Alberto Ghizzi Panizza: il piccolo mondo che incontra l'infinito

Siamo in compagnia di Alberto Ghizzi Panizza, un nome che certamente non ha bisogno di troppe presentazioni e che, giustamente ma anche limitativamente, è associato alla macro fotografia. Oggi andremo a scoprire insieme a lui l'insolito ma suggestivo connubio che nasce quando, grazie alla fotografia, ciò che è infinitamente piccolo e vicino incontra l'immensità del cielo, esplorando tecniche di ripresa come il focus stacking ed il refocusing.

 

- Ciao Alberto, sono felice di averti con noi, parlaci un po' di te e
della tua attività di fotografo:

Ciao Francesco, la mia è ed è sempre stata principalmente una passione. È partita come un hobby ma da quando presi la mia prima fotocamera digitale divenne quasi una “mania”.
Iniziai a fotografare un po’ di tutto ed alla fine lo faccio un po’ anche adesso. Sono conosciuto infatti soprattutto per la macro ma sono anche ESO Photo Ambassador. Ricordo che ESO è l’organizzazione europea per lo studio astronomico dell’emisfero australe. Quindi l’opposto della macro. Da grande amante della natura anche il mio modo di fotografare rispecchia la voglia di mostrare tutta la bellezza che abbiamo attorno dall’infinitamente piccolo all’immensamente grande. La fotografia da diversi anni è diventato il mio lavoro ed ho varie collaborazioni con testate e riveste estere. Collaboro con diversi produttori ed aziende ma principalmente con Nikon Italia e Nikon Europa di cui sono stato testimonial di diverse loro campagne pubblicitarie. A volte ricevo in prova i loro prodotti prima che vengano immessi in commercio per testarne le potenzialità. Una di queste immagini è stata infatti utilizzata per spiegare una nuova funzione introdotta sulla Nikon D850.

 

- Come ti sei appassionato alla macro fotografia? E come hai iniziato
a praticarla?

Ho iniziato quando ho fatto il salto dall’analogico al digitale, con le prime compatte era infatti molto più facile fare fotografia macro rispetto alle reflex analogiche (all’epoca non avevo ottiche macro), in questo modo ho cominciato ad appassionarmi prima a riprendere i fiori ed i piccoli soggetti che avevo in giardino e poi quando presi la mia prima reflex digitale, una Nikon D100, cominciai a fotografare piccoli dettagli naturali come le gocce di rugiada tra i parchi e le riserve naturali delle mie zone. Ho subito capito che con le reflex serviva un’ottica macro per ottenere degli ingrandimenti elevati e da quando comprai la prima ho cominciato ad esplorare il micromondo nelle sue forme più svariate.
Per aumentare il rapporto di riproduzione ho cominciato ad usare accessori come ottiche invertite, soffietti, tubi di prolunga, ottiche da microscopio ed ultra macro.
In questo modo ho così iniziato a fotografare anche particolari e soggetti dalle dimensioni di qualche millimetro.

 

I segreti del focus stacking


- Partiamo dalla prima foto. Sappiamo che si tratta di un focus
stacking: è una tecnica innovativa, sulla quale hai sperimentato più
di ogni altro fotografo ottenendo risultati impressionanti. Come l'hai
"scoperta"?

Diversi anni fa ho iniziato ad utilizzare questa tecnica senza nemmeno conoscerla. Mi trovavo infatti sempre in notevole difficoltà per la mancanza di profondità di campo, soprattutto all’aumentare degli ingrandimenti. Ho cominciato così ad unire in post produzione diversi scatti effettuati in differenti punti di fuoco. Anni dopo ho capito che alla fine quella che utilizzavo era in effetti la tecnica del focus stacking che ormai da decenni utilizzo ed è ora molto diffusa. Le più recenti fotocamere sono ora in grado di effettuarla in automatico e questa tecnica, una volta abbastanza complessa, è diventata alla portata di neofita.
Parlando della foto qui pubblicata è proprio una delle prime che ho scattato con un sample della D850 per testare la funzione automatica del focus stacking che Nikon chiama in inglese “focus shift” ed in italiano “ripresa con cambio di messa a fuoco”.
Prima di provarla pensavo fosse una funzionalità per i neofiti e che non l’avrei utilizzata dato che io l’avevo sempre fatta manualmente.
Provando la funzione automatica però ho constatato la sua affidabilità e precisione. Ammetto che ora con le ottiche autofocus utilizzo la nuova funzione automatica per l’estrema facilità e velocità con cui si possono eseguire i focus stacking. Manualmente occorre molto più tempo ed il rischio di introdurre vibrazioni e di conseguenza foto micromosse è molto più elevato.

