Una Canon G9 per Martina Colombari

pubblicato: sabato 08 novembre 2008 da Derfy


Fabrizio Ferri ha usato una Canon PowerShot G9 per il servizio di copertina su Max di Martina Colombari.

Un fotografo, una modella ed una compattona, rinunciando ad un esercito di truccatori ed assistenti sono ingredienti per un set fotografico destinato ad una rivista patinata di grande tiratura. Una scelta di ritorno alle origini della fotografia dove l’elemento più importante è la luce che domina la scena sul soggetto.

Il fotografo ha parlato in maniera entusiastica delle qualità della G9 a tal punto che gli ultimi lavori sono stati tutti eseguiti con questa fotocamera, compreso il “Book of the Year” di Max con Lola Ponce. Dopo il salto una lunga intervista in merito.

Fabrizio, abbiamo osservato a fondo le tue immagini. Questo lavoro ci è sembrato diverso, più vero: perché?
Il servizio per Max è stato il primo lavoro in digitale in cui mi trovavo da solo con la modella. Questo credo abbia offerto risultati straordinari. Prima portavo sempre con me tante persone: assistenti, addetti al computer, persone del set e via dicendo. In quelle circostanze dovevo stare molto attento, anche solo per catalizzare l’attenzione su di me. Da quando ho preso in mano la G9, ho mandato tutti a casa: in senso metaforico, è ovvio.

Hai prodotto tutto il servizio con PowerShot G9?
in realtà tutti gli ultimi cinque lavori.

C’è tanta “donna” in questo tuo lavoro.
Direi tanta luce. Fotografando Martina, e durante gli altri lavori con la G9, ho riscoperto l’uso della luce quale “materia prima” della fotografia, rendendomi conto di quanto fosse importante per la genesi dell’immagine.

Questo riguarda lo scatto: ma la post–produzione?
Qui sta il bello! Non so se sia merito della G9, ma tutte le volte che andavamo a ritoccare l’intervento ci sembrava troppo intrusivo. Abbiamo teorizzato che fosse “la pasta” della G9 ad adattarsi male agli interventi successivi; molto probabilmente era l’originale ad essere tremendamente bello e vero da risultare quasi immodificabile. Morale: siamo stati costretti a non ritoccare. Ho seguito personalmente tutte le fasi di “pulizia”, limitandole laddove erano indispensabili (lo sporco della pianta dei piedi, ad esempio). Il resto è stato lasciato intatto, un po’ come si faceva una volta: dove dipingevi con la luce, ottenendo un risultato senza vie di ritorno. Il richiamo ai periodi della pellicola sembra scontato, in realtà non si tratta di questo (lavoro in digitale da più di 12 anni, non ho rimpianti!); quando usi il fotoritocco “pesante” affidi le tue immagini a terzi, a persone che non conoscono ciò che l’autore voleva ottenere e che spesso non hanno vissuto “l’energia” delle sedute di scatto. Con la G9 ogni cosa ritorna al suo posto: ivi compresa la responsabilità dell’artista. Mi ripeto: si tratta di fotografia per davvero.

Lei comunque è bellissima…
Insuperabile: non ho parole; direi imperiale.

Lei si è accorta, durante gli scatti, di questo diverso modo di fotografare? Ha percepito la tua ricerca della luce?
Io e Martina non abbiamo mai lavorato insieme. No, direi che non si è accorta di nulla; di certo, però, ha notato la differenza del risultato finale, ma questa puoi trovarla nei lavori di molti autori. Ciò che abbiamo condiviso, insieme, è stata la libertà assoluta: la disponibilità reciproca. Non ho voluto né truccatori, né parrucchieri. Come dicevo, eravamo soli: e questo ha aiutato molto.

Quanto è durata la fase dello scatto?
Mezz’ora durante il primo tramonto, due ore per il secondo.

Dove eravate?
A Pantelleria, in luglio.

