Gli scatti di Luca Bracali: con l'occhio del drone (parte I)

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Chi conosce Luca Bracali conosce bene anche la sua bravura e maestria nel pilotare il drone e nel portarlo con abilità anche ben oltre il contatto visivo. Negli USA, come del resto in Italia e nella gran parte del mondo, le leggi sui droni sono molto restrittive e non è consentito volare in posti come i parchi nazionali. Per questo motivo è necessario prestare molta attenzione ed agire sempre nel rispetto delle normative. Dove è consentito è invece possibile fare voli molto suggestivi, come nel caso della White Pocket.

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Una scuola di composizione naturale


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La White Pocket è una formazione rocciosa molto simile alla più famosa Onda (The Wave) che si trova in Arizona: entrambe hanno origini giurassiche e sono costituite da arenaria. White Pocket è più accessibile e meno controllata, è un monumento nazionale che può essere esplorato liberamente, che si può sorvolare col drone e vi si può perfino trascorrere una notte. La libertà assoluta di volarvi sopra permette di sperimentare un'infinità di composizioni combinando elementi già esistenti mediante l'inquadratura. Le tonalità, le forme e le sfumature dell'arenaria possono essere inserite, escluse e ricombinate per dar vita sempre ad armonie diverse. La bellezza naturale della White Pocket è, per l'occhio artificiale del drone, forse la più grande scuola di composizione esistente. Come il paesaggio Lunare osservato dalla terra con potenti telescopi cambia giorno dopo giorno nella sua illuminazione ed ombreggiatura, così nel corso della giornata la White Pocket ci offre sempre nuove sfaccettature.

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Nonostante il suolo desertico, un albero isolato ha avuto modo di ritagliarsi uno spazio vitale: anche questo è un aspetto della fragilità ed allo stesso tempo della forza della natura.

 

Trascendere il contatto visivo


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Non molto distante dalla White Pocket troviamo un'altra imponente formazione naturale, una vera e propria cattedrale di roccia che supera in altezza i 300m. Per immortalarla è stato necessario, con le parole di Luca "attivare il tasto dell'incoscienza" spingendo il drone ben oltre il contatto visivo, scavalcando letteralmente la struttura per poi allontanarsi ancora e girarvi attorno. Il tutto con il sole a picco che di certo non agevolava nella visione del monitor, rendendo difficile non solo il controllo del drone ma anche la composizione dello scatto. In definitiva l'uso del drone è una grandissima estensione delle possibilità di un fotografo, una visione complessiva oltre che estremamente suggestiva e di grandissimo valore artistico: Luca Bracali anche in questo caso ci ha dimostrato di essere un maestro indiscusso.

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