Mostre fotografiche: 3° weekend dicembre 2017

Aspettando il terzo fine settimana di dicembre con una nuova selezione di mostre fotografiche inaugurate in tutta Italia

La selezione di mostre fotografiche inaugurate in tutta Italia questa settimana, aspetta il terzo weekend di dicembre, l'ultimo dell'anno prima delle segnalazioni dedicate a Natale e Capodanno, in viaggio da Roma con tutta la fotografia che lastrica le "Passeggiate Fotografiche Romane" di BIMAC e fuori porta con Valmontone Fotografia, all'Omnibus Circus di Milano, con la felicità che raggiunge Napoli insieme a Maradona immortalato da Franco Castanò, con Kurt Cobain, i Nirvana e il Grunge giunto ai posteri con Michael Lavine che arriva a Bologna e Matteo Fantolini a Torino.

Kurt Cobain 50: Il Grunge nelle fotografie di Michael Lavine
13 dicembre 2017 - 31 gennaio 2018
Inaugurazione: mercoledì 13 dicembre 2017, ore 18.30
ONO arte contemporanea
via santa margherita, 10
Bologna

«Se non sono felice dentro, non riesco ad essere un campione»

D.A. Maradona

Felici dentro: Maradona per Castanò

KROMÌA è lieta di presentare presso Riot Laundry Bar “Felici dentro: Maradona per Castanò”, mostra personale di omaggio al fotoreporter Franco Castanò prematuramente scomparso nel 2014. Nel corso della serata inaugurale, dj-set di Maradona Sound System.

In mostra, opere fotografiche di medio formato in bianco e nero di Franco Castanò, titolare per anni dell’agenzia fotogiornalistica Pressphoto attiva dagli anni ‘70, l’uno e l’altra tra i principali e più acuti testimoni della cronaca della città partenopea e della storia del Calcio Napoli.
In scatti indimenticabili, l’icona di Maradona si rivela persona e mito attraverso lo sguardo unico dell’autore.
Molte delle immagini sono assolutamente inedite, ed esposte per la prima volta da Kromìa in questa occasione presso Riot Laundry Bar.
Dal testo critico di Diana Gianquitto (curatrice della mostra, con la direzione artistica di Donatella Saccani): «Perché Franco era così: solare e generoso, fotoreporter che non dimenticava mai, un po’ come l’asso argentino, che il suo lavoro l’aveva scelto perché lo rendeva felice, così come mai tralasciava di cercare, anche nei più scottanti fatti di cronaca, l’umanità – e non la strumentalizzazione morbosa – di una storia. E quella storia d’amore là, tra un ragazzo e il suo mare di sguardi, quel giorno e per molti anni ancora dopo, Castanò l’ha sempre guardata negli occhi, dalla sua camera, puntando l’obiettivo e il cuore verso Maradona come se fossero soli. Così come a ciascuno e uno a uno quel campione, che per tutti sarebbe diventato semplicemente Diego, tirava baci quel giorno».
Al termine della mostra, le opere resteranno in vendita, oltre che presso Spazio Kromìa, anche presso Riot Laundry Bar.

L’evento si inserisce infatti nel progetto di collaborazione di Kromìa con Riot Laundry Bar, spazio di creatività e incontro trasversale in piena linea con la mission Kromìa di allargamento della fruizione artistica e dell’espressione fotografica.
La mostra è anche quindi occasione per Kromìa di arricchire, in espansione dell’attività della sua sede storica di via Diodato Lioy, il proprio corner espositivo e di vendita - dedicato in particolare a opere di piccolo formato in gift box - presso Riot Laundry Bar.

Testo critico:
Franco e Diego
di Diana Gianquitto

"Se non sono felice dentro, non riesco a essere un campione" (D.A. Maradona)

Ebbrezza.

