Gli scatti di Luca Bracali: i grandi parchi USA

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Abbandoniamo l'Isola Di Pasqua per atterrare negli Stati Uniti, ricchi di meraviglie imponenti e maestose. Bracali ha infatti visitato e fotografato i grandi parchi per la quinta volta nella sua carriera, ambientandovi per la terza volta un workshop fotografico.

Il workshop, a cui ha aderito un pubblico eterogeneo, ha toccato posti come Bryce Canyon, Zion, la nota Horseshoe Bend, il Grand Canyon, la Monument Valley, The Arches e la White Pocket. Ognuno di questi luoghi offre diversi spunti e differenti sfide fotografiche nonché difficoltà ed inconvenienti.

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Sulle orme di Ansel Adams... ma non solo


Il grande legame con i parchi degli Stati Uniti nasce dall'ammirazione degli scatti del grande Ansel Adams, che forse fu il primo a rendere celebri queste aree con le sue fotografie.

"Il mio sogno è sempre stato quello di fare un dualismo tra le immagini di Ansel Adams e le mie. Adesso, veramente, sarei pronto".

Dall'altro lato troviamo invece la mission di Luca Bracali, quella di mostrare e proteggere le fragili meraviglie della Terra, minacciate dalla terribile mano dell'uomo e dei cambiamenti climatici: se nel caso dei Moai le insidie sono i licheni, nel caso dei grandi parchi sono le estrazioni di carbone. Le miniere infatti minacciano seriamente settori come il Bryce Canyon o White Pocket, rischiando di inquinarne e danneggiarne il patrimonio naturale sotto gli occhi impotenti dei gruppi ambientalisti locali che non riescono ad opporsi alla pratica del declassamento di questi parchi.

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Le operazioni di scavo con le loro vibrazioni possono danneggiare le strutture rocciose, l'aumento di anidride carbonica invece pone a rischio la materia organica delle formazioni di arenaria, le cosiddette "desert varnish".

 

Il drone: un nuovo punto di vista


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Per raccontare bellezza e fragilità, binomio molto diffuso in natura, Bracali si avvale non solo della macchina fotografica ma anche, dove è consentito dalle dure e restrittive leggi, del drone. Vedremo infatti numerose immagini aeree, fruendo di una visione inedita ed innovativa dataci dalla maestria, dall'esperienza ed anche da un pizzico coraggio. Iconici sono gli scatti in volo della White Pocket, definita da Bracali come una vera e propria scuola di composizione naturale.

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Un gioco di incastri


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L'ampiezza dei grandi parchi USA è certamente un elemento che inizialmente spiazza e disorienta i fotografi: non è affatto facile sapere cosa, come e quando fotografare. Scopriremo che in alcune circostanze la precisione richiesta è più che millimetrica e l'approccio fotografico più efficace è quello basato sulla pianificazione: "accendere il cervello e poi premere il click". Un palese esempio è fornito dalla ripresa dell'alba dal Mesa Arch, nel Canyonlands National Park, o della "retroluminescenza" di alcune rocce nel Bryce Canyon di cui parleremo più approfonditamente nelle prossime interviste.

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L'unico insuccesso di questo viaggio è stato lo startrail, tecnica fotografica che risente più di ogni altra delle condizioni meteorologiche del posto: in molti casi c'è stata la pioggia, in altri le nuvole, risultando in 9 notti nuvolose su 9. Non sarà questo un pretesto valido per tornare nei grandi parchi USA per la sesta volta?

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