Edvard Munch: inquietudine, introspezione e fotografia

Le esplorazioni fotografiche e introspettive di Edvard Munch affiancano e influenzano le opere dell'artista da Urlo

"Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò il cielo si tinse all’improvviso di rosso sangue mi fermai, mi appoggiai stanco morto a un recinto sul fiordo nerazzurro e sulla città c’erano sangue e lingue di fuoco i miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura e sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura"

Edvard Munch, L’urlo, 1893

Celebre in tutto il mondo per le inquietanti rappresentazioni dell'angoscia esistenziale che pervade opere dirompenti come L’urlo, insieme al contributo offerto all’espressionismo, Edvard Munch fu in realtà un artista autodidatta, molto più eclettico e prolifico, capace di lasciare in eredità alla città di Oslo circa 1.750 dipinti, 18.000 stampe, 4.500 acquerelli, 378 litografie, insieme a sculture, arti grafiche, scenografie teatrali, film e fotografie, conservate nel Munch Museum.

Lo spirito tormentato che anima le quattro versioni dell'urlo (e la riflessione di apertura che lo ispira), insieme a gran parte della produzione artistica più celebrata di Munch e della sua «arte degenerata» bandita dal regime nazista, ha in parte contribuito ad oscurarne la natura più vivace e affascinante, spinta ad esplorare linguaggi e tecniche diverse, approcci alla pittura e alle arti grafiche, insieme alle sperimentazioni fotografiche, trasformate in esercizio di introspezione per la ricerca pittorica e la struttura dell’immagine.

"La fotografia mi ha insegnato molto..."

Edvard Munch

Attratto da distorsioni, inquadrature eccentriche, sfocature ed 'errori' rivelatori, nei primi anni del 900 Munch inizia a osservare se stesso e il mondo che lo circonda con una Kodak Bull's Eye No. 2.

I ritratti di amici e parenti che scatta insieme agli autoritratti in studio e senza veli, confluiti in gran parte nel portfolio "Fatal Destiny", realizzato tra il 1902 e il 1908, restano una preziosa testimonianza delle sperimentazioni fotografiche che affiancano la produzione artistiche dell'uomo, più introspettivo e meno introverso di quanto siamo stati sempre indotti a pensare.

50 scatti prestati dal Munch Museum di Oslo alla Scandinavia House di New York, con "The Experimental Self: Edvard Munch’s Photography" a cura di Patricia Berman (fino al 5 marzo 2018), ne espongono le esplorazioni fotografiche che affiancano e influenzano quelle dei dipinti.

Opere protagoniste della parallela "Edvard Munch: Between the Clock and the Bed", con 43 composizioni dell'artista create in un arco di sei decenni che contemplano autoritratti e opere mai esposte negli Stati Uniti, ospitate al 3° piano del Metropolitan (The Met Breuer) di New York fino al 4 febbraio 2018, prima di raggiungere il Munch Museum di Oslo (12 maggio - 9 settembre 2018).

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Foto | The Experimental Self: Edvard Munch’s Photography, Courtesy of Munch Museum by Scandinavia House

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