Guy Tillim tra identità e conflitti del quotidiano

La fotografia di Guy Tillim sensibile a conflitti, identità, trasformazioni del suo paese e del mondo, in mostra con la prima retrospettiva italiana del pluripremiato fotografo sudafricano

Il quotidiano dei grandi conflitti che segnano l'esistenza dell'uomo comune, sfugge spesso alle sfumature più sensazionalistiche del fotogiornalismo, ma non all'obiettivo di Guy Tillim, puntato da un trentennio sulle dinamiche del conflitto che pesano sulle trasformazioni delle città dell'Africa orientale, quanto sul resto del mondo.

"the camera is the ideal tool to transcend those borders, to see what happened in my own country"

Guy Tillim

Allontanandosi dall’iconografia del fotogiornalismo classico, per ritrarre il volto del conflitto sociale e della disuguaglianza del suo paese sin dai tempi dell'apartheid, il pluripremiato fotografo sudafricano mette in discussione anche il consueto modo di rappresentarlo, distillando bellezza e dolore da colori saturi e una luce drammatica a prova di stereotipi.

Documentando l'apartheid nei sobborghi di Johannesburg, le condizioni dei campi profughi dell'Angola, la carestia del Malawi, o la tensione delle prime elezioni democratiche della Repubblica del Congo, Guy Tillim ha scelto di coglierne gli effetti nel quotidiano della gente comune, insieme alla 'vera natura' di luoghi, memoria e identità, a prova di cartolina, anche quando esplora paradisi dell'immaginario come la Polinesia francese, il ritratto livido della "Roma, città di mezzo" o i frammenti urbani di Pechino.

Testimoni più o meno silenziosi del fluire dei cambiamenti politici, economici e sociali del potere, al pari delle strade delle città africane trasformate nel Museo delle Rivoluzioni che hanno investito i paesi africani negli ultimi 65 anni, premiato con il prestigioso Prix HCB 2017.

Guy Tillim tra identità e conflitti del quotidiano

Guy Tillim nasce a Johannesburg nel 1962, figlio della minoranza bianca del paese, nel 1985 si laurea in economia all'Università di Cape Town e nel 1986 inizia a lavorare come fotoreporter, documentando l'apartheid con il collettivo di fotografi sudafricani Afrapix fino al 1990, lavorando come freelance per Reuters (1986 -1988) e Agence France Presse (1993 e 1994).

Il suo contributo ampiamente pubblicato sin dall'inizio, ed esposto sin dal 1996 (Kabul, Afghanistan, Durban Centre for Photography, Durban) non ha tardato a raccogliere premi e riconoscimenti, a partire dal Mondi Award for photojournalism (Sudafrica), ricevuto nel 1998 per "Congo River: journey from Kisangani to Kinshasa", nel 1999 per il report sul popolo Himba della Namibia settentrionale.

Nel 2001 è anche tra i finalisti del francese Prix Care for Humanitarian Reportage.

Kuito (o Cuito), Angola esposto nel 2011 al South African Museum di Cape Town e alla Gallery Dupon di Parigi, nel 2002 raggiunge la Societe des Auteurs Multimedia di Parigi e vince il Prix SCAM (Societe Civile des Auteurs Multimedia) Roger Pic.

Nello stesso anno il suo contributo è pubblicato con "Amulets and Dreams: War, Youth and Change in Africa" (Pretoria: South African History Online in cooperation with Unisa Press and the Institute for Security Studies, 2002), e "A Day in the Life of Africa" (Tides Foundation, San Francisco)

Nel 2003 Departure (Michael Stevenson and Bell-Roberts, Cape Town) raccoglie le sue fotografie in bianco e nero e la prospettiva empatica mai priva di inquietudine, in mostra al PhotoZA di Johannesburg, la NSA Galley di Durban, la ell-Roberts Gallery di Cape Town e l'Higashikawa Photo Festival di Hokkaido.

Nel febbraio 2002 i suoi scatti a colori nella città di Kunhinga, in Provincia di Bié, ritraggono gli sfollati angolani che fuggono dalla forze governative, durante gli ultimi mesi della Guerra Civile, raccolti nelle pagine di Kunhinga Portraits (Michael Stevenson, Cape Town, 2003) ed esposto alla Michael Stevenson di Cape Town nel 2003 e alla Sala Uno di Roma nel 2004.

Nel 2003 riceve il Higashikawa Overseas Photographer Award (Giappone).

Da luglio a settembre 2003 Tillim fotografa le tracce dell'occupazione coloniale dell'ex Congo belga di Leopoldo II, tra le vestigia dei saccheggi operati dalla dittatura della Repubblica Democratica del Congo di Mobutu Sese Seko, insediato e sostenuto soprattutto da Belgio e Stati Uniti, insieme all'instabilità che ne ha segnato il passaggio, raccolta nelle pagine di Leopold and Mobutu (Filigranes Éditions, 2003) ed esposta con dittici e trittici che avvicinano siti storici a quelli contemporanei, alla Michael Stevenson di Cape Town (2004) e alla Photographer's Gallery di Londra (2005).

