.
Passa al colore e nel 2011 presenta la serie "Architettura dell'assenza" scatti sugli smantellamenti dei battelli nei cantieri in Bangladesh, e nel 2012, "Architettura del silenzio" foto di navi cargo affondate al largo delle coste della Mauritania, contrarie a tutte le norme del diritto.

"Io fotografo ciò che l'uomo ha costruito per ragioni economiche o di guerra – spiega l’artista-, dove spesso per le sue esigenze architettoniche inventa scuse incredibili costruendo in situazioni estreme e in un modo assai discutibile. Ma il mio scopo non è di denunciare, piuttosto mi interessa la follia umana, i suoi paradossi e le sue contraddizioni. Trovo che l'estetica di questi oggetti – prosegue Piqueras - sia al suo massimo quando la natura fa il suo corso. Tempo, ruggine, degrado reinventano queste architetture e poeticamente scolpiscono e riscrivono la storia umana. La nostra storia. Fotografo da diversi anni il paradosso di un mondo industriale furioso, paesaggi marini da cui emergono strutture arroganti: piattaforme petrolifere, naufragi, guerrieri forti, che scelgo quando sono al degrado, morenti, mangiate dagli elementi. Trovo una metamorfosi di sculture potenti e monumentali, dotate di autonomia, di una propria estetica che io trasformo in scenografie di design post-industriale. Io continuo a difendere questo realismo estetico e questi giganti caduti, abbandonati, dimenticati, totem e tabù della presenza umana, con i suoi eccessi e la sua incapacità di pensare il futuro del pianeta”.

“Francesca Piqueras – sottolinea il curatore Mauro Daniele Lucchesi - appartiene a una nuova emergenza di artisti fotografici, legati all'urgenza di dare significato al caos, anche se per magnificarla. L'abbandono, la rinuncia, la dimenticanza della nostra condizione umana in una apocalisse post-industriale, disseminata di scheletri irriconoscibili nel loro annientamento imminente. Una visione acuta di una società senza ancoraggio. Questi paesaggi strappati, feriti da un malessere che odia più della ruggine, preannunciano la fine. Un’apoteosi senza metafisica – conclude - , una trasmutazione della materia e della luce in cui il destino di un'umanità ignorante della propria distruzione è scritto in una dolorosa fatica”.

28 ottobre - 26 novembre 2017
Inaugurazione: sabato 28 ottobre 201, ore 18.00
Palazzo Ducale di Massa
Piazza Aranci 35
Massa Carrara (Ms)

Moda & Cinema


Attraverso una selezione di celebri scatti del mondo della moda e del cinema, la mostra “Moda & Cinema” intende suggerire un viaggio nei cambiamenti di gusto e di costume.

Tappa di partenza obbligata sono senz’altro gli scatti leggendari di due altrettanto leggendari maestri quali Douglas Kirkland e Bert Stern, ritrattisti delle più grandi star hollywoodiane. Nel caso di Kirkland, i suoi indimenticabili scatti di Marilyn Monroe sono ancora oggi tra le testimonianze fotografiche più belle dell’attrice. Straordinario il suo servizio realizzato nel 1961 per la rivista “Look Magazine”: un Kirkland appena ventiquattrenne immortala la divina Marilyn Monroe che giace a letto avvolta solamente da bianche lenzuola, trasformandola nell’Icona del cinema più sexy di tutti i tempi. Non meno accattivanti sono i suoi ritratti a Audrey Hepburn, icona glamour e di stile la cui inossidabile bellezza, contraddistinta da quel sorriso di memoria adolescenziale, viene conservata anche negli scatti della maturità affidati a Gilles Bensimon. Saranno in molti poi a ritrarre la splendida attrice britannica, ciascuno con il proprio carisma e la propria personalità: Henry Wolf, André Sas, Daniel Cande, Terry O’Neill, Angus McBean. A Bert Stern, invece, spetta il privilegio di aver ritratto la Diva per eccellenza, Marilyn Monroe, nell’agosto del 1962, nelle sei settimane antecedenti la sua tragica morte in occasione di un servizio commissionato da Vogue e i cui scatti furono poi raccolti nel portfolio “Marilyn Monroe: The complete Last Sitting” pubblicato postumo nel 1982. In quelle immagini l’attrice appare seducente seppur fragilissima; sarebbe, infatti, morta poco dopo logorata proprio da quei demoni interiori che l’avevano spinta a disprezzare la sua figura e che finiranno col ripercuotersi persino su alcuni degli scatti in questione: sarà lei stessa a marchiare i provini delle foto con un pennarello colorato, quasi fosse una sorta di autopunizione da infliggersi.

