In questi giorni a Milano, il Fresco Art di Viale Montenero 23, ospita un giovane fotografo e la sua personale rivisitazione del classico di Carrol. Promossa dall’ART Side Istituto Italiano di Fotografia, Alice di Andrea Francesco Berni è un viaggio dentro se stessi, oltre lo specchio che finisce per trattenere l’immagine dei ricordi e dell’infanzia che ci lasciamo alle spalle. Dopo tanti scatti, con i quali tenta di esprimere e condividere il suo magma di passioni e interessi, Alice è la soglia che Andrea Francesco Berni ha deciso di attraversare con la sua prima personale.
La formazione artistica, la passione per l’illustrazione e il disegno, quella per il cinema che lo ha portato ad occuparsi del sito Bad Taste, la musica classica e jazz che non si limita ad ascoltare e ovviamente la fotografia, hanno influenzato il linguaggio espressivo di Andrea Francesco Berni e il suo modo di comunicare con il mondo. Siamo ancora all’inizio del viaggio e questa ci sembra l’occasione ideale per fare quattro chiacchiere con chi ha intenzione di intraprenderne uno lungo e pieno di soglie e svolte.
Nel mare di interessi che porti avanti con passione e dei linguaggi che utilizzi per esprimerti, che posto occupa la fotografia?
Attualmente la fotografia occupa un posto primario, è “sempre più” un mezzo per esprimermi nonostante stia diventando, pian piano, anche qualcosa di professionale. Spero che non mi passi mai il bisogno di dire qualcosa, mentre faccio quello che faccio.
Ci racconti delle tue prime fotografie?
Ho iniziato a fotografare a 17 anni, principalmente per registrare su una memoria “fisica e tangibile” quanto mi passava sotto gli occhi e che temevo di dimenticare, in particolare durante i viaggi. Col tempo mi resi conto, però, che il risultato erano centinaia di foto senza significato. Allora presi a fotografare, quasi tre anni fa, me stesso e le persone che avevo intorno, a creare situazioni e ambientazioni, a manipolare immagini di paesaggi, caricandole di significati. Questo ha reso quei momenti un ricordo di ieri che si rinnova.
La tua prima personale Alice è un viaggio nel paese delle meraviglie del nostro immaginario, come nasce questa idea e chi è la tua Alice?
L’idea mi girava in testa da tempo, ma solo a giugno 2008 ho preso a svilupparla assieme ai miei modelli, Michela Laura Cogotti e Riccardo Olerhead. Michela, oltre ad essere un’attrice di teatro che è anche mia cugina, una persona che conosco bene e mi è sempre sembrata una perfetta Alice. Quello che volevo fare era chiuderci in una casa antica e scattare ininterrottamente per due giorni, lavorando sull’idea di un viaggio nel Paese delle Meraviglie immaginario, come se i due si trovassero in realtà al manicomio. La serie, alla fine, è risultata essere più un viaggio dall’infanzia all’adolescenza, con Alice che deve confrontarsi con le sue identità e abbandonarne una.
Indipendentemente dal modo in cui ti percepiscono gli altri, cosa caratterizza il tuo approccio fotografico?
Solitamente cerco di lavorare ad un progetto prima di scattare, se possibile creo un ambiente o comunque delle condizioni controllate, all’interno delle quali lasciar sfogare la fantasia e l’improvvisazione, in particolare nelle foto di moda.
Sei spesso il soggetto delle tue fotografie, com’è nato questo desiderio, bisogno, curiosità? Ti ricordi la prima volta?
C’è stata una fase iniziale del mio percorso fotografico, che è coincisa con un periodo decisamente asociale della mia vita, nel quale ho ritratto quasi esclusivamente me stesso. Non avevo molti altri modelli, ovviamente. Negli ultimi tempi invece preferisco scoprire chi ho intorno, guardare in faccia e fotografare chi mi circonda, in fondo lo considero un altro modo per riflettere e riflettersi. Il primo autoritratto che ho fatto è stato per il profilo dell’account Flickr che avevo appena aperto, molto semplice e decisamente banale.
Più in generale, quali sono le tue migliori fonti d’ispirazione, qual è il tuo immaginario di riferimento?
Le mie ispirazioni arrivano in generale dal mondo delle arti visive e del cinema, retaggio dei miei studi e delle mie passioni. Quando mi iscrissi all’università pensavo che avrei finito per lavorare nel cinema, poi ho scoperto che la fotografia è un altro modo di raccontare storie.
Cosa cerchi nei tuoi soggetti, nelle tue fotografie e soprattutto cosa ci trovi?
Di solito nei miei soggetti cerco le contraddizioni, mi piace giocare con ordine e caos, anche se il più delle volte riconduco tutto ad un ordine stabilito.