La folla è un’arena, i cori un unico corpo. Il Divo Diego avanza, con fare quasi timido, subito sciolto in un abbraccio istintivo. Quello che non sai nemmeno perché, ma avvolge da subito le grandi storie d’amore, come l’immediato riconoscersi l’uno nell’altra del più vulcanico fantasista della storia con Partenope, che la fantasia ce l’ha da sempre avuta ogni giorno nel vivere e resistere, nonostante i suoi molteplici martirii. Così come ha bruciante, in quel caldo luglio del 1984 in cui Maradona viene presentato al San Paolo - ancora troppo vicino alle macerie del novembre di quattro anni prima - la voglia di risorgere alla dignità e alla gioia dopo il devastante terremoto. E la rinascita dell’orgoglio di un popolo può passare anche da un campo verde. Lo saluterà il giovane argentino, dopo l’emozione iniziale e alla fine di quel pomeriggio, riempiendolo di baci, e sapendo che la festa e l’amore sarebbero solo iniziati, in quel momento. E ne diventerà, di quel prato e di tutta la città che ogni domenica vi riversava il proprio pensiero, il simbolo, il terapeuta, il sogno di rialzarsi.

Dietro di lui c’è un fotografo, un testimone, un uomo, che guarda da uomo e da solo a solo - nell’anfiteatro incombente che di migliaia di corpi ne fa uno - quello che già era stato incoronato Re del calcio: Franco Castanò, titolare della storica agenzia fotogiornalistica Pressphoto, una delle più attive che Napoli e il Meridione abbiano mai avuto. Sceglie prospettive alle spalle, laterali, inaspettatamente intime, Castanò. Entra nelle pieghe di quegli occhi ancora fanciulli, e forse proprio per questo già ardenti, del campione che non ha mai dimenticato di voler essere, semplicemente, quel ragazzo che si diverte troppo a tirar calci e che un giorno era stato scoperto talento nella sua città natale. Il fotografo lo segue nelle esultazioni, bizzarrie, gestualità e sospensioni spontanee, cercando e trovando la persona nell’icona. E nel coglierne i capelli al vento, in un istintivo rovesciare la testa, lo staglia anche contro un background sfocato e abbacinato – quasi gotico sfondo sacrale fatto metà di cielo, metà di folla di tifosi/fedeli – rivelandone la doppia natura di uomo e di mito.

Perché Franco era così: solare e generoso, fotoreporter che non dimenticava mai, un po’ come l’asso argentino, che il suo lavoro l’aveva scelto perché lo rendeva felice, così come mai tralasciava di cercare, anche nei più scottanti fatti di cronaca, l’umanità – e non la strumentalizzazione morbosa – di una storia. E quella storia d’amore là, tra un ragazzo e il suo mare di sguardi, quel giorno e per molti anni ancora dopo, Castanò l’ha sempre guardata negli occhi, dalla sua camera, puntando l’obiettivo e il cuore verso Maradona come se fossero soli. Così come a ciascuno e uno a uno quel campione, che per tutti sarebbe diventato semplicemente Diego, tirava baci quel giorno.

14 dicembre 2017 - 7 gennaio 2018
Inaugurazione: giovedì 14 dicembre 2017, ore 19.00
Riot Laundry Bar
via Kerbaker, 19 (Vomero)
Napoli

Andreas Gursky
Bangkok

14 dicembre 2017 - 3 marzo 2018
Inaugurazione: giovedì 14 dicembre 2017, ore 18.00
Passeggiate fotografiche romane
Gagosian Roma
Via Francesco Crispi, 16
Roma
ANDREAS GURSKY Bangkok II, 2011 Inkjet print 120 7/8 x 93 5/16 x 2 1/2 inches 307 x 237 x 6.4 cm (framed)	 Edition 5 of 7Ph: ANDREAS GURSKY - Bangkok II, 2011, Stampa a getto d’inchiostro, Edizione 5/6, 307 x 227 x 6 cm (incorniciato) © Andreas Gursky / SIAE, Italia. Courtesy Gagosian

Passeggiate Fotografiche Romane
15 - 16 - 17 dicembre 2017
Roma

Omnibus Circus Milano
Galleria effimera e straordinaria
15 - 16 - 17 dicembre 2017
Officine Fotografiche
Via Friuli, 60
Milano

Tina Modotti. Fotografa e rivoluzionaria
15 dicembre 2017 – 7 gennaio 2018
Inaugurazione: venerdì 15 dicembre 2017, ore 18.00
Galleria Spazio Immagine
via Persichillo, 1
Campobasso