Celebri sono anche le fotografie di autori italiani quali Pierluigi Praturlon, Pietro Pascuttini e Tazio Secchiaroli, protagonisti di quella Dolce Vita che animava il lungo Tevere negli anni del boom economico e che aveva contribuito a consacrare sempre di più il mito di alcune personalità del calibro di Sophia Loren, Claudia Cardinale, Anita Ekgberg, Elsa Martinelli, Brigitte Bardot...

Il periodo che va dalla fine degli anni Cinquanta all’inizio del decennio dei Sessanta vede campeggiare due figure profondamente innovatrici quali William Klein e Gordon Parks. Merito del primo è l’aver saputo trasferire nella moda quella sperimentazione di linguaggio già applicata nel campo del reportage, ossia il ricorso ad alcuni espedienti tecnici, come l’uso di un obiettivo grandangolare e sfocature in ripresa. Tra i suoi scatti più noti vi sono quelli realizzati durante il soggiorno nella capitale italiana in occasione della sua collaborazione per Vogue, con una Roma nel pieno del grande cinema e del boom economico: modelle che sfilano sulle strisce pedonali in piazza di Spagna, o decontestualizzate dai soliti set e immerse in brandelli di vita reale. Risultato: stampe estremamente grafiche, giocate sui contrasti, non solo black-white ma anche dell’eleganza di abiti vissuti normalmente per le strade della città. Su un versante analogo si colloca la ricerca di Gordon Parks, tra i fotografi più importanti del XX secolo, il quale preferiva ritrarre i suoi soggetti in ambientazioni reali, privilegiando spesso punti di vista insoliti e suggestivi – una finestra o una serratura, ad esempio – caricando le immagini di una forte connotazione voyeuristica.

Gli affascinanti ritratti realizzati con mosaici di polaroid da Maurizio Galimberti, “Instant Polaroid artist” per definizione, in grado di cogliere l’autenticità dei soggetti, per lo più star del mondo dello spettacolo, rappresentano una frontiera contemporanea della fotografia di moda e di cinema. Il francese Eric Rondepierre, a cui è valsa un’importante mostra al Moma nel 1996, si accosta al cinema tramite il recupero di vecchie pellicole cinematografiche, spesso logorate dalla cattiva conservazione o dagli inesorabili segni del tempo, e ne isola un fotogramma che diventa così il soggetto dei suoi scatti (come nella sua opera più famosa dal titolo “Champs-Élysées” e riferita al film “Charade” con Cary Grant e Audrey Hepburn). Passato e presente convivono grazie ad una fotografia che si fa cinematografica e ricerca proprio nel dinamismo dei rapporti tra queste due discipline la sua principale fonte d’ispirazione. Diversamente Nicola Civiero, forte di un linguaggio ancora più contemporaneo, usa il mezzo fotografico per riflettere sui limiti e le costrizioni della moda e, più in generale, dello star system.

Infine, un riconoscimento speciale meritano i contributi di due grandi fotografi attivi tra il 1930-1940 quali l’ungherese Martin Munkacsi e l’americana Frances McLaughlin-Gill, i cui scatti segnarono delle vere e proprie pietre miliari nel mondo della fotografia di moda, con larghe influenze su autori delle generazioni successive come Richard Avedon o Henri Cartier-Bresson. Per quanto riguarda Munkacsi, egli può essere considerato a pieno titolo il pioniere di una fotografia fatta di scatti accattivanti, ambientanti in contesti di vita quotidiana e animati da un forte dinamismo. Quell’immediatezza e spontaneità che contraddistingueva i suoi reportage sportivi si ritrova, così, anche alle pagine delle riviste di moda da lui firmate. Allontanandosi dalla pratica di una fotografia di moda interamente concepita in studio, Munkacsi mette in scena giovani donne in buona forma fisica, calate in contesti sempre riconducibili a stili di vita dinamici e sportivi: è nel 1933, sulla spiaggia di Piping Rock, che nasce il suo scatto più famoso avente per protagonista Lucile Brokaw. La lezione di Munkacsi e l’apertura verso questo immaginario “basso”, più comune e ordinario, popolato da modelle riprese in location esterne e spaccati dinamici, verrà poi proseguita anche da Frances McLaughlin-Gill, a lungo considerata l’interprete ideale delle mode giovanili. La sua abilità di cogliere l’essenza e la sensibilità di momenti fugaci o di espressioni improvvise sul volto delle modelle, in modo quasi teatrale, la renderanno una delle principali rappresentanti del versante più realistico della fotografia di moda.

Orario visite
martedì-sabato, ore 10.00-13.00 e 15.30-19.30

28 ottobre 2017 al 31 gennaio 2018
Inaugurazione: sabato 28 ottobre 2017, ore 18.30
PACI CONTEMPORARY
Via Trieste 48
Brescia

Siena International
Photo Awards Festival

27-28-29 ottobre 2017
sedi varie
Siena

Beyond the Lens
29 ottobre - 30 novembre 2017
ex distilleria dello Stellino
Via Fiorentina
Siena

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