Livio Bourbon presenta il volume I volti e i luoghi di Fiorano Canavese

Sono sempre molto interessato ai "progetti fotografici". La parola PROGETTO mi fa venire in mente un fine ben preciso dietro ogni scatto. Tutto è pensato, curato, e spesso al tempo passato a scattare le immagini si sommano ora passate a mangiare ed a bere discutendo con amici fidati e persone coinvolte nel progetto. Se penso a quanto formaggio e ricotta ho mangiato a casa di pastori o vino bevuto a casa di suonatori tradizionali calabresi il solo sentire la parola PROGETTO fa impazzire le mie papille gustative come quelle del cane di Ivan Pavlov quando sentiva il suono della campanella.

Il comunicato stampa nel quali mi si parla di un progetto fotografico su Fiorano Canavese ha quindi subito catalizzato la mia attenzione.

È stato da poco finito di stampare il volume "I volti e i luoghi di Fiorano Canavese" un volume dove il fotografo Livio Bourbon ha immortalato 200 dei 700 abitanti del suddetto paese " tutti a colori e rigorosamente a fuoco". In questo"progetto bizzarro" il fotografo è stato appoggiato da Valerio Caliaro, assessore alla cultura, da Ettore Seghezzi " imprenditore innamorato del proprio borgo"e da Enzo Lerro editore di Lineadaria.
Sempre nel comunicato stampa leggo che "In un epoca in cui un virtuale "mi piace" accresce il valore di un commento postato su facebook qualcuno ha creduto che un libro, un vero libro in carta e inchiostro, potesse ancora essere un apprezzato regalo".

Anche in questo caso come nel progetto portato avanti dal filosofo-fotografo (e non fotografo-filosofo) Giorgio di Noto siamo in presenza della necessità di materializzare delle immagini che in controtendenza con i vari software che trasformalo la realtà introducendo alterazioni cromatiche, sfocature, vignettature etc etc etc sono a colori ed a fuoco e basta già questo in un mondo governato da immagini seppia e sfocate a fare la differenza.

Il fotografo si propone quindi di " immortalare gli abitanti di un paese, possibilmente in posa (con un gusto retrò al tempo dei social-media)" in un " un corale gioco di ruolo, dove ognuno interpreta semplicemente se stesso". Augusto Sander sognava di realizzare un catalogo della società tedesca dei primi anno del 900 attraverso il progetto " Uomini del Ventesimo Secolo", serie di ritratti della società tedesca realizzati durante la Repubblica di Weimar. Sander divise la serie in sette sezioni: i Contadini, i Commercianti, le Donne, Classi e Professioni, gli Artisti, le Città e gli Ultimi (homeless, veterani, ecc.), non ho idea della divisione usata da Livio Bourbon che invece ha invitato i gentilissimi abitanti del paese che ha ospitato la performance a restare "immobili per pochi istanti davanti all’obbiettivo, prestandosi a un corale gioco di ruolo, dove ognuno interpreta se stesso".

Nessuna istantanea o foto scattata con le toy camera ma foto in posa, curate nei minimi dettagli e stampate come si faceva una volta.

Susan Sontag parla dei luoghi dove esporre le fotografie come veri e propri "santuari laici" dove meditare, il libro quindi diventa un vero e proprio archivio della memoria dove le immagini delle persone ritratte si oppongono alla smaterializzazione digitale riaffermando la loro voglia di esistere allo scorrere del tempo. Come santini laici si pongono a difesa dell'identità di un paese che vuole "materializzare" la sua esistenza attraverso la trasposizione su carta dei suoi abitanti che, come nel documentario di Robert J. Flaherty sugli Inuit dei primi del 900, mostrano la loro elegante quotidianità.

Quindi cari amici fotografi se volete fare lavori interessanti non dovete far altro che realizzare lavori con modalità di un secolo fa ed immediatamente la cosa diventa originale e interessante. Un po' come sta avvenendo dalle mie parti in Calabria dove da circa un decennio assistiamo ad un folkrevival che sta facendo sì che basti che un ragazzo suoni uno strumento tradizionale (in particolare la lira calabrese) per essere una star durante i folkfestival che si svolgono in ogni piazza in agosto. Io inizio a fotografare le mie amiche come André Kertész. Sconsiglio di imitare Lewis Carrol.

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