Gli scatti di Luca Bracali: le meraviglie del parco degli Arches


Nello scorso appuntamento con Luca Bracali abbiamo parlato dell'alba del Mesa Arch, struttura iconica per via del bagliore interno che esplode nei pochi minuti che seguono il sorgere del Sole.

Ci spostiamo nel vero regno degli archi, il parco degli Arches, dove ne troviamo oltre duemila esemplari, ognuno dei quali è unico per caratteristiche, forma e dimensioni.

 

L'icona del parco: il Delicate Arch


Bracali ci offre una visione insolita ed impegnativa del simbolo dello Utah e del parco di cui fa parte: "quest'arco si fotografa bene al tramonto e non all'alba, perché la parte che a noi interessa è in luce al tramonto, mentre il lato opposto è scosceso; siamo arrivati a mezzogiorno con la luce abbastanza alta, per cui per fare questo scatto mi sono inventato di raggiungere l'arco, sdraiarmici sotto e prenderne una porzione". Un taglio molto originale, ottenuto con una grande cura dei dettagli: "ho dovuto allineare le altre montagne sullo sfondo che sono distanti almeno 50-100 metri, ed io, sdraiato sotto l'arco facendo capolino con il sole, ho sfruttato questa specie di retroilluminazione".

 

Double Arch: un arco "difficile"


Le due aperture di cui è costituito il Doppio Arco ne fanno uno dei più imponenti in assoluto, con i 45 metri di lunghezza ed i 32 di altezza della campata più ampia. "Difficile coglierlo in questa forma: ho utilizzato un grandangolare spinto, un 10mm (16mm su apsc). Mi sono messo in una determinata posizione da riuscire a prendere le due aperture con l'aggiunta di due soggetti importanti: uno è il Sole, l'altro sono le ragazze appoggiate in una delle due "O".

 

Il più ampio: Landscape Arch


Il Landscape Arch è probabilmente il più esteso in apertura al mondo, con i suoi oltre 88 metri di ampiezza che tra l'altro lo rendono anche piuttosto esile (da qualche anno non vi si può passare sotto). Come ci spiega Bracali, questa formazione rocciosa andrebbe fotografata all'alba: "l'unico modo per fotografarlo il pomeriggio era quello di allearsi con il Sole: invece di averlo alle spalle lo avevo di fronte, ho creato dunque l'effetto silhouette ed ho dato un aspetto al Landscape Arch totalmente diverso da come lo si vede convenzionalmente".

Come ci insegna il nostro esploratore, se è giusto e doveroso scattare avendo una cura millimetrica del posizionamento ed una precisione svizzera nella gestione dei tempi, è anche vero che un buon fotografo deve riuscire ad adattarsi ad ogni situazione, sfruttando a proprio vantaggio anche una luce "sfavorevole".

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