Jo'burg (2004), con il soprannome intimo della metropoli nella più ricca provincia del Sudafrica e la prospettiva personale di Tillim, punta l'obiettivo sulla trasformazione radicale che sta interessando palazzi e distretti, insieme al destino di chi abita la Johannesburg edificata sulle fondamenta dell'apartheid.

La serie prodotta con il supporto del Tillim 's DaimlerChrysler Award per la fotografia sudafricana, è stata raccolta nelle pagine del volume omonimo (Filigranes Editions / STE Publishers, Trezelan & Johannesburg, 2005), premiata con il Leica Oskar Barnack Award, assegnato durante i Rencontres Internationales de la Photographie ad Arles nel luglio 2005.

La serie è stata esposta nel 2004 alla South African National Gallery di Cape Town, con laDaimlerChysler Award exhibition al Mercedes-Benz Museum di Stuttgart e al DaimlerChrysler Contemporary di Berlino, nel 2005 alla Johannesburg Art Gallery, alla Durban Art Gallery e al PhotoEspana di Madrid, nel 2010 anche al Centre du Patrimoine Armenien (Valence).

Nel luglio 2006, Congo Democratic, usa la prospettiva dell'uomo della strada per inquadrare il primo confronto democratico della Repubblica Democratica del Congo, dopo gli anni di lotta seguiti alla caduta della dittatura e la morte di 3,5 milioni di persone, insieme al dissesto politico e il disordine civico generati dalla rivalità tra il presidente Josef Kabila e il candidato presidenziali Etinenne Tshisikedi. Il progetto raccolto nelle pagine del volume omonimo edito da Renate Wiehager, Michael Stevenson e la Galleria Extraspazio di Roma, con il supporto di DaimlerChrysler AG.

Incaricato di documentare le condizioni di vita nel Malawi a rischio di carestia, dalla comunità di Sant’Egidio e dal FOTOGRAFIA | Festival Internazionale di Roma 2016, con Petros Village il fotografo coglie il sacro senso di ospitalità ricevuto per due settimane nel villaggio malawiano che porta il nome del suo fondatore, inquadrando il quotidiano di una comunità che vende tabacco e fagioli al mercato per coltivare mais, in mostra al Museo di Roma a Trastevere (4-28 maggio 2006) e raccolto nelle pagine del volume omonimo (Punctum Press, 2006).

Nel 2007 con "Business aviation in DRC" inquadra la compagnia di velivoli dai quali dipende la delicata situazione economica della Repubblica Democratica del Congo, grande come l'Europa occidentale ma con solo 300 miglia di strade asfaltate.

Nello stesso anno partecipa alla Biennale di São Paulo "Documenta XII" e di nuovo a FotoGrafia-Festival Internazionale di Roma, con la collettiva "Non Tutti Le Strade Portano a Roma", ospitata all'Ex Gil (16 marzo - 26 aprile).

Nel 2007 riceve anche il Robert Gardner Fellowship in fotografia dal Peabody Museum of Archaeology and Ethnology & Harvard University e le fotografie scattate in Mozambico, nella Repubblica Democratica del Congo, in Madagascar, in Angola e Benin, durante il 2007/2008, attraversando il viale del tramonto del sogno di Patrice Lumumba, aggrappato agli edifici costruiti con le illusioni di prosperità e abbandonati in nome del progresso e della brama di potere, sono raccolte nella pagine di "Avenue Patrice Lumumba" (Prestel/Peabody Museum of Archaeology and Ethnology at Harvard University, 2008)

Avenue Patrice Lumumba, esposta nel 2008 alla Michael Stevenson di Cape Town, nel 2009 dopo Extracity nella belga Antwerp, il FOAM di Amsterdam, la galleria Extraspazio di Roma,
il Peabody Museum of Archaeology and Ethnology di Harvard, il Museum Serralves di Porto, insieme a Jo'burg, arriva in mostra anche alla Fondation Henri Cartier-Bresson di Parigi (13 gennaio - 19 aprile 2009), prima di continuare il suo tour espositivo nel 2010, al Kunstverein Oldenburg di Berlino, nel 2011 alla Lannan Foundation Gallery di Sante Fe, alla Center, Cincinnati, al Museum of Contemporary Photography di Chicago, al Contact Photography Festival di Toronto, nel 2012 al Weisman Art Museum, University of Minnesota di Minneapolis, nel 2013 al CentroCentro, Palacio de Cibeles di Madrid e al Rubin Center, University of Texas di El Paso.

Nel 2009, lontano dall'Africa ma mai dal suo modo di arrivare al cuore delle cose, Tillim fotografa Roma, Città di Mezzo, con la Commissione Roma, esposta alla Sala della Fontana del Palazzo delle Esposizioni con FotoGrafia, raccolta nelle pagine del volume omonimo (Punctum Press, 2009).

