Aleksey Kondratyev nel cuore resistente dell'Asia post-sovietica

Uno sguardo all'Asia centrale del nuovo millennio e alla visione quasi poetica dei pescatori del Kazakistan, pronti a resistere alle intemperie del paesaggio e della globalizzazione, usando creativamente i suoi rifiuti

Dalla dissoluzione dell'Unione Sovietica, l'area geo-politicamente strategica delle cinque ex repubbliche sovietiche dell'Asia centrale (Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan, Uzbekistan), con il 10% delle riserve globali di petrolio e vicini come l'Afghanistan e l’Iran, la Cina e la Russia, ha intrapreso il complesso processo di transizione alle dinamiche e contraddizioni culturali, economiche e sociali di tipo occidentale.

La condizione di un paese immenso, distante e poco conosciuto, per secoli transito privilegiato dei commerci tra Oriente e Occidente lungo la cosiddetta Via della Seta, oggi al centro dei conflitti del Caucaso, l'instabilità del Medio Oriente, l'inarrestabile ascesa economica della Cina e le mire della Russia di Putin, oggetto da anni dell'esplorazione artistica di un figlio del Kirghizistan cresciuto negli Stati Uniti come Aleksey Kondratyev.

Nato a Bishkek nel 1993 e cresciuto nel Michigan sudorientale, a seguito di diversi viaggi nel paese di origine che ancora ospita la maggior parte della sua famiglia, dopo aver lavorato ad un progetto personale sulle mutevoli identità del Kirghizistan, intraprendendo un viaggio di otto mesi in quattro delle cinque ex repubbliche sovietiche dell'Asia centrale, grazie al sostegno di una residenza a Fabrica, con il progetto fotografico Formations ne documenta il peculiare modo di re-inventarsi nel nuovo millennio.

"Il Kazakistan ha usato le sue ricchezze naturali per costruire una futuristica capitale; l’Uzbekistan era nella posizione per essere il leader della regione, ma un governo repressivo e isolazionista lo ha invece chiuso verso i vicini e il resto del mondo; il Turkmenistan restringe fermamente l’accesso ai media, e quindi non è stato possibile visitarlo per questo progetto; il Tajikistan è governato ora da una cleptocrazia; il Kyrgystan, l’unico dei cinque ad avere qualche ambizione di democrazia, ha visto una crescita del nazionalismo aggressivo e dell’intolleranza".

Spingendo il suo viaggio dai piccoli villaggi alla futuristica capitale kazaka di Astana, edificata dopo l'indipendenza dall'Unione Sovietica nel 1991 con le risorse petrolifere (al pari di Dubai e al Qatar), come la metropoli culturale, tecnologica ed economica del paese popolato più freddo della Terra, dopo la mongola Ulan Bator, ad attrarre l'attenzione del giovane artista kirgizo-americano è stato quello che si staglia lungo la superficie ghiacciata del fiume che la attraversa.

Il fiume Ishim taglia in due il centro della città, dividendo la parte più giovane e alla moda, da quella più antica che ospitava il piccolo villaggio di Tselinograd, produttore di grano per la campagna delle Terre Vergini iniziata da Nikita Khrushchev negli anni '50 e '60.

Una superficie ghiacciata, con la riva affollata da sciatori e pattinatori, prima di prendere il largo e perdere ogni riferimento spazio-temporale, tornando territorio di pesca sotto il ghiaccio, per gli uomini determinati a sfidare le temperature rigide fino -40°, con rifugi improvvisati, realizzati riciclano la plastica degli imballaggi di merce occidentale, cinese e russa.

Una tela bianca per forme astratte, per rifugi spinti oltre il limite delle diverse identità della città e le contraddizioni della globalizzazione, da uomini che si adattano all'ambiente in modi ingegnosi, come hanno fatto i loro antenati nomadi.

"Kazakhstan was once a nomadic country, and vestiges of that way of life still exist despite the country’s embrace of modernity"

Aleksey Kondratyev

Il lavoro di Aleksey Kondratyev, raccolto anche nelle pagine di volumi dedicati, è stato già esposto al Neue Schule für Fotografie di Berlino, al Red Hook Labs di Brooklyn, l'Oregon Center for Photographic Arts di Portland, il Benaki Museum di Atene, il Cours de L’Archevéché di Arles e la Galleria Foto-Forum della Provincia autonoma di Bolzano, portando "Formations" anche in Italia, da Fotografia Europea a Bologna durante l'ultima Design Week con la collettiva "Up To Now. Fabrica Photography".

La visione quasi poetica degli Ice fishers che resistono alle intemperie del paesaggio e della globalizzazione usando creativamente i suoi rifiuti, dopo aver vinto il Photogrvphy Grant 2016 nella categoria Outdoor, il Bright Spark Award 2017 della Magenta Foundation e il FujiFilm/Young Talent Award 2017 assegnato da Burn Nagazine, con i relativi premi per supportare gli sviluppi del suo progetto visivo, arriva in mostra in Italia insieme ai protagonisti di Emerging Talents, la quarta edizione del Festival di Fotografia Emergente dedicato a «Passato, Presente, Futuro», inaugurato sabato 2 dicembre nello Spazio Factory del MACRO Testaccio di Roma.

Emerging Talents 2017
Festival di Fotografia Emergente
2 - 17 Dicembre 2017
Spazio Factory MACRO Testaccio
Piazza Orazio Giustiniani, 4
Roma

Foto | Ice fishers © Aleksey Kondratyev
Foto | Allestimento Emerging Talents 2017 - Pelanda Macro Testaccio (by cut-tv's)
Via | Emerging Talents 2017

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