G9, perché?
Da anni cercavo una fotocamera che non fosse un ibrido. Non volevo una reflex con attaccato un sensore; in più desideravo abbandonare il PC, sempre al seguito quando usi dorsi digitali. Ho prodotto il libro Aria (anno 1997, Federico Motta Editore n.d.r.) tutto in digitale, quando però non esistevano portatili performanti e gli schermi non erano ancora piatti. Dopo anni di fatiche, aspettavo una macchina che mi convincesse. Ne ho provate tante, fino a quando un conoscente, in campagna, mi ha fatto vedere la G9. L’ho trovata subito bellissima, con quel suo schermo posteriore che risultava luminosissimo e dettagliato. Il software l’ho trovato subito “amico” e facile da usare; la messa a fuoco rapida e precisa. Ho subito telefonato in ufficio perché me ne trovassero una. Dopo un piccolo test, è stata subito adotta-
ta per i lavori che avevo in programma.

Il servizio di Martina…
Non solo: anche per il servizio di Monica Guerritore (Vanity Fair, Agosto ’08) ho usato la G9, così come per il calendario di Lola Ponce che uscirà a Novembre.

Tutte queste modelle illustri non si sono meravigliate nel vederti usare una piccola compatta, pur bella nel design? Sono abituate ad attrezzature ben più imponenti…
Eccome: la sola G9 le ha lasciate un po’ sconcertate. Si sono anche chieste se stessi scherzando! Per fortuna mi conoscono, così la meraviglia è durata poco.

La G9 come scoperta, quindi?
Certamente: sto già aspettando la G10 per provarla!

Tutti gli scatti in RAW?
Ovvio.

La luce? Sempre quella naturale? Nessun bank? Nessun pannello semi-riflettente?
Niente di niente! Qui sta il bello: pochi ingredienti, ma buoni; nessuna salsina per condire alcun piatto, come nella cucina per intenditori.

Dopo il primo lavoro? Considerazioni aggiuntive sulla macchina?
Solo conferme: non ho trovato alcun limite, solo il gusto per la libertà. In realtà è risultata compatibile con la sensibilità che ho per la luce. Prendi, ad esempio, la foto con Martina sdraiata sul pavimento: c’è un raggio di luce e tanta ombra. Col digitale le zone scure sono il regno del rumore, in queste foto non ce n’è traccia. Non solo: la macchina legge benissimo le alte luci e le ombre profonde. Per usare il linguaggio di un tempo, la G9 possiede un’ampia latitudine di posa.

Continui quindi a lavorare con G9?
Sì, almeno per i lavori che ho programmato.

Vivi a New York?
Sì, da cinque anni.

Scelta di vita o di mercato?
Tutte le scelte sono di vita. Io, del resto, volevo dei figli aperti mentalmente, abituati alle lingue e a ciò che è diverso.

Com’è la grande mela? Fotograficamente, intendo?
New York è una città che non sta mai ferma. È viva! Come tutte le realtà che pulsano, o ti attraggono o ti respingono, perché sanno offrirti il bello e il brutto.

Tu hai disegnato la luce quando ancora c’era la pellicola. C’è qualcosa di quel periodo che vorresti trasportare ad oggi?
Io credo che il lavoro del fotografo consista nel far vedere agli altri ciò che ha già visto. Se ti pagano per questo, diventi un professionista; in caso contrario, rimani un amatore. Il momento topico della fotografia è quando metti “l’oggetto che fotografa” tra te ed il soggetto. Lì si corre il rischio di rompere un’energia, perché è essenziale guardare senza essere visti. Ebbene, questo andava traghettato dal passato: quello scatto non intrusivo che donava libertà; lo stesso che oggi puoi ottenere guardando lo schermo posteriore della fotocamera, senza peraltro perdere ciò che accade intorno.

Occorre più energia per l’argento o per i numeri?
Col digitale, tu puoi continuare a scattare dopo 10 click; ed il senso dello scatto (e della foto) rimane consolidato. Oggi molti degli sforzi sono demandati in fase di post produzione: questo, al di là del lavoro di ritocco (vedi ad esempio la scelta del B/N rispetto al colore). Con G9 si potrà andare lontano.

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Commenti dei lettori

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  • Alessandro Casagli

    08 nov 2008 - 12:10 - #1
    1 punto
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    ci sarà anche quello che da noi si chiama “il manico”, la modella è notoriamente bella.. ma la qualità di queste foto è veramente pessima.. sono l’unico ad accorgermene?

  • Profilo di bugbuster

    bugbuster

    08 nov 2008 - 12:29 - #2
    0 punti
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    Le foto non mi piacciono particolarmente.. anzi!
    Per la qualità dovrei prima vederle su stampa, perchè quelle che sul web lasciano molto a desiderare..