«Il luogo nel quale tutti i segni della terra, da quelli naturali a quelli costruiti dall’uomo, sono rappresentati: monti, laghi, piramidi, oceani, città, villaggi, stelle, sole»

Luigi Ghirri

Luigi Ghirri. Atlante

A cura di Margherita Guccione, Bartolomeo Pietromarchi, Laura Gasparini
È Atlante di Luigi Ghirri, 41 fotografie realizzate nel 1973 e rilegate originariamente in un album dallo stesso autore: un progetto chiave della storia della fotografia italiana contemporanea a cui il MAXXI dedica un focus nell’ambito del nuovo allestimento delle Collezioni, The Place To Be.
Acquistato da un collezionista privato direttamente da Luigi Ghirri intorno al 1975 e ritrovato solo recentemente, l’esemplare inedito restaurato è esposto in questa occasione per la prima volta in Italia.
“Il solo viaggio possibile sembra essere ormai all’interno dei segni, delle immagini: nella distruzione dell’esperienza diretta.” Luigi Ghirri
L’album, composto da fotografie di dettagli di un vero atlante geografico, costituisce un momento chiave nel percorso dell’autore, all’inizio della sua indagine sulla realtà come “fotomontaggio”; uno dei primi tentativi di ripensare il concetto di “paesaggio” e di interrogare i codici della sua rappresentazione attraverso la fotografia.
Su questo tema Ghirri lavora intensamente intorno al 1973 dando forma a diverse edizioni in cui le stesse immagini sono assemblate in sequenze differenti, secondo una prassi operativa degli artisti concettuali e che diventerà tipica anche nel suo lavoro.
La mostra è arricchita da materiali di approfondimento – album, cartelle, pubblicazioni, opere di altri artisti – che avviano un confronto sia con il lavoro dello stesso Ghirri, sia con il contesto culturale e gli interventi artistici affini.

15 dicembre 2017 - 21 gennaio 2018
Inaugurazione: giovedì 14 dicembre 2017
Passeggiate fotografiche romane
MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo
Via Guido Reni 4/a
Roma
luigi-ghirri-atlante-1973-courtesy-collezione-privata-copyright-eredi-ghirri.jpgPh: Luigi Ghirri, Atlante, 1973 Courtesy Collezione privata, Copyright Eredi Ghirri

«Il solo viaggio possibile sembra essere ormai all’interno dei segni, delle immagini: nella distruzione dell’esperienza diretta»

Luigi Ghirri

Porta Pinciana, “The Wall, Wrapped Roman Wall” di Christo e Jeanne Claude. Roma 1974. Fotografie di Vittorio Biffani e Gianni Termorshuizen

Nel gennaio del 1974, Christo ha impacchettato a Roma i quattro archi di Porta Pinciana ovvero il tratto delle antiche mura aureliane compreso ora tra Villa Borghese e via Veneto. Utilizzando tessuto in polipropilene e corde in dacron, l’artista ha avviluppato entrambi i lati delle mura, la parte superiore e gli archi. L’installazione esposta per quaranta giorni, faceva parte della mostra ‘Contemporanea’ per gli Incontri Internazionali d’Arte, a cura di Achille Bonito Oliva, svoltasi nel garage sotterraneo di Villa Borghese. Il fotografo Vittorio Biffani ha documentato le diverse fasi dei quattro giorni di lavoro impiegati da Christo per l’esecuzione dell’opera: dal 26 al 29 gennaio 1974. Inoltre le fotografie di Gianni Termorshuizen del gennaio e del marzo1974 documentano gli interventi scritti sull’installazione ad opera di anonimi.

Inaugurazione: venerdì 15 dicembre 2017, ore 17.00
Passeggiate fotografiche romane
Libreria-galleria il museo del louvre
via della Reginella, 8a
Roma
porta-pinciana-durante-lintervento-di-christo-il-museo-del-louvre.jpg

Le muse del Quadraro

il mito classico rivive a Casa Vuota in una mostra collettiva intitolata "Le muse del Quadraro" che raccoglie i lavori di diciotto artisti, tra pittura, disegno, scultura e fotografia: Justin Bradshaw, Giulio Catelli, Franco Cenci, Tiziana Cera Rosco, Pierluca Cetera, Sabino de Nichilo, Giulia Del Papa, Stefania Fabrizi, Giovanni Gaggia, Massimo Livadiotti, Pierpaolo Miccolis, Riccardo Monachesi, Gonzalo Orquín, Gianluca Panareo, Francesca Romana Pinzari, Andrea Romagnoli, Massimo Ruiu, Beppe Stasi.