Nel 2011, con "Appropriated Landscapes: Contemporary African Photography from The Walther Collection" (New York, Walther Collection; Göttingen, Steidl) esamina gli effetti della guerra, della migrazione, della colonizzazione, dell'industrializzazione e dell'ideologia in Sudafrica, Namibia, Angola e Mozambico, con fotografi come David Goldblatt, Santu Mofokeng, Jo Ractliffe e Penny Siopis.

Puntando l'obiettivo oltre il paradiso da cartolina della Polinesia francese e São Paulo, Second Nature (Prestel, 2012), raccoglie il monumentale e sofisticato paesaggio esposto nel 2011 alla Stevenson di Cape Town, nel 2012 al Kuckei + Kuckei di Berlino, al Huis Marseille Museum of Photography di Amsterdam, alla James Harris Gallery di Seattle, nel 2013 al Centre Photographique d'Ile-de-France di Parigi.

Nel 2013 la sua africa arriva in mostra all'International Center of Photography di New York con la collettiva "The Rise and Fall of Apartheid: Photography and the Bureaucracy of Everyday Life".

Le immagini scattate nel 2012 al paesaggio urbano di Libreville e la realtà della capitale del Gabon filtrata dall'inevitabile passato coloniale dell'Africa, sono esposte alla Stevenson di Johannesburg nel 2013.

Nel 2014, partecipa a "The Divine Comedy. Heaven, Purgatory and Hell Revisited by Contemporary African Artist" scrutati da Simon Njami e alla collettiva "Conflict, Time, Photography", alla Tate Modern di Londra (26 novembre 2014 - 15 marzo 2015).

Con Joburg: Points of view Tillim torna alla città che ha fotografato un decennio prima (Jo'burg, 2005) e con una serie di dittici continua a mettere in discussione il consueto modo di guardare il paesaggio, raccolti nel volume omonimo (Punctum Press, 2014) ed esposti alla Stevenson di Johannesburg (2014) e alla Kuckei + Kuckei di Berlino (2015) con "Points of View: Joburg/Addis Ababa".

O Futuro Certo (The Walther Collection/Steidl, 2015) raccoglie una selezione di 150 fotografie dei progetti degli ultimi decenni, insieme al ritratto del paesaggio naturale, umano e sociale alterato dal conflitto.

"In Maputo, the capital of Mozambique, on the Avenida 24 Julho, there is an institution called the Museum of the Revolution. The avenue was named soon after the establishment of Lourenço Marques as the Portuguese colonial capital. The 24th of July 1875 marked the end of a Luso-British conflict for possession of the territory that was decided in favour of Portugal. One hundred years later the name of the avenue remains the same, but its meaning has changed."

(Guy Tillim)

Per quattro anni Tillim fotografa le strade di Johannesburg, Maputo, Lunada, Harare, Libreville, Addis Abeba e Nairobi, strade che in molti casi hanno cambiato restando testimoni silenziosi del fluire dei cambiamenti politici, economici e sociali del potere, trasformandosi nel Museo delle tante rivoluzioni che hanno avuto luogo nei paesi africani negli ultimi 65 anni e nel suo Museum of the Revolution, premiato con il prestigioso Prix HCB 2017 istituito dalla Fondation Henri Cartier-Bresson, con il quale si ripromette di continuare l'esplorazione dei paesaggi urbani africani di Dakar, Accra, Kampala e Lagos.

La sua nomina è stata presentata da Federica Angelucci, direttrice della gallery Stevenson, di Johannesburg e quella di Cape Town che ospita la mostra del progetto fino al 25 novembre 2017.


Nata durante una residenza artistica di due settimane, Edit Beijing conclude la passeggiata di Guy Tillim lungo le strade di Pechino, con gli istanti di vita che animano in modo giocoso dittici e trittici, anche nella pubblicazione in edizione limitata di 500 copie (Éditions Bessard, 2017), scelta da Anatole Desachy per la selezione del Kassel Fotobook Award 2017, in mostra dall'Istanbul Photobook Festival a Organ Vida di Zagabria.

O Futuro Certo prima retrospettiva italiana di Guy Tillim

Tutti i progetti realizzati da Guy Tillim nel corso della sua intensa carriera con l'obiettivo puntato su conflitti e trasformazioni del suo paese e del mondo segnato dalle dinamiche del potere, sono per la prima volta esposti in dialogo tra loro con O Futuro Certo, la prima retrospettiva italiana del fotografo ospitata al MACRO di Roma, insieme a Mend di Léonie Hampton realizzato con la Commissione Roma 2017, entrambe a cura di Marco Delogu con la collaborazione di Flavio Scollo e promosse da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.


Guy Tillim
O Futuro Certo

8 novembre 2017 - 26 dicembre 2017
MACRO - Museo d’Arte Contemporanea Roma
Sala Bianca
Via Nizza, 138
Roma

Foto | Guy Tillim - O Futuro Certo
Via | Patrizia Morici - Zètema Progetto Cultura

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