Cosa c’è di te oggi nelle tue foto oltre a te ovviamente?
Di me c’è molto, cerco di trasferire nelle mie foto alcune mie fisime e ossessioni, sono un buon modo di esorcizzare paure o desideri nascosti, così come cerco di imporre un certo gusto estetico e per la composizione, senza i quali non riesco a definire una fotografia veramente mia.
C’è una foto alla quale sei particolarmente legato?
Stranamente, un paesaggio. I motivi sono strettamente privati, comunque è una foto che ho sempre nel cuore.
C’è qualche esperienza legata ad uno scatto particolare che vorresti raccontare?
Beh, nella serie di Alice è stato veramente complicato gestire il coniglietto Trilly, che non voleva starsene fermo. In questa foto, il suo padrone Filippo stava sotto al letto e ci spingeva il coniglio sul pavimento, avevamo due secondi per scattare, prima che Trilly fuggisse di nuovo sotto al letto!
C’è una foto che ha cambiato il tuo modo di guardare il mondo e te stesso?
La mia prima serie “ufficiale” di foto di moda, intitolata Alien Invasion. Ho imparato quanto è difficile realizzare un servizio di moda cercando di raccontare una storia, accontentare il committente e mantenere tutto sotto controllo.
La cosa più bella del mondo che ti piacerebbe fotografare?
Ce ne sono tante, ma avrei tanto voluto fotografare Billie Holiday.
C’è qualcosa che non fotograferesti mai, per niente al mondo?
Più che altro, dubito che mi metterò mai a fotografare qualcosa a caso, sarebbe una perdita di tempo.
Quando rivedi le tue vecchie fotografie, cosa pensi?
In generale riguardare le mie fotografie mi fa pensare a tanta incoerenza. Mi consola il fatto che molti ci vedono un filo comune.
Fotografi per ricordare, immortalare, esplorare o per spingerti oltre?
Ora come ora, fotografo per esplorare o per raccontare.
Da fotografo cosa non puoi proprio fare a meno di portare sempre con te?
Gli occhi. Per un fotografo in particolare, li considero la porta della testa e del cuore.
Che mi dici della tua attrezzatura fotografica, in cosa consiste il tuo equipaggiamento standard?
Fino ad ora ho lavorato con una Canon 400d. A giorni mi arriverà la nuova 5D Mark II, per la quale ho fatto praticamente un mutuo, dovendomi anche ricomprare gli obiettivi, ora ho un 24/70mm f 2.8, un 50mm f1.8 e un 18mm f 1.8, tutti Canon. Credo che le contrapposizioni “Canon-Nikon” siano veramente sciocche, ho iniziato a lavorare con Canon e mi trovo bene, tutto qui. Il mio workflow consiste nell’importare, organizzare e postprodurre le foto scattate, sempre in RAW, con i software Adobe.
Come hai scelto la tua prima macchina fotografica?
In realtà ho iniziato a scattare con una reflex Fuji di mia madre, poi a 17 anni mi comprai una sony cybershot. 2 anni fa, ho preso una reflex digitale Canon per via del prezzo decisamente competitivo.
Come concili quotidianità e fotografia?
Quando fotografo per me stesso è un momento molto rilassante che voglio dedicarmi, quando scatto per lavoro o per un progetto organizzo tutto nei minimi dettagli, ma cerco di dedicare a ogni cosa tutto il tempo necessario per ottenere il risultato migliore, dalla mia testa alla foto.
Dopo la tua prima personale, progetti futuri o sogni nel cassetto?
Appena arriva la nuova fotocamera vorrei realizzare un’altra serie con la mia modella Michela. Poi sto realizzando un progetto con un illustratore che abita oltreoceano, tutto via internet, vedremo cosa ne uscirà. Il mio sogno nel cassetto è diventare un fotografo professionista, possibilmente nel campo della moda.
Come vivi la tua dimensione non solo professionale di creativo e fotografo italiano?
Sono convinto che per fare strada servano ostinazione e talento. Io sto cercando degli spazi in un campo che è evidentemente già molto saturo. Vedremo se ce la farò…
Hai qualche consiglio o dritta per un aspirante fotografo?
Non trascurare mai la tecnica. Io ho iniziato senza sapere nulla ma sto cercando di approfondire la tecnica il più possibile, perché è quella la vera base che permette sia di stravolgere le regole che di ottenere, potenzialmente, qualsiasi cosa uno voglia, “fotograficamente” parlando. La tecnica è lo strumento che veicola il talento.
Noi salutiamo Andrea Francesco e vi invitiamo a visitare la sua mostra, che si protrarrà fino al 3 dicembre e a quanto pare si può visitare senza necessariamente consumare qualcosa al FrescoArt ;)
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