Luigi Ghirri: Atlante

Viaggio immaginario nell'Atlante di Luigi Ghirri, con segni e codici del progetto, concettuale, poetico e illuminante, in mostra con un esemplare inedito

Geometra di professione, visionario di indole, destinato a compiere un lungo viaggio nella geografia della visione e del paesaggio contemporaneo, nei primi anni Settanta Luigi Ghirri intraprende anche quello immaginario di Atlante (1972), tra le pareti di casa.

«Non ho cercato di fare delle FOTOGRAFIE, ma delle MAPPE che fossero contemporaneamente delle fotografie»

Luigi Ghirri, 1979

Avventurandosi tra i segni della rappresentazione cartografica di "monti, laghi, piramidi, oceani, città, villaggi, stelle, isole", Ghirri continua a mappare i codici della nostra rappresentazione della realtà, usando il linguaggio fotografico per metterne a fuoco i dettagli tra le pagine di un Atlante geografico.

«il viaggio sulla carta geografica, peraltro caro a molti scrittori, penso sia uno dei gesti mentali più naturali in tutti noi, fin dall'infanzia (...) In questo lavoro ho voluto compiere un viaggio nel luogo che invece cancella il viaggio stesso, proprio perché tutti i viaggi possibili sono già descritti e gli itinerari sono già tracciati. Le isole felici care alla letteratura e alle nostre speranze, sono state tutte descritte, e la sola scoperta o viaggio possibile, sembra quella di scoprire l'avvenuta scoperta»

Luigi Ghirri

La complessa trama di significati del progetto, concettuale, poetico e illuminante, come ogni altro frammento della sua ecologia di percezione e visione, intraprende il lungo viaggio fino a noi con l'album che vanta diverse edizioni e differenti sequenze di immagini.

«Mano a mano che la scrittura sparisce, spariscono meridiani e paralleli, numeri, il paesaggio diventa ‘naturale’, non viene più evocato, ma si dispiega davanti a noi, come se sotto i nostri occhi una mano avesse sostituito il libro con un paesaggio reale»

Luigi Ghirri

È un esemplare ancora inedito di questi menabó, acquistato da un collezionista privato direttamente da Luigi Ghirri intorno al 1975, ritrovato solo recentemente e restaurato, ad essere esposto per la prima volta in Italia, con il focus dedicato al progetto dal MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma, parte del nuovo allestimento delle Collezioni, The Place To Be, realizzato in collaborazione con il Comune e la Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia.

41 fotografie di questo Atlante, accompagnate dal testo scritto dallo stesso Ghirri in occasione della prima antologica del suo lavoro, tenuta allo CSAC dell'Università di Parma nel 1979, arricchiscono il focus, insieme ad altre versioni del progetto, pubblicazioni e opere di altri artisti dell'epoca, contribuendo a contestualizzare il precorso di ricerca artistica di Ghirri, il suo approccio alla fotografia e all'arte concettuale, con il quale affina la capacità di scorgere dall'ordinario cose straordinarie.

«Il mio desiderio è sempre stato quello di lavorare con la fotografia a 360 gradi, senza limitazioni. Credo che questo modo di operare sia un’amplificazione delle possibilità percettive e di racconto. Uno degli elementi che mi affascinava nelle ricerche concettuali [da cui sono partito] era l’irruzione della possibilità di una sorpresa all’interno del quotidiano anche riferito all’arte. Ma al di là di questo credo di aver appreso dall’arte concettuale la possibilità di partire dalle cose più semplici, dall’ovvio, per rivederle sotto un’altra luce.»

Luigi Ghirri, 1991


Luigi Ghirri. Atlante

fino 21 gennaio 2018
MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo
Sala Claudia Gian Ferrari
Via Guido Reni, 4A
Roma

Foto | Luigi Ghirri, Atlante, 1973, Cortesy Collezione privata, Copyright Eredi Ghirri
Via | Press MAXXI

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