 

- Quali sono le principali difficoltà ed inconvenienti del focus
stacking? Pensi si possa perfezionare ancora?

Fare focus stacking sul paesaggio è piuttosto facile, nella macro invece diventa più complesso per la profondità di campo che è molto più ridotta. Bisogna quindi sia conoscere bene i parametri che la influenzano sia sapere impostare correttamente la macchina per avere tutto il nostro soggetto a fuoco senza saltare dei punti.
Sbagliando i parametri le foto una volta unite possono risultare con una nitidezza non uniforme ma a macchie. Un altro problema è che per tutta la durata della sequenza di scatto delle immagini il soggetto deve rimanere perfettamente immobile o si possono creare delle irreali sdoppiature. Un altro problema comune sono gli aloni. Anche in questo caso possono essere causati da errati parametri di scatto ma anche dal software di unione delle immagini. I miglioramenti in questa tecnica sono costanti, sia da parte delle fotocamere che dei software. Questi ultimi infatti tendono molto a recuperare eventuali errori in fase di scatto, come ad esempio disallineamenti nell’inquadratura. Spero che in futuro sia le macchine che i software possano gestire in automatico e soprattutto assieme sequenze di immagini scattare contemporaneamente con la tecnica del focus stacking e del bracketing delle esposizioni. Un po’ come nell’ultima versione di Camera RAW che ora unisce in automatico anche le panoramiche in HDR. Sia le ultime serie Z di Nikon che le ottiche native serie S creano un utile montaggio-anteprima in bianco e nero del focus stacking ma ancora nessuna macchina riesce a montare tutta la sequenza senza dover ricorrere al computer. Questo probabilmente richiede ancora troppa potenza di calcolo, ma spero che in futuro le fotocamere possano farlo da sole con la possibilità di regolare vari parametri come nei software di unione degli scatti che ora usiamo sul computer.

 

L'infinitamente piccolo e l'immensamente grande


Andiamo a vedere un altro scatto, questa volta una singola esposizione. In questa immagine hai un po' unito i tuoi due mondi, quello
dell'astrofotografia e quello della macro fotografia, andando a creare
un contrasto molto poetico. Sia la macro che la fotografia notturna
sono dei generei piuttosto contemplativi, hanno inoltre molto più in comune di quanto si possa pensare, come ad esempio ricerca della location adatta e pianificazione. Quanto lavoro c'è dietro uno scatto del genere?

Questa è effettivamente una foto che ho provato a realizzare da diversi anni ma con risultati che non mi avevano mai soddisfatto pienamente. Finalmente quest’anno sono riuscito a scattarne alcune soddisfacenti. Per anni avevo provato a fare macro notturna utilizzando il focus stacking, ma i tempi diventavano troppo lunghi e qualcosa non funzionava sempre. Dai soggetti che si muovevano, ai cambiamenti di luce dovuti anche alle luci dei led o dei flash. Una grande difficoltà sta anche nel dover lavorare in scarsa luce.
Ho cominciato allora a sperimentare la tecnica del cambio di fuoco. In questo modo si risparmia moltissimo tempo ed è molto più facile “bloccare” i soggetti con un singolo colpo di luce flash o led. L’idea di scattare una foto con insetti e la Via Lattea sullo sfondo l’avevo da anni. La difficoltà è soprattutto trovare un buon cielo ed un buon soggetto macro come in questo caso le due mantidi. Altra difficoltà in questo caso è stato trovare un luogo dove riprendere le mantidi dal basso in modo da inquadrare bene anche la Via Lattea. Pure la scelta dell’ottica giusta ha richiesto parecchie prove. Alla fine i risultati migliori li ho ottenuti con il Laowa 12mm f/2.8, questo pur non essendo un macro consente rapporti di riproduzione interessanti legati ad un notevole angolo di campo inquadrato.

 

- Raccontaci brevemente la fase di scatto. Si tratta ovviamente di una
lunga esposizione: hai fatto ricorso a tecniche come il refocusing
durante lo scatto per passare dal soggetto in primo piano al
background oppure hai semplicemente fatto affidamento sull'iperfocale
offerta dal 12mm, ottica eccellente per questo genere di fotografia?