La mostra, a cura di Francesco Paolo Del Re, propone un itinerario di riletture a volte suggestive, a volte spiazzanti, a volte ironiche e a volte liriche dei personaggi dei miti greci e romani.

"Le muse del Quadraro" è un evento espositivo inserito nel programma delle “Notti del Mito”, una manifestazione nazionale di poesia promossa dalla Samuele Editore dal 12 al 17 dicembre.
Domenica 17 dicembre alle 18, la mostra ospita una serie di letture di Luigia Sorrentino, Simone Di Biasio, Claudio Damiani, Sonia Gentili, Rachel Slade, Bianca Sorrentino e Francesco Paolo Del Re.

15 dicembre 2017 - 7 gennaio 2018
Inaugurazione: venerdì 15 dicembre 2017, ore 18.30
Notti del Mito
Casa Vuota
via Maia 12, int. 4A
Roma
gianluca-panareo-tantalo-2010-stampa-fotografica-su-carta-cotone-ediz-1-di-5-30x45cm.jpgPh: Gianluca Panareo, TANTALO, 2010, stampa fotografica su carta cotone, ediz. 1 di 5, 30x45cm

ISERNIA. L’ALTRA MEMORIA

ISERNIA. L’ALTRA MEMORIA - Dall’archivio privato della famiglia De Leonardis alla Biblioteca comunale “Michele Romano”

Venerdì 15 dicembre 2017, alle ore 17:00, presso la Biblioteca comunale “Michele Romano” di Isernia, alla presenza del Sindaco dott. Giacomo d’Apollonio, e dell’Assessore con delega alla biblioteca avv. Sonia De Toma, inaugura la mostra ISERNIA. L’ALTRA MEMORIA - Dall’archivio privato della famiglia De Leonardis alla Biblioteca comunale “Michele Romano”, curata da Manuela De Leonardis e Gabriele Venditti.

Il progetto nasce nell’ambito della donazione da parte della famiglia De Leonardis, isernina da generazioni ma residente a Roma dal 1920, di un nucleo di documenti e libri di notevole importanza per la conoscenza storica e archeologica dell’antico Sannio e per la ricostruzione topografica e urbanistica della città di Isernia, alla Biblioteca Comunale Michele Romano di Isernia / Polo SBN della Regione Molise (accettata dalla Giunta Comunale con Delibera n. 55 del 10/05/2017) che ne dovrà garantire la conservazione come da disposizioni di Legge, acquisendoli al fine di metterli a disposizione della collettività.

Le disposizioni, in forma di scrittura privata, risalgono al 1954, in seguito alla corrispondenza tra Arturo De Leonardis (Isernia 1883-Roma 1960) e Angelo Viti, allora direttore della Biblioteca di Isernia.

Come afferma Gabriele Venditti, direttore della Biblioteca comunale “Michele Romano” e co-curatore della mostra, “Gli archivi familiari possono riconsegnarci memoria che, nata come particolare, induttivamente viene a darci notizia del generale: diari, memoriali, alberi genealogici tracciati a china, lettere avvolte da nastri di velluto, ma anche fatture commerciali e pubblicità tratte da vecchi quotidiani, conservati in armadi e librerie per decenni se non per secoli, spesso lontani centinaia di chilometri dai luoghi cui si riferiscono, sono una fonte preziosissima per chi tenti una ricostruzione della storia di una comunità, di un territorio. Quando tutto sembra essere già stato detto e scritto, quando – per una città, intorno al suo passato – si ripete ovunque il trito e ritrito fatto di citazioni a ritroso dell’unica fonte nota, ecco che una frase scritta di fretta in un quaderno cambia la prospettiva, accende una luce.”