  • Nap

    08 nov 2008 - 16:13 - #3
    1 punto
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    Se bastasse una G9 per diventare famosi, tutti quelli che come me hanno speso migliaia di euro in attrezzatura professionale sarebbero degli idioti. Certe chiacchiere può bersele chi non è in grado di comprendere il “manico” e la tecnica ma chi con la fotografia ci lavora, si accorge subito che il livello di certe foto è molto amatoriale. Certo, avendo alle spalle il mecenate giusto, uno può fare come gli pare, anche fotografare con una compatta a pellicola di quelle che si trovavano nei fustini di detersivo!

  • daniele79

    08 nov 2008 - 16:51 - #4
    1 punto
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    straquoto in pieno NAP..

    umhmh ma a me sembra piu’ una pubblicità e neanche tanto occulta per canon..follia pura una compatta senza softbox pannelli ecc..ecc..bah i miracoli della tecnologia!quindi tutti gli altri professionisti sono una massa di deficenti..delirio allo stato puro..
    La compatta e’ comoda per un pro non si sa mai il momento buono ci scappa pero’ solo in quel caso..a si anche per le feste dei parenti.. ;)
    Poi che un pro sappia fare belle foto anche con una compatta e’ indubbio.
    Ma un corpo che costa dai 4000 ai 10000 euro senza ottiche e altro non mi potete dire che e’ paragonabile ad una compatta da 400euro..dai..
    e il finale?!?! Aspetto con ansia la g10..
    ancora pubblicità esplicita.. ci manca solo…
    with canon you can!
    che tristezza..anzi alla “cesaroni”
    che amarezza.. :)

  • daniele79

    08 nov 2008 - 16:53 - #5
    0 punti
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    certo se canon mi chiama e “mi paga” per fare un servizio con la compatta e poi pubblicizzarlo.. beh perche’ no!? ;) Pero’ perde molto di professionalità il fotografo nel dire certe cose..

  • Albert Antonini Mangia

    08 nov 2008 - 18:20 - #6
    0 punti
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    Non sono d’accordo con chi vuole fare dei paragoni fra la qualità delle foto di una compatta e una reflex senza vedere il risultato finale stampato e con un confronto vero e proprio, ovvero stesse foto scattate dallo stesso fotografo con una compatta e con una digitale.
    In ogni modo l’intervista è certamente un “marchettone” della Canon, la stessa identica intervista è pubblicata qui:

    http://www.dphoto.it/200811071304/digitali-canon/fabrizio-ferri-martina-colombari-e-la-canon-g9.html

    è dunque evidente che sia stata fornita dall’ufficio stampa della Canon.
    Certamente Ferri ha avuto la sua bella mazzetta: “business in business” ragazzi!

  • colin82

    08 nov 2008 - 20:05 - #7
    1 punto
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    Chiaramente è un intervista pilotata: sa una sega il giornalista di Raw, bank, flash, etc etc…

  • Profilo di Latente@Flickr

    Latente@Flickr

    09 nov 2008 - 00:01 - #8
    0 punti
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    quando usciranno le prime bridge basate su micro 4/3 questa fotocamere verranno spazzate via

  • biso

    09 nov 2008 - 13:35 - #9
    0 punti
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    Latente non credo che sarà così, la G9 è piccola, molto piccola, + o - come un pacchetto di sigarette. Le micro 4/3 hanno delle misure minime cmq superiori. Sulla qualità non posso fare raffronti diretti se non dire che la G9 è in effetti una ottima compatta, che ha sicuramente una marcia in + della normale digitale, sia come funzioni, velocitè e qualità. A mio avviso rimane cmq molto lontana da una reflex digitale, anche amatoriale. Capisco il cercare l’intimità dello scatto senza attrezzatura elefantiache o stuoli di persone. Però una reflex come la 5D è assolutamente “normale” nelle dimensioni e credo che sarebbe cambiato molto poco…. si evince chiaramente il tono “pubblicistico” a favore di Canon, che per quanto abbia ragione nel lodare la G9 è deprecabile che un fotografo la vada spacciando per un prodotto professionale che sostituisce la reflex… credo che le basi della fotografia siano chiare a tutti, G9 o no.

  • Profilo di motociclante

    motociclante

    09 nov 2008 - 16:01 - #10
    0 punti
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    …e magari alla fine Martina c’è pure stata perché ha pensato “piccola lente, grande calecchia!”