Questo scatto richiede effettivamente parecchia tecnica e per realizzarlo mi sono fatto aiutare dall’amico Roberto Aldrovandi con il quale scatto spesso in compagnia. In questo modo uno gestiva i flash e l’altro la fotocamera. L’iperfocale non consente di avere sufficiente dettaglio con un soggetto così vicino all’ottica e quindi ho preferito usare la tecnica del cambio di messa a fuoco. L’esposizione in questo caso va fatta per la Via Lattea. Una delle cose più difficili poi è calibrare bene i flash per illuminare in modo omogeneo i soggetti. Difficile è anche evitare le scie prodotte dal cambio di messa a fuoco ed evitare che le parti luminose come le stelle creino delle scie. Per evitare effetti di mosso durante il cambio di MaF serve precisione e stabilità. Un buon cavalletto ed una buona testa sono quindi molto importanti. Anche evitare gli aloni neri che si creano attorno ai soggetti non è facile da evitare. Questo si può ben vedere attorno alla mantide di destra. Qualcuno ha anche pensato proprio a causa di questi che l’immagine fosse un fotomontaggio malfatto. Ho infatti preferito lasciarli inalterati per non dover “photoshoppare” lo scatto. Non servirebbero infatti grandi tecniche di post produzione per eliminarli. L’alone è dovuto al cambio di dimensione del soggetto in primo piano quando si sposta il fuoco all’infinito. L’alone in questo caso viene nero dato che il soggetto non è più illuminato dal flash. L’alone attorno all’altra mantide invece non si vede perché lo sfondo è molto scuro.

 

- Un'ultima domanda: queste immagini prevedono l'impiego di tecniche
particolarmente difficili da realizzare sia in fase di scatto che in
fase di post produzione, che però sono tutte finalizzate al
superamento di limiti tecnici (come ad esempio l'estensione della
profondità di campo delle ottiche) e non vanno a compromettere
l'autenticità dello scatto. Credi che nel pubblico ci siano dei
pregiudizi in merito?

In realtà la post produzione di queste sue foto è piuttosto limitata. Nel primo caso essendo un focus stacking ho ovviamente dovuto unire la sequenza di scatti per ottenere un’unica immagine finale. Per questa foto ho usato un ottimo software dedicato: Helicon Focus.
Per il secondo scatto qui pubblicato, essendo una singola esposizione, ho dovuto recuperare un po’ di luci ed ombre ed esaltare un poco anche la Via Lattea. C’è chi ancora ritiene il focus stacking un fotomontaggio ma io non lo ritengo tale. Come tu stesso dici serve per superare limiti fisici della profondità di campo. Un po’ come accade utilizzando un microscopio elettronico. Un focus stacking non altera la realtà come farebbe un fotomontaggio in cui si spostano, aggiungono o eliminano elementi della scena ripresa.
Tant’è che in molti concorsi fotografici la tecnica viene ora accettata. Anche le riviste scientifiche o naturistiche come ad esempio National Geographic propongono da anni immagini realizzate con questo tipo di tecnica.

 

 

- Ti ringrazio per averci dedicato il tuo tempo. Parlaci brevemente
dei tuoi progetti per il 2019, un anno certamente ricco di workshop e
partecipazioni importanti!

Per il 2019 ho in programma diversi workshop ed uno dei più interessanti sarà quello che realizzerò in collaborazione con ESO e Nikon nel deserto di Atacama in Cile. Qui accompagnati da me e dal professor Massimo Tarenghi, costruttore ed ex direttore di alcuni dei più avanzati osservatori astronomici, visiteremo non solo le meraviglie naturali del deserto ma anche le strutture più avanzate mai costruite dall’uomo per la ricerca e lo studio delle origini dell’universo e della vita.

Dopo anni di progettazione io e Massimo, con cui da anni collaboro, siamo riusciti ad ottenere tutti i permessi e ad organizzare un viaggio che sarà ricco di emozioni. Io terrò un vero e proprio corso di fotografia che spazierà dalla naturalistica all’astofotografia ed il prof. Tarenghi ci entusiasmerà con le sue conoscenze e spiegazioni a tema astronomico.
Per gli interessati, sono disponibili ancora alcuni posti, riporto i link che descrivono il nostro affascinante ed esclusivo viaggio:

https://www.nikonschool.it/travel/astrofotografia-cile.php

http://www.alidays.it/project/viaggio-di-gruppo-astrofotografia-cile/

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