Nella ricostruzione dello stretto legame tra la famiglia De Leonardis (il cui palazzo era sito in Vico dei Greci n. 10) e la città di Isernia si evidenzia l’importante ruolo avuto da Cesare De Leonardis (Isernia 1840-1901), padre di Arturo, che svolse l’attività di notaio e, allo stesso tempo, appassionato di storia e archeologia, fu autore di un cospicuo numero di scritti e disegni di reperti e luoghi tra cui quelli rilegati nella pagine del libro La storia di Isernia di Raffaello Garrucci, pubblicato a Napoli nel 1848.

Nelle sale della Biblioteca comunale “Michele Romano” saranno esposti un centinaio di documenti, libri, opuscoli, disegni, fotografie e cartoline d’epoca che datano tra il XV secolo e la Grande Guerra, tra cui il codice antico di mascalcia (1489), il primo atlante geografico moderno Theatrum Orbis Terrarum di Abramo Ortelio (edizione del 1612); il libro Constitutiones Synodales Aesernienses di Michele De Bononia, Episcopus Aeserniae (1693), il documento su pergamena relativo a privilegi concessi nel 1756, il manoscritto Fatti accaduti alla famiglia De Leonardis nella reazione d’Isernia del 1860, le carte da gioco napoletane dipinte da Cesare De Leonardis nel 1879, il disegno raffigurante il panorama di Isernia dal Medioevo di Cesare De Leonardis (1880-90 ca.);, il manifesto dell’Illuminazione Elettrica della Città (1892), la brochure della linea ferroviaria Sulmona-Isernia inaugurata nel 1897.

Il catalogo a cura di Manuela De Leonardis e Gabriele Venditti è pubblicato da Volturnia Edizioni.

Dall’archivio privato della famiglia De Leonardis alla Biblioteca comunale “Michele Romano”
15 dicembre 2017 - 15 gennaio 2018
Biblioteca comunale “Michele Romano”
Complesso Monumentale di Santa Maria delle Monache
P.zza Santa Maria, 5
Isernia
1-lente-dingrandimento-di-cesare-de-leonardis-e-theatrum-orbis-terrarum-di-abramo-ortelio-ph-manuela-de-leonardis.jpgPh: Lente d'ingrandimento di Cesare de Leonardis e Theatrum Orbis Terrarum di Abramo Ortelio (ph Manuela De Leonardis)


Valmontone fotografia

16 - 17 dicembre 2017
Palazzo Doria Pamphilj
Valmontone (RM)

Matteo Fantolini. I Believe

Il 16 dicembre 2016, a 38 anni, improvvisamente viene a mancare nella sua casa di Pinerolo un fotoreporter: Matteo Fantolini. Un fotografo che non ha avuto la possibilità di far conoscere il suo lavoro di ricerca, di reportage. Paolo Ranzani, amico e collega, supportato dalla famiglia, ha deciso di portare a termine il progetto fotografico “I Believe”, iniziato qualche anno prima dallo stesso Matteo. Il progetto si compone di un libro e di una mostra che saranno presentati esattamente un anno dopo la scomparsa di Matteo, il 16 dicembre 2017.

“Io credo”, “I Believe” è un lavoro di indagine fotografica su alcune feste religiose che Matteo Fantolini affronta con l’intenzione di scoprire cosa spinge l’uomo a raggiungere l’estasi mistica, per confermare la propria fede religiosa, attraverso riti e sacrifici estremi. Forse proprio perchè ateo Matteo vuole capire e raccontare. Un desiderio che nasce dal confronto continuo con Paolo Ranzani e che lo porta a documentarsi, a leggere, ad avvicinarsi ad alcune feste religiose con radici antiche in Italia, in India, in Malesia, in Thailandia.
Ci troviamo di fronte non a un residuo di fanatismo, ad una intrusione di perdute età nel mondo di oggi ma alla Storia contemporanea di milioni di uomini in luoghi diversi che si insinua in mezzo a noi, si materializza con il sangue, inferni con Dio dentro, storture fisiche e metafisiche, definitive diserzioni dalla ragione.