    Vabbé, allora, cara Canon, do via 400D, 5D, lenti e flash…però poi riprendo la Zenith a pellicola.

    Ho sentito di gente che fa i matrimoni con la G9. Per carità…ma quando io bestemmio per farle uscire con flash, 85 f/1,8 e vaire….questo che si inventa? AH, si…lavora solo al tramonto!

  • Profilo di Alessandro Melillo

    Alessandro Melillo

    10 nov 2008 - 04:05 - #11
    0 punti
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    bischerate a parte, vorrei pero’ puntualizzare il fatto che a fare una bella foto non sia la macchina ma il fotografo.
    il fatto che le foto della colombari, a detta di alcuni, siano brutte, non ha nulla a che vedere con le possibilita’ offerte dalla g9.
    inoltre ricordate che le reflex non sono tutto e che tutt’oggi tanti fotoreporter continuano a usare macchine a telemetro, piccole, leggere, silenziose e perfettamente adatte a un uso professionale.
    Alex Majoli fotografa per Magnum, anche in zone di guerra e situazioni critiche, e usa delle COMPATTE, cercatevi un’intervista in cui parla di come lavora.
    E il servizio su Lola Ponce, pubblicita’ o no, se e’ fatto con la G9 tanto di cappello, non so chi di voi l’abbia visto stampato.
    personalmente, tutte le foto che ho visto scattate con la G9 erano piuttosto buone, segno che come usabilita’ dev’essere senz’altro una buona macchina. non fara’ i miracoli che si dice nell’intervista, ma di sicuro non e’ un cesso, e ritengo del tutto plausibile che ci si possa fare anche un servizio per lavoro.
    Altrimenti sarebbe come dire che Photoshop e’ per forza migliore di altri software perche’ costa molto… o che una Rolls Royce e’ meglio di una BMW. Non sono il prezzo e le dimensioni a fare la qualita’.

  • Profilo di motociclante

    motociclante

    10 nov 2008 - 11:47 - #12
    0 punti
    Up Down

    Alessandro, hai ragionissima, per carità. Il punto, forse, è proprio la ricerca di una “recensione” equilibrata della macchina.
    Ho letto un libro di fotografia e c’è un giornalista che ha realizzato un diario di viaggio usando “esclusivamente” la fotocamera del cellulare. Sono scelte dove i vincoli diventano una caratteristica del “prodotto finale” se vuoi.
    Mi sembra tutto sommato troppo evidente il fine commerciale. Per quanto riguarda le potenzialità…in favore di luce non ho alcun dubbio in merito alle potenzialità della G9, anzi…me l’hanno osannata in tante persone a partire dalla “preistorica” G4…
    Lo stesso Oliviero Toscani ha dichiarato che adesso scatterà usando solo una macchina a pellicola di quelle usa e getta…tanto alla fine si vedrà la foto fatta e non la macchina con la quale è stata scattata….e di questa notizia se ne potrebbe parlare per anni, credo.

  • Profilo di Alessandro Melillo

    Alessandro Melillo

    11 nov 2008 - 18:05 - #13
    0 punti
    Up Down

    difatti il punto e’ tuto li’: non si cerca la perfezione del dettaglio. io scatto con una Zorki 4 del 1959, con una YashicaMat biottica, con una Pentax MX, con la Nikon 5700, con una Yashica FX-3…
    se si vuol fare il maniaco del benchmark va bene, c’e’ molto meglio della G9.
    se invece si vogiono fare *delle foto* allora secondo me potrebbe esserci molto da divertirsi con quell’attrezzino.
    ricordiamoci ce e’ di metallo, come del resto la mia 5700. se cade regge bene il colpo, ma se cade una reflexona digitale tutta-plastica che succede?
    non e’ solo la nitidezza del sensore a fare della scatola che si tiene in mano la *nostra* macchina fotografica, no?
    e non si tratta nemmeno di paragonarla ai cellulari, del resto. e’ che sono sempre utti pronti a lanciare sassi, specialmente quelli che invece che alla pubblicita’ della G9 hanno creduto ciecamente a qualche altra pubblicita’ spendendo migliaia di euro in attrezzatura “professionale”.
    non e’ l’attrezzatura a fare “professionale”, e’ il professionista ;-)

  • Noble

    01 apr 2009 - 13:09 - #14
    0 punti
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