In Thailandia, Matteo fotografa, il “Nine Emperor Gods Festival di Ko Phuket”, un’antica celebrazione taoista cinese, in Italia a Nocera Terinese e a Verbicaro riprende l’antica usanza cristiana dei “Vattienti”, i “flagellanti”, si spinge fino in India, dove fotografa, a Delhi, l’Ashura un rito sciita e in Malesia a Kuala Lumpur per il Thaipusam un evento induista.
Paolo Ranzani, organizzatore del progetto, raccoglie il lavoro, lo esamina, lo organizza, gli dà una struttura per far sì che il viaggio di Matteo diventi un racconto da far conoscere, da far vedere, da poter leggere.
Riusciamo a trovare, così, nelle fotografie dell’autore riquadri di strade polverose che il sangue trasforma in grumi, in sentieri ruvidi come catrame, occhi vacui, santoni imbellettati dai riti antichi e pelle nuda che si vanta di cicatrici. Sembra di sentirne il rumore, la vibrazione di mille voci che si allungano all'unisono. Muscoli martoriati e fisici spezzati. Formiche umane che rincorrono labirinti come cavie disperate ma consapevoli, loro lo sanno perché lo fanno. Loro ci credono. Matteo fa una scelta. Decide che non è lì per documentare, per certificare un evento, quel che accade, per forza di cose, gli entra dentro e quando esce è qualcos'altro che prima non c'era. Perde il colore, la vivacità cromatica se la ruba il dramma e il dramma si scioglie nel bianco e nero che l'autore sente di concedere al raccontare. In fotografia “togliere” è come aggiungere, se lo sai fare bene. Spogli il superfluo per arrivare all'essenza. E’ facile e giusto, secondo Susan Sontag provare disgusto e orrore davanti al dolore degli altri, quando è subito dalle vittime come una forma di violenza. A sconvolgere di “I Believe” è esattamente questo: ad essere considerata oscena e a scioccare lo sguardo non è una qualche forma di ingiustizia, ma è la professione di fede di qualcuno. “Davanti al dolore degli altri”, nel caso del lavoro di Matteo, coincide con “Davanti alla fede degli altri”.

Un grande lavoro quello di Matteo. Ci insegna a guardare il mondo per quello che è andando vicino, molto vicino, così vicino che non spaventa più, anzi, ci aiuta a capire un po’ di più l’uomo con le sue storture, fobie, miti, credenze, angosce. Nessun giudizio, nessuno spettacolo.
Si parlerà di “I Believe” nella presentazione del libro, curato da Paolo Ranzani, al Circolo dei Lettori e si vedranno le fotografie nella mostra, a cura di Tiziana Bonomo, sabato 16 dicembre.

Matteo Fantolini
Nato a Livorno nel 1978, inizia la sua carriera di fotografo nei villaggi turistici in giro per il mondo, da animatore a responsabile del diving e poi la fotografia subacquea. Nel 2010 si diploma in fotografia presso lo IED Torino e inizia l'attività di fotografo di matrimoni e new born. La voglia di scoprire e raccontare il mondo non si placa, viaggia molto soprattutto alla ricerca dei riti religiosi dove la tradizione, l'esasperazione del credo e il sacrificio si fondono in un’ alchimia fatta di punizione/espiazione e sangue. Per quattro anni indaga, osserva e racconta. Malesia, India, Thailandia, Italia. Matteo lascia il lavoro incompiuto, il 16 dicembre del 2016 muore improvvisamente nella sua casa di Pinerolo. https://crowdbooks.com/it/projects/i-believe

Sabato 16 dicembre 2017, ore 18.00
presentazione libro “I Believe”,
Circolo dei Lettori
con i relatori Paolo Ranzani, Riccardo Bononi e Stefano Bianchi

16 - 22 dicembre 2017
Inaugurazione: sabato 16 dicembre 2017, ore 19.00
Palazzo Graneri della Roccia
Via Conte Giambattista Bogino
Torino

Alessandro Grassani
Environmental migrants: the last illusion

17 dicembre 2017 - 17 gennaio 2018
Inaugurazione: domenica 17 dicembre 2017, ore 19.00
Passeggiate fotografiche romane
WSP Photography
Via Costanzo Cloro, 58